Ruby non è stata protetta dalle istituzioni

Secondo il padre di Ruby le istituzioni non l’avrebbero protetta.

Se invece prendiamo per buone le parole del Premier (“era segnalata come la nipote di Mubarak”) forse c’è stato anche un eccesso di protezione. E’ difficile, davvero difficile, capire chi abbia ragione.

Però è difficile, difficilissimo, negare che mai così tante istituzioni si siano occupate quasi contemporaneamente di una minore (Questura, Presidenza del Consiglio,Magistrato dei minori, Ministero dell’Interno, una Consigliera Regionale, Carabinieri, Polizia, Parlamento, Ministri vari, Procura della Repubblica di Milano. Indirettamente se ne occuperanno Corte Costituzionale, Tribunali vari, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Presidenza della Repubblica se non emerge altro). Insomma, tutti tranne chi doveva occuparsene (o il consolato o una comunità per minori).

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Bersani e la Costituzione

Bersani, dal suo pulpito, ci ricorda cosa prevede l’art.54 della Costituzione. Leggiamolo insieme cosa dice la carta fondamentale:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Ho stima dell’uomo politico, molto meno fiducia nella sua capacità politica e del suo partito. Bersani sa, e finge di non sapere, che la legge (Costituzione inclusa!) si invoca solo quando si sono esaurite tutte le altre argomentazioni. Il che si traduce nel fatto che Bersani non dovrebbe fare il giudice, chiedendo il rispetto delle leggi, ma politica. Appunto: non è la politica che manca all’opposizione (o supposta tale) e che ha lasciato e lascia Silvio al suo posto?

L’Europa e le istituzioni internazionali non funzionano

C’è davvero da rimanere sorpresi per quanto accade oggi in Grecia? Davvero è un paese sull’orlo del baratro e nessuno fino a poco tempo fa ne sapeva niente? Insomma dov’erano l’Europa, la Bce e il Fmi quando la Grecia spendeva a spandeva a più non posso generando deficit e debito che adesso sta pagando a prezzi fuori mercato?

Sono domande assolutamente non retoriche. Perchè la Grecia è nell’Unione Monetaria Europea e giornalemente ci passano per mano monete, banconote che vengono dalla Grecia. Cioè, per ribadire il concetto, la Grecia è nell’euro, la moneta unica europea c’è il Grecia, è la moneta Greca (come lo è quella italiana e tedesca e francese e spagnola per capirci ancora meglio).

Qualcuno dovrebbe quindi darci delle spiegazioni. Perchè ormai, per i greci, le cose sono chiare. Molto molto evidenti.

(ANSA) – ATENE, 26 APR – L’ex premier greco Costas Karamanlis inganno’ il Paese sui conti pubblici e decise di abbandonare il potere per non pagarne le conseguenze. E’ quanto ritiene l’84,8% dei Greci, secondo un sondaggio dal quale emerge anche l’opinione che l’attuale capo del governo, Giorgio Papandreou non potesse ignorare la reale situazione economica. Il sondaggio mostra che anche la maggioranza degli elettori del partito di Karamanlis (ND, centrodestra) e’ consapevole delle responsabilita’ dell’ex premier.

“Le istituzioni democratiche sono da rispettare a prescindere dal colore politico”

25 aprile. Tante polemiche. Una memoria che scema? Ossia: sta cambiando il significato storico di questa festa nazionale? Ieri sono andate in scena diverse contestazioni, molte dirette alle istituzioni e ai loro rappresentanti. Un clima pesante che prende a prestesto un momento imporante della storia italiana per rinfocolare polemiche del passato o per tentare improbabili revisionismi. Colpisce però che bersaglio di queste polemiche possano essere esponenti del Pd, accusati di essere ignoranti e di non badare alla difesa delle istituzioni democratiche.

(Indymedia):

Appello all’Anpi: non diamo
il testimone a chi genera odio

maurizio tropeano
torino

Io non sono preoccupato per la contestazione contro di me, ma per il futuro dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Perché in questa fase di transizione e di passaggio del testimone tra i vecchi partigiani e le generazioni più giovani è necessario essere molto attenti e vigilanti per evitare che il ricordo della memoria e della Resistenza sia lasciato in mano a chi predica odio e intolleranza».

Sono le 17 in piazza Castello. Gian Maria Testa ha appena finito di cantare Bella Ciao e lascia il palco. Roberto Placido, con la t-shirt celebrativa del concertone del 25 aprile, lo ringrazia. E poi si ferma un attimo per commentare le urla e i fischi che ieri mattina hanno accompagnato il suo discorso di chiusura della cerimonia per ricordare i caduti partigiani di Nizza/Millefonti.

Placido è il presidente del Comitato per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione del Consiglio regionale ed è riuscito a tingere di rosso – con polemiche – le bandiere del Pd ma agli occhi di quel manipolo di contestatori è uno che se la intende con il «nemico» e con i «fascisti».

