Per non morire di Moratti

Prima che la Sindachessa cancelli. Prima che rimuovano quello che non vogliono conoscere

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Svizzera: eutanasia e assistenza al suicidio

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(La Notizia) – ZURIGO – Exit, l’organizzazione elvetica per l’assistenza al suicidio, e la giustizia di Zurigo hanno raggiunto un accordo che regola la pratica dell’accompagnamento verso la morte. Si tratta di un passo storico: la prima convenzione a livello nazionale che regoli normativamente questo tema.

Secondo una nota di ieri del ministero pubblico del canton Zurigo, il più popoloso della Svizzera, il testo è stato firmato martedì scorso. Per Exit, il testo non cambia in nulla le modalità di lavoro dell’associazione, ma ne formalizza le attività.

Il presidente di Exit ha perciò precisato che il gruppo accoglie con favore l’accordo, poichè i dottori ad oggi non sanno con certezza quali pratiche hanno diritto di attivare per aiutare i pazienti a mettere fine alla propria vita, relegando le attività in una pericolosa area grigia che non giova a nessuno.

Attualmente, il codice penale elvetico disciplina solo in modo molto marginale i criteri secondo i quali l’aiuto al suicidio non è perseguibile. Per questa ragione, da tempo, il procuratore generale del canton Zurigo Andreas Brunner cerca di stabilire regole più precise in un accordo.

Delle due organizzazioni di assistenza al suicidio stanziate nel canton Zurigo – Dignitas ed Exit – soltanto Exit ha accettato l’elaborazione e la sottoscrizione di un tale testo. Nel cantone, ogni anno circa 65 persone scelgono di morire con l’assistenza di Exit, ovvero un terzo dei suicidi assistiti totali.

Assistenza alla morte: succede davvero in Svizzera

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ZURIGO (La Notizia) – Una donna. 76 anni. Buona parte dei quali passati accanto al marito, oggi malato terminale. Ha chiesto di morire con lui. E Dignitas, nota clinica svizzera che da anni si occupa di “dolce morte”, ha accettato la richiesta.

Si tratta probabilmente del primo caso di suicidio assistito della storia messo in atto per una persona fisicamente in perfetto stato di salute. A cui, perciò, si voglio evitare non tanto le piaghe della malattia quanto le profonde sofferenze psicologiche che la morte del marito e la solitudine causerebbero.

Il fondatore della clinica, Ludwig Minelli, ha dichiarato più volte come il suicidio assistito possa costituire in determinate circostanze un’”opportunità” che non dovrebbe essere negata alle persone malate allo stadio terminale o con gravi menomazioni fisiche. Alcuni studi dell’associazione Exit pubblicati nei mesi scorsi, hanno inoltre dimostrato come l’accettazione della richiesta di suicidio assistito da parte della commissione medica, spinga poi spesso le persone che ne hanno fatto richiesta a non presentarsi più. La clinica, che ha sede a Zurigo, ha già assistito la morte di varie centinaia di persone.

La coppia di coniugi, canadesi, si è già congedata da parenti e amici. «Il marito è malato terminale», ha spiegato Minelli al Times, «la sua compagna è sana, ma mi disse qui, nel mio studio: se mio marito se ne va, voglio andare insieme a lui».

Tra gli altri che hanno cercato la dolce morte tra le mura della clinica una coppia di britannici entrambi malati di cancro allo stadio terminale e l’atleta Daniel James, ventitreenne promessa del rugby britannico, rimasto paralizzato in un incidente di gioco. La sua disperazione, confermata dai genitori, e l’aiuto di una delle legislazioni più democratiche al mondo – quella elvetica – gli perimisero di scegliere una strada differente dalla libertà obbligatoria dei nostri tempi: quella della morte.

Gb: l’eutanasia nascosta

Piacerebbe sapere quanti sono davvero i casi anche in Italia…

Londra, 25 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – La chiamano eutanasia nascosta o ‘dalla porta sul retro’. Sta di fatto che ogni anno in Gran Bretagna 2.500 pazienti vengono accompagnati alla ‘dolce morte’ su loro richiesta, utilizzando appositi farmaci. Come dire, per un malato terminale su 200 la fine arriva prima del previsto grazie all’intervento dei medici, con il 10% che muore oltre una settimana prima di quanto la natura avrebbe previsto. Sono i risultati di un’indagine condotta su 4 mila camici bianchi dagli esperti del Centre for Health Sciences della Queen Mary University di Londra e pubblicata sulla rivista ‘Palliative Medicine’.