Eruzione di plasma sul Sole

plasma forte eruzione sul sole

 Spazio, 9 Settembre 2010

La foto del satellite Solar Dynamics Obervatoy (SDO ) mostra un’eccezionale forte eruzione di plasma sulla superficie solare. L’eruzione ha causato una radiazione ultravioletta estrema, dalla quale, però, fortunatamente la terra non è stata influenzata.

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National Geographic, ora c’è anche il sito italiano

Immagini sempre spettacolari, documentari, viaggi, esplorazioni, novità scientifiche, conoscenza di altre culture, ma anche problematiche legate all’inquinamento, ai disastri ambientali, alle urgenze che affliggono il nostro pianeta… E tutto in lingua italiana. Sì, perché il National Geographic Italia ora esiste anche nella versione virtuale. Non si tratta di un prolungamento della rivista, ma di una nuova, diversa, entità che, grazie alle potenzialità offerte da Internet, punta alla diffusione di contenuti interattivi. I navigatori, infatti, possono interagire direttamente con il National Geographic attraverso il blog, la TV online, le mostre, i concorsi fotografici e i vari canali che la Rete può offrire.

Buon compleanno a Rita Levi Montalcini. Internet festeggia i suoi 101 anni

 

Si chiama Rita101 ed è uno spazio Internet appositamente realizzato per festeggiare, oggi 22 aprile, il compleanno di Rita Levi Montalcini. Il numero 101 non è altro che la sua età. Un omaggio, tutto virtuale, ad una delle donne più famose ed importanti del panorama scientifico e culturale, italiano e non. Il compleanno della Montalcini diviene occasione per una diretta online a rete unificata prevista per stasera, giovedì 22 aprile 2010 dalle ore 21.00, sulle micro web tv italiane, sulle web tv e web radio universitarie, sui micro media iperlocali e sui blog e videoblog che vorranno aderire. L’intento è quello di raccontare la storia della Montalcini ma anche storie di ricercatori mappate dalle micro web tv italiane nei vari territori, ma anche dai ricercatori italiani all’estero che saranno raggiunti in webcam via Skype.

“Noi, robot”: il primo libro ‘print on demand’

È uscito “Noi, robot”, un saggio del giovane studioso Diego Pierini che, muovendosi tra filosofia, scienza e fantascienza, affronta il tema dell’individuo artificiale, dell’uomo-macchina. Il testo puó essere scaricato ed acquistato in formato PDF su http://www.coopereditore.com oppure su http://www.lampidistampa.it, al prezzo di 1,90 euro, ed essere letto su pc, kindle,iPhone e iPod. Nulla di più popolare e attuale, quindi, quanto a forma e contenuto. Ma la vera novità è che di tratta del primo libro stampabile solo su richiesta (printable on demand). I ‘nostalgici’ del buon vecchio libro di carta, rilegato con una bella copertina, possono farsi stampare ” Noi, robot”, facendone espressa richiesta su uno dei due siti indicati.

Axolotl albino nell’acquario di Taipei

Albinotischer Axolotl;AFP

Taipei, Taiwan, Cina, 9 Marzo 2010

Liberamente tradotto, “Axolotl” significa “mostro d’acqua”. Gli Aztechi vedevano in questa varietà di salamandra un animale sacro, ma anche un cibo prelibato nei banchetti festivi. Allo stato naturale, gli Axolotl hanno il loro habitat nei laghi di origine vulcanica vicini a Città del Messico. Sono una specie a rischio di estinzione, soprattutto a causa della pesca e dell’inquinamento. Il piccolo esemplare della foto, però, vive in un acquario di Taipei ed è un albino.

Scienza e conoscenza in Rete

Il sistema dei filmati educativi, istruttivi o divulgativi, portati direttamente online, sembra funzionare bene. Infatti, per gli utenti della Rete è semplice e rapido conoscere e imparare qualcosa di nuovo attraverso la fruizione di video. A tal proposito, esiste il portale Lectr, nato proprio come un grande contenitore di video-conoscenza. Le tematiche sono di svariata natura: scienza, medicina, tecnologia, arte, storia, letteratura, politica etc. E’ sufficiente selezionare l’argomento, cliccare sui video che Lectr mette a disposizione e vedere o ascoltare quanto viene descritto. Il sito è disponibile in varie lingue, tra cui l’italiano. La registrazione è necessaria solo se si volessero caricare dei propri video.

