Renzi avrebbe fatto peggio

Un anno fa il manifesto del renzismo, scritto nel suo libro Avanti, era un deficit al 2,9% per cinque anni.

La politica e il consenso hanno un costo e una natura sempre meno indefinita, si governa con e per il popolo e tutto questo ha conseguenze e riferimenti sociali precisi.

Mala tempora currunt.

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Salvini e i selfie che non costano nulla

Fare un selfie ai funerali per Genova non costa nulla, tanto il dolore del momento non rimarrà certo impresso in quella foto.

Se poi lo fa un Ministro: non si va ai funerali di vittime innocenti per portare solidarietà e per unirsi nel dolore, si va per fare testimonianza. Allora anche un selfie va bene, va bene una polemica estemporanea, va bene farsi notare.

E’ come l’immagine di un vincitore che sopravvive alla morte e può scegliere come rappresentare la vita e il futuro; è come fermare il tempo e prolungare la vita stessa che sopravvive al disastro.

È un gesto di plateale insensibilità unito al disprezzo per chi commemora altri, quelli che d’ora in poi avranno solo la foto sulla lapide e a stento saranno riconosciuti e ricordati come vittime innocenti di una strage annunciata, ma si dispederannno come anime di cui non v’é memoria perché ormai non ci sono più e non contano più.

Salvini appare come un ragazzo compulsivo, incapace di rinunciare al cellulare, pronto a sfruttarne tutte le possibilità e a cavalcare l’onda social dell’influencer, forse distratto dal fatto che essere a un funerale ‘di Stato’ porta così a essere testimonial della morte.

E così il funerale non è un momento di raccoglimento ma di espansione, non è un momento solenne ma social.

In attesa di capire se esista una fenomenologia del funerale voglio augurarmi che sia chiaro a tutti che il vero potere non sta in chi ha bisogno di farsi notare sempre e comunque ma in chi sa essere cercato perché ha risposte da dare.

Dilatare la propria immagine all’infinito dimostra un bisogno di affermazione che é tipico di chi non vive altro che della propria immagine. Ma costui è già morto. E l’immagine ne fa testimonianza.

80 in più o in meno

Ebbene ci risiamo. La politica…la politica economica e la politica che vuole tutto a spese di tutti.

Il Governo del cambiamento (?) fa filtrare indiscrezioni e poi nega, nega e ancora nega. Molto nuovo è evidente.

Dunque levare gli 80€ dell’odiato Renzi per rendere giustizia di un provvedimento mal digerito e da molti (con più ragioni) osteggiato. Ma cosa vuol dire levare gli 80€?

Schematizzo alcuni pensieri, a ruota libera, che magari aiutano a capire. Non tanto a dire che cosa sono gli 80€ di Renzi, che quelli, si sa, erano una mancia di benvenuto, il pass del 2014 per vincere le Europee e poi sventolare per 4 anni il mitico “oltre il 40%”, il risultato che afferma il Pd come primo partito italiano e primo partito del Socialismo Europeo.

Per capirci:

  1. Il Governo Conte potrebbe togliere gli 80€. Ma politicamente conviene? Renzi ci ha costruito sopra una fortuna politica, tra risate e detrattori. Tornare indietro vorrebbe dire scontentare molti. Vale la pena?
  2. Gli 80€ dovevano essere una misura stabile. Il carattere instabile del Paese rende tutto diverso, anche gli 80€; poi le nuove tensioni economiche, le nuove paure e forse pure il nuovo modo di intendere la spesa pubblica. Dunque la stabilità vacilla, di solito non porta bene, un sistema stabile è preferibile
  3. Riportare gli 80€ nel perimetro dell’intermediazione statale del denaro – prima di dare agli 80 una nuova destinazione – vuol dire sottrarre al mercato una quota consistente di spesa: d’accordo ripensarci ma la coerenza dello Stato viene meno
  4. 80€ sono circa 9 miliari di spesa pubblica restituita ad alcuni a spese di tutti: si poteva fare altro ovviamente, ma dire cosa è difficile, troppi appetiti
  5. 9 miliardi disintermediati possono essere 4,5 di consumi stabili – e quanto servono al Paese!. Rimettere tutto in discussione vuol dire incidere sulla domanda interna
  6. 4,5 miliardi risparmiati – sì, non credo proprio che tutti spandano tutti gli 80€ ogni mese – vuol dire rimettere in moto la fiducia: in parte spendo, in parte prevengo un nuovo peggio, non si sa mai
  7. L’alternativa agli 80€ era una riduzione del costo del lavoro: spero che non si proponga oggi perché togliere 80€ vuol dire dare meno certezze, far calare la spesa per consumi e allora…perché mai un imprenditore dovrebbe assumere persone se poi i consumi stagnano?

