Perchè la Lega non vuole l’abolizione delle Province


Sembra che esista una ragione ben chiara e comprensibile: mettere le mani sulle banche. A dirlo fonti del Pdl, alleati di Governo che comunque devono rinunciare a quote di potere (leggasi: posti e capacità di indirizzo). Il risultato è un balletto sull’abolizione delle Province che sta stancando e mantiene in vita istituzioni intermedie tra Comuni e Regioni con alti costi e poche e residuali funzioni.

di Paolo Biondi
ROMA, 16 giugno (Reuters) – A metà aprile Umberto Bossi aveva gridato: “Le banche più forti del Nord avranno nostri uomini ad ogni livello. La gente dice: prendete le banche e noi lo faremo”.

Gli effetti non si sono fatti attendere: il 22 aprile Luca Galli (della Fondazione comunitaria del Varesotto) e Rocco Corigliano (della Fondazione comunitaria di Ticino Olona), entrambi considerati vicini alla Lega, sono entrati nel cda della Cariplo, la potente fondazione lombarda di Giuseppe Guzzetti fra gli azionisti di controllo di Intesa Sanpaolo. Ma ben più significativa è stata l’ascesa di Marcello Sala, altro banchiere considerato organico alla Lega, che il 7 maggio è stato nominato vice presidente Vicario del Consiglio di gestione di Intesa.

Più o meno nelle stesse settimane Gabriele Piccini è stato nominato country manager, cioè punto terminale delle attività bancarie in Italia, di Unicredit.

Il neo governatore del veneto, il leghista Luca Zaia, ha esplicitamente rigraziato Alessandro Profumo per la nomina dicendo che “la banca più è local e più ci piace”. In realtà Piccini è lombardo di Seveso, con un passato professionale tutto interno alla banca di piazza Cordusio ed un passaggio ai vertici della filiale di Rovigo: uomo di conti e sportello, rapporti con i clienti più che di partito. Ma il segnale è bastato a Zaia.

L’attenzione del Carroccio per il mondo della finanza è legata alla necessità del nocciolo duro del suo elettorato, fatto di piccoli imprenditori e artigiani, di poter accedere al sistema del credito. Negli ultimi mesi i leader leghisti hanno dovuto partecipare a decine di assemblee di piccoli imprenditori che chiedevano una sola cosa: credito dalle banche.

Anche nelle recenti polemiche sulla soppressione delle province (prima inserita nella manovra 2011-12 poi tolta, poi riapparsa nella riforma delle autonomie locali alla Camera e risparita anche da lì), fortemente osteggiata dalla Lega, alcuni osservatori politici hanno visto un capitolo della lunga marcia di avvicinamento del Carroccio alle banche.

“Le province nominano decine di amministratori nelle ricche Fondazioni bancarie del Nord: perché rinunciarci proprio ora che la Lega è giunta a governare decine di province?”, dice a Reuters un parlamentare lombardo del Pdl.

In effetti il potere delle province nelle Fondazioni è enorme: solo nella Cariplo sono 13 quelle che esprimono propri rappresentanti fra i 20 riservati agli enti locali sui 40 della Commissione centrale di beneficenza, che esprime il cda. Ma anche Cariverona, Cassamarca e Crt (azioniste di Unicredit) e Compagnia di San Paolo (Intesa) hanno esponenti nei loro cda indicati da province.

L’uomo della Lega che sta tirando le fila dei rapporti con le varie banche è Giancarlo Giorgetti, il segretario della Lega Lombarda e presidente della commissione Bilancio della Camera, supportato dai due neo governatori leghisti: Zaia in Veneto e Roberto Cota in Piemonte.

Fonti politiche raccontano che Giorgetti ha subito chiesto, ottenendolo, un colloquio privato con il neo presidente del Consiglio di gestione di Intesa Andrea Beltratti. Il colloquio viene definito a Reuters dalle stesse fonti “molto cordiale”.

“La Lega, che in passato era stata partito di lotta e di governo, ora cerca di accreditarsi come partito d’ordine”, aggiunge la fonte.

Ed un esponente di governo del Pdl aggiunge anche che “la presenza di lunedì del ministro dell’Interno Roberto Maroni all’assemblea di Assolombarda testimonia l’intenzione della Lega di mostrarsi vicina alla grande industria e finanza”.

Una marcia di avvicinamento che si prospetta comunque lunga: “Per ora, in campo bancario, la Lega sta piantando delle bandierine, dei segnaposti, ma siamo ben lungi da un vera e propria presa della Bastiglia. Il primo appuntamento veramente importante sarà nel 2013 quando Guzzetti dovrà lasciare la Cariplo, aprendo la partita della successione all’asse Guzzetti-Bazoli nella Ca’ de Sass. Allora si capirà quanto pesa davvero la Lega”, aggiunge l’esponente di governo.

La “lunga marcia” – “ci vorrà tempo”, ha scritto Massimo Mucchetti sul Corsera – avrà numerosi passi intermedi: il primo sarà in autunno, quando scadrà il presidente Paolo Biasi ed il Cda di Cariverona (primo socio di Unicredit con il 4,98%). Alberto Statera su Repubblica ha scritto in marzo che Bossi “aspira ormai a diventare il primo azionista di piazza Cordusio”. E Zaia, in una intervista a Reuters, ha lanciato l’idea di un “federalismo bancario” per le grandi banche in quella che a molti è sembrata una Opa leghista su Unicredit.

Quello che è chiaro è che la Lega sulle banche si muove ormai in autonomia dal leader del Pdl più vicino al Carroccio, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Anche Tremonti è molto attivo e attento al mondo delle banche e delle Fondazioni con le quali è stato a lungo in guerra nel passato ed ha ora invece sottoscritto una tregua, rotta ogni tanto con alcune incursioni come la norma della manovra che ne pone la vigilanza sotto il controllo del Tesoro.

Ma Bossi, quando ci fu il tentativo di portare Domenico Siniscalco alla presidenza del Comitato di gestione di Intesa, commentando la mossa prese le distanze dal ministro del Tesoro, considerato l’ispiratore dell’operazione.

Forse aveva solo sentito odore di bruciato. Fatto è che anche il tentativo di aggredire il sistema bancario del Nord con la penetrazione nella Popolare di Milano alla cui presidenza c’è Massimo Ponzellini – amico di Tremonti ma anche parente di Giorgetti – sembra tramontato. “Il primo passo è stato cercare di rafforzare la Popolare, allargando anche i suoi perimetri con acquisizioni, ma si è dimostrata una politica difficile, che ha tempi lunghi”, disse una fonte politica a Reuters nel marzo scorso.

“La nuova linea di Tremonti è sbarrare la strada a Profumo”, disse la stessa fonte. Anche sull’Ad di Unicredit la linea della Lega, come dimostrano le continue dichiarazioni di Zaia, sembra volta invece al dialogo. E’ l’atteggiamento che più si addice ad una strategia di lungo corso.

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