L’Europa e il crocifisso. Per cogliere davvero il senso religioso in Europa

L’europa e il crocifisso. Il parlamento europeo rinvia: si attende ancora
Grazie a Antonella Tramacere e Fai Notizia.
La sentenza della rimozione del crocifisso da parte della Corte Europea ha suscitato una pluralità di reazioni negli Stati Europei e nel Parlamento Europeo, ha riaperto una serie di dibattiti, in alcuni casi seguiti da vere e proprie proposte di legge.
Quest’ultimo è stato ad esempio il caso della penisola iberica. InPortogallo, l’Associazione Repubblica e Laicità ha approfittato della sentenza della Corte Europea nel 3 Novembre per chiedere al Ministro della Pubblica Istruzione il ritiro definitivo di tutti i crocifissi nelle scuole.
Il dibattito si era riaperto già nel 2005, per opera della stessa associazione, con il seguente sviluppo: i simboli religiosi devono essere rimossi almeno quando qualcuno è infastidito dalla loro presenza.
I crocifissi non sono ora presenti nelle aule dei grandi centri abitati, ma spesso essi permangono nelle zone decentrate. In Portogallo, però, il caso del crocefisso non è il lato più grave dell’ingerenza della Chiesa all’interno dell’istruzione pubblica: ci sono stati casi in cui vere e proprie cerimonie sono state celebrate nelle scuole con conseguenti inviti ai bambini di intraprendere la vita sacerdotale. Queste visite sono giustificate dalla Conferenza Episcopale Portoghese come casi di semplice “amicizia” o “buon vicinato”, ma non di proselitismo. Un po’ come se gli amici del circolo degli scacchi del direttore scolastico, facessero presentazioni nelle scuole con conseguenti inviti a diventare scacchisti di professione.
Anche in Spagna in seno alla commissione per l’istruzione, è stata discussa una mozione, che ha esortato il governo a rimuovere tutti i simboli religiosi dalle scuole pubbliche, chiedendo di rendere definitiva la sentenza della Corte europea. In Valladolid e in alcune scuole dell’Andalucia i giudici si erano già espressi a favore della rimozione, nel rispetto della Costituzione spagnola. Ma le testate nazionali riportano che il governo non interverrà nella “guerra dei crocefissi” e Zapatero non ritiene all’ordine del giorno il tema dei simboli religiosi. Si prefigura comunque una discussione a riguardo in occasione della redazione del Religious Freedom Act .
Sembrano invece aver già risolto il problema la Germania e la Francia.
Quest’ultima infatti già nel 2004 per richiesta dell’Associazione Une Vandée pour tous les Vandéens, ha adottato una legge che vieta il velo islamico nelle scuole statali. La norma ha quindi chiuso la porta a crocifissi e simboli religiosi in tutti gli spazi pubblici, ad eccezione dei luoghi di culto. In Germania, nel 1995, la Corte Costituzionale Federale Tedesca si è espressa sulla questione dei crocefissi nei luoghi pubblici con l’imposizione della rimozione.
Anche qui la croce non è del tutto scomparsa dalle mura delle scuole. In Bavaria specialmente, regione tedesca di confessione fortemente cattolica, è stata inserita una clausola, il crocifisso nelle scuole rimane fino a quando qualcuno non si sente disturbato dalla sua presenza. Proprio questo tipo di decisione, più pragmatica e meno ideologica, si sarebbe aspettata la parte conservatrice del Paese da parte della Corte Europea.
Di parere completamente differente è l’ala di sinistra e più riformista della Germania, che ritiene fastidioso l’atteggiamento dei cattolici a riguardo: “sembra che ora che il problema si è presentato, solo i giudici considerino il crocifisso come un simbolo religioso e che per tutti gli altri sia solo un accessorio”. Dato che il governo italiano tutto, sia di destra che di sinistra si sta dimostrando contrario alla decisione della Corte Europea, la Chiesa Cattolica alzerà una bandiera contro la “intolleranza Laica” e con l’Italia si muoverà a favore delle radici e delle tradizioni cristiane europee magari insieme all’ Austria, dove esiste il Concordato del 1962 tra lo stato e il Vaticano, per cui nelle aule scolastiche a maggioranza cattolica ci deve essere il crocefisso e dove, come ribadisce il capo dello Stato Faynmann Werner, la rilevanza della cristianità condurrà a una difesa del simbolo su tutto il territorio. O magari insieme alla Grecia, dove già si muovono le gerarchie ecclesiastiche a prevenire una eventuale sentenza analoga.
