Referendum e Berlusconi

Tanti andranno a votare. Tanti non lo dicono apertamente ma voteranno proprio sul legittimo impedimento.

Alla fine i tanti che hanno voluto Berlusconi adesso non lo vogliono più.  Tra poco nessuno conoscerà più Berlusconi. Già, Berlusconi chi? Eh, vuoi vedere che…alla fine Berlusconi dovrà pagare per avere amici? Un pò come per i festini, un pò come per le puttane insomma.

(P.s. Nel frattempo qualcuno dica a D’Alema di stare calmo. La riforma elettorale è importante, importantissima. Ma non è la prima riforma che serve ai cittadini, che pure questo Parlamento l’hanno votato. E di certo non vorrebbero, seguendo il baffetto, una legge che mette a posto la casta).

D’Alema e l’etica pubblica

Sostiene D’Alema (oggi, su Repubblica) a proposito di Fini “…Ciò che gli si imputa non ha alcuna rilevanza pubblica e non c’entra nulla con il modo con cui presiede la Camera dei deputati….”.

L’osservazione è bizzarra. Il fatto che il Presidente di An abbia venduto la casa, donata al partito di cui era allora amministratore ordinario e straordinario, ad un parente ha notevole rilevanza pubblica.

Noi rimaniamo fiduciosi che il Governo Berlusconi liberi al più presto il paese da diuturni profluvi di melma che promanano dal Capo. Ma se cadesse solo su una questione morale – che pure deve trovare una adeguata soluzione, pena l’incredibilità totale dell’esecutivo e dell’Italia – questo non farebbe di Fini un eroe, un salvatore della Patria e tanto meno una persona al di sopra di ogni rimprovero morale o moralistico. Possibile non rendersi conto che – e ripetiamo a scanso di qualsiasi equivoco che i fatti che vengono imputati a Berlusconi non sono per la oggettiva gravità paragonabili a quelli in cui è tirato in ballo Fini – anche il Signor Presidente della Camera in qualità di Presidente di An e quindi in qualità di soggetto che percepisce soldi pubblici deve (e va sottolineato DEVE) rendere conto non solo agli iscritti di An, non solo ai suoi elettori ma a tutti i cittadini italiani di come vengono impegnati i soldi; inoltre deve (e sottolineamo che non siamo di fronte ad una mera facoltà) garantire la massima trasparenza nel proprio operato e non può – come peraltro non può chiunque ha incarichi pubblici – mentire in modo disinvolto su come operi nel privato e nel pubblico. Perchè dire come ha detto Fini, quasi spergiurando, che Tulliani non era proprietario dell’immobile venduto, che insomma suo cognato non abbia avuto un vantaggio oggettivo nella vendita dell’immobile di Montecarlo appare sconveniente oltre che un abuso della supponenza pubblica per cui, chiunque rivesta cariche pubbliche o ha una riconosciuta notorietà come Fini, favorire in modo quasi nepotistico familiari, parentucoli o amici di dubbia frequentazione.

Sarebbe il caso di osservare, e qui lo facciamo osservare all’On. D’Alema, che Fini non è nuovo a violare norme pubbliche imperative. Certo, per quello che si chiama interesse personale. E per le quali norme pubbliche un cittadino comune, non il Presidente della Camera, non un uomo della casta, sarebbe inquisito e forse già in carcere.

D’Alema apre a Fini ma vuole solo rilanciarsi

Maria Teresa Meli intervista D’Alema sul Corriere della Sera. Un dialogo che registra il momento, le difficoltà del centrodestra, l’impotenza del Pd.

Secondo il Lider Maximo Gianfranco Fini è un interlocutore importante ma dal tono dell’intervista si capisce che in questa legislatura non si faranno riforme quindi è lecito pensare che Fini possa essere un sabotatore che ha credito proprio perchè contribuisce al fallimento di questa legislatura.

Sul Pd: appare evidente nelle parole dell’ex premier che non ci sono proposte chiare al paese, che gli italiani non possono chiedere quello che non c’è e che il Pd non riuscirà a dire neanche nei prossimi 30 caminetti da qui alle elezioni più o meno naturali. Tanto la colpa di questo probabile fallimento è e ricadrà sul centrodestra.

Questa intervista è piena di banalità ed evidenze che poteva tranquillamente essere evitata. Ovvio non per D’Alema che ha bisogno di tendere la mano per battere un colpo e rilanciarsi. Ma niente di nuovo, non siamo ad una svolta.

Ci voleva la bocciatura di D’Alema per dirlo?

(ASCA) – Roma, 21 nov – ”L’adesione dei socialisti europei alla nomina di un Mister Pesc debole e tutt’altro che europeista appare dettata da un modesto calcolo di interesse”: lo dichiara Paolo Gentiloni, deputato del Partito Democratico.

”Gia’ nell’elezione del presidente Barroso il voto contrario dell’Asde era stato alla fine trasformato in astensione sempre in omaggio alla promessa rotazione del vertice dell’Europarlamento”, sottolinea Gentiloni.

”Si impone ormai una riflessione sul nostro ruolo nel Parlamento Europeo” osserva Gentiloni secondo il quale ”e’ evidente il rischio di annullare la novita’ dei democratici italiani in un gruppo socialista debole, diviso e piu’ consociativo che europeista”.

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