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Immigrazione a tempo

(La Notizia) – In aumento i casi di ingresso clandestino in Svizzera. Più del 50% dei casi coinvolgono cittadini nigeriani.

CHIASSO – Sembrano le più pessimistiche previsioni di un’associazione populista e xenofoba, e invece sono i dati statistici ufficiali, pubblicati dalle autorità svizzere: ogni sei ore un immigrato cerca di entrare clandestinamente nella Svizzera italiana.

Lo afferma un comunicato ufficiale dell’amministrazione federale delle dogane: soltanto nell’ultimo mese di novembre la polizia di confine del Ticino ha scoperto ben 127 soggiorni illegali, di cui 65 di cittadini con nazionalità nigeriana.

Per le autorità li fenomeno ha «avuto un’impennata» nell’ultimo periodo, ma è stato «prontamente contrastato» grazie a «controlli mirati» soprattutto nel traffico ferroviario.

Stando alle indagini, i movimenti clandestini si sono concentrati nella zona di Chiasso e sulla prospicente linea ferroviaria. In più del 50% delle occasioni si trattava di cittadini nigeriani che tenvano l’accesso per inoltrare richiesta di asilo alle autorità elvetiche.

L’amministrazione ticinese ha reagito rinforzando il numero di guardie di confine, chiedendo aiuto anche ad altre zone della Svizzera, e garantisce «intensi controlli». Il fenomeno è comunque definito «in aumento».

Red. Int.

11 Dicembre 2009 Pubblicato da loriscosta | Svizzera | , , | Ancora nessun commento.

La Svizzera al voto

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(La Stampa) – Oggi si vota sulla controversa proposta della destra nazionalista

GINEVRA
Domenica di referendum oggi in Svizzera. Al termine di un’accesa campagna, gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su una controversa iniziativa della destra nazional-conservatrice che chiede di vietare la costruzione di nuovi minareti.

Un secondo referendum vuole bandire le esportazioni di materiale bellico, ma è la questione dei minareti ad aver polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, in Svizzera e all’estero. Secondo i promotori, i minareti sono un simbolo del potere islamico, più che religioso, e per questo devono essere banditi. Contro il divieto, giudicato discriminatorio e pericoloso, si sono schierati il governo e la maggioranza dei partiti. Nell’ultimo sondaggio, l’iniziativa risultava respinta dal 53% degli intervistati.

I musulmani, che sono il 5% della popolazione elvetica, dispongono di circa 200 luoghi di preghiera in Svizzera, ma solo quattro minareti, che non sono usati per il richiamo alla preghiera. L’iniziativa «Per il divieto di esportare materiale bellico», sostenuta da una coalizione capeggiata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, chiede che la Confederazione sostenga e promuova gli sforzi internazionali nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti. Domanda inoltre il divieto di esportazione e di transito di materiale bellico. Stando ai sondaggi dovrebbe essere bocciata. Le urne chiudono alle ore 12.00 e i primi risultati sono attese nel pomeriggio.

29 Novembre 2009 Pubblicato da loriscosta | Svizzera | , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Quanto si guadagna in Svizzera?

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(Da La Notizia):

Un’indagine dell’ufficio federale di statistica fa i conti nelle tasche degli svizzeri. Metà della popolazione guadagna più di 5′832 franchi al mese.

BERNA – Quando guadagna un cittadino svizzero? Lo rivela un’indagine del Ufficio federale di statistica presentata ieri a Berna e riguardante il biennio 2007/2008. Il 50% degli svizzeri percepisce mensilmente più di 5′823 franchi (pari a 3′850 euro; al netto delle imposte circa 4′500 franchi / 3′000 euro), mentre il 50% riceve uno stipendio inferirore.

Il 10% di chi ha un salario più basso ritrova ogni mese in busta paga meno di 3′848 franchi, mentre il 10% di quelli meglio remunerati ottiene addirittura una paga superiore a 10′538 franchi.

5′823 franchi rappresenta dunque lo stipendio “mediano”, ovvero quella soglia che divide in due: il 50% delle persone guadagna di più, il 50% guadagna meno.