Pure in Svizzera, nel 1990, si è verificato un episodio analogo a quello dell’Italia. Il tribunale federale elvetico ha dato ragione a un ricorso contro la decisione del comune di Cadro del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, sostenendone l’incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.
Si distacca l’Inghilterra da questi battibecchi mitteleuropei, considerando quasi buffa tutta la questione. Ecco quello che scrive ilTime, che, sebbene sia di orientamento conservatore, sintetizza bene l’opinione generale del paese: la presenza di crocifissi nelle scuole pubbliche e in molte aule di tribunale, sembra stridente per USA e UK, dove la separazione fra stato e chiesa è tracciata con chiare linee. Il Vaticano sta nuotando contro una crescente marea secolare: il numero di persone che rispondono no alla domanda se la religione istituzionalizzata è importante per loro (quesito Gallup 2008) cresce di anno in anno. Le fiammate tra l’Italia e Strasburgo sono anomale ed emblematiche di tale processo. La presenza del Vaticano entro i confini italiani mantiene il cattolicesimo come una parte viva della vita pubblica e del tessuto sociale, dove solo il 23% degli intervistati ha risposto “No” alla domanda del sondaggio Gallup. Ma le battaglie in gran parte retoriche come quelle sopra i crocefissi mascherano la realtà che la vita in Italia è sempre più laica e il tessuto etnico e religioso è in fase di grandi cambiamenti con l’arrivo di immigrati, di cui molti musulmani.
In riunione all’Europarlamento, si è votato il 16 dicembre a favore del rinvio della votazione sulla sentenza della Corte di Strasburgo, i parlamentari dimostrano ancora una reticenza ad esprimersi sulla questione, fatta eccezione per chi ha chiaramente espresso le sue intenzioni, pro o contro, ed è quindi intenzionato a votare al più presto.
Cos’è la Corte Europea e perché un gruppo di qualcuno, intervenga nelle faccende (private?) di uno stato, è bene spiegarlo un minimo. Essa è nata, intorno al 1950, come organo di tutela della Carta Fondamentale dei Diritti dell’Uomo, che ogni stato membro ha sottoscritto a seguito dell’indignazione generale per le atrocità, accadute nella seconda guerra mondiale, nate da prese di posizione ideologiche di alcuni stati.
In altre parole la Corte di Strasburgo sorpassa il principio di sovranità degli stati membri quando alcuni diritti fondamentali dell’uomo sono minati o in pericolo.
Sminuire, quindi, il ruolo della Corte Europea nel panorama istituzionale, con affermazioni del tipo: “il crocifisso resterà nelle aule”, o “qualunque cosa decidesse la Corte, i crocefissi rimangono appesi”, compromette evidentemente la reciproca legittimazione del diritto che sta alla base dell’Europa Unita.
Ciò che stupisce maggiormente, più che la mancanza di “giustizieri laici” dediti alla rimozione, è l’accanita difesa del crocifisso, anche quando si dovrebbe dimostrare laicità e neutralità, richieste ancor più dalle nuove esigenze multiculturali. Altrimenti il “conservare” le proprie tradizioni diventa un puro “conservatorismo”, incline a trattare ogni proposta di cambiamento come un attacco fanatico.
Non è né ovvia né universale l’idea che il crocefisso sia un simbolo di bontà e di umanità. Sebbene siano riconosciute le opere caritatevoli della Chiesa Cristiano Cattolica nel tempo, le missioni di pace, messaggi d’amore imprescindibili e comuni a molti sistemi culturali (p.es. principio di eguaglianza), sono altrettanto risapute le circa 100 milioni di persone perseguitate/uccise/ghettizzate in nome del Cristo in 1800 anni di storia di questa religione, così come le tendenze patriarcali e scioviniste, le persecuzioni scientifiche e culturali contro gli eretici, le inquisizioni.