Dalla paleontologia all’informatica, dalla genetica all’agronomia, dalla semantica alla religione, dalla multimedialità al clima. Sono un’infinità gli argomenti trattati dall’Almanacco della Scienza, un interessante spazio virtuale nel quale, ogni 15 giorni, l’Ufficio Stampa del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) pubblica le informazioni e gli articoli più interessanti e curiosi del panorama scientifico italiano ed internazionale. Un’ottima risorsa per chi vuole tenersi sempre al passo con le recenti ricerche o con i progressi della medicina, della matematica, dell’economia, dell’ambiente, della tecnologia, della letteratura e di tutti gli argomenti che il CNR segue da anni.

Per chi fosse più specificamente interessato alla cultura scientifica, c’è La Scienza in Rete, un web journal dedicato interamente a questo ambito. Un web journal per ricercatori, giornalisti ma anche persone comuni. Una divulgazione di qualità che promette di seguire i temi legati alla ricerca oltre che problematiche legate alla società e al confronto di opinioni basate su dati solidi. Tantissimi gli argomenti trattati: dalla biotecnologia all’etica, dalla chirurgia all’evoluzionismo, dall’informatica alle sperimentazioni scientifiche. La Scienza in Rete è realizzato dal Gruppo 2003 con il contributo della Regione Lombardia e di Intesa Sanpaolo.

Una delle più importanti e note riviste scientifiche del mondo è Popular Science. Grazie ad un particolare accordo da poco raggiunto con Google, ora tutti i numeri di Popular Science sono liberamente disponibili in Rete. Si parla di un archivio che raccoglie notizie, informazioni e articoli scientifici da ben 137 anni. Il materiale è solo in lingua inglese ma comunque adatto sia agli scienziati in senso stretto, sia alle persone che, semplicemente, volessero conoscere qualcosa in più sui fenomeni che caratterizzano il nostro mondo.

Quanta gente muore per l’inquinamento?

Svipop:

Morti per inquinamento, la lotteria dei numeri di Riccardo Cascioli

“Ogni anno in Italia muoiono per smog xxxx persone”. Quante volte abbiamo letto e ascoltato questa notizia? Non a caso però abbiamo messo”xxxxx” al posto del numero, perché ogni volta i dati sono diversi e anche difficilmente conciliabili.

Partiamo ad esempio dal 2005: il 13 gennaio un dispaccio dell’Ansa ci avverte che ogni anno in Italia ci sono “diecimila morti per colpa dell’inquinamento”.  Si trattava di un’indagine (Mesa-2, “pubblicata come supplemento della rivista ‘Epidemiologia e& Prevenzione’”) compiuta in quindici città italiane, mettendo “in correlazione giorno per giorno per sei anni mortalità e ricoveri delle 15 città italiane più popolose con gli andamenti delle centraline che monitorano i principali inquinanti per tutto il periodo 1996-2002”. Il dato di 10mila morti è la proiezione sulla popolazione totale della mortalità riscontrata nelle città campione, tra cui  Napoli, Roma e Milano risultano le più a rischio.
Passano pochi mesi, siamo al 23 giugno, e il quotidiano Repubblica ci informa che secondo uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Italia muoiono 106 persone al giorno, circa 39mila l’anno, e in generale l’inquinamento atmosferico costa agli italiani in media 9 mesi di vita. Un dato che ricalca quello reso pubblico nel febbraio precedente dalla Commissione Europea, che calcola in 310mila le morti per inquinamento in Europa: peggio di tutti sta la Germania con 65 mila decessi all’anno. L’Italia è seconda, appunto con 39mila.
Passa poco più di un anno – è il 19 settembre 2006 –  e i morti per inquinamento in Italia scendono a 9mila l’anno: “8220 muoiono in media per effetti a lungo termine delle concentrazioni eccessive di materiale particolato (Pm10) e 516 per le eccessive concentrazioni di ozono”. Curiosamente la fonte delle nuove cifre – decisamente discordanti con quelle precedenti – è ancora l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che questa volta ha redatto un rapporto per l’Apat (l’agenzia nazionale per l’ambiente) basandosi sui dati relativi a 13 città italiane con oltre 200mila abitanti, raccolti tra il 2002 e il 2004. Ad ogni modo, se facciamo un raffronto con l’analoga ricerca del 2005, di cui abbiamo parlato in precedenza e riferita al 1996-2002, scopriamo che c’è un miglioramento di oltre mille morti l’anno.
Andiamo avanti ancora pochi mesi: 23 febbraio 2007, i morti per l’inquinamento atmosferico per l’Italia scendono a 3500. Lo dicono gli Amici della Terra, citando i dati dell’Apat e – guarda un po’ – del Centro Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma non è finita. Facciamo un salto più lungo e arriviamo ai nostri giorni: il 26 gennaio 2010 è il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, a presentare un dossier su “Le polveri assassine” e ci dice che in Italia muoiono 20 persone al giorno per inquinamento atmosferico, 7400 l’anno. E i dati, neanche a dirlo, provengono dal Centro Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Cosa dire davanti a queste cifre? Come minimo, che andrebbero prese con le molle. Come è possibile passare in pochi mesi da 10 a 39mila, per poi scendere a 3500 e quindi risalire a 7400? E oltretutto ogni volta si sparano numeri per lanciare allarmi, senza neanche prendere in considerazione quanto affermato pochi mesi prima. Come a dire che l’importante è creare la sensazione dell’emergenza, se poi i dati corrispondono alla realtà o meno, poco conta: il problema comunque c’è e giustifica l’allarme.