E i costi della vita? I dati dell’ufficio statistico confermano le recenti statistiche internazionali sul benessere, secondo le quali in Svizzera si guadagna in media il doppio o il triplio dei paesi confinanti.

Il costo della vita, anche se in diminuzione, è mediamente maggiore rispetto agli altri paesi europei, ma in nessun caso né doppio né triplo. Per fare un raffronto affidabile basti pensare che i costi tra assicurazioni e imposte varie rappresentano in media circa il 30% del budget totale di una persona.

Nonostante la crisi i salari tengono. Rispetto all’indagine precedente effettuata nel 2006, i salari sono cresciuti del 2,6%. Lo 0,6% in meno rispetto all’inflazione, che si è attestata al 3,2%. La contrazione negli spendi avvertita dalla popolazione quindi c’è, ma non è ancora preoccupante.

Chi se la passa meglio restano i dipendenti delle banche (con un salario mediano di 9′127 franchi), quelli impegnati nei settori della ricerca e sviluppo (8′061 franchi) e quelli del settore chimico-farmaceutico (7′774). Sul lato opposto della scala salariale troviamo invece l’industria tessile (5′026 franchi), quella delle calzature (4259) e i servizi personali (per esempio i parrucchieri, 3′683 al mese).

Secende il numero dei “working poor”. Tra il 2006 e il 2008 il numero di dipendenti con uno stipendio inferiore ai 3500 franchi lordi al mese per un impiego a tempo pieno è diminuito dello 0,8%, passando dal 6,2 al 5,4% (circa 138′900 persone totali).

Se si considerano anche gli impieghi a tempo parziale la cifra sale a 400′000 persone, che vivono nello stato definito di “working poor” – ossia in “povertà” pur essendo lavoratori.

Proprio i 3′500 franchi (circa 2′300 euro)  sono la cifra che i principali sindacati e alcuni partiti hanno recentemente proposto di inserire nella costituzione svizzera come stipendio minimo obbligatorio.

Vita da top manager. Particolarmente felice invece è la situazione dei top manager, la cui busta paga è cresciuta «notevolmente». In generale, nel settore economico, i top manager (ovvero il 10% dei superiori meglio pagati) guadagnano più di 23′492 franchi lordi al mese.

Gli stipendi migliori finiscono ai dirigenti delle banche (58′333, +38,8% rispetto al 2006), a quelli dei servizi finanziari e assicurativi (47′469) e a quelli del settore chimico-farmaceutico (38′073). I dirigenti pagati meno si trovano nei settori alberghiero e della ristorazione (9965) e nell’edilizia (13′585).

Il numero dei dipendenti che beneficiano di bonus è in costante crescita, nel 2008 ha raggiunto il 27,6%. Il valore medio di questi versamenti supplettivi è di circa 1100 franchi mensili, contro i 580 che si ottenevano alla fine degli anni novanta. Anche i bonus più sostanziosi sono versati nel settore finanziario: quasi i tre quarti dei salariati hanno ricevuto in media 45′300 franchi.

L’entrata nell’area Shengen non ha influito negativamente. Secondo Serge Gaillard, capo della Direzione del lavoro alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), i dipendenti stranieri che occupano gli impieghi più qualificati guadagnano circa 1000 franchi in più dei loro colleghi svizzeri.

Per Gaillard questo significa che la Confederazione importa soprattutto specialisti, che occupano posti per cui sul mercato del lavoro interno non ci sono persone disponibili. A riprova di ciò, per posti poco qualificati, le paghe degli svizzeri sono sistematicamente più elevate di quelle degli stranieri.

Con una punta di sarcasmo, il capo direzione ha anche affermato di attendere con curiosità la prossima statistica prevista per il 2010, in modo da verificare se la crisi si ripercuoterà proporzionalmente sui salari dei top manager.

Tutti al nord. Un interessante fattore di disuguaglianza è costituito infine dalla zona in cui si lavora. Per guadagnare di più conviene lavorare nella regione di Zurigo, nei due cantoni di Basilea, o in Argovia.

