Un ponte in sospeso


I Giudici contabili sollevano tanti dubbi e perplessità supportati da dati tecnici oggettivi.

(Indymedia) – Il costo preventivato è già lievitato di un miliardo e mezzo. Mentre restano incerte le valutazioni sui flussi di traffico, le garanzie sulla sicurezza e sulla compatibilità ambientale di un’opera ad un’unica campata di oltre 3 km di lunghezza che non ha precedenti al mondo. La Corte dei Conti, in una relazione, solleva dubbi sulla fattibilità del ponte sullo Stretto chiedendo al governo spiegazioni su alcune questioni logistiche ed economiche. La spesa dell’infrastruttura era stimata nel 2003 a 4,7 miliardi di euro mentre ora è indicata in 6,1 miliardi per la felicità della società appaltatrice dei lavori, la “Stretto di Messina spa”. In questo lasso tempo è stato aperto solo un cantiere fantasma a Villa San Giovanni, inaugurato lo scorso 24 dicembre, e dal governo sono stati investiti quasi 2 miliardi (470 milioni sbloccati nell’ultima Finanziaria). Inoltre le stime di traffico – sottolineano i magistrati contabili – sono state formulate nel 2001 e «potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica». «Un modello superato», come ammette l’architetto Remo Calzona, uno tra i principali progettisti dell’opera, che insieme ad altri ex tecnici denuncia tre problemi al momento non risolvibili: il pericolo sismico, il sistema idrogeologico e l’eccessiva lunghezza della campata con 32 punti di crisi a rottura di cui 15 insormontabili. Il progetto, infatti, infrange ogni primato sinora esistente (lunghezza dell’impalcato, larghezza della sede stradale e ferroviaria, altezza delle torri e diametro dei cavi): rispetto al ponte più lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, quello giapponese di Akashi-Kaiky che ne ha una unica di 1.991 metri, l’opera sullo Stretto avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a 3.300 metri.

«Rimangono poi irrisolti i problemi di impatto paesaggistico», spiega Alberto Ziparo, docente universitario e noto urbanista, che, come tutti gli ambientalisti, si compiace per la relazione della Corte dei Conti (invitata ad esprimersi sotto la pressione del Wwf) che accoglie le rivendicazioni del movimento contrario all’infrastruttura. «Le vere priorità dell’Italia e del Mezzogiorno sono altre: la messa in sicurezza dei territori, la realizzazione di collegamenti ferroviari efficienti (la maggior parte dei treni al sud viaggia ancora su binario unico) e la realizzazione di una rete idrica per portare l’acqua in città che ancora sono servite da autobotti» affermano all’unisono Bonelli (Verdi), Della Seta (Pd), e Pesacane (Forum Ambientalista). Più cauto nel cantar vittoria Gino Sturniolo dei no-Ponte. «I magistrati ci danno ragione ma il percorso per la costruzione continua – commenta l’attivista – Il governo investirà semplicemente altre risorse per un nuovo progetto».
Ma l’infrastruttura verrà mai realizzata? «Non credo, serve solo per regalare denaro pubblico alle ditte private e come tema da sbandierare nelle campagne elettorali» conclude Sturniolo. Incuriosisce la posizione di Pietro Ciucci. L’amministratore delegato della Stretto di Messina spa prende atto «con soddisfazione» della conclusione dell’indagine avviata dalla Corte dei Conti, confermando «il pieno impegno ad effettuare una costante valutazione di tutti i principali aspetti tecnico-operativi del progetto, con particolare riferimento alla fattibilità tecnica, compatibilità ambientale nonché all’aggiornamento delle stime di traffico». Il restyiling del ponte sembra essere il prossimo passo del governo.

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