Spot del Dash


Una volta, quando si voleva esiliare un dirigente scomodo, c’era l’usanza di creare uffici appositi. Uffici dove eri dirigente di una struttura fantasma, senza una funzione operativa precisa. Così mi raccontano sia successo in molte aziende dell’ex Iri, come nelle amministrazioni pubbliche. Così abbiamo accumulato debito pubblico e possiamo immaginare perchè alla fine sia scoppiato un caso Alitalia, ferita recente per l’aviazione nostrana non ancora rimarginata dalla nuova Cai su cui è risorta.

Altro caso emblematico è la Rai. Sono convinto, anzi superconvinto, che un giorno quell’azienda dovrà portare i libri in tribunale perchè i suoi piani industriali sono spesso decisi con logiche unicamente politiche e non di mercato; ove fosse un problema il fatto che un’azienda culturale produca utili basti pensare che proprio una buona offerta culturale o informativa è di richiamo per un vasto pubblico che finisce per alzare gli indici di gradimento e quindi per richiamare attenzioni commerciali. Ma siccome anche il buon senso è stato espulso dalla Rai abbiamo recentemente avuto il caso di regolamenti (di vigilanza) inapplicabili e di un managment più incline a rispettare il dato formale che la logica aziendale dell’impresa. Quindi è stato tolto di mezzo Annozero; Ballarò ha seguito la stessa sorte in barba agli ascolti (alti) che questi programmi politici hanno sempre ottenuto.

Ma il caso sicuramente più inquietante è stato ed è, in questo momento, quello di Paolo Ruffini, silurato da Rai3 (e non bisogna neanche interrogarsi troppo sul perchè), attualmente in causa con l’azienda ma al centro di una recente riunione del Cda di viale Mazzini, in cui, il detto managment (in primis il Presidente Paolo Garimberti che ha più volte orgogliosamente ribadito le sue prerogative sulla formazione dell’ordine del giorno) ha esaminato proprio la posizione di Paolo Ruffini. Al quale non è stata chiusa la porta, anzi. E’ proprio stato destinato a qualcosa che non esiste: avete capito bene, gli è stato affidato un incarico di gestione per qualcosa che non esiste. Come riporta bene Dazebao (testata a cui esprimo anche solidarietà per il recente hackeraggio, sintomo probabile di un fastidio plurimo e diffuso):

di Francesco Sellari

Come volevasi dimostrare Paolo Ruffini è stato silurato da Rai 3 non per ottenere un incarico più prestigioso, bensì per essere messo da parte. Il Consiglio di amministrazione della Rai, approvando la proposta avanzata dal direttore generale, Mauro Masi, ha infatti stabilito i nuovi incarichi per l’ex direttore della terza rete, sostituito a novembre 2009 con Antonio Di Bella, e per Giovanni Minoli.

Se per quest’ultimo, alla soglia del pensionamento, si prospetta un ruolo prestigioso, la direzione della struttura del servizio pubblico destinata alle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, più il format La Storia siamo noi e Rai Dixit, Ruffini dirigerà Rai Premium, realtà che al momento non esiste e che dovrebbe consistere in un coordinamento tra Rai 4 e Rai Movie, ovvero il nuovo Raisat cinema, e Rai Educational, quando Minoli andrà in pensione a fine maggio.

Eloquente il commento del consigliere di minoranza Nino Rizzo Nervo: “Nella proposta fatta dal direttore generale e approvata a stretta maggioranza dal Consiglio mi è sembrato di rivedere lo spot del Dash: un fustino (la terza rete) in cambio di due (Rai Premium e Educational), ma in questi, a differenza che nello spot, non c’è il detersivo”. Se per Minoli il voto è stato unanime, la ricollocazione di Ruffini è passata solo con i cinque voti dei consiglieri di maggioranza. Tre i contrari, il presidente Paolo Garimberti, e oltre a Rizzo Nervo, il consigliere Giorgio Van Straten. Astenuto, Rodolfo De Laurentiis.

Non rispettati gli impegni

“Ho letto della mia nomina dalle agenzie. Non ne sapevo nulla. E per saperne di più mi sono procurato le delibere approvate oggi. Da quello che c’è scritto si capiscono due cose – ha detto Ruffini – La prima è che sarei, non da subito ma a partire da giugno, il nuovo direttore di Rai Educational. E che nel frattempo, da Rai Educational usciranno i suoi programmi principali, i suoi spazi di palinsesto principali sia sulle reti generaliste che su Rai Storia, e una ventina di persone ritenute strategiche per il progetto Rai per i 150 anni dell’unità d’Italia. La seconda è che non è stato rispettato l’impegno a nominarmi direttore di Rai Digit previsto nella delibera con cui sono stato rimosso da Rai Tre, e che sono stato nominato invece direttore di una cosa che ancora non esiste (Rai Premium) e che dovrà coordinare due canali (Rai4 e Rai Movie) con modalità operative tutte ancora da definire”.

Una discriminazione politica

In entrambi i casi (Rai Educational e Rai Premium) “non è chiaro poi il rapporto che dovrei avere – ha aggiunto Ruffini – con grandi professionisti come Giovanni Minoli e Carlo Freccero”. Dunque rimangono irrisolte le questioni del “demansionamento”, e della “discriminazione politica”. Ruffini si è già rivolto alla magistratura del lavoro per chiedere il reintegro. La prima udienza è prevista per il 29 aprile. La rimozione di Ruffini passò con l’opposizione del solo Rizzo Nervo. Anche il presidente della Rai  Garimberti votò a favore, nonostante i dubbi espressi dal presidente della commissione di vigilanza Sergio Zavoli, giustificandola come una decisione aziendale. Oggi Garimberti ha spiegato il suo no dicendo che non sono stati rispettati i patti: a Ruffini, infatti, sarebbe dovuta andare la direzione di Rai Digit, i canali tematici della Rai. “Sfumata la direzione dei canali digitali, che all’epoca fu presentata come un incarico strategico, più importante addirittura della Terza Rete, resta solo l’evidenza – ha dichiarato il responsabile comunicazioni del Pd, Paolo Genitiloni – della emarginazione di un direttore di cui tutti hanno riconosciuto qualità e successi professionali, e che, tuttavia, è sgradito all’attuale presidente del Consiglio”.

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