La missione della Lega è finita


Bossi ha parlato ma tutto rimane sospeso. Il messaggio di Pontida non è chiaro: la Lega vorrebbe ma Bossi non può, forse questa è l’estrema sintesi. Le parole si sprecano, gli inni si levano alti e la base rumoreggia in tutti i sensi.

Per le presenze, per la cattiveria, per la pazienza esasperata da anni di lotte che non hanno mai termine ma che ripropongono eternamente cavalli di battaglia ormai azzoppati.

Se ci concediamo un parallelo la Lega, proprio come Berlusconi, batte con la lingua dove il dente più duole: la Lega non ottiene il federalismo, Berlusconi non sa riformare la giustizia.

Ma lo specchio di rimando svela ormai l’inutilità di una politica che per anni ha sciorinato promesse e illuso due generazioni senza risolvere i problemi più veri: le tasse sono sempre più alte e Roma detta ogni regola con cui si agisce sui grandi comparti dello Stato. Di cui il Nord è parte e che, visti i risultati elettorali, non ha nessuna intenzione di spingere per andarsene davvero.

Altro fumo insomma. Tanto fumo. Nessuno pensa che quello del Lider sia un vero ultimatum a Berlusconi, a questo Governo pasticcione e chiacchierato. E’ un modo per prendere tempo, per passare la nottata sperando in una nuova congiuntura astrale che tolga la casta dall’imbarazzo di una legislatura ormai sprecata.

Sullo sfondo nulla cambierà in tempi brevi, salvo che i silenzi complici di Calderoli, Zaia e Tosi non celino una faccia della Lega (o della Liga) che ancora dobbiamo conoscere. E se Maroni si sgancia chi è disposto davvero a seguirlo sapendo, in tutta onestà, che più la Lega è divisa e meno pesa, più tarda a staccarsi dall’abbraccio mortale col satrapo meno credito avrà a sinistra e che sì, votando ora la sinistra sarebbe il nuovo azionista di maggioranza del Governo costituendo.

La Lega mostra insomma tutta la sua impotenza, tutta la sua inconcludenza. Non ha credito in Europa (dove la faccia di Borghezio è impresentabile), non ha nuovi consensi (diremmo che non sfonda al Nord), non ha vera incidenza sull’azione di Governo dove gli slogan lasciamo il posto a nuove continue nuove falle che evidenziano una perdita di vitalità e di linfa nella base.

Chi può dirsi vincitore di questi anni di leghismo? Chi può davvero scommettere che oggi la Lega possa davvero cambiare il paese? Il segnale è chiaro: finchè si aizzano gli animi si può trovare un messaggio con cui conquistarsi un posto al sole. Ma governare è affare serio, tremendamente serio. E la base, ciò che rimane di essa, prima o poi ti presenta il conto.

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