Per non morire di Moratti

Prima che la Sindachessa cancelli. Prima che rimuovano quello che non vogliono conoscere

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…di sondaggi perisce!

La guerra di Libia, i bombardamenti intelligenti e mirati a postazioni militari. Questo il fronte caldo del momento. Questa la ragione di una frattura profonda tra la Lega e Berlusconi.

Ma davvero? Pensate che questo sia davvero il motivo che spinge la Lega alla fronda?

In effetti la Lega è insofferente da molto tempo. Berlusconi ormai non è più il cemento naturale del Governo, di una coalizione ormai sbilanciata sui problemi del capo e incapace di guardare in modo lucido ai problemi del paese. Ecco che allora ogni occasione è buona per sfogare i malumori che covano nella pancia di ogni grupposcolo che avanza richieste e ricatta.

La Lega sa che il cittadino medio è contro la guerra. Pacifisti, sinistroidi, cattolici: tutti uniti per una pace astratta, perpetua che veda la guerra da lontano senza mai sporcarsi le mani. Neanche se la guerra ce l’hai nel giardino di casa. In Libia appunto.

E allora quale migliore ragione per forzare nella coalizione? Quale migliore pretesto per far uscire tutti malumori, le insofferenze contro il capo che mai potresti dire chiaramente e portare alla luce dei riflettore perchè ormai vivi in una coalizione e nella coalizione trovi le ragioni del tuo dividendo politico?

Insomma: se non puoi dire chiaramente a Berlusconi che vuoi rompere perchè ti sei rotto delle sue lotte contro i rossi e contro le toghe politicizzate, se non trovi ragioni per farti capire chiaramente dalla maggioranza del tuo popolo di riferimento quale ragione maggiore di una guerra non voluta e subita? Quale migliore occasione per capire che dai sondaggi emerge una forte avversione della gente ai bombardamenti? Quale migliore occasione per strumentalizzare una forte avversione alla linea ufficiale a cui Berlusconi è obbligato dalle molte fedeltà internazionali del paese?

Se questo è allora il Governo è davvero in pericolo. La Lega non rompe inseguendo l’avversione alla guerra, per un supposto diritto di lesa maestà al popolo padano. La Lega rompe facendosi capire, trovando le ragioni di una separazione che affonda in un disagio verso il Premier ormai insanabile, due visioni opposte su tutto. Non solo e non certo sulla guerra di Libia. Gheddafi  è comunque segnato. I sondaggi sono con la Lega.

Quella odiosa tassa Berlusconi che paghiamo in silenzio

Se fossero i titoli di coda di un telegiornale basterebbe fare una scaletta per vedere l’elenco dei fallimenti della politica berlusconiana. Questo senza togliere che per i singoli le cose possano tranquillamente andare bene perchè, i destini di ciascuno, possono davvero dipendere dal magnate nostrano della tv, munifico e prodigo con bonifici infruttiferi o con illusioni sempre più assurde ma rivelatrici della credulità popolare e della supponenza con cui è amministrato il paese.

Ma si diceva dei titoli di coda: sintesi più che sintetica ed efficace di quale è oggi il clima pubblico, drogato da un mantra di “Berlusconi male necessario perchè non c’è alternativa” ma impietoso nel rivelarci che per anni le politiche dei suoi longevi governi sono stati un colossale fallimento sociale, economico e hanno avuto costi (superflui) che prima o poi dovremo ripagare ma che possiamo momentaneamente definire “tassa Berlusconi”.

Facciamo un esempio, molto teorico di questa scaletta.

Scuola: fallimento totale nella qualità dell’aggiornamento di programmi, personale e strutture. Costi a carico dell’utente in deciso aumento;

Giustizia: ormai nessuno sa più cosa non sia da riformare ma nemmeno si trova una riforma epocale. Costi e tempi in deciso aumento e tasso di soddisfazione indefinibile;

Trasporti: il cittadino viene spolpato essendo a suo carico il costo totale di ogni spostamento. Tasse e tariffe non hanno nessun controllo;

Energia: i cittadini si preparano ai falò e alle grigliate di Pasquetta per dimenticare che gas e benzina si mangiano lo stipendio. Nelle case torneranno i lumini per pagarci l’uranio che dovremo importare;

Servizi pubblici: si va da un professionista e si paga tutto. Impossibile capire le procedure degli enti pubblici e compilare in modo sensato e sicuro documenti e confrontarli con il vero costo.

