Quella sua maglietta fina


Da Milano 2.0, storie di vita vissuta tra adolescenza e aule scolastiche (e poi di tribunale):

Liceo Virgilio, interno giorno. La scritta sulla maglietta della ragazza, quel “Kiss me before my boyfriend comes back” (“Baciami prima che torni il mio ragazzo”), cattura subito l’attenzione della professoressa, che, scossa dal potenziale significato sexy di quelle parole stampate a grandi lettere sulla t-shirt, imbastisce una lezione-discussione su quale significato quella frase potrebbe in realtà veicolare.

La situazione, a detta della ragazza che al termine di una lunga giornata molto sofferta ha deciso di parlare con i genitori e di agire per vie legali contro la docente, improvvisamente degenera.

La prof ci ha fatto scrivere i commenti emersi dal dibattito sul mio comportamento. Le mie compagne (è una classe tutta al femminile) hanno parlato di “mancanza di rispetto, mancanza di fedeltà, tradimento, superficialità” afferma fuori dall’aula scolastica la studentessa in causa, come riportato anche dal Corriere.

L’acme del disagio avviene quando, sempre secondo le dichiarazioni della ragazza, la professoressa, suggerendo di prendere appunti (appunti che successivamente serviranno come prova nel momento della querela), commenta elencando una serie di suggestioni tra le quali spiccano anche espressioni del tipo “esplicito messaggio sessuale, ragazza facile, idea di sesso prevalente“.

Per finire, ci sarebbe anche il riferimento decisamente sopra le righe e un tantino umiliante a una “cagna in calore“.

Il giorno dopo. La mamma della studentessa, indignata, accompagna la figlia a scuola facendo sapere che “certe cose non devono succedere. Un docente non si può permettere certi atteggiamenti“.

La madre continua la sua accorata difesa aggiungendo: “quella maglietta l’abbiamo comprata insieme, in vacanza. È accollata e lunga, per nulla sexy. È vero, l’altra mattina non ho controllato come fosse vestita mia figlia, ma non avrei mai immaginato che potesse succedere tutto questo“.

Paolo Saporiti, il preside del Virgilio, liceo milanese dall’ottima fama, convoca la professoressa e chiede spiegazioni. Lei, letteralmente, “cadendo dalle nuvole”, riferisce solo che la lezione è stata impostata prendendo spunto dalla vita quotidiana, come di solito succede in alcune classi del primo anno.

Secondo Saporiti, l’insegnante “è convinta di essere stata male interpretata. E comunque ha ripetuto più volte di non aver detto la parola cagna“.

Epilogo. Per sintetizzare meglio certa atmosfera di dichiarato disagio, fraintendimenti o meno, basterebbero le parole di una compagna di classe: “Io da settembre indosso solo magliette a tinta unita per questo motivo” (fonte immagine).

2 thoughts on “Quella sua maglietta fina

  1. Sono uno studente del Liceo Virgilio, la situazione lì è molto tesa, c’è una cappa di conformismo prevalente, non c’è dialogo con i professori, nozionismo, l’idea che loro hanno della sessualità è distorta, hanno richiamato degli studenti che giocavano a carte durante l’ora di religione

  2. Derek, il tuo commento mi sembra interessante perchè esprime bene uno stato d’animo. Però no, durante religione non si gioca a carte…al limite non si fa religione🙂

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