Asia Argento e le battaglie che non sono nostre.

Leggo oggi su diversi quotidiani della transazione di Asia Argento con Jimmy Bennett (380 mila $) per  evitare l’accusa di molestie.

La notizia appare fondata sia la qualità della fonte (Nyt) sia per la mancanza di smentite da parte della Argento (o di altri interessati). Difficile non dirsi stupiti che proprio colei che si è erta a paladina delle molestate (vedi alla voce Weinstein) risulti oggi accusata di un simile crimine, ma le foto non lasciano scampo alcuno.

Ma quel che risulta ancor più inaccettabile è che nonostante l’evidenza abbia giocato fin dall’inizio contro l’Argento in molti, direi i più, si siano erti a sostenitori se non paladini dell’accusatrice.

Perché l’evidenza giocava contro l’Argento?

Perché la stessa è nel mondo dello spettacolo da molti anni e anzi, visto che il padre ha una certa notorietà nell’ambiente, risultava difficile non conoscere l’ambiente stesso – verrebbe da dire: anche per sentito dire.

Così come risulta improbabile avere una storia con Weinstein e poi accusarlo, salvo pensare subito che possa trattarsi di vendetta.

Ma la cosa più incredibile risulta il tempo intercorso tra le molestie subite dalla Argento e la sua decisione di denunciare persone e ambiente (del cinema).

A me piace dubitare, contraddire ma oggi vedo che non c’è bisogno della mia sofistica retorica un po’ bolsa per convincersi di una cosa evidente, cioè molti di coloro che hanno sostenuto le ragioni della Argento – che io chiamo torti – lo hanno fatto senza voler guardare bene chi sostenevano ma ancor più cosa sostenevano.

I più hanno sostenuto ragioni non loro, ragioni generiche del femminismo, dello scandalo, del gossip e ancora di chi vuole farsi giustizia in modo mediatico. Perché è facile accusare, rovinare e ancor più creare un movimento per la liberazione da non ho capito bene cosa. Ma ancor più è troppo semplice prendere le parti di cose che non si conoscono, di ragioni non nostre, di cause che non ci toccano davvero da vicino.

La riprova? Potevano e possono essere gli interessi della Argento gli interessi dell’uomo qualunque, del cittadino medio che guarda allo spettacolo ma è solo spettatore passivo? Davvero lo spettatore può essere parte di tutto questo? Davvero si può dividere gli animi senza elementi di giudizio?

A questo siamo ridotti. A sostenere ragioni non nostre, le ragioni di altri che sembrano baluardi della libertà e invece, come vediamo oggi, sembrano essere invece solo manovre diversive per coprire i propri limiti, i propri affari e le proprie colpe.

Pensiamoci bene dunque prima di prendere le ragioni degli altri. Perché davvero, nel tempo, possono non essere le nostre ragioni.

 

 

 

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Salvini e i selfie che non costano nulla

Fare un selfie ai funerali per Genova non costa nulla, tanto il dolore del momento non rimarrà certo impresso in quella foto.

Se poi lo fa un Ministro: non si va ai funerali di vittime innocenti per portare solidarietà e per unirsi nel dolore, si va per fare testimonianza. Allora anche un selfie va bene, va bene una polemica estemporanea, va bene farsi notare.

E’ come l’immagine di un vincitore che sopravvive alla morte e può scegliere come rappresentare la vita e il futuro; è come fermare il tempo e prolungare la vita stessa che sopravvive al disastro.

È un gesto di plateale insensibilità unito al disprezzo per chi commemora altri, quelli che d’ora in poi avranno solo la foto sulla lapide e a stento saranno riconosciuti e ricordati come vittime innocenti di una strage annunciata, ma si dispederannno come anime di cui non v’é memoria perché ormai non ci sono più e non contano più.

Salvini appare come un ragazzo compulsivo, incapace di rinunciare al cellulare, pronto a sfruttarne tutte le possibilità e a cavalcare l’onda social dell’influencer, forse distratto dal fatto che essere a un funerale ‘di Stato’ porta così a essere testimonial della morte.

E così il funerale non è un momento di raccoglimento ma di espansione, non è un momento solenne ma social.

In attesa di capire se esista una fenomenologia del funerale voglio augurarmi che sia chiaro a tutti che il vero potere non sta in chi ha bisogno di farsi notare sempre e comunque ma in chi sa essere cercato perché ha risposte da dare.

Dilatare la propria immagine all’infinito dimostra un bisogno di affermazione che é tipico di chi non vive altro che della propria immagine. Ma costui è già morto. E l’immagine ne fa testimonianza.

La favola incompiuta dei passeri

Solo Scronkfinkle, un passero scontroso e cieco da un occhio, non era convinto dell’opportunità del tentativo: <<Sarà certamente la nostra rovina. Non dovremmo riflettere sull’arte di ammansire e addomesticare i gufi prima di portare questa creatura in mezzo a noi?>>

Tratto da Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie di Nick Bostrom, Torino, Bollati Boringhieri, 2018

Datemi un microfono e vi solleverò il mondo

Sicuramente l’avete letta la notizia della Capotreno di Trenord che ha fatto un annuncio pazzo. Sì, quella che anche il Professor Ricolfi ha difeso, sostenendo che non va licenziata anche se ha detto “giù gli zingari dal treno“.

