Certo, sono arrabbiatissimo


Sono del Nord e sono molto arrabbiato. Con la famiglia Bossi. Con la Lega. Con chi ha permesso il più bieco nepotismo sapendo di poterselo permettere. Candidare un figlio per un posto in regione, farlo eleggere (e non si dica che è il popolo che fa ‘ste cose) è il segno dello spregio per chi per anni ha creduto in un’idea e cerca una vera alternativa al sistema (che adesso non c’è).

La famiglia Bossi è contro l’Italia, i suoi membri non si sentono italiani. Però dall’ordinamento italico hanno avuto tutto. Da posti in Parlamento ad incarichi pubblici a spese del contribuente italiano.

Io sì, sono proprio arrabbiato. La famiglia Bossi la mantengo anche io e da loro ho ricevuto insulti al mio status di cittadino e di onesto contribuente. Di questo non li ringrazio.

One thought on “Certo, sono arrabbiatissimo

  1. Sotto il palco, uno striscione lo saluta: «Renzo figlio di Umberto, Lega figlia di Bossi». Una sorta di «fratellanza» che poco più tardi Rosy Mauro ribadisce: «Noi al progetto di Umberto ci siamo arrivati, lui ci è nato in mezzo». Ma in effetti il «Capo» ci tiene per davvero. Al punto da strizzare l’occhio: «Vi spiego come si vota. Voi mettete la croce sul guerriero, basta quello. Poi, se proprio volete un nome, c’è Bossi». Il leader leghista, però, tiene a sottolineare che a Renzo non è stato regalato niente: «Noi siamo quelli che mandano avanti chi lavora. E anche con mio figlio è stato lo stesso. Lo abbiamo fatto venire in consiglio federale e gli abbiam detto: vediamo un po’ quello che hai fatto ». La strada per arrivare alla serata di ieri è stata lunga. Molto è accaduto dopo che per la prima volta il capo leghista presentò il figlio ai militanti.

    Lo fece nel modo più simbolico possibile, in un’occasione ad altissima carica emotiva: Renzo apparve al suo fianco nel 2005 a Lugano, nella casa in cui abitò Carlo Cattaneo, alla prima uscita di Bossi dopo lo «schioppone» che l’aveva colto l’anno prima. Con i militanti con la pelle d’oca nel rivedere quel «capo» che in molti temevano aver perso. Dopo quel momento, l’atteggiamento del leader fu altalenante. Da una parte, l’orgoglio e la voglia di vederlo nell’agone. Dall’altra la preoccupazione di bruciarlo, di esporlo alla prima fila del fuoco mediatico senza la gradualità necessaria a chi ha un cognome meno impegnativo. Da qui la sdrammatizzazione della «trota», come lo ribattezzò a chi gli chiedeva se sarebbe stato il suo delfino. Da qui l’annuncio, nel settembre scorso: «Lascerà l’Italia. Qui lo attaccano per attaccare me». Poi, con le Regionali Bossi rompe gli indugi: «Ho visto che aveva trovato la sua strada». E il giovane Renzo sta alla parte. Parla di lavoro, conduce tutta la campagna elettorale da presidente dell’Aditer, una non notissima associazione delle imprese del territorio. Una scelta forse azzardata, visto che i presidenti di associazione imprenditoriale di 22 anni sono rari. Però, lui ci si butta: il lavoro è il filo conduttore di tutti i comizi. Con Bossi che incalza: «I nostri dovranno andare in Regione con le forbici. Per tagliare. Tutte le risorse devono andare per il lavoro». Il cuore di papà è soddisfatto: «È stato abbastanza bravo »

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...