Ecco, non ho la pretesa di dire fate così, fate altro o andate a casa a quelli di oggi. Ma a me stesso dico che 80€, che io non prendo, sono un impegno dello Stato non di una forza politica. Se lo Stato vuol tradire se stesso faccia pure. Ma poi non cerchi colpevoli attuali o futuri se così non funzionerà. Perché non può funzionare. Chi ha avuto non perdonerà chi gli leverà, promettendo un domani diverso. Gli 80€ ci sono oggi.

La missione della Lega è finita

Bossi ha parlato ma tutto rimane sospeso. Il messaggio di Pontida non è chiaro: la Lega vorrebbe ma Bossi non può, forse questa è l’estrema sintesi. Le parole si sprecano, gli inni si levano alti e la base rumoreggia in tutti i sensi.

Per le presenze, per la cattiveria, per la pazienza esasperata da anni di lotte che non hanno mai termine ma che ripropongono eternamente cavalli di battaglia ormai azzoppati.

Se ci concediamo un parallelo la Lega, proprio come Berlusconi, batte con la lingua dove il dente più duole: la Lega non ottiene il federalismo, Berlusconi non sa riformare la giustizia.

Ma lo specchio di rimando svela ormai l’inutilità di una politica che per anni ha sciorinato promesse e illuso due generazioni senza risolvere i problemi più veri: le tasse sono sempre più alte e Roma detta ogni regola con cui si agisce sui grandi comparti dello Stato. Di cui il Nord è parte e che, visti i risultati elettorali, non ha nessuna intenzione di spingere per andarsene davvero.

Altro fumo insomma. Tanto fumo. Nessuno pensa che quello del Lider sia un vero ultimatum a Berlusconi, a questo Governo pasticcione e chiacchierato. E’ un modo per prendere tempo, per passare la nottata sperando in una nuova congiuntura astrale che tolga la casta dall’imbarazzo di una legislatura ormai sprecata.

Sullo sfondo nulla cambierà in tempi brevi, salvo che i silenzi complici di Calderoli, Zaia e Tosi non celino una faccia della Lega (o della Liga) che ancora dobbiamo conoscere. E se Maroni si sgancia chi è disposto davvero a seguirlo sapendo, in tutta onestà, che più la Lega è divisa e meno pesa, più tarda a staccarsi dall’abbraccio mortale col satrapo meno credito avrà a sinistra e che sì, votando ora la sinistra sarebbe il nuovo azionista di maggioranza del Governo costituendo.

La Lega mostra insomma tutta la sua impotenza, tutta la sua inconcludenza. Non ha credito in Europa (dove la faccia di Borghezio è impresentabile), non ha nuovi consensi (diremmo che non sfonda al Nord), non ha vera incidenza sull’azione di Governo dove gli slogan lasciamo il posto a nuove continue nuove falle che evidenziano una perdita di vitalità e di linfa nella base.

Chi può dirsi vincitore di questi anni di leghismo? Chi può davvero scommettere che oggi la Lega possa davvero cambiare il paese? Il segnale è chiaro: finchè si aizzano gli animi si può trovare un messaggio con cui conquistarsi un posto al sole. Ma governare è affare serio, tremendamente serio. E la base, ciò che rimane di essa, prima o poi ti presenta il conto.

Riformismo dall’alto

Berlusconi e Bossi si incontrano in segreto. Ormai è chiaro che fanno come i ladri: la notte è il momento per agire.

Perchè questa maggioranza sta rubando al popolo la speranza di avere riforme vere, quelle promesse che hanno portato montagne di voti e che sono state (ampiamente ) disattese. Le altre saranno cancellate domenica dal referendum.

 

Battuto il Governo

Governo “sconfitto” da una sentenza della Corte Costituzionale.

Il referendum sul nucleare, così come riformulato dalla Cassazione, si svolgerà e si voterà domenica 12 e lunedì 13 giugno.

Da notare che la Corte si è pronunciata all’unanimità. Rimane da capire perchè il Governo fosse di avviso contrario. Giuridicamente nessuno aveva dubbi che sarebbe andata così.

Perchè allora intasare i tribunali e le corti? Perchè rendere difficile l’esercizio di un diritto?

Ma soprattutto: dov’è la responsabilità di un Governo che fa perdere tempo e soldi senza alcuna vera conseguenza per chi ha proposto ricorso?

(P.s. Vorrei capire se il Ministro Alfano sia davvero competente di questioni giuridiche visto che è membro del Governo e avrebbe dovuto mettere a verbale che impugnare davanti alla Corte era inutile…)

Ministeri al Nord

Peccato che il Governo voglia ingolfare di cartacce il Nord.

Si sta facendo l’ennesima operazione d’immagine: pochi soldi, tanta propaganda ma risultati pochini.

In realtà se servono i ministeri al Nord è perchè il federalismo non c’è o non funziona (e propendo per la prima ipotesi).

Strano però: avevo capito che il trasferimento sarebbe avvenuto se a Milano avesse votato Moratti. Bel successo di Pisapia, comunque.