Imputato? Per poco ma sicuramente la farà franca


La si pensi come si vuole ma sul processo breve sembra proprio che si fatto un altro pasticcio. Qui non si vuole sostenere alcuna ragione in particolare. Semplicemente si prende atto che il Governo ha voluto intervenire, una volta di più, con un provvedimento che fa discutere e non risolverà il problema della giustizia.

Luigi Ferrarella si chiedeva nei giorni scorsi, non molto retoricamente, cosa sia un processo giusto. In sostanza che sia giusto o all’italiana, breve o lungo siamo davanti ad una nuova norma che lacera il tessuto giudiziario, divide gli animi ma non ci propone una soluzione coerente.

Perchè di coerenza avremmo innanzitutto bisogno. E stiamo parlando di norme generali e penali. Siamo cioè in un campo che investe reati comuni quanto aspetti, forse non compiutamente valutati, di sicurezza e coesione sociale.

Si prenda il comune furto, la rapina o casi più complessi in cui si svolgono indagini delicate di riciclaggio o di truffa: ebbene tutti reati che hanno una oggettiva complessità, che necessitano di tempi consoni e talvolta dilatabili per avere risposte certe. Per raggiungere quella che potremmo chiamare la verità.

Badate che non si vuole sostenere che il processo com’è oggi è giusto, tempestivo ed equo: tutt’altro. Ma ridurre i tempi con cui si raggiunge la verità non vuol dire appurarla meglio nè rendere certa quella verità diversa: un fatto conclamato e di pubblico dominio rimane tale anche senza il bollo di un’aula di giustizia.

Semmai si tratta di capire dove stia oggi il problema reale della giustizia: gli organici sono coerenti con gli standar di sicurezza e giustizia che si è posto il paese? le risorse sono adeguate? Ma soprattutto: si può stabilire un termine ultimo per avere una sentenza giusta senza davvero aver aumentato la credibilità complessiva del sistema giustizia?

Si osservi che spesso è proprio la parte accusata a voler dilatare i tempi del processo, non l’icapacità dello Stato di arrivare a sentenza. E allora: non sarebbe meglio intervenire una volta in più in modo organico sul diritto di difesa e sulla calendarizzazione delle udienze? Non sarebbe utile pensare ad un processo snello senza comprimere quei tempi della giustizia che non tanto lo Stato ma tutta la struttura giudiziaria ha gonfiato fino a trasformare la verità processuale in una verità mediatica (perchè c’è spesso ansia, nell’opinione pubblica, di capire e dire la propria) o in una verità insensata (perchè lontana dai fatti e dal sentire del momento).

In buona sostana il taglia-tempi non risponde a nessuna esigenza e potrebbe rivelarsi un modo di spendere altri soldi senza raggiungere certezze. Perchè ove rimanga l’obbligatorietà dell’azione penale e si perseguano reati che mai daranno una sentenza in tempi consoni si potranno fare tanti processi. Ma ci saranno anche tante interruzioni e decadimenti che impediranno di raggiungere certezze.

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