Il fanalino di coda per gli stipendi è invece il Ticino, dove i salari sono i più bassi: 8′667 franchi per i posti altamente qualificati e 3′901 per i posti meno qualificati.

Red. Int.

 

19 Novembre 2009 Pubblicato da loriscosta | Svizzera, lavoro | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Svizzera: in vendita la lista dei correntisti famosi?

Ne parla Milano Finanza. Da Apcom.

11 Novembre 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , | Ancora nessun commento.

Banchieri ricoverati

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Decine di banchieri vengono ricoverati ogni anno in Svizzera perchè usano cocaina. Lo racconta Daniele Zullino al quotidiano elevetico Le Matin.ch

9 Novembre 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , | Ancora nessun commento.

Pirate Bay: pirati di tutta Europa unitevi

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(La Notizia) – Nasce il Partito Pirata della Svizzera: libertà della rete, privacy, e diritto d’autore le sue bandiere.

ZURIGO – Dopo il successo dell’omologo partito svedese alle recenti elezioni europee, sarà fondato domenica a Zurigo il PPS, “Piratenpartei Schweiz” (”Partito pirata Svizzera”). La nuova formazione politica si batterà per la libertà del web e contro le imposizioni delle odierne norme sul copyright.

Il nucleo fondatore si compone di informatici e programmatori, ma anche di una tessitrice, un tecnico e un biologo molecolare.

L’idea, nata negli ambienti legati al sito di condivisione di file (file sharing) “The Pirate Bay”, è già stata ripresa in Germania, Austria, Spagna, Francia e Italia. Solo alcune settimane fa, un rappresentante del “Piratpartiet” svedese era stato eletto nel parlamento europeo di Strasburgo.

Fra gli obiettivi principali del partito svizzero figurano il libero accesso alla conoscenza e alla cultura, la neutralità della rete, la protezione della privacy e la strenua lotta contro la censura e i divieti nei media.

Il Partito pirata si batte in particolare contro l’attuale modello di copyright. Se da un lato resta sacrosanto il diritto di attribuzione della paternità delle opere, «non si può considerare illegale – si legge sul sito del PPS – il mettere a disposizione sul web opere da utilizzare per interesse pubblico». Ciò che si contesta è quindi prevalentemente il sistema di gestione economica, effettuata quasi sempre dagli editori.

Una posizione su cui è ovviamente in netto dissenso la società elvetica che amministra i diritti degli autori ed editori di musica, la Suisa, secondo cui «i diritti d’autore sono protetti dalle leggi e da numerosi accordi internazionali». L’associazione, stando a un portavoce, riconosce comunque al Partito pirata «il diritto democratico di cercare di modificare il diritto d’autore attraverso le leggi».

In Svezia, una recente condanna dei quattro fondatori di “Pirate Bay” ha aumentato le adesioni al partito. Citati in giudizio dalle grandi società musicali e cinematografiche, i quattro sono stati condannati a metà aprile a un anno di carcere e al pagamento di 3,6 milioni di dollari di risarcimento per violazione del diritto d’autore.

Alla fine di giugno si è appreso che “Pirate Bay” è stato venduto per 5,6 milioni di euro ad una grande società svedese di software. I fondatori hanno rassiucurato i propri estimatori affermando che la politica non cambierà.

8 Luglio 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , | Ancora nessun commento.

Svizzera, basta alpinismo naturista. Appenzell vieta le passeggiate adamitiche

Scarponi, bastone da passeggio, zaino, cappellino e…niente più. Che sia espressione di uno stile o di una filosofia di vita, che si appartenga al movimento della FKK (Freikörperkultur, alla lettera cultura del corpo libero, ovvero nudismo), o che sia un semplice esperimento occasionale, poco importa: d’ora in poi la Nacktwanderung (escursione stando nudi) non sarà più ammessa in Svizzera. Il cantone di Appenzell, in particolare, ha deciso di dire basta agli alpinisti adamitici per le piste di montagna. La decisione, assunta in pubblica assemblea e per alzata di mano, prevede una sanzione di 200 franchi per i contravventori. A spingere gli abitanti di Appenzell a introdurre il divieto delle passeggiate naturiste è stata la recente crescita eccessiva del fenomeno. L’estate scorsa, infatti, la valle è stata mèta di migliaia di appassionati, in gran parte provenienti dalla vicina Germania, che hanno provocato lo sconcerto della popolazione e l’intervento della polizia. Gli agenti hanno arrestato un escursionista, con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico.