Non è diabolico relativismo cogliere i significati antitetici di uno stesso concetto o di uno stesso simbolo, è semplicemente coscienza critica della storia.
La soluzione della Bavaria, non è stata definitiva sulla via di una totale imparzialità dello stato, ma allo stesso tempo non è stata lesiva di questo stesso principio. La Corte Costituzionale non ha fatto lo stesso nel 2004 in Italia, quando ha respinto come inammissibili i reclami dei genitori che si sentivano non rispettatati da quel simbolo, aprendo di fatto la strada a una sentenza di divieto della Corte Europea e a un processo di laicità che ai meno aconfessionali può sembrare un’imposizione, ma che di fatto è una normale evoluzione del diritto e del secolarismo.
Antonella Tramacere
Link utili:
http://andiamo.blogs.liberation.fr/mongin/2009/11/litalie-décrucifiée.html
http://dn.sapo.pt/inicio/portugal/interior.aspx?content_id=1410159 http://www.abc.es/20091202/sociedad-religion/congreso-aprueba-suprimir-crucifijo-200912022033.html http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Gobierno/deja/centros/decision/crucifijo/elpepisoc/20081125elpepisoc_3/Tes
http://www.sueddeutsche.de/kultur/49/493396/text/
http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1934859,00.html
http://ooe.orf.at/stories/400697/
La Opinión de Málaga – Luces de Málaga – Zapatero aplaza la retirada de crucifijos de los colegios
Los obispos ven ‘discriminatoria’ la retirada de crucifijos en las aulas | España | elmundo.es
http://www.courrierinternational.com/article/2009/11/06/le-crucifix-ici-aussi
http://www.20minutos.es/noticia/123448/l/
http://www.swissinfo.ch/fre/Le_crucifix_italien_rallume_de_vieilles_querelles.html?cid=7649154
L’Italia non ha sostenuto D’Alema, questa è la verità

(ASCA) – Bruxelles, 19 nov – La ”candidatura del presidente D’Alema, purtroppo, ha dovuto confrontarsi con quella proposta da un membro del Consiglio europeo che fa parte della famiglia socialista e con un non fattivo attivismo del governo italiano”. Lo afferma, in una nota, il presidente del Gruppo Socialista e Democratico al Parlamento Europeo, Martin Schulz, al termine del Consiglio europeo che ha nominato Catherine Ashton alla carica di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue. Incarico per il quale era in corsa, proposto fra l’altro dallo stesso Schulz, l’ex premier italiano.
Elezioni Europee, oggi urne aperte in sei Paesi

Finesettimana di elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.
Si sono aperte le urne questa mattina in Slovacchia, dove per la forte astensione il tasso di partecipazione potrebbe fermarsi al 14%.
Partecipazione maggiore prevista, invece, in Lettonia, dove oggi si vota anche per le elezioni municipali.
Seggi aperti anche a Malta, Cipro, Repubblica Ceca, dove le elezioni sono iniziate ieri, mentre in Italia proseguiranno domani.
Le operazioni di voto si sono concluse invece in tre paesi, l’Olanda, la Gran Bretagna, e l’Irlanda.
I restanti paesi dell’Unione voteranno domani.
Nella serata di domenica, dopo la chiusura degli ultimi seggi in Italia e Polonia, saranno diffusi dall’europarlamento i primi risultati.
Elezioni 2009: Italiani alle urne oggi e domani, guida al voto
Le elezioni avranno luogo dalle 15 alle ore 22.00 di oggi 6 giugno, e dalle ore 7.00 alle 22.00 di domani 7 giugno.
Si vota per rinnovare:
- 72 membri del Parlamento europeo,
- 62 presidenti e consigli di province,
- sindaci e consigli comunali.
