Coop e la finanza


Da Indymedia:

Coop: gli utili arrivano dalla finanza più che dai supermercati

MEDIOBANCA ANALIZZA PER LA PRIMA VOLTA L’IMPERO DELLE COOPERATIVE COSTRUITO SUI PRESTITI DEI SOCI

Titoli prontamente liquidabili per sei miliardi di euro circa, di cui si aggiungono 2,8 miliardi di altre attivita immobilizzate (molte delle quali finanziarie), 1,5 miliardi di partecipazioni non consolidate, soprattutto in importanti gruppi quotati italiani, e una dotazione di cassa di 1,5 miliardi di euro, per un to­tale di quasi 11,8 miliardi. Sen­za contare immobilizzazioni materiali nette per 7,4 miliardi di euro. Ecco la potenza di fuo­co della finanza rossa di Falce e carrello, per dirla con Bernardo Caprotti di Esselunga, quella del: “Allora? Siamo padroni della banca?” della telefonata di Piero Fassino all’allora numero uno di Unipol Giovanni Con­sorte. Quella telefonata e l’esta­te dei furbetti del quartierino hanno alzato il velo su una delle più opache operazioni finan­ziarie della storia recente italia­na, la scalata alla banca romana Bnl da parte di Unipol (a feb­braio dovrebbe iniziare il pro­cesso penale di primo grado a Milano), che ha dimostrato la potenza finanziaria dell’univer­so cooperativo. In special mo­do della cooperazione cosid­detta “dei consumatori”, cui non si dava molto credito fino a quel momento.

FINANZA & CARRELLO. A fare i conti a questa provincia dell’universo Legacoop, per la precisione dell’aggregato dei bilanci delle 11 maggiori socie­tà che si riconoscono sotto Ancc-Coop, ovvero la grande di­stribuzione dei supermercati e centri commerciali, ci ha pensa­to per la prima volta in Italia R&S Mediobanca, che con uno stu­dio sulle ultime 5 annate di bi­lancio fino al 2008, dalle quale emerge subito un dato fonda­mentale, ovvero quegli 11,8 mi­liardi euro circa di attività finan­ziarie distribuite all’interno del­le società. Una cifra enorme, su­periore alla Finanziaria 2010 da poco varata dal governo, che si specchia nell’altra fortuna del mondo cooperativo, ovvero gli 11,3 miliardi di euro del cosid­detto prestito soci: il vero teso­ro delle Coop, l’immenso serba­toio di liquidità che ha permes­so alla cooperazione di crescere fino a diventare leader in Italia svincolandosi dalle banche, il cui contri­buto finanziario è molto limitato ri­spetto ad altri sog­getti dello stesso set­tore. Ma questi soldi non sono solo utilizzati pergli investimenti nel business della distribuzione: anzi, le Coop sembrano essere più interessate alla gestione finan­ziaria che non a quella industriale. Dai bilanci, secondo gli ana­listi di Mediobanca, emerge che la gran parte degli utili aggregati deriva proprio dall’intermediazione dei titoli e gestione delle partecipazioni (ci sono delle so­cieta ad hoc, come la Simgest) e non da quella dei supermercati. Si prenda, ad esempio, il 2007, su 11,17 miliardi di euro di fat­turato aggregato netto, il margi­ne operativo netto, ovvero quel che resta dopo aver spesato tut­ti i costi relativi all’attività carat­teristica, è pari a 16,4 milioni di euro, mentre l’utile netto e pari a 113 milioni di euro. La diffe­renza, 98,3 milioni, è il frutto sia della gestione finanziaria (il sal­do finanziario è positivo per 332 milioni) sia di quella straordina­ria del tesoro della Fort Knox rossa.

L’ANNO NERO. Nel 2008 però le cose sono cambiate, e anche molto. Nonostante la Coop sia attiva nel settore ali­mentare, anticiclico per eccel­lenza, proprio la sua fortissima esposizione finanziaria ha por­tato i conti aggregati in rosso per 183,9 milioni di euro. Per­dite molto pesanti che, ironia della sorte, sono state alleviate in parte proprio da un provve­dimento del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti (dl 185/2008), che ha consentito una sorta di moratoria sulla va­lutazione al prezzo di mercato dei titoli in portafoglio (le Borse erano crollate), senza la quale a quelle perdite se ne sarebbero aggiunte altre, stimate dagli ana­listi di Mediobanca per 157 mi­lioni di euro nella migliore delle ipotesi. Sì, perche una plusva­lenza immobiliare da 276,5 mi­lioni di euro contabilizzata dalla Coop Consumatori Nordest, peraltro contestata dai revisori dei conti, ha permesso di ripianare le perdite su opzioni (strumenti derivati) per 239 2 milioni di euro. Rifatti i conti senza plusvalenza, il sistema Coop avrebbe perso 460 milioni di euro, perchè il contributo dei supermercati è stato pari a 55 milioni di euro su un fatturato di 11.8 miliardi. E pensare che proprio Tremonti a giugno 2008, aveva modificato a loro sfavore il trattamento fiscale differenziato di cui godono, quasi uniformando le cooperative alle altre società di capitale e soprattutto alzando la tassazione sugli interessi del prestito soci dal 12,5 al 20 per cento in modo da renderlo meno appetibile di altri strumenti. Un provvedimento che aveva fatto arrabbiare molti vertici di Ancc, con il presidente Aldo Soldi, allora imbufalito: “ci hanno messo le mani in tasca senza cercare il dialogo” aveva detto, commentando anche il prelievo forzoso del 5 per cento sugli utili 2008-2009 (e, ironia della sorte, il 2008 si è chiuso in perdita) per il fondo dei meno abbienti, alla stregua dei petrolieri.

(Alfredo Faieta – Il Fatto Quotidiano)

2 thoughts on “Coop e la finanza

  1. che schifezza con il paravento della “cooperazione” fanno una concorrenza sleale agli altri operatori economici e fanno profitti stratosferiti alla faccia del fisco (penchè pagano poco o niente di tasse come cooperativa). Che la gUARDIA DI FINANZA si svegli!!!

  2. Dopo la molto studiata evasione fiscale a quando una mappatura dell”esenzione e del privilegio fiscale,dalle cooperative ai beni ecclesiastici alle fondazioni? Molte coop non fanno altro che noleggiare lavoro altrui avvalendosi di contratti scadentissimi(es.Sanità privata o commercio)e regime fiscale di favore alterando il mercato del lavoro e facendo concorrenza sleale sia ai lavoratori a tempo indeterminato che alle aziende non cooperative.

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