27 Aprile 2009 Pubblicato da susannacotugno | Ambiente, Commenti, Culture, Svizzera, cultura, informazione, news from all over the world, philosophy, salute e benessere, sport | , , , , , , , | 1 Commento

Allarme sicurezza: in arrivo il passaporto biometrico

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La schedatura personale è ormai realtà. Questa volta non si tratta della solita polemichetta nostrana sulle impronte digitali di mani o piedi. Si tratta di un sistema “sicuro” di riconoscimento personale. Verrà votato, grazie all’efficente sistema referendario svizzero, il prossimo 17 maggio. Non risulta che il Svizzera si sia polemizzato più di tanto per questo nuovo meccanismo definito affidabile e in grado di garantire la necessaria protezione dei dati personali.

BERNA (La Notizia) – Il prossimo 17 maggio la popolazione voterà per l’introduzione del nuovo passaporto biometrico elvetico. Un insieme di dati estremamente personali – foto, impronte digitali, date – che ciascuno porterà con sé e che saranno archiviati in una banca dati centrale.

Ed è proprio questa banca centralizzata a sollevare interrogativi, paventando scenari da “Grande fratello” istituzionale.

Secondo il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) il nuovo passaporto sarà praticamente inviolabile. Gli esperti, tuttavia, hanno mostrato varie inceretezze: il nuovo documento non è al riparo da falsificazioni e anche le informazioni che contiene potrebbero essere utilizzate per fini impropri.

Secondo Hanspeter Thür, il Preposto federale alla protezione dei dati, la centralizzazione delle informazioni in un unico registro è una misura abnorme, in queste forme assolutamente non richiesta dagli accordi internazionali. Conservare i dati personali nel microchip del documento stesso sarebbe più che sufficiente, come avviene già nell’Unione europea.

Il Consiglio federale, nel suo opuscolo informativo destinato all’elettore, afferma che i dati centralizzati non potranno essere utilizzati per scopi investigativi, a meno che si presenti la necessità di identificare vittime di incidenti, di atti di violenza o di catastrofi naturali. Ma il fatto stesso che il governo faccia tale precisazione, secondo Thür, suscita dubbi. Vicende venute alla luce all’estero dimostrano che quel tipo di banca dati può essere utilizzata per fini diversi da quelli per cui era stata concepita.

Senza contare che gli archivi centralizzati sono da sempre il bersaglio privilegiato dei pirati informatici. Kurt Haupt, esperto di informatica, non esclude l’eventualità di falle nel sistema di protezione, che darebbe la possibilità a persone non autorizzate di leggere i dati contenuti nel microchip. Inoltre, un recente studio dell’Università e della Scuola politecnica di Losanna, pubblicato nello scorso luglio su mandato del Fondo nazionale svizzero, è perentorio: la tecnologia non è del tutto perfezionata e il passaporto può essere manomesso.

È infatti possibile creare false impronte digitali di silicone, che i falsari – secondo quanto affermano i ricercatori – venderebbero al prezzo di 500 franchi circa. Anche la foto digitalizzata non è esente da problemi: per perturbare il sistema di lettura basterebbe farsi crescere barba o capelli.

Tutti timori infondati, secondo le istituzioni. Il registro centrale è necessario per evitare che qualche malintenzionato si procuri un vero documento sotto falsa identità, afferma il DFGP. È inimmaginabile che il passaporto biometrico possa essere scardinato: il microchip è protetto da un codice, che cambia ogni 15 giorni, al quale hanno accesso solo i paesi che vantano gli stessi standard di sicurezza della Svizzera. Forzarlo, secondo il DFGP, è praticamente impossibile.