Lo scrutinio inizierà:
- alle 22.00 di domenica 7 giugno per il Parlamento europeo,
- alle 14.00 di lunedì 8 giugno per le amministrative (dando la precedenza alle schede per le elezioni provinciali, comunali e, eventualmente, circoscrizionali).
Cosa portare al seggio
Per poter votare gli aventi diritti dovranno esibire:
- un documento di riconoscimento valido,
- la tessera elettorale personale (chi l’avesse smarrita può chiedere un duplicato presso gli uffici comunali).
Elezioni europee
L’elettore riceverà un’unica scheda, di colore diverso a seconda della circoscrizione elettorale:
- grigio per l’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia);
- marrone per l’Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna);
- rosso per l’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio);
- arancione per l’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria);
- rosa per l’Italia insulare (Sicilia, Sardegna).
Il voto di lista:
si esprime tracciando sulla scheda un segno sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta.
I voti di preferenza:
si esprimono scrivendo nelle apposite righe il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti, nel numero massimo di tre.
Elezioni provinciali
Si può votare in uno dei seguenti modi:
- per uno dei candidati al consiglio provinciale, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso è attribuito sia al candidato consigliere, sia al candidato presidente;
- per uno dei candidati alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo, cui si può aggiungere uno dei candidati al consiglio provinciale ad esso collegato; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato presidente, sia al candidato al consiglio;
- per un candidato alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato presidente.
ATTENZIONE: Non si può praticare il «voto disgiunto», cioè non si può votare per un presidente della provincia di un gruppo o di un gruppo di liste e per un candidato al consiglio provinciale di un altro gruppo o gruppo di liste.
Comuni sopra i 15 mila abitanti
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati a sindaco.
L’elettore può votare in uno solo dei seguenti modi:
- per una delle liste, tracciando un segno sul contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato;
- per un candidato a sindaco, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato-sindaco;
- per un candidato a sindaco e per una delle liste collegate, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata;
- per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata («voto disgiunto»).
L’elettore potrà altresì manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale.
Comuni sino a 15.000
L’elettore può esprimere il proprio voto tracciando:
- un solo segno di voto sul nominativo di un candidato alla carica di sindaco;
- oppure un solo segno di voto sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere;
- oppure un segno di voto sia sul contrassegno prescelto sia sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata.
In tutti i predetti casi, il voto andrà sia al candidato-sindaco sia alla lista collegata.
- L’elettore può esprimere solo un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale. In tal modo, il voto si intenderà attribuito, oltre che al singolo candidato, anche alla lista cui il candidato medesimo appartiene.
Elezioni europee, Repubblica Ceca al voto per 22 euro-deputati

Tra oggi e domani anche la Repubblica Ceca sceglie i suoi euro-deputati, per la seconda volta dal suo ingresso nell’UE. Sono 22 i rappresentanti da eleggere, tra oltre 700 candidati, in 33 liste.
Ma la particolarità di questo voto risiede nel fatto che giunge a conclusione di un semestre di presidenza europea caratterizzato da esternazioni non proprio positive nei confronti dell’Unione europea attuale.
Infatti, mentre tutti gli altri leader si affannavano a lanciare inviti al voto, il presidente ceco, Vaclav Klaus, un paio di giorni fa ha affermato che le elezioni europee “non sono necessarie”.
Elezioni, oggi votano gli irlandesi per europee, legislative parziali e locali

Seggi aperti per tutta la giornata in Irlanda. Oltre che per eleggere 12 deputati al parlamento di Strasburgo, i 3,2 milioni di elettori sono chiamati a votare anche per legislative parziali e per elezioni locali.
Attesa la sconfitta dei centristi del Fianna Fail del premier Brian Cowen, che potrebbe pagare l’impopolarità dovuta ad un modo di affrontare la crisi economica che per molti è inadeguato.
Elezioni Europee, fra svogliatezza ed estremismo oggi vota l’Olanda
Un mix di apatia e disinteresse, radicalismo e nazionalismo caratterizza il voto di oggi per le europee nei Paesi Bassi.
