Prostituzione: situazione in Svizzera


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Una piattaforma di discussione intercantonale sulla prostituzione e la migrazione in Svizzera : è il progetto avviato a febbraio dall’Ufficio federale della migrazione, su richiesta dei cantoni, per condividere esperienze e preoccupazioni.

Se la prostituzione è solo una delle tante facce della migrazione, è anche uno degli aspetti più difficili da gestire. In Svizzera il Codice penale non ne vieta l’esercizio e i cantoni sono liberi di legiferare. Ne risultano situazioni assai diverse da un angolo all’altro del paese.
Di fronte all’aumento della domanda di sesso a pagamento e ai nuovi flussi migratori, le sfide non sono certo indifferenti: la tratta degli esseri umani, i rischi sanitari, la violenza o la droga sono solo alcune delle problematiche indirettamente legate alla prostituzione.

La legge come strumento di controllo

Le strategie portate avanti sono diverse. In quasi tutti i cantoni latini esistono delle leggi ad hoc per tenere sotto controllo la prostituzione e lottare contro violenza e droga. Alcuni hanno introdotto anche l’obbligo di annunciarsi per tutte le persone attive in questo settore con un permesso di soggiorno valido.

Una misura che facilita il lavoro della polizia e delle autorità nell’analisi dell’evoluzione del fenomeno. «Grazie all’obbligo di annunciarsi alla polizia, le prostitute e i prostituti regolari tengono sotto controllo il mercato, denunciando coloro che lavorano illegalmente», spiega Eric Grandjean responsabile della comunicazione alla polizia cantonale ginevrina.

Cantoni latini all’avanguardia

Questi progressi non sono sfuggiti ai cantoni svizzero-tedeschi – promotori della giornata di scambio – che inizialmente avevano preferito astenersi dal legiferare in materia. Secondo le autorità, gli strumenti giuridici in vigore a sud delle Alpi e in Romandia permettono per lo meno di tenere sotto controllo il mercato del sesso e la presenza di prostitute e saloni di massaggio.

Berna e Zurigo hanno così deciso di muoversi nella medesima direzione. «Il nostro obiettivo è proteggere le prostitute e verificare le condizioni nelle quali lavorano», spiega Florian Düblin, del servizio migrazione del canton Berna.

Ciononostante, il crimine organizzato continua a preoccupare e non solo le autorità della capitale. A Zurigo, il mercato del sesso gestito da bande rom è una realtà, come conferma Rolf Vieli responsabile del progetto «Rotlicht» e «Langstrasse Plus». «Per aumentare i guadagni, questi protettori fanno arrivare le ragazze in città, le fanno lavorare 90 giorni e poi le spediscono verso un altro paese».

Minaccia dall’est

A Sud delle Alpi, sono invece le gang italiane e balcaniche a prendere piede. Per arrestarne l’avanzata, il Ticino sta vagliando un nuovo progetto di legge che mira a regolarizzare i lavoratori stranieri. Il Parlamento ha infatti approvato una mozione del coordinatore dei Verdi Sergio Savoia, «Per una vera strategia di riduzione del danno nel campo della prostituzione», che chiede l’introduzione di un permesso temporaneo di lavoro per le prostitute provenienti dai paesi non membri dell’Unione Europea.

Secondo Attilia Cometta, della sezione cantonale dei permessi e dell’immigrazione, «si tratta di una proposta interessante e innovativa che dovrebbe essere presa in considerazione anche a livello federale». Un progetto pilota potrebbe essere lanciato nei prossimi anni. «Come per il divieto di fumo, il Ticino potrebbe servire da modello nazionale», auspica il promotore Sergio Savoia.

Turismo del sesso

Permettere alle prostitute e di uscire dalla clandestinità significa anche colpire indirettamente il crimine organizzato. Negli ultimi anni in Ticino il nucleo antiprostituzione TESEU ha moltiplicato le retate per cercare di allontanare le organizzazioni mafiose.

Se la qualità dell’offerta genera un vero e proprio turismo del sesso nei cantoni di frontiera, anche le prostitute hanno tendenza a spostarsi continuamente. Lavoratrici e lavoratori del sesso non restano a lungo nei bordelli e nei saloni di massaggio, varcando i confini cantonali a una velocità impressionante e facendo perdere le loro tracce per poi riapparire qualche mese più tardi.

Nicole della Pietra, swissinfo.ch
(Traduzione e adattamento dal francese)

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