Ma tra poche settimane saranno i cittadini a decidere. Secondo un sondaggio commissionato da SRG SSR suisse di alcuni giorni fa, il 47% sarebbe favorevole, il 39% contrario, e un 14% ancora di indeciso.

Red. Int. – Red. Tec. (fonte ats)

15 Aprile 2009 Pubblicato da loriscosta | Svizzera | , , , , | 1 Commento

Pasqua e Pasquetta, la tradizione delle Marce di Pace

La tradizione delle marce di pace di Pasqua  nacque in Gran Bretagna alla fine degli anni ’50. Il giorno di Pasqua del 1958, i pacifisti inglesi organizzarono la “marcia delle cinquanta miglia” per protestare, invano, contro il riarmo nucleare britannico. Diecimila persone marciarono da Londra fino a Aldermaston, località sede di una base militare e di una fabbrica di armi nucleari.

Pace e disarmo, queste le parole d’ordine delle marce di Pasqua che si svolgono ogni anno in Germania. Quest’anno, a partire da venerdì scorso, si sono svolte almeno una trentina di marce in diverse città tedesche. Alcune sono state indette per protestare contro l’intervento militare in Afghanistan e Iraq e il ricorso agli armamenti. Tra le più partecipate quelle a Fretzdorf, a nord-ovest di  Berlino, dove migliaia di persone si sono radunate per l’eliminazione  del progetto del “Bombodrom”, un gigantesco poligono terra-aria che l’aviazione militare tedesca vorrebbe utilizzare  per le esercitazioni dei bombardamenti.

Il progetto del Bombodrom è già stato sospeso a causa delle proteste, che vanno avanti dai tempi della caduta del Muro di Berlino, ma ora il movimento pacifista ne chiede la cancellazione definitiva.

La prima marcia di Pasqua tedesca si tenne nella Repubblica Federale Tedesca nel 1960, cui parteciparono circa 1.000 persone. Negli anni seguenti sempre più città e cittadine cominciarono a organizzare simili manifestazioni, con un numero sempre più crescente di dimostranti che chiedevano la fine degli armamenti in generale e il disarmo nucleare in particolare. Nel 1968, i partecipanti erano saliti a 300.000. Fino ad allora, però, soltanto persone singole, non organizzazioni, potevano prender parte al movimento della marcia di Pasqua.

Il movimento, inizialmente, aveva l’impronta di un pacifismo etico-religioso, ma ben presto si formò un vero e proprio gruppo politico extra-parlamentare, che assunse varie denominazioni, come „Campagna per il Disarmo“ (1963)  oppure  „Campagna per la Democrazia e il Disarmo“ (1968). Tipiche erano le canzoni pacifiste di  Fasia Jansen e Gerd Semmer. Quest’ultimo fu anche uno dei principali organizzatori di molte marce di Pasqua.

Nel 1970, sotto l’influsso della legislazione per lo stato di emergenza (1968), dell’intervento militare del Patto di Varsavia nella Repubblica Socialista Cecoslovacca (CSSR, 1968), della formazione di un governo federale social-liberale (1969) e di una serie di processi di differenziazione interni, il movimento si sciolse, dando vita ad altri e vari movimenti sociali.

La situazione, tuttavia, cominciò a cambiare a seguito della cosiddetta “doppia decisione” della NATO del dicembre 1979, che prevedeva, tra l’altro, il dislocamento di armi nucleari nella Repubblica Federale Tedesca. Il 1983 vide almeno 700.000 tedeschi prender parte a svariate azioni e manifestazioni per la pace. L’interesse calò con la fine della Guerra Fredda tra est e ovest. Ma durante la Guerra del Golfo, e a causa della crescente partecipazione delle forze armate a missioni al di fuori della Germania, è nuovamente risalito il numero dei dimostranti di Pasqua. Ormai sono migliaia e migliaia le persone che in molte città scendono in strada durante le festività pasquali in nome della pace.