Presidente Placido di che cosa l’accusano?
«Di aver difeso la partecipazione e il discorso dell’assessore regionale alla cultura, Michele Coppola del Pdl, a conclusione della fiaccolata di sabato sera. La mia condanna della contestazione è stata giudicata come una legittimazione della destra. All’inizio sono stato colto di sorpresa e poi ho reagito: è folle dare del fascista a chi, rappresentando un’istituzione, partecipa alla Festa e dunque anche se non è uno di sinistra si riconosce nei valori democratici nati dalla Resistenza».

Chi l’ha contestata?
«Una decina di persone tra cui un consigliere di quartiere uscito da Prc e alcuni con una bandiera rossa, forse appartenenti ad un gruppo che si chiama CCP. Pochi, pochissimi ma con una carica di intolleranza preoccupante e che contrasta con gli ideali per cui hanno combattuto i partigiani».

Loro si definiscono i nuovi partigiani…
«Sono solo degli imbecilli».

Scusi?
«Si, imbecilli. I partigiani ci hanno insegnato che le istituzioni democratiche sono da rispettare a prescindere dal colore politico di chi in quel momento le guida. Sono istituzioni nate dalla Resistenza cioè da chi ha preso le armi per combattere i fascisti e i nazisti. I partigiani hanno vinto e da allora il 25 aprile è diventato un momento di unione e di unità. Si celebra una festa che è la festa di tutti non di una parte o di un partito».

Secondo lei la vittoria del leghista Roberto Cota e del centrodestra alle regionali cambierà l’attività del Comitato Resistenza e Costituzione?
«In tutti questi anni, al di là del colore politico della maggioranza regionale, il Comitato ha continuato ad operare per diffondere i valori della Resistenza e della Costituzione in tutto il Piemonte, soprattutto tra i più giovani. Credo che si continuerà a lavorare così anche questa volta».

Cultura leghista

Mettere a pane e acqua i bambini di una scuola dell’obbligo o allontanarli dalla mensa. E’ questo il risultato della nuova cultura che avanza, quella cultura padana che ha nella Lega Nord una rappresentanza forte. Due casi simili, due volte amministrazioni leghiste coinvolte. Ti domandi: è un caso? O è il nuovo indirizzo con cui si vuole governare il paese? Semplicemente: i comuni sono enti di prossimità per i cittadini. Tra i compiti c’è quello di assicurare il dirtto allo studio (e quanto è connesso). Il valore delle istituzioni è nel rispetto delle istituzioni stesse. Esprimere la maggioranza in un ente pubblico non vuol dire cambiare arbitrariamente le funzioni previste dalla legge. Tantomeno creare odiose discriminazioni di cui i bambini non sono responsabili.

Il blog è una goccia nel mare?

Interessante osservazione di Giuseppe Adamoli a proposito di informazione istituzionale e politica:

(…) Che la soluzione sia nelle iniziative personali dei Consiglieri regionali? Io con il sito e con il blog ho percorso questa strada. Sono molto soddisfatto, ma è pur sempre una goccia nel mare (…).

Credo che questa risposta meriti un approfondimento. Forse tante gocce formano un corso d’acqua e forse già oggi si incontrano (tra piattaforme, social network). Però sembra non bastare mai. Intanto c’è la televisione da contrastare, che va ancora per la maggiore. Poi c’è il problema, per me insoluto, dell’attendibilità di quanto circola in rete e della fonte (emittente). Però qualcosa si muove: intanto ci sono informazioni, che altrementi verrebbero nascoste o alterate. Quel che manca è la sintesi di queste informazioni. Il caos ha una forma imprecisa ma un ordine spetta all’opposizione trovarlo. Opposizione che non ha alibi, proprio perchè non sono le notizie che mancano (tutti i militanti, i simpatizzanti e i cittadini possono raccontare e fornire l’idea di quel che si vive ogni giorno).

Il vaccino del giorno dopo

(Dal blog di Luca De Biase):

L’allarme sull’arrivo della suina, presentata come una pericolosissima pandemia, ha provocato l’acquisto da parte dei principali governi di quantità enormi di vaccino e altre medicine. Al momento di usare quei farmaci, però, medici di base e moltissimi cittadini italiani hanno deciso che non ne valeva la pena. La campagna di allarme è aumentata di intensità ma alla fine un buon 80% (numero da verificare ma che dà l’ordine di grandezza) delle dosi è rimasto inutilizzato.

Osservazioni:

1. Non c’è stata un’ecatombe sanitaria, per fortuna; dunque l’allarme era stato esagerato;

2. La gente non ha creduto all’allarme

3. Al prossimo allarme avrà un motivo in più per diffidarne, anche se dovesse essere più fondato.

L’impressione che la medicina sia troppo un business e troppo poco un servizio alla società non ci fa bene alla salute.