Non esistono telegiornali che diranno queste cose. Non esistono giornali che metteranno in fila in questo modo le notizie e daranno un quadro d’insieme così sintetico.

Però esiste un costo certo, quello che paghiamo a fronte del fallimento più totale di ogni politica pubblica promossa dal governo. Qui non si tratta di essere pro o contro Berlusconi. Si tratta di guardare a quello che è in questo momento l’Italia e domandarsi perchè uno straniero dovrebbe venire qui. Certo, lo straniero verrà comunque perchè c’è il lago di Como o perchè il Colosseo è il Colosseo, il sole d’Italia è il sole e basta. Ma questo non toglie che rimanere in Italia ed apprezzarla passa da altro. Dal rendere maggiore la coesione sociale, dal dare servizi e dall’avere una visione strategica. Cose che mancano a fronte di costi certi e di prospettive personali sempre meno sostenibili. I più sono allo stremo ed è giusto dire che le politiche pubbliche non hanno aiutato a dare certezze o a evitare il peggio.

Lassini: quando la politica gioca con le parole

Chissà se davvero Roberto Lassini era sincero quando ha chiesto scusa per i manifesti sulle Br in procura.

Chissà cosa pensa davvero un politico che prima inquina in modo esagerato la campagna elettorale di Milano, poi si pente e infine, con molta e sospetta ambiguità, spera in un giudizio del popolo per sapere quale sarà il suo destino.

Perchè è chiaro: il ritiro di Roberto dalla lista del Pdl a sostegno di Letizia Moratti è una dichiarazione a cui non segue l’automatica esclusione dalla lista stessa; è in sostanza un passaggio che lascia l’elettore libero di votare anche per questo candidato. Poi si vedrà.

Ma allora vorremmo davvero sapere cosa pensa Lassini: le Brigate Rosse devono uscire dalle Procure? Oppure è un errore? Quindi le Br possono rimanere nelle Procure in attesa che il popolo si pronunci e ci sia poi un sovvertimento dell’ordine attuale? In attesa che Lassini sia eletto e lanci la crociata (l’ennesima!) contro i magistrati di Milano? Contro tutti i magistrati, contro quelle procure rosse che perseguitano Berlusconi?

Di certo sulla parole di Lassini non si può fare affidamento: le Br in procura non ci sono, questo è evidente. Però non esiste neanche una politica per Milano del candidato Lassini che avendo inteso fare propaganda e aizzare la gente contro i giudici ha dimenticato di parlare dei problemi della cittadinanza, delle sue idee per migliorare Milano e di quanto tempo vorrà dedicare alla sua eventuale futura attività di amministratore se fosse eletto.

Ma è chiaro che quando non si hanno idee, quando si preferiscono le scorciatoie all’impegno sul campo, quando incendiare il clima politico è più semplice che stare con i piedi per terra e dare risposte concrete allora si mira davvero solo al posto e non a rappresentare gli elettori e la città di Milano. Questo Lassini ce lo ha chiarito molto molto bene.

Maroni è ricattato?

Leggendo il verbale di interrogatorio del Capo di Gabinetto della Questura di Milano sulla nota telefonata di Berlusconi per far rilasciare Ruby sorgono davvero molte domande.

Il Capo di Gabinetto, Pietro Ostuni, viene trattato come testimone ostile, chi lo interroga non sembra credergli pienamente e anzi ad un certo punto dice “Ammesso che sia credibile quello che lei ci sta dicendo“.

Sembra inspiegabile, tra l’altro, come il Capo di Gabinetto non faccia pienamente luce su chi sia il Consigliere Parlamentare Minetti, la persona incaricata di “ritirare” Ruby, che risulta marocchina e non egiziana, cioè l’affidataria indicata da Berlusconi.

