80 in più o in meno

Ebbene ci risiamo. La politica…la politica economica e la politica che vuole tutto a spese di tutti.

Il Governo del cambiamento (?) fa filtrare indiscrezioni e poi nega, nega e ancora nega. Molto nuovo è evidente.

Dunque levare gli 80€ dell’odiato Renzi per rendere giustizia di un provvedimento mal digerito e da molti (con più ragioni) osteggiato. Ma cosa vuol dire levare gli 80€?

Schematizzo alcuni pensieri, a ruota libera, che magari aiutano a capire. Non tanto a dire che cosa sono gli 80€ di Renzi, che quelli, si sa, erano una mancia di benvenuto, il pass del 2014 per vincere le Europee e poi sventolare per 4 anni il mitico “oltre il 40%”, il risultato che afferma il Pd come primo partito italiano e primo partito del Socialismo Europeo.

Per capirci:

  1. Il Governo Conte potrebbe togliere gli 80€. Ma politicamente conviene? Renzi ci ha costruito sopra una fortuna politica, tra risate e detrattori. Tornare indietro vorrebbe dire scontentare molti. Vale la pena?
  2. Gli 80€ dovevano essere una misura stabile. Il carattere instabile del Paese rende tutto diverso, anche gli 80€; poi le nuove tensioni economiche, le nuove paure e forse pure il nuovo modo di intendere la spesa pubblica. Dunque la stabilità vacilla, di solito non porta bene, un sistema stabile è preferibile
  3. Riportare gli 80€ nel perimetro dell’intermediazione statale del denaro – prima di dare agli 80 una nuova destinazione – vuol dire sottrarre al mercato una quota consistente di spesa: d’accordo ripensarci ma la coerenza dello Stato viene meno
  4. 80€ sono circa 9 miliari di spesa pubblica restituita ad alcuni a spese di tutti: si poteva fare altro ovviamente, ma dire cosa è difficile, troppi appetiti
  5. 9 miliardi disintermediati possono essere 4,5 di consumi stabili – e quanto servono al Paese!. Rimettere tutto in discussione vuol dire incidere sulla domanda interna
  6. 4,5 miliardi risparmiati – sì, non credo proprio che tutti spandano tutti gli 80€ ogni mese – vuol dire rimettere in moto la fiducia: in parte spendo, in parte prevengo un nuovo peggio, non si sa mai
  7. L’alternativa agli 80€ era una riduzione del costo del lavoro: spero che non si proponga oggi perché togliere 80€ vuol dire dare meno certezze, far calare la spesa per consumi e allora…perché mai un imprenditore dovrebbe assumere persone se poi i consumi stagnano?

Ecco, non ho la pretesa di dire fate così, fate altro o andate a casa a quelli di oggi. Ma a me stesso dico che 80€, che io non prendo, sono un impegno dello Stato non di una forza politica. Se lo Stato vuol tradire se stesso faccia pure. Ma poi non cerchi colpevoli attuali o futuri se così non funzionerà. Perché non può funzionare. Chi ha avuto non perdonerà chi gli leverà, promettendo un domani diverso. Gli 80€ ci sono oggi.

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Compilazione 730: programma gratuito per la dichiarazione

Milioni di italiani sono, come ogni anno, alle prese con la dichiarazione dei redditi. Internet può facilitare il compito con la possibilità di scaricare gratuitamente il software per la compilazione guidata del modello 730. Inoltre, dal sito dell’Agenzia delle Entrate, i modelli 730 e le istruzioni necessarie per la compilazione.

Link:

software gratuito 730 (Microsoft)

La scuola dai tagli agli abusi: niente iscrizione e pagella senza “contributo volontario”

Costituzione della Repubblica Italiana

Parte I – Diritti e doveri dei cittadini
Titolo II – Rapporti etico-sociali

Articolo 34

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

La nostra Costituzione  è chiara in merito di istruzione: obbligatoria e gratuita per almeno otto anni. Se non bastasse, esiste una circolare del Ministero dell’Istruzione a ricordare che le iscrizioni a scuola ad anni successivi al primo sono automatiche.  

Ma il problema è che i tagli operati nell’ambito dell’istruzione pubblica hanno ridotto le scuole italiane sul lastrico. Le loro casse sono vuote e, così, alcune di esse hanno cominciato a pretendere il cosiddetto “contributo volontario” da parte delle famiglie degli studenti, pena il rifiuto ad accettare le iscrizioni o di consegnare le pagelle dei loro figli.