Diciamo subito che prendere il microfono e poter dire in libertà quello che si pensa è suggestivo. E può portare a un malinteso: ho il microfono e comando io.

Ma funziona davvero così? Voglio pensare che no, così non va. Si può essere stressati oppure si può credere che sia arrivato il momento di liberarci di ogni diverso. Si può credere che la bacchetta magica risolverà tutto. Ma la realtà, un minuto dopo, è ancora quella. Tutto è come prima, ci sono gli zingari e con loro dobbiamo convivere.

Perché è un tutta un’illusione: il Governo tuona da tre mesi, da quando è insediato, contro i migranti, contro gli abusivi e gli irregolari, fa annunci, fa editti, minaccia, promette e alla fine deve cedere all’evidenza. L’evidenza è che si possono scaldare gli animi, qualcuno penserà che la giustizia divina è compiuta e finalmente tutto è risolto.

Pregherei coloro che pensano di fare in fretta, di far scendere dalla lista delle proprie preoccupazioni i migranti e gli zingari, di prenotare un paradiso di cartone. Proprio un paradiso di cartone, fatto di immagini, colori e persone a propria immagine e somiglianza, dove tutto si sposi in modo perfetto con il proprio essere. Un domani fatto solo di cose che piacciono, posticce e in armonia con il proprio ego.

Prima o poi anche quel paradiso verrebbe a noia. E quando prenderanno in mano il microfono dicendo che non va bene e tutto sembra falso e privo di vita, non avranno altro che quel mondo immaginato e progettato a lungo durante la loro esistenza. Un mondo finto, che alla fine non è quello che ci si aspettava.

Sarà un paradiso su misura, la menzogna di come sarebbe bello lasciar fare ai propri sogni e poi doverli scacciare perché tradiscono le nostre fantasie.

Ecco, accomodatevi. Il paradiso vi attende. Senza zingari. Il vostro paradiso di cartone, fatto per voi come voi lo volete.

80 in più o in meno

Ebbene ci risiamo. La politica…la politica economica e la politica che vuole tutto a spese di tutti.

Il Governo del cambiamento (?) fa filtrare indiscrezioni e poi nega, nega e ancora nega. Molto nuovo è evidente.

Dunque levare gli 80€ dell’odiato Renzi per rendere giustizia di un provvedimento mal digerito e da molti (con più ragioni) osteggiato. Ma cosa vuol dire levare gli 80€?

Schematizzo alcuni pensieri, a ruota libera, che magari aiutano a capire. Non tanto a dire che cosa sono gli 80€ di Renzi, che quelli, si sa, erano una mancia di benvenuto, il pass del 2014 per vincere le Europee e poi sventolare per 4 anni il mitico “oltre il 40%”, il risultato che afferma il Pd come primo partito italiano e primo partito del Socialismo Europeo.

Per capirci:

  1. Il Governo Conte potrebbe togliere gli 80€. Ma politicamente conviene? Renzi ci ha costruito sopra una fortuna politica, tra risate e detrattori. Tornare indietro vorrebbe dire scontentare molti. Vale la pena?
  2. Gli 80€ dovevano essere una misura stabile. Il carattere instabile del Paese rende tutto diverso, anche gli 80€; poi le nuove tensioni economiche, le nuove paure e forse pure il nuovo modo di intendere la spesa pubblica. Dunque la stabilità vacilla, di solito non porta bene, un sistema stabile è preferibile
  3. Riportare gli 80€ nel perimetro dell’intermediazione statale del denaro – prima di dare agli 80 una nuova destinazione – vuol dire sottrarre al mercato una quota consistente di spesa: d’accordo ripensarci ma la coerenza dello Stato viene meno
  4. 80€ sono circa 9 miliari di spesa pubblica restituita ad alcuni a spese di tutti: si poteva fare altro ovviamente, ma dire cosa è difficile, troppi appetiti
  5. 9 miliardi disintermediati possono essere 4,5 di consumi stabili – e quanto servono al Paese!. Rimettere tutto in discussione vuol dire incidere sulla domanda interna
  6. 4,5 miliardi risparmiati – sì, non credo proprio che tutti spandano tutti gli 80€ ogni mese – vuol dire rimettere in moto la fiducia: in parte spendo, in parte prevengo un nuovo peggio, non si sa mai
  7. L’alternativa agli 80€ era una riduzione del costo del lavoro: spero che non si proponga oggi perché togliere 80€ vuol dire dare meno certezze, far calare la spesa per consumi e allora…perché mai un imprenditore dovrebbe assumere persone se poi i consumi stagnano?

Ecco, non ho la pretesa di dire fate così, fate altro o andate a casa a quelli di oggi. Ma a me stesso dico che 80€, che io non prendo, sono un impegno dello Stato non di una forza politica. Se lo Stato vuol tradire se stesso faccia pure. Ma poi non cerchi colpevoli attuali o futuri se così non funzionerà. Perché non può funzionare. Chi ha avuto non perdonerà chi gli leverà, promettendo un domani diverso. Gli 80€ ci sono oggi.