Se fosse incredibile

Dice Zingaretti che Renzi è poco credibile perché lo hanno detto gli italiani. La conclusione sarebbe dunque evidente – ma Zingaretti non lo dice – cioè che Salvini e Di Maio sono credibili.
In effetti tutta questa politica è incredibile.

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Umberto tossico

Va bene, Veronesi se ne andrà dal Senato e forse dal Pd. Perchè è chiara la sua incompatibilità con un partito che lo ha messo alle strette. Come per Irene Tinagli emerge sempre più chiaro che i carrozzoni politici sono pronti a sfruttare l’immagine di una persona di cultura (e di valore), ma sono incapaci di fare analisi politiche.

E’ evidente che la guida dell’Agenzia per il nucleare rappresenti una scusa per il Pd: Veronesi è un intellettuale scomodo, non organico e quindi va “liquidato”. Meglio non dare soddisfazioni: andarsene lontani, per primi (sicuramente senza rimpianti, non dovendo dire grazie a nessuno).

P.s. Varrebbe il caso di ricordare che spesso Veronesi ha fatto dibattiti pubblici (in tutta Italia) senza bisogno di presentarsi sotto le insegne del Pd. A questo punto, considerato lo stato di salute (politico) del Pd, sarà forse il caso di trovare un altro medico. Se un oncologo non basta più vuol dire che siamo già oltre la fase terminale…

Intercettazioni solo per il Pdl

A quanto pare sul ddl intercettazioni permane ancora un rilevante dissenso del Pd. Forse è la volta buona in cui riusciremo a capire cosa vuole il partito di Bersani e dove sta. Di sicuro, leggendo le parole della Finocchiaro, quella che verrà approvata sarà una legge per il solo Pdl, voluta da una maggioranza piegata sui suoi guai, intenta a scappare dalle sue responsabilità penali e di governo. Sempre che il Pd tenga (e magari faccia propria la causa dei bloggers…)

(IRIS) – ROMA, 23 LUG – “Il ddl intercettazioni non lo voteremo mai”.

E’ categorica la presidente dei senatori del Partito democratico, Anna Finocchiaro.

“Noi non voteremo quel testo – spiega Finocchiaro in un’intervista all’Unità – perché ci sono delle parti assolutamente inaccettabili per tutte le difficoltà e gli intralci che vengono messi all’esercizio e all’uso delle intercettazioni telefoniche. Stiamo parlando di quelle norme – aggiunge l’esponente del Pd – che vanno dal trasferimento del processo se il magistrato fa una qualunque dichiarazione sulle indagini di cui è titolare al fatto che l’autorizzazione alle intercettazioni deve essere chiesta da un giudice collegiale. A questo si aggiungono le tante limitazioni che si mettono all’azione dei magistrati proprio sull’utilizzo di uno strumento fondamentale come le intercettazioni”.

Finocchiaro si è espressa anche sul giudice collegiale: “Ma ci rendiamo conto della follia che rappresenta la norma del giudice collegiale? Tra l’altro mi chiedo come può essere garantita la riservatezza del segreto d’ufficio con tutti questi faldoni che vanno avanti e indietro per i tribunali. E’ pura follia”. A Berlusconi, infine secondo la senatrice del Pd, “penso che la parte che gli interessa di più sia quella che taglia le unghie ai magistrati e alla possibilità di fare investigazione”.

Il premier, infatti, aveva sottolineato come quella sulle intercettazioni sia una legge inutile dopo le modifiche avvenute alla Camera.

QRCode: è un gratta è vinci?

Mi sto domandando se il Pd non corre un pò troppo oppure se ha troppa fiducia nella gente. Ma concludo che questi signori hanno molto tempo da perdere. Si sono inventati il QRCode, anzi lo hanno adattato alla comunicazione politica. Davvero non capisco perchè mai dovrei fermarmi in mezzo alla strada per cercare qualcosa che è nascosto, quasi fosse una caccia al tesoro. Per poi effettivamente capire che si tratta di un giochino, provato, per comunicare un messaggio che non c’è. Come l’opposizione, del resto.

Le proposte del Pd sulle intercettazioni

E’ bene, per coerenza, sapere cosa vogliono le forze politiche sulle materie d’attualità, che possono risultare controverse e destare anche forti pressioni perchè si faccia o non si faccia una norma per regolare una situazione che può, come sta, degenerando.

