Loriscosta's Weblog

not only news from all over the world

Obama non è più il profeta della rete libera

Adesso il Pentagono “ordina” a WikiLeaks di cancellare i documenti secretati e di restituirli al Governo Americano. La luna di miele tra la rete e Obama è finita. Di fronte alle questioni di sicurezza nazionale si torna all’antico. Ordini, minacce e addio rete libera. Il genio è pronto a tornare in bottiglia.

5 agosto 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , , , , | 1 commento

No al bavaglio

(da Diritto alla Rete)

21 maggio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , , | Lascia un commento

Internet candidato al Nobel per la Pace 2010

 

Proprio così: Internet è uno dei candidati ufficiali per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2010.  Il progetto, inizialmente lanciato lo scorso novembre dal mensile di tecnologia Wired Italia, è stato infatti approvato dalla commissione norvegese designata alla supervisione delle proposte. Tra i primi sostenitori della candidatura della Rete, il professor Umberto Veronesi, il Nobel per la Pace nel 2003 Shirin Ebadi e lo stilista Giorgio Armani. Nel giro di poco tempo, però, l’iniziativa ha riscosso consenso anche nel mondo politico, italiano e non. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, con altri 160 parlamentari, e il Gruppo Interparlamentare 2.0 hanno immediatamente mostrato il loro sostegno, così come Voices of Africa Media Foundation (una delle più importanti organizzazioni che operano in Africa nell’ambito dei media), il magazine brasiliano di scienza e tecnologia Galileu e l’associazione Codice Internet.

Ovviamente, la proposta ha suscitato e continua a suscitare perplessità, soprattutto perché, ad essere candidato, non è una persona né un’organizzazione, ma un mezzo di comunicazione di massa. Ed è la prima volta in assoluto che si verifica una situazione simile: né per la radio, né per la televisione, che hanno avuto in passato un impatto forse addirittura superiore a Internet sulle popolazioni di tutto il mondo, si è mai parlato di premio Nobel. 

Ma promotori e sostenitori dell’iniziativa sottolineano come la nascita e lo sviluppo della Rete abbiano rappresentato una rivoluzione di livello globale; come Internet, nonostante tutti i suoi difetti, possa essere attualmente considerato l’unico vero strumento di libertà in grado di generare dialogo oltre ogni forma di censura e regime, di permettere alle persone di informarsi, comunicare e conoscere aspetti del mondo che spesso non trovano spazio negli altri grandi media. 

Ecco la motivazione di Umberto Veronesi: “Se il Web vincesse il Nobel, dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell’interesse dell’umanità intera. Da molti anni sono convinto che esiste una Lingua Universale capace di riuscire dove hanno fallito altri linguaggi e altre logiche nell’assicurare benessere e prosperità ai popoli e ai singoli…In molti Paesi, però, la lingua della scienza è poco conosciuta, e dunque, poco utilizzata. Eppure è insostituibile per descrivere il mondo, la natura, il nostro modo di essere. E per poter intervenire se qualche equilibrio si rompe: si tratti del cambiamento del clima, della fame o della malattia. Mancava un veicolo comune e a disposizione di tutti per veicolare questa Lingua Universale. Ora c’è e si chiama Internet”.

30 marzo 2010 Pubblicato da | Commenti, comunicazione, cultura, Culture, informatica, informazione, Internet, mass media, news from all over the world, Online media, ricerca, scienza, technology, tecnologia, web | , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Quel sito è accessibile o no nel mio paese?

C’è un sito che dice quali siti sono accessibili nei vari paesi del mondo. E’ una versione beta, ma è incoraggiante.

18 gennaio 2010 Pubblicato da | informazione, Internet, web | , , , , | Lascia un commento

Se l’informazione fallisce: consiglio di rete

Perfetto! Per chi vuole “regolare” la rete. In Italia come all’estero.

(The Daily Dish):

CNNFail

Just read the twitter feed on CNN’s pathetic coverage of the most significant event in world history now happening in front of our eyes. Another reader writes:

I only flipped over to CNN occasionally this morning and didn’t see ANY of this, let a lone a mention of it!! (the coverage this morning was mostly about the latest terrorist attack amid bits of ‘past year’ previously taped stuff…once again CNN is on holiday…)

If you want actual news, don’t switch cable on. Go to the blogs.