Una campagna elettorale svogliata lascia intendere che voterà al massimo il 40% dei cittadini, forse meno che per le europee 2004.
I sondaggi prevedono il 14% delle preferenze per i Cristiano-Democratici che guidano la maggioranza del Premier Jan Peter Balkenende. Seguono gli alleati Laburisti di Wouter Bos con il 12%.
Ma il grosso passo avanti l’ha fatto il Partito per le Libertà di Geert Wilders, controverso autore del film ‘Fitna’ che equipara il Corano al ‘Mein Kampf’.
Wilders, che da sempre convoglia sentimenti di islamofobia e nazionalismo, rivaleggia con i Laburisti e potrebbe ottenere fra l’11 e il 12% dei suffragi. Il suo antieuropeismo è chiarissimo: “Più Olanda, meno Europa” è il suo slogan. E queste le sue parole: “Vogliamo che ci restituiscano i nostri soldi, sprecati per gli agricoltori francesi e polacchi o per le autostrade rumene e portoghesi”.
C’è, poi, il Partito per gli Animali, i cui attivisti hanno piantato 6000 croci per denunciare l’uccisione di altrettanti cinghiali vittime dei cacciatori. Nel 2004 ottennero il 3,2%.
Elezioni Europee: l’Estonia lancia il voto via internet

Un piccolo, giovane membro della famiglia euorpea, ma senza dubbio all’avanguardia. L’Estonia, che elegge 6 deputati al Parlamento europeo, lancia in prima assoluta il voto via internet, allo scopo di stimolare maggiormente l’elettorato ad esprimere la propria preferenza.
Certo, resta sempre chi preferisce ancora andare fisicamente ai seggi, con il proprio certificato e farci mettere su il timbro, ma il nuovo sistema consente grande libertà: chi non vive a Tallin, ad esempio, potrebbe avere difficoltà a partecipare alle elezioni; invece così può fare tutto da casa.
L’Estonia ha già avviato le operazioni via web giovedì scorso. Un metodo, quello del voto anticipato, che anche in Svezia e in Finlandia sta dando buoni risultati contro la prevista tendenza all’astensionismo: il 2% di persone in più, in media, rispetto ai precedenti scrutini ha già votato in anticipo.








Voto 6 e 7 giugno 2009: i risultati definitivi
Elenco in ordine alfabetivo dei neo eurodeputati italiani eletti:
Magdi Cristiano Allam (Udc), Gabriele Albertini (Pdl), Roberta Angelilli (Pdl), Alfredo Antoniozzi (Pdl), Raffaele Baldassare (Pdl), Francesca Balzani (Pd), Sergio Antonio Berlato (Pdl), Luigi Berlinguer (Pd), Silvio Berlusconi (Pdl, eletto in 5 circoscrizioni), Vito Bonsignore (Pdl), Mario Borghezio (Lega Nord), Rita Borsellino (Pd), Umberto Bossi (Lega Nord, eletto in 3 circoscrizioni), Antonio Cancian (Pdl), Salvatore Caron (Pd), Carlo Casini (Udc), Sergio Cofferati (Pd), Lara Comi (Pdl), Silvia Costa (Pd), Andrea Cozzolino (Pd), Rosario Crocetta (Pd), Francesco De Angelis (Pd), Paolo De Castro (Pd), Luigi De Magistris (Idv, eletto in 4 circoscrizioni), Ciriaco De Mita (Udc), Antonio Di Pietro (Idv, eletto in 3 circoscrizioni), Leonardo Domenici (Pd), Herbert Dorfmann (Svp), Carlo Fidenza (Pdl), Lorenzo Fontana (Lega Nord), Elisabetta Gardini (Pdl), Roberto Gualtieri (Pd), Ignazio La Russa (Pdl), Giovanni La Via (Pdl), Clemente Mastella (Pdl), Barbara Matera (Pdl), Walter Mauro (Pdl), Erminia Mazzoni (Pdl), Guido Milana (Pd), