Notizie a mente fredda


Berlusconi telefona a Floris dice la sua e non accetta contraddittorio. Più o meno tutti si mettono a ridere, più o meno tutti pensano che stia mentendo. Poi forse si farà il bis ad Annozero e ancora tutti, più o meno, a dire che Berlusconi è in difficoltà, che è risibile e mente. Finchè si sta su pezzo, finchè il bersaglio e grosso e si riesce a ridicolizzare il Premier va bene così. Poi arriva Luigi Crespi e ce la racconta lui. A mente fredda.

L’intervento del premier a Ballarò ha messo in evidenza una questione vera: spesso i dati forniti da Pagnoncelli fanno discutere.

E’ la stessa rappresentazione che fa discutere. Intenzioni di voto che includono, od escludono, forze politiche. Domande discutibili che meriterebbero una più attenta riflessione.

Martedì, in particolare, la telefonata di Berlusconi è sembrata giustificata non tanto dal singolo dato, che poco interessa e che attiene alla sua personale idea muscolare, ma rispetto al senso politico che la trasmissione andava manifestando.

Da una parte Silvio Berlusconi e il suo consenso politico che va riducendosi verso il lumicino, dall’altra il Superministro Tremonti, rappresentato come nuovo deus ex machina e leader ormai incontrastato del centrodestra. Da una parte la deriva, dall’altra la maestà che si staglia già sulle vette della politica nostrana.

Obiettivamente, questa è una raappresentazione drammaturgica che attiene più ai desideri che alla attuale realtà.

Davvero se al posto di Belusconi ci fosse Tremonti il centrodestra otterrebbe una vittoria nelle urne? Credo sinceramente di no. E credo lo sappia bene anche Tremonti che ben conosce i suoi limiti. Il chiaro deficit di simpatia, l’assenza del feeling empatico e la evidente antipatia che spesso accompagna i primi della classe, e devo dire anche una certa insicurezza, più volte manifestata sotto i riflettori, nel girarsi nervosamente verso il consigliere alle sue spalle.

Tremonti sa bene che l’arte del governare è cosa complessa e articolata. Ed è un’arte che soprattutto ha bisogno di chi come Berlusconi sa farsi capire dalla gente, riesce a comunicare con essa, sa dire quel che la gente vuol sentirsi dire.

Quindi si partiva da una tesi della trasmissione francamente surreale. Ed è questo il primo e sostanziale elemento di fondo.

E’ pur anche certo, e i dati in mio possesso lo confermano, che gli ultimi eventi non hanno giovato al consenso di Berlusconi. Il caso Scajola, la caduta di Bertolaso, i pasticci di Verdini, le continue polemiche interne e i veleni diffusi, l’assurda ed inutile battaglia sulla legge per le intercettazioni, e la Finanziaria confusa e contraddittoria sul piano della comunicazione, in un pasticciaccio brutto di annunci, proclami, smentite, ridda di voci: un insieme di elementi nel quale non ho contato uno positivo.

Appare quindi evidente un sostanziale cambio di “sentimento”: siamo passati dall’era dell’ottimismo che arrivava a negare la crisi e i suoi effetti, ad una visione tragica del disastro, e senza alcuna spiegazione, con un salto in lungo così evidente e così difficilmente comprensibile dall’opinione pubblica.

Eppure, nonostante il momento politico, economico e sociale non possa esser considerato tra i migliori, è pur sempre vero che il suo consenso è il migliore tra quello dei leader occidentali. Così come può sicuramente vantare una vittoria nelle elezioni di medio termine che ha messo in ombra la perdita di consenso del suo partito: non ultimi i 15 punti in meno in Sardegna e la vittoria del Pdl-Sicilia. Sono segnali importanti che evidenziano una situazione che certamente non va come nei momenti migliori.

Va però anche detto che la’opposizione non sembra vivere una situazione migliore: appaiono come attoniti, divisi e confusi e rappresentano il più grande alleato per Berlusconi e il suo governo, incapaci di costituire una vera alternativa.

Insomma, Berlusconi tiene più di chiunque altro leader occidentale, perche non c’è alternativa. Ma anche questo non può bastare, né consolare. Anzi deve far seriamente riflettere.

Infine, la polemica sulle percentuali non mi appassiona né mi stupisce. Il mio istituto ha assegnato a Berlusconi un ottimo 52%. Alessandra Ghisleri arriva al 62% anche perché non considera le non risposte e gli incerti. Pagnoncelli lo dà invece come pressoché morente.

Francamente tra i due tendo a credere più alla Ghisleri che non si ammanta di quell’aria di superiore imparzialità di cui costantemente si dota il verbo di Nando Pagnoncelli. Il presidente dei sondaggisti italiani ci dovrebbe invece spiegare sulla base di quali criteri è stato selezionato a Ballarò e quanto costa alla collettività.

Poi la Ghisleri, come tanti altri in verità, è stata tirata su in una buona scuola. La mia.

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