La scuola dai tagli agli abusi: niente iscrizione e pagella senza “contributo volontario”


Costituzione della Repubblica Italiana

Parte I – Diritti e doveri dei cittadini
Titolo II – Rapporti etico-sociali

Articolo 34

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

La nostra Costituzione  è chiara in merito di istruzione: obbligatoria e gratuita per almeno otto anni. Se non bastasse, esiste una circolare del Ministero dell’Istruzione a ricordare che le iscrizioni a scuola ad anni successivi al primo sono automatiche.  

Ma il problema è che i tagli operati nell’ambito dell’istruzione pubblica hanno ridotto le scuole italiane sul lastrico. Le loro casse sono vuote e, così, alcune di esse hanno cominciato a pretendere il cosiddetto “contributo volontario” da parte delle famiglie degli studenti, pena il rifiuto ad accettare le iscrizioni o di consegnare le pagelle dei loro figli.

Nel labilissimo dubbio che sia necessario chiarirlo, il “contributo scolastico”  è una cifra che gli istituti possono chiedere a titolo volontario alle famiglie per aiutarli a far quadrare i conti, ma che invece da un po’ di tempo si sta trasformando in un obbligo. A cui, giustamente, non tutti vogliono sottostare. Siamo, pertanto, davanti ad un abuso in piena regola, ad una illecita pretesa che la progressiva chiusura dei cordoni della borsa da parte del Ministero non giustifica in alcun modo. Sembra che questa situazione vada avanti già da qualche anno, che tutti sappiano, qualcuno ogni tanto denunci, eppure il Ministero non è mai intervenuto. Di fronte al caos generale, solo l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna, 5 anni fa, decise di redigere un documento per spiegare che il contributo è  di fatto volontario e non può essere preteso da alcuna scuola. Evidentemente, però, il caso dell’Emilia Romagna è rimasto isolato e inascoltato. Stanco e indignato, Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, portale fra i più seguiti sui temi della scuola, ha deciso di avviare un’inchiesta. In pochi mesi si sono fatte avanti almeno una sessantina di persone, sparse in tutt’Italia, a raccontare vicende più o meno simili fra loro. Eccone alcune:

A Torre Annunziata (Napoli), il secondo circolo didattico Giancarlo Siani ha rifiutato, quest’anno, l’iscrizione dei tre figli di un uomo disoccupato, mandandogli a casa i bollettini del “contributo scolastico”.  L’uomo non aveva pagato lo scorso anno, e così l’istituto voleva fargli capire qual era il “problema”. E’ bastata una minaccia di denuncia e la scuola ha aperto le porte delle sue aule ai tre bambini.

A Genova, un genitore ha fatto partire una querela contro il liceo scientifico Cassini, dopo che per il secondo anno di seguito non ha avuto la pagella della figlia che ora ha 16 anni. Il dirigente scolastico è accusato di concussione e omissione di atti d’ufficio.

All’istituto tecnico per geometri Giorgio Ambrosoli di Roma, da un anno all’altro, il contributo volontario è aumentato del 60 %, passando da 120 a 200 euro l’anno. Tanti hanno pagato, ma una mamma che si è rifiutata non ha avuto il pagellino del primo trimestre di suo figlio. Solo dopo essere andata in segreteria a chiedere una dichiarazione scritta della scuola su quello che stava accadendo, ha ricevuto la pagella del secondo trimestre.

L’istituto professionale Pietro Verri di Busto Arsizio, invece, ha addirittura messo nero su bianco le sue condizioni. Il 16 febbraio scorso, in una lettera indirizzata alle famiglie, l’istituto ha inserito fra le tasse scolastiche anche il contributo volontario, specificando che senza il pagamento non sarà più rilasciato alcun tipo di atto o documento (certificato d’iscrizione e frequenza, di voti, diploma etc.).

Qui i problemi sono due, correlati fra loro: la scuola che non ha fondi e, allora, ricatta. Non c’è un peggiore dei due.

Amleto viveva in un castello della Danimarca, ma diceva: “C’è del marcio in Danimarca”!

One thought on “La scuola dai tagli agli abusi: niente iscrizione e pagella senza “contributo volontario”

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