Quanto costa parlare con Grillo

Lo ha scritto lui sul suo blog.

Giusto per non far perdere tempo.

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L’ossessione infinita di mettere il bavaglio alla stampa

C’è la Rai nel mirino. Siccome alcuni sondaggi dicono qualcosa di diverso che dispiace a timonieri e alla ciurma di arruolati al martirio per il Capo allora ecco in arrivo misure per cambiare.

L’idea, senza giri di parole, è blindare l’informazione. Se qualcuno aveva ancora dubbi sulle qualità democratiche dell’attuale maggioranza di governo ecco una nuova testimonianza: controllare, ridurre il danno, alterare fatti (e sminuire sondaggi: o sono i miei o non sono attendibili).

Invece è attendibile la notizia che il Governo vuole aumentare le tasse (vedi il caso cinema, dove il Ministro Bondi avevi escluso una simile eventualità, ma ora c’è la proposta nero su bianco); che proseguono gli sbarchi sulle nostre coste; che a Roma si muore nei campi Rom e che questo è un nuovo pretesto per chiedere più soldi per la città.

Questa è l’Italia di oggi, dove va tutto bene in barba ad ogni federalismo.

Disinformare è…

…tale Nicola Porro, da ieri balzato alle cronache del dossieraggio nostrano, che durante la privatizzazione dell’Alitalia, all’epoca della privatizzazione e degli scioperi (ricordate, no?), dichiarava che 60 milioni di italiani erano “ostaggi degli scioperanti”. Bene: tanti o pochi che fossero i lavoratori in rivolta non risultano colpi di stato, non risultano richieste di riscatto e nemmeno l’abolizione della concorrenza (che anzi è nel frattempo ingrassata).

Ma è la stampa, bellezza. E’ Il Giornale.

La Corte Costituzionale boccia il Governo sul nucleare

Una sentenza chiara (n.215 del 10 giugno 2010), che boccia il Governo per aver superato le competenze regionali, non esistendo i presupposti d’urgenza e non potendosi affidare in via esclusiva ai privati le procedure di realizzazione che risultano incerte ed aleatorie. Altro che federalismo.

(Senza polemica: la stampa ha detto nulla al riguardo, dico la grande stampa. Qui non servivano grandi intercettazioni)

L’opposizione di Sky e l’ingerenza Usa

E’ il mondo alla rovescia. Mentre l’opposizione italiana protesta ma appare impotente di fronte alla legge anti-intercettazioni in via di approvazione (salvo ripensamenti della maggioranza: come sempre non si ha il coraggio di andare fino in fondo) il gruppo Sky e il capitano d’impresa Murdoch si muovono. Sky vuole ricorrere in ogni sede internazionale contro l’Italia e una legge illiberale che mette il bavaglio a stampa e tv negando il diritto d’informazione.

Ma il vero paradosso sta proprio nell’ingerenza Usa sugli scenari che verrebbero dall’approvazione del provvedimento: l’Amministrazione Usa è contraria al bavaglio di Governo e maggioranza alla stampa. Ma in altri tempi non si sarebbe detto che gli stati sono sovrani e che questa è ingerenza?

Scajola tra nuove leggi e libertà di informazione

Siamo in sospeso: in attesa di una nuova legge, che contiene norme e sulla pubblicazione degli atti d’indagine, siamo riusciti appena in tempo a liberarci di Scajola. Ne parla Ferrarella sul Corriere della Sera. Adesso sappiamo perchè in Italia c’è troppa libertà di informazione e perchè meritiamo solo il 72° posto al mondo: non siamo ancora un paese pienamente comunista e questo bisogna impedirlo. Chiaro no?

Editori incapaci e dipendenti privilegiati

Secondo Oscar Giannino è sbagliata l’idea di tassare gli accessi ad internet per finanziare la stampa che perde copie.

Si resta senza parole, di fronte alla proposta del presidente FIEG, Malinconico di nome ed, evidentemente, di fatto: tassare gli accessi a internet, per finanziare i giornali di carta che perdono copie, lettori e denari. Viene proposta come misura compensativa perché lo Stato, finalmente, ha iniziato a tagliare – purtroppo solo in parte – le provvidenze alla stampa. Ho sempre pensato – e scritto anche quando lavoravo in testate che prendevano denari pubblicici, dal Foglio al Riformista a Liberomercato – che l’informazione non deve mai vivere grazie ai denari del contribuente, ma perché deve avere lettori, ascoltatori e consumatori, inserzionisti, e conti adeguati alle entrate. In Italia non è così solo perché i media servono per esercitare potere, invece che per informare. E i giornalisti si sono adeguati ottenendo denari e privilegi ingiustificati, da editori che battono cassa al contribuente per non rinunciare a costi eccedenti le entrate. Tassare il presente e il futuro per difendere un passato indifendibile non è solo sbagliato intellettualmente ed economicamente. Anche moralmente, è indegno. Propone come costo della libertà d’informazione ciò che è invece solo una taglia a favore di editori incapaci, di dipendenti privilegiati, e di improprie commistioni d’interessi.