1 gennaio, anniversario fondazione di Fatah


Come ogni primo giorno dell’anno, Al Fatah (in arabo “la vittoria con lotta santa”) ha celebrato l’anniversario della propria fondazione. Risale infatti all’1 gennaio di quarantacinque anni fa la prima offensiva contro Israele del movimento di resistenza politica e militare creato da Jasser Arafat nel 1959. Obiettivo dichiarato fin dalla sua origine: “la liberazione dei territori palestinesi dall’entità sionista”, scopo perseguito dal ’65 in poi con la lotta armata.

Due anni dopo è la guerra dei 6 giorni a determinare il salto di qualità del movimento nel panorama politico. La sconfitta araba e l’occupazione israeliana della striscia di Gaza e della Cisgiordania rinforzano il ruolo della guerriglia palestinese.

In migliaia lasciano i campi profughi palestinesi e si arruolano tra le file di Fatah.  I fedayn, volontari combattenti, moltiplicano gli attacchi armati contro Israele che culminano in atti di terrorismo internazionale.

L’assassinio di 11 atleti israeliani durante i giochi olimpici di Monaco del 1972 resta tra le pagine più sconvolgenti del terrorismo mediorientale. L’azione del commando formato da attivisti di Fatah e Settembre Nero è clamorosa, la questione palestinese si impone con violenza agli occhi del mondo.

Agli inizi degli anni ’80, dopo l’invasione del Libano da parte di Israele, una grave crisi interna fa vacillare l’ala più estremista di Fatah. Si fa strada la linea del dialogo di cui Arafat è fautore. Aumenta il peso di Fatah all’interno dell’OLP,(Organizzazione per la Liberazione della Palestina in arabo: منظمة التحرير الفلسطينية, Munazzamat al-Tahrīr al-Filastīniyya) e ne occupa i posti chiave, ma aumenta anche il senso di frustrazione del popolo palestinese. Frustrazione che esplode con la prima Intifada, la sollevazione di massa dei palestinesi contro il dominio israeliano. Durerà sei anni, e si conluderà con gli Accordi di Oslo nel 1993 ed il mutuo riconoscimento dei due popoli.

Nel 1996 Fatah converge nella neocostituita Autorità Nazionale Palestinese con al vertice il capo storico del movimento, Arafat. Con la seconda Intifada, nel settembre del 2000, comincia a sgretolarsi il dominio politico di Fatah e, con la morte di Arafat, Hamas diventa un avversario sempre più serio.
Il trionfo alla urne di Hamas nel 2006 ne è la conferma. Fatah, sconfitta, vacilla dilaniata dallo scontro interno. Alla testa del partito viene eletto Mahmoud Abbas, noto anche come Abu Mazen, che dal gennaio 2005 è presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, carica precedentemente ricoperta fino alla morte da Arafat.

Proprio nei giorni scorsi, però, Abu Mazen ha dichiarato che non intende ripresentarsi alle prossime elezioni per la carica di presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, perchè il processo di pace con Israele attraversa una fase di paralisi.

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