Io credo, come credono molti cittadini, che le proposte di Di Pietro (e ribadisco che io non sono un dipietrista o come cavolo si può sostenere un qualsiasi simpatizzante e/o votante per Di Pietro, che non ho MAI votato) siano davvero chiare: se la maggioranza va avanti si va parimenti avanti con referendum, ricorso alla Corte Costituzionale e si pubblica tutto da server (leggi blog) già prenotati all’estero (14 mi pare). Inoltre le intercettazioni di maggior rilievo si leggono in Aula alla Camera e al Senato.

Fin qui Di Pietro. Chiaro, appunto. Ma il resto dell’opposizione? Avete per caso capito cosa vuole il Pd a parte minacciare un Vietnam in Aula o a rilanciare l’ostruzionismo più immediato e fracassone (ma temporalmente limitato e giuridicamente inefficace)?

Bene, neanche io l’ho capito. Ma è lo stesso Pd a chiarircelo. O meglio a dirci cosa avrebbe fatto se avesse vinto le elezioni del 2008 (e non siamo lontani: 2 anni fa). Dal programma elettorale del Pd del 2008 (paragrafo 4. DIRITTO ALLA GIUSTIZIA GIUSTA, IN TEMPI RAGIONEVOLI, punto b):

Intercettazioni sì, violazione dei diritti individuali no
Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche, informatiche e telematiche è essenziale al fine di contrastare la criminalità organizzata ed assicurare alla giustizia chi compie i delitti di maggiore allarme sociale, quali la pedofilia e la corruzione.
Bisogna conciliare tali finalità con diritti fondamentali come quello all’informazione e quelli alla riservatezza e alla tutela della persona.
Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali.
E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati.

Contrordine compagni

Sì va bene, adesso il problema si chiama Gifuni. E l’armamentario del passato, i cari compagni. Pronunciare la parola getta scompiglio, siamo all’orticaria. Compagni è una parola gloriosa, usata e abusata (anche Pannella ha sempre detto ai suoi “compagni”).

Ecco, questo è il dibattito, questi i problemi, questa la prospettiva. Andare non si sa dove e non si sa con chi. Per capirci: chi sono gli amici di viaggio? I compagni? Gente trovata per strada? Ma da quando i dirigenti vanno per strada? Mica li vedi in mezzo alla gente, stanno tra di loro, in riunioni dove si capiscono solo loro o stanno in televisione, ai convegni, nei salotti.

In mezzo alla gente c’è il Pdl, che prende i voti. Compagni o non compagni. Per il resto? Litigi.

(IRIS) – ROMA, 20 GIU – “Ancora una volta, con Gifuni alla platea del Pd, a farci andare indietro, persino rispetto ai Ds, ci aiutano i ceti medi riflessivi”.

Stefano Ceccanti, parlamentare del Pd, sulla propria pagina Facebook, parla dell’atteggiamento dell’attore che ha definito “compagni e compagne” la platea democratica di ieri.

“Era il 1998, Stati generali della Sinistra, nascevano I Ds. Come ha scritto Francesco Cundari solo qualche settimana fa: ‘Unico intervento di quel congresso che fece davvero discutere fu quello del leader dei Cristiano sociali, Ermanno Gorrieri, che suscitò vibranti proteste chiedendo che nel nuovo partito, affinché ciascuno potesse sentirsi a casa propria, la si smettesse di chiamarsi ‘compagni'” argomenta Ceccanti.

Gifuni è stato invitato ieri a parlare in rappresentanza del mondo culturale.

La Massoneria nel mirino del Pd

E’ iniziata la caccia alle streghe del Pd. Siccome in questo paese non si può stare senza complotti e complottardi, il Pd, invece di fare opposizione nel Paese, ha deciso di ritrovare antichi e nuovi nemici per aprire fronti di guerra che portino gloria e fasti.

(IRIS) – ROMA, 1 GIU – Il 7 giugno, in una riunione convocata dal presidente della Commissione Nazionale di garanzia, l’europarlamentare Luigi Berlinguer, il Pd prenderà una decisione sulla compatibilità fra iscrizione al partito e alla massoneria.

Berlinguer ha deciso di inserire il tema all’ordine del giorno, dopo aver preso atto che “l’Assemblea nazionale del 21-22 maggio scorso ha affidato alla Commissione i compiti gia’ svolti dalla Commissione per il codice etico”.

“Non possono aderire al Pd persone che risultino escluse sulla base del codice etico” recita lo statuto del partito.

Il codice etico a sua volta dispone “che non possono iscriversi al Pd le persone appartenenti ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di mutuo sostegno tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialita’ delle pubbliche istituzioni”.