28 dicembre 2009 Pubblicato da | cultura, Democracy, informazione, Internet, USA | , , , , , , , , | 1 commento

Mucchetti e Google

Sinceramente fatico a comprendere perchè Mucchetti, oggi sul Corsera, si scagli con grande veemenza contro Google.

Siccome voglio cercare di capire mi riferisco solo all’ultima parte del suo articolo in cui si dice: “quando si hanno in casa 25 miliardi di dollari e se ne guadagnano 6 l’anno, si hanno mezzi per pagare le forniture(…), per evitare i danni ai più deboli(…) e per onorare i debiti fiscali(…)”.

Per dirla tutta Mucchetti oggi riprende in buona sostanza l’articolo da lui cofirmato il 23 dicembre sempre sul Corriere.

Quel che capisco è che contro Google si sta scatenando di tutto. Ma trovo, sebbene non abbia competenza specifica, alquanto discutibili argomentazioni che imputino a Google uno strapotere sulla rete e un suo dovere pratico (oltre che morale) di rispondere della condotta che adotta.

Facciamo chiarezza sui punti contestati da Mucchetti.

1. si hanno mezzi per pagare le forniture: qui si sostiene che Google, riprendendo gli articoli dei quotidiani on line, si avvale del lavoro altrui. Una tesi in parte discutibile ma che ancora una volta non distingue tra mezzo (la rete) e contenuto fornito (notizie). Faccio un ipotesi per chiarire: supponiamo che Google abbia un software (come ha) che capta le notizie e le fornisce infarcendole nei rimandi di sua pubblicità. Quindi gli editori non guadagnano sulla loro pubblicità ma guadagna Google che incassa il prodotto finale rivendendolo con la sua etichetta. Ora che una notizia abbia il copyright è opinabile, come l’idea che quella notizia sia di esclusiva proprietà dell’editore che ne diffonde il contenuto primario. Google se ne serve senza pagarla. Di questo si è già detto molto, su questo si fonda la guerra di Murdoch a Google. Ma supponiamo ora che Google offra il suo servizio (quello con cui capta le notizie) a pagamento a utenti disposti a vedere le notizie proprio a pagamento oppure semplicemente tramite una registrazione. Le notizie mi arrivano via mail in forma riservata, quasi come mi arrivasse un sms. E siamo al punto: se con un sms mi mandano la divina commedia chi può dire che io debba pagare per il testo che mi è stato mandato? E chi dice che debba pagare Google visto che la cominicazione tra me e il Signor Google è privata e non pubblica? In altre parole: siamo sicuri che mi manda qualcosa debba rispettare un protocollo che abbia preventivamente impedito di accedere a supporti protetti da diritti d’autore? D’altra parte Google capta notizie in rete, è chi non le capta? Gli editori vogliono tenersele con sè? Ma soprattutto: quando si hanno informazioni che hanno rilievo pubblico e queste vengono diffuse sono pubbliche perchè rilevanti oppure sono solo di chi le ha immesse in rete? Prendete il caso dell’attentatore nigeriano: se io ho registrato il filmato dell’innesco di una bomba su un aereo, a parte il rilievo penale dell’azione compiuta dal nigeriano, ho diritto a farne ciò che voglio o no? E se il filmato è mio qualcuno può riprenderlo? Io ho il filmato, lo diffondo. Sfido qualunque testata giornalista a riprenderlo. E’ mio. Se lo toccano voglio i diritti d’autore. Se la rete è libera prima o poi tutti saremo editori. Forse poi. Ma tutti avremo notizie. Notizie nostre. Solo nostre. E’ questo che vogliamo? Ha senso?;

2. si hanno mezzi per evitare i danni ai più deboli: questa affermazione è suggestiva. Vera in parte. Ma ci sono controindicazioni specifiche. Si possono mettere molti filtri, più o meno selettivi. Suggerisco più. Ma questo cozza con l’immediatezza di una notizia. E’ vero che una notizia può provocare allarme o distorcere eventi, con conseguenze gravi. Ma talvolta non darla in tempo equivale a censurarla e lasciare che altri filtri sopravvengano in modo da togliere importanza e quindi attualità ad un fatto. Non credo sia questo che intendesse Mucchetti. Ma tant’è: o la notizia può essere diffusa oppure rimane una non notizia, un non evento. E siccome rete e realtà finiscono per coincidere all’infinito mi domando una cosa: si può preventivamente censurare la realtà perchè non ci piace, è pericolosa o può destare allarme? E’ vero che la rete è un medium: media appunto dalla realtà la realtà stessa. Ma perchè censurarla? Perchè ritardare e soprattutto come ritardare? Ma soprattutto: possibile anche qui non comprendere che la realtà quando soffocata finisce per travolgere? Io credo che se un sito è osceno, improbabile o inattendibile finisce per essere abbandonato. E’ questo che si può fare. Lasciare la scelta e portarci su un altro segmento di analisi: ci sono siti che abitualmente (e non potenzialmente!) diffondono contenuti pericolosi? Se c’è abitudine allora sorge il problema. Non se si reprime preventivamente;

