Un Premier in festa


Mentre tutto congiura contro di lui, si tratti di trame politiche o di schemi giudiziari, il Premier continua a divertirsi. Questo in sostanza quello che emerge dall’inchiesta di Milano.

Ora io penso che per capire questa vicenda si debba cercare di spogliarsi dell’abito mentale con cui si è soliti giudicare le vicende che riguardano Berlusconi. Intendo dire che questa vicenda nasce la notte in cui fu fermata Ruby, portata in Questura e poi affidata alla Consigliera Regionale della Lombardia Nicole Minetti (già igienista) e potrebbe, in ipotesi, riguardare un qualunque Signor X.

Il nostro ipotetico Signor X interviene sulla Questura per dire che conosce la signorina Ruby, che lui è in grado di garantire per le sue generalità e per il suo affidamento, visto che la stessa risulta minorenne e in odore di prostituzione. Ad una qualsiasi persona di buon senso sembra normale (e sicuramente è doveroso) che una Questura, ricevuta con sollievo la notizia che Ruby è conosciuta e forse può essere tutelata da chi la conosce e può provvedere a lei, faccia un minimo sforzo di accertare che le cose stiano effettivamente come dice il Signor X. Si capisce che la Questura debba credere ma anche verificare chi è il Signor X, per capire se può davvero sbloccare la situazione e quindi garantire per Ruby. Garantire cosa? Che venga tutelata, riportata in un ambiente che le è familiare, magari estraneo ad ogni possibile equivoco che possa essere sorto circa la qualità della stessa Ruby, che è una sbandata, una randagia, una persona da tutelare ma non necessariamente una sprovveduta.

E allora, dando credito al Signor X, che casualmente nella circostanza è il Presidente del Consiglio, si opera in modo che tutto vada per il meglio. Capiamoci: che tutto vada per il meglio, che Ruby non venga nuovamente fermata, che eventualmente non dia nuovamente modo alla Questura di doversi interessare a lei perchè al sicuro, protetta da chi le vuole bene e può farle solo del bene.

Ecco: se il Signor X è Berlusconi, il Presidente del Consiglio questa certezza può ragionevolmente essere raggiunta per il solo fatto che Berlusconi si sia interessato della ragazza. Servono davvero molte altre garanzie? No, chiunque sarebbe convinto, per logica, che se Berlusconi, che è capo di Governo, si occupa di una persona, come dice di voler fare attraverso la Consigliera Minetti, questo accadrà davvero (e non voglio qui notare, se non en passant, che all’inizio si era parlato di Nicole Minetti, Consigliere Regionale della Lombardia incaricata della Presidenza del Consiglio dei Ministri: una delega formale? scritta? una delega una tantum o un incarico specifico presso Palazzo Chigi? una delega verificabile? un potere specifico per gli affidamenti di minori o una delega specifica per il caso Ruby?).

Ebbene, risulta accertato che l’incaricata di Palazzo Chigi si “disfa” di Ruby nell’arco di una firma: prende in consegna Ruby (ma prende in consegna Ruby o la nipote di Mubark, come asserito dal Signor X, ossia da Berlusconi?) e subito la lascia andare, che vada dove vuole, che torni a fare quello che stava facendo (batteva come sospettava la Questura?), che sparisca perchè, l’incaricata della Presidenza del Consiglio, non ha altro da fare, ha garantito per lei, quasi che si sia trattato di un errore nel fermo e non già di una minore da tutelare. Come si capisce agevolmente i fatti sono chiari: per portar fuori dalla Questura Ruby si scomoda Palazzo Chigi e sembra sia tutto normale. Sembra che l’affidamento vada fatto senza ulteriori accertamenti (che infatti saranno successivi e dimostreranno che c’è sicuramente una menzogna da parte del Signor Berlusconi), che si possa affidare alla Minetti la minore anche qui senza chiedersi pienamente che tipo di delega abbia la stessa Minetti.