Noi crediamo invece  che i numeri contino, e vadano presi sul serio per capire la reale portata dei problemi.  E da questo punto di vista un certo giornalismo – scientifico o meno – non rende certo un servizio alla verità e al bene comune. Prendendo il caso dell’inquinamento atmosferico, nessuno dice che non ci sia o che l’aria delle grandi città sia salubre, ma non si possono nemmeno confondere fattori di rischio con la causa della morte, come si usa fare in questo caso. Dire che l’inquinamento è causa aggravante di certe patologie è diverso dal sostenere che c’è una relazione diretta – un rapporto causa-effetto – tra inquinamento e morte. Altrimenti, quando si sostiene che a Milano ogni giorno muoiono tre persone per inquinamento, bisognerebbe essere anche in grado di fare nomi e cognomi.

Inoltre bisogna prendere in esame tutti i fattori che contribuiscono a una situazione. Sempre rimanendo sull’inquinamento, se fossero veri certi allarmi riguardo alle grandi città, a cominciare da Milano,  dovremmo poterli verificare ad esempio con una diminuzione dell’aspettativa di vita. E invece cosa scopriamo? Che a Milano l’aspettativa di vita è più alta della media italiana: nel 2007, ultimo dato disponibile, l’aspettativa di vita delle femmine alla nascita era a Milano di 84,78 anni contro gli 84,04 nazionali; per i maschi di 79,54 contro i 78,67 (fonte Istat). Risultati analoghi si ottengono per le altre grandi città del nord Italia. E l’aspettativa di vita, oltretutto, è in costante crescita, in barba a chi sostiene che nelle città va sempre peggio. Dovessimo seguire il ragionamento di coloro che lanciano continuamente allarmi, isolando il fattore “aspettativa di vita” dovremmo sostenere che l’inquinamento fa bene alla salute.

Ma così non è: la questione vera è considerare tutti i fattori della realtà. In altre parole: l’inquinamento è anche l’effetto di un modo di vivere che permette di avere attività economiche che ci consentono di vivere bene e a lungo: mangiare, vestirci, vivere in appartamenti riscaldati così da non morire di freddo, curarci, spostarci in sicurezza e così via. Questo spiega perché, malgrado l’inquinamento, la vita media è più alta della media nazionale, e anche perché la gente continua a vivere e spostarsi in realtà urbane piuttosto che fuggire in aree rurali.  Oltretutto si dovrebbe riconoscere che l’inquinamento atmosferico già da decenni è in costante e significativo calo e che, mantenendo questo livello di sviluppo, lo sarà ancora nei prossimi anni.

Quindi, continuiamo pure a lavorare per abbattere il più possibile l’inquinamento, ma senza isterismi e allarmi infondati che servono solo a ritagliarsi spazi politici e a finanziare associazioni e partiti che pretendono di essere i salvatori del pianeta.

(P.s. Massimo Morelli segnala la presunta inaccuratezza del rapporto IPCC: una chicca)

Il Pesce Remo. Straordinarie immagini di questo misterioso gigante del mare

Un vero mostro dei mari, il serpente marino dell’antichità, così viene spesso descritto l’oarfish, in italiano pesce remo, nome scientifico Regalecus glesne, che può raggiungere i 17 metri di lunghezza. Fino ad ora, questa straordinaria creatura marina era stata vista solo in punto di morte, quando viene trascinata a riva dalla corrente, ma ora uno scienziato, il professor Benfield, coadiuvato dal suo team, è riuscito a filmare un pesce remo nel suo ambiente naturale, a 1500 metri di profondità. Le riprese sono state fatte grazie a un ROV, un veicolo pilotato a distanza, utilizzato per esplorare il buio degli abissi. Il pesce remo si sposta proprio come un serpente e utilizza la sua lunga pinna dorsale che ne percorre tutto il corpo. Nel video appare di colore biancastro ma, in realtà, questo pesce ha la testa azzurrognola e la pinna rossastra.  L’esemplare individuato dal professor Benfield dovrebbe essere lungo dai 5 ai 10 metri, ma normalmente gli esemplari di questa specie non superano i 3 metri.