3. si hanno i mezzi per onorare i debiti fiscali: questo è l’aspetto più interessante dell’analisi di Mucchetti e toccherà ritornarci. Qui è insito il tema del guadagno attraverso la divulgazione di contenuti e la tassazione del guadagno (che avviene tramite pubblicità). Io modestamente propongo di applicare una tassazione che tenga conto della tipologia di spot immesso in rete. Per esempio se il prodotto è italiano (e la pubblicità lo reclamizza) la tassa può gravare alternativamente su chi diffonde lo spot o si chi ne beneficia (chi fa il prodotto). La tassazione diviene certa. Se la Perugina vuol reclamizzare i baci pagherà lei la tassa (alla fonte) e poi si accorderà con Google. Chiaro no?

Chiudo qui questa carrellata di osservazioni. Però ci ritorno….

27 dicembre 2009 Pubblicato da | news from all over the world | , , , , , , | Lascia un commento

Yahoo chiude per Natale

http://blog.syracuse.com/today/2008/02/large_large_yahoo.jpg

(Gizmondo) – Che non stia passando come molte altre aziende un ottimo periodo finanziario lo si sapeva, ma la chiusura forzata imposta dall’azienda nella settimana tra il 25 dicembre e il 1 gennaio prossimi ne è una ulteriore conferma.Resterà a lavorare solo il personale addetto ad alcune “funzioni essenziali”. La notizia, in realtà, sarebbe nota ai dipendeti fin dal mese di Aprile e hanno potuto scegliere se andare in ferie scalando le giornate dal proprio monte retribuito oppure decidere di non percepire lo stipendio per una settimana, assentandosi ovviamente dal posto di lavoro.

24 dicembre 2009 Pubblicato da | news from all over the world | , , , , , , | Lascia un commento

Informazione oggi. Chi Tartaglia?

http://www.ffwebmagazine.it/immagini/Foto/gian_antonio_stella.gif

Mi pare che la questione sia questa: qualcuno vorrebbe liberare il web da tutto quello che ritiene inutile, da doppioni e spazzatura varia che crea confusione, non apporta informazione e spesso denigra persone o cose (e qui viene proprio ad esempio il caso Tartaglia a cui andrebbe aggiunto, nello specifico, un caso facebook).

Volendo così semplificare la cosa mi rifaccio a quanto segnala oggi Luca Sofri a proposito dell’editoriale di Gian Antonio Stella (Corsera per capirci).

Penso che tutte le argomentazioni pro o contro la rete siano valide. La rete così com’è crea problemi, è un melting pot difficile da gestire e l’unica regola valida sembra quella di poter selezionare in modo autonomo (lasciando cioè le libere aggregazioni in base a gusti individuali) oppure di mettere uno step all’ingresso che impedisca un uso pretestuoso dello spazio (uno step: o un costo per l’accesso o regole stringenti di comportamento).

Posta così la questione  penso si dovrebbe fare un piccolo sforzo per comprendere che ogni soluzione, al momento rischia di creare più problemi di quanti non ne risolva. Ma soprattutto credo si possa dire con assoluta certezza che l’unico modo per far viaggiare in tempo reale le informazioni è metterle in rete. E siccome tutto è informazione chi può decidere cosa è informazione buona e meritevole e quale tipo di notizia abbia preventivamente dei parametri per entrare?

In sostanza io vorrei che anche Stella si ponesse questo problema: come mai un sito web può dare una notizia (vedi) che solo a distanza di una settimana viene ripresa dalla stampa nazionale? Ossia: possibile che Stella, arrivato in ritardo nel raccontare ed argomentare notizie che hanno reale impatto pubblico, sia sicuro che la rete vada sfrondata e sia a tal punto ingolfata da avere spazzatura da cestinare e non anche notizie da saper trovare e riportare in tempi più rapidi?

16 dicembre 2009 Pubblicato da | informazione | , , , , , , , | Lascia un commento

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.