Sembra cioè, al di là del modo confuso e parzialmente incredibile con cui Ostuni ricostruisce la vicenda, che il Capo di Gabinetto della Questura di Milano non ponga rilievo sulla qualifica specifica con cui è accreditata la Minetti, non chieda specifiche sul ruolo ricoperto e sulla delega affidatale.

Per il Capo di Gabinetto quella sera ci sono incongruenze ma questo non basta a cercare di capire con il diretto superiore (il Questore) come procedere; non basta neanche a fare una specifica relazione (scritta) di servizio per esternare i dubbi (che rimangono personalissimi).

Ora, non vorrei sbagliarmi. Tanto meno vorrei mettere in dubbio le parole del Dottor Ostuni che appare confuso di suo; nemmeno vorrei pensare che per una telefonata notturna si debba stravolgere la propria agenda di vita, se non la prassi che regola la vita interna della Questura.

Però il Dottor Ostuni è quasi evasivo, quasi superficiale, quasi facilone nel ritenere che tanto le cose si sistemino da sole. E allora voglio provare a spiegare le cose diversamente.

Voglio pensare che il Dottor Ostuni, persona sicuramente stimabile e professionalmente corretta, abbia letteralmente rispettato ogni procedura, sia stato ancor più scrupoloso di quanto è emerso dal verbale di interrogatorio. Pertanto i dubbi che il magistrato solleva forse sono inutili: il Dottor Ostuni sapeva esattamente cosa non funzionava, perchè e ha lasciato fare, confidando appunto che tutto sarebbe andato a posto. Cioè che tutto avrebbero creduto che la vicenda era davvero andata così e che così doveva chiudersi.

E così si sono costruite verità d’ufficio, verità vere perchè verità di prassi e quindi da spendere per il buon andamento del servizio e per la gestione politica della vicenda. Quella vicenda di cui tutti sapevano, di cui Ostuni si era reso conto, della cui gravità non aveva dubbi. E non poteva averli ma doveva tenerli per sè, tanto da non poter fare una relazione scritta sull’accaduto.

Una verità formale, che poi diventerà anche la verità della politica. Quella politica, chiamata con Maroni, che è anche responsabile ultimo di tutta l’attività di polizia in Italia, chiamata a dire e giustificare, a chiarire all’opinione pubblica cosa era successo. Chiarire in Parlamento, chiarire agli interessati, ai giornalisti, ai curiosi che si impicciano solo di quello che fa Berlusconi. Quegli impiccioni che non si danno per vinti e ancora oggi non capiscono come una verità formale, abbastanza incredibile, sia potuta diventare “la verità” ufficiale, non smentita per tempo e non smentibile a meno non pensare che…che Maroni abbia alla fine detto quello che ha potuto accertare ma forse lui stesso, persona intelligente, non può credere.

Perchè noi, noi per primi, non crediamo alle lacune di Ostuni e non ci piace che alla Questura telefoni Berlusconi dicendo quello che non era e non è vero, e che questo consenta un ingiusto vantaggio.

Stiamo parlando di concussione. Stiamo dicendo che il Presidente ha commesso un reato e per questo è perseguito forse anche perchè chi doveva farsi per tempo delle domande non le ha fatte, non si è posto il problema. Lasciando poi che un’altra verità potesse emergere e tutto non andava a posto.

 

Ruby non è stata protetta dalle istituzioni

Secondo il padre di Ruby le istituzioni non l’avrebbero protetta.

Se invece prendiamo per buone le parole del Premier (“era segnalata come la nipote di Mubarak”) forse c’è stato anche un eccesso di protezione. E’ difficile, davvero difficile, capire chi abbia ragione.

Però è difficile, difficilissimo, negare che mai così tante istituzioni si siano occupate quasi contemporaneamente di una minore (Questura, Presidenza del Consiglio,Magistrato dei minori, Ministero dell’Interno, una Consigliera Regionale, Carabinieri, Polizia, Parlamento, Ministri vari, Procura della Repubblica di Milano. Indirettamente se ne occuperanno Corte Costituzionale, Tribunali vari, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Presidenza della Repubblica se non emerge altro). Insomma, tutti tranne chi doveva occuparsene (o il consolato o una comunità per minori).