L’appuntamento dei pacifisti per Pasqua è molto partecipato anche in Svizzera dal 1963, quando si svolse la prima marcia da Losanna a Ginevra, e durò tre giorni.

Quest’anno, però, l’idea di un mondo senza nucleare non è il tema in primo piano della marcia che si tiene oggi, Lunedì in Albis, a Berna. Gli organizzatori, infatti, criticano l’attuale politica d’asilo del Paese. Ricordano che la funzione primaria dell’asilo è quella di proteggere le persone, non di impedire le migrazioni. 

Nel manifesto della marcia è scritto: “La pace è distruggere i muri e combattere le ingiustizie. E’ garantire l’accesso ai diritti sociali e politici a tutti i migranti e a tutti i migranti che vivono in Svizzera”.

Si esigono, quindi, condizioni giuridiche e sociali che permettano ai migranti di vivere una vita dignitosa in Svizzera, e viene respinta in particolare “la concezione neoliberale che riduce le persone a un capitale da sfruttare e sacrifica i diritti umani sull’altare della massimizzazione dei profitti”.

I manifestanti chiedono anche che vengano regolarizzati i “sans-papiers”, che venga concesso asilo a coloro che sono perseguitati in quanto disertori o perché si rifiutano di servire l’esercito, e che venga reintrodotta la politica dei contingenti per i richiedenti l’asilo.

Sono attese a Berna migliaia di persone, nonché la presenza della ex–consigliera federale Ruth Dreifuss.

Una seconda marcia si terrà a San Gallo per ricordare la chiusura della frontiere nel corso della Seconda guerra mondiale. Un evento commemorativo per i rifugiati ebrei che furono respinti alla frontiera svizzera.

Oggi, questo il messaggio lanciato, ci deve essere posto per tutte le persone che cercano protezione.

 

13 Aprile 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Europa, Europe, NATO, Svizzera, civil rights, diritti umani, emigrazione, festività, human rights, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics | , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Assistenza alla morte: succede davvero in Svizzera

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ZURIGO (La Notizia) – Una donna. 76 anni. Buona parte dei quali passati accanto al marito, oggi malato terminale. Ha chiesto di morire con lui. E Dignitas, nota clinica svizzera che da anni si occupa di “dolce morte”, ha accettato la richiesta.

Si tratta probabilmente del primo caso di suicidio assistito della storia messo in atto per una persona fisicamente in perfetto stato di salute. A cui, perciò, si voglio evitare non tanto le piaghe della malattia quanto le profonde sofferenze psicologiche che la morte del marito e la solitudine causerebbero.

Il fondatore della clinica, Ludwig Minelli, ha dichiarato più volte come il suicidio assistito possa costituire in determinate circostanze un’”opportunità” che non dovrebbe essere negata alle persone malate allo stadio terminale o con gravi menomazioni fisiche. Alcuni studi dell’associazione Exit pubblicati nei mesi scorsi, hanno inoltre dimostrato come l’accettazione della richiesta di suicidio assistito da parte della commissione medica, spinga poi spesso le persone che ne hanno fatto richiesta a non presentarsi più. La clinica, che ha sede a Zurigo, ha già assistito la morte di varie centinaia di persone.

La coppia di coniugi, canadesi, si è già congedata da parenti e amici. «Il marito è malato terminale», ha spiegato Minelli al Times, «la sua compagna è sana, ma mi disse qui, nel mio studio: se mio marito se ne va, voglio andare insieme a lui».

Tra gli altri che hanno cercato la dolce morte tra le mura della clinica una coppia di britannici entrambi malati di cancro allo stadio terminale e l’atleta Daniel James, ventitreenne promessa del rugby britannico, rimasto paralizzato in un incidente di gioco. La sua disperazione, confermata dai genitori, e l’aiuto di una delle legislazioni più democratiche al mondo – quella elvetica – gli perimisero di scegliere una strada differente dalla libertà obbligatoria dei nostri tempi: quella della morte.

12 Aprile 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , | Ancora nessun commento.