Africa, la ripresa economica è nelle mani dei BRIC

Ad Addis Abeba i nuovi rapporti dell’Africa con la comunità internazionale vengono già da un po’ così riassunti: Washington ha il compito di riunire i donatori occidentali, l’Europa garantisce il denaro e… i cinesi si rubano tutti gli affari.

La conquista cinese del continente nero degli ultimi anni, infatti, sta mettendo fortemente in discussione tutte le idee dell’Occidente sull’Africa.

Nella sola Etiopia, la Cina sta costruendo strade e dighe e sta finanziando, con 1,5 miliardi di dollari, l’ampliamento della rete telefonica mobile, fornendo di fatto all’azienda cinese Zte il monopolio del mercato. Complessivamente, banche e aziende cinesi stanno garantendo più di 4 miliardi di dollari di credito e di aiuti legati ad Addis Abeba, che oggi può così ignorare più facilmente le critiche mosse dai governi occidentali per il mancato rispetto dei diritti umani.

Altri Paesi africani sono stati, però, meno fortunati nei loro rapporti con Pechino: la Repubblica Democratica del Congo è rimasta invischiata nella situazione di stallo venutasi a creare tra il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Cina su un progetto di sviluppo da 9 miliardi di dollari di Pechino nel Paese africano. Il Fmi ha infatti obiettato che, con tale somma, Kinshasa non avrebbe più potuto godere della cancellazione del debito.

Altri governi stanno invece diventando “schizofrenici” nei loro rapporti con la comunità internazionale. E’ il caso del Senegal, dove il ministro delle Finanze si occupa delle relazioni con i donatori occidentali, mentre il figlio del Presidente gestisce progetti, contratti e prestiti con Paesi arabi ed asiatici.

Oltre alla Cina, anche Brasile, India e Russia guardano sempre più all’Africa come a una buona opportunità.

Alla vigilia del vertice del G8, è facile prevedere che verranno sollecitati nuovi aiuti al continente africano per consentirgli di fronteggiare la crisi economica mondiale, di cui paga gli effetti pur non essendone responsabile. Tuttavia, come sottolinea il Financial Times, i tempi della ripresa delle economie africane saranno determinati dal ritmo con cui la Cina, il Brasile, l’India e la Russia stanno rilanciando il loro sviluppo economico.

La ripresa della domanda e dei prezzi delle materie prime africane sarà infatti guidata in larga parte dalle cosiddette economie BRIC (acronimo usato per indicare Brasile, Russia, India e Cina). E, una volta che i prezzi torneranno a salire, riprenderanno anche gli investimenti nel continente africano.

Dunque: se è vero che il commercio europeo con l’Africa sia ancora oggi due volte tanto quello cinese, l’interscambio commerciale tra Africa e Bric sta aumentando a un ritmo molto più rapido.

Secondo l’ambasciatore cinese in Etiopia, Gu Xiaojie, i governi africani sono a disagio quando trattano con i paesi sviluppati, pensano che gli europei vogliano imporre le loro idee e, inoltre, hanno una lunga storia di violenza.

Conclude il Financial Times: “Era tutto molto più semplice per i governi occidentali in Africa quando potevano comandare, ma era anche il più giusto?”

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