Libertà di stampa assoluta: l’Islanda


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L’Islanda si appresta a diventare il paradiso terrestre del giornalismo. I deputati islandesi hanno lanciato un’iniziativa per i media moderni con il chiaro scopo di attrarre sull’isola le principali testate online del giornalismo investigativo a livello internazionale, assicurando loro una forte protezione legale.

Questo è il succo di una proposta di legge presentata dai politici dell’opposizione all’Althingi, il Parlamento di Reykjavik, che sarà discussa martedì prossimo.

Con l’aiuto di Wikileaks, un sito internet di denuncia giornalistica, la fredda isola nordica ha deciso di diventare l’ultimo bastione di difesa della libertà di stampa e di espressione, in modo assoluto e senza censure.

Secondo Robert Marshall, deputato ed ex giornalista, l’”Iniziativa per i media moderni”, questo il nome della proposta, ha l’obiettivo di costruire un “paradiso della libertà di informazione”, anche per contrastare la possibilità di un “turismo da diffamazione”, ovvero ciò che è molto famoso in Gran Bretagna. I tribunali anglosassoni sono infatti diventati la meta preferita degli accusatori, che cercano di guadagnare soldi e pubblicità da una legislazione estremamente favorevole in materia di diffamazione. Proprio per questo motivo, la Camera dei Lord ha recentemente creato una Commissione con il compito di valutare la possibilità di rettificare la legge, rendendo più difficile per gli stranieri la presentazione di cause in Gran Bretagna.

La proposta è piaciuta ai cofondatori di Wikileaks, Julian Assange e Daniel Schmitt. Il sito, al momento chiuso per problemi economici, ha avuto nei mesi scorsi un ruolo determinante per mettere fine alla crisi finanziaria in cui versava il Paese islandese. Alla principale emittente nazionale fu impedito di rivelare una lista dei creditori del sistema bancario al collasso, e tale lista fu diffusa da Wikileaks, insieme alla pubblicazione di una serie di altri documenti scottanti che provavano lo scarico in mare di 400 tonnellate di rifiuti tossici da parte della multinazionale svizzera Trafigura.

Se la proposta diventasse legge, si potrebbe davvero gridare al ritorno del giornalismo come “watch dog” (cane da guardia, ndr), non più al servizio della classe politica di turno.

Emanuele Ballacci

2 thoughts on “Libertà di stampa assoluta: l’Islanda

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