Cina: scontri etnici nel Xinjiang, un massacro


euronews

Gli scontri etnici più violenti degli ultimi decenni hanno provocato 140 morti e oltre 800 feriti in un solo giorno a Urumqi, capoluogo della regione cinese del Xinjiang.
La sommossa ha messo gli uni contro gli altri migliaia di uiguri, musulmani turcofoni che rappresentano la maggioranza nella regione ma non nel capoluogo, con cinesi Han. La repressione di polizia ed esercito ha fatto il resto, col bilancio delle vittime destinato probabilmente ad aggravarsi. Centinaia gli arresti effettuati.
I rappresentanti del governo cinese attribuiscono la responsabilità del massacro agli uiguri: “Hanno approfittato di un incidente accaduto il mese scorso in una fabbrica per provocare il conflitto – dice il capo della polizia -. Hanno anche usato Internet per organizzare i disordini”.
Gli uiguri accusano invece il governo di Pechino di una costante repressione politica e religiosa nei loro confronti. L’ordine è tornato a Urumqi con un vasto dispiegamento di militari.
Il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha approfittato della visita a Roma del presidente cinese Hu Jintao nel quadro del G8 per sollevare la questione del rispetto dei diritti umani. Il progresso economico e sociale della Cina – ha detto Napolitano – pone nuove esigenze per il rispetto dei diritti fondamentali.

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