Nel labilissimo dubbio che sia necessario chiarirlo, il “contributo scolastico”  è una cifra che gli istituti possono chiedere a titolo volontario alle famiglie per aiutarli a far quadrare i conti, ma che invece da un po’ di tempo si sta trasformando in un obbligo. A cui, giustamente, non tutti vogliono sottostare. Siamo, pertanto, davanti ad un abuso in piena regola, ad una illecita pretesa che la progressiva chiusura dei cordoni della borsa da parte del Ministero non giustifica in alcun modo. Sembra che questa situazione vada avanti già da qualche anno, che tutti sappiano, qualcuno ogni tanto denunci, eppure il Ministero non è mai intervenuto. Di fronte al caos generale, solo l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna, 5 anni fa, decise di redigere un documento per spiegare che il contributo è  di fatto volontario e non può essere preteso da alcuna scuola. Evidentemente, però, il caso dell’Emilia Romagna è rimasto isolato e inascoltato. Stanco e indignato, Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, portale fra i più seguiti sui temi della scuola, ha deciso di avviare un’inchiesta. In pochi mesi si sono fatte avanti almeno una sessantina di persone, sparse in tutt’Italia, a raccontare vicende più o meno simili fra loro. Eccone alcune:

A Torre Annunziata (Napoli), il secondo circolo didattico Giancarlo Siani ha rifiutato, quest’anno, l’iscrizione dei tre figli di un uomo disoccupato, mandandogli a casa i bollettini del “contributo scolastico”.  L’uomo non aveva pagato lo scorso anno, e così l’istituto voleva fargli capire qual era il “problema”. E’ bastata una minaccia di denuncia e la scuola ha aperto le porte delle sue aule ai tre bambini.

A Genova, un genitore ha fatto partire una querela contro il liceo scientifico Cassini, dopo che per il secondo anno di seguito non ha avuto la pagella della figlia che ora ha 16 anni. Il dirigente scolastico è accusato di concussione e omissione di atti d’ufficio.

All’istituto tecnico per geometri Giorgio Ambrosoli di Roma, da un anno all’altro, il contributo volontario è aumentato del 60 %, passando da 120 a 200 euro l’anno. Tanti hanno pagato, ma una mamma che si è rifiutata non ha avuto il pagellino del primo trimestre di suo figlio. Solo dopo essere andata in segreteria a chiedere una dichiarazione scritta della scuola su quello che stava accadendo, ha ricevuto la pagella del secondo trimestre.

L’istituto professionale Pietro Verri di Busto Arsizio, invece, ha addirittura messo nero su bianco le sue condizioni. Il 16 febbraio scorso, in una lettera indirizzata alle famiglie, l’istituto ha inserito fra le tasse scolastiche anche il contributo volontario, specificando che senza il pagamento non sarà più rilasciato alcun tipo di atto o documento (certificato d’iscrizione e frequenza, di voti, diploma etc.).

Qui i problemi sono due, correlati fra loro: la scuola che non ha fondi e, allora, ricatta. Non c’è un peggiore dei due.

Amleto viveva in un castello della Danimarca, ma diceva: “C’è del marcio in Danimarca”!

Imposte a sconto

E’ proprio il caso di dirlo: senza abbassare il costo del prelievo sulla ricchezza prodotta il fenomeno dell’evasione non può essere stroncato. La riprova? Viena dalla Francia:

(ANSA) – PARIGI, 31 DIC – La versione francese dello scudo fiscale, i cui termini scadono oggi, rischia di rivelarsi una delusione secondo il ministero del Bilancio. In base ai dati comunicati dal ministro Eric Woerth, finora sono stati aperti solo 1.400 i dossier di rimpatrio di capitali, con un introito di circa 500 milioni per l’erario. La colpa, sostengono alcuni esperti, sarebbe delle modalita’ di applicazione del provvedimento, che a differenza dello scudo fiscale italiano non prevede sconti sulle imposte dovute.

5 x Mille, gli elenchi beneficiari

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è possibile conoscere l’elenco, corretto ed aggiornato, degli Enti e delle Associazioni riconosciuti ufficialmente dall’Agenzia e che, quindi, sono effettivamente destinatari del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.

I destinatari di questa quota sono, in base alla legge:

  • Le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le associazioni di promozione sociale, le associazioni riconosciute che operano nei settori di cui l’articolo 10, c. 1, lett a), del D.Lgs n.460 del 1997;
  • Gli enti di ricerca scientifica e universitaria;
  • Gli enti di ricerca sanitaria;
  • I comuni di residenza (sostegno alle attività sociali);
  • Le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI a norma di legge.

Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei cinque appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’obbligo di presentare la dichiarazione).

L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione, direttamente online, un utile motore di ricerca col quale gli utenti possono conoscere i dati e il codice fiscale dei soggetti beneficiari del 5 per Mille.