Bene, anzi benissimo. Ma le risultanze successive dimostrano che tutto non va bene. Se Ruby non è la nipote di Mubarak, se le disposizioni di un giudice (il magistrato Fiorillo) vengono disattese perchè la parola del Signor X possono valere anche per le disposizioni impartite da chi è titolare della procedura di affidamento, se la Questura è stata gabbata, se la Minetti lascia subito andare Ruby non è che per caso si può pensare che qualcuno abbia voluto aggirare una procedura a tutela di un minore? Certo, il Signor X potrebbe aver detto cose inesatte ma quel che rimane è un senso di frustrazione, l’idea che si possa essere stati gabbati, che si sia elusa la legge, aggirandola, interpretandola e facendola propria perchè si gode di una superiorità politica e istituzionale che non è sindacabile. Quello del Signor X non è un ordine, è un modo per rappresentare la realtà per dire quello che si vuole che accada, sicuri che dall’altra parte non si arriverà a sfidare l’autorità di X, del Premier, di Silvio Berlusconi.

E siamo al dunque: il magistrato Fiorillo è stato escluso da una procedura che è diventata solo della Questura, che sbaglia riferimento e pensa che il Premier possa garantire per Ruby. Come se un imprinting errato possa far credere che per il fatto stesso che è intervenuto X, il Signor X, si possa modificare una prassi, si possa sostanzialmente non applicare leggi e disposizioni regolamentari, come se la parola di X potesse ipnotizzare, rassicurare e nel contempo deviare da doveri d’ufficio. Siamo in sostanza di fronte ad un travisamento, un colossale travisamento dove si manipola tutto e si gabbano intenzioni e regole unicamente per compiacere il Signor X, quel Silvio Berlusconi davvero molto interessato alle sorti di Ruby. Ma non è così, Berlusconi è davvero interessato solo a se stesso, a proteggere un mistero e a proteggersi da rivelazioni potenzialmente esplosive.

Questa di Ruby non è una vicenda politica. E’ la vicenda dello stupro di una legge, di una prassi. E’ un modo subdolo e beffardo per trarre vantaggi personali. Se si tiene su questo piano tutta la faccenda allora è semplice capire perchè una Procura può indagare il Signor X. Magistrati, Questura, le istituzioni sono deboli e possono essere condizionati dal Signor X, che mentendo, omettendo e deviando si è fatto beffe di tutto e di tutti. Ma questo è davvero possibile? Questo è davvero accettabile? Questo è davvero permesso in uno stato di diritto dove il senso del dovere e le regole sostanziali e formali di convivenza possono essere modificate a piacimento di chi ha (o pensa di avere) un potere superiore?

L’inchiesta di Milano appare solida, non fatta per il disbrigo di una formalità come pensava la sera in cui ha telefonato alla Questura il Signor X. Ma siccome il Signor X ha sempre pensato che tutto si possa aggirare, che tutto possa essere distorto e  deformato a fini personali adesso si accorge che non si può piegare la realtà dei fatti e le conseguenti prove ad un puro uso personale. I fatti che i magistrati di Milano stanno comprovando (ampiamente comprovando) non possono essere modificati o diversamente qualificati.

Stavolta non c’è un problema di privacy come sostiene, autorevolmente, Ostellino sul Corriere di ieri. Il Premier ha tutto il diritto alla riservatezza, ad una vita sregolata e smodata. Ma non può garantire per altri alterando fatti o impedendo in modo subdolo agli organi preposti di svolgere le proprie funzioni. Altrimenti non saremmo più in uno stato di diritto ma di fronte all’arbitrio di uno che, slegato da ogni legge, può dire e garantire, affidare e alterare, riformare implicitamente regolamenti e leggi. Spiace ricordarlo ma è proprio questo il caso in cui la legge deve essere uguale per tutti. Per chi mente, per chi disattende la legge stessa e per chi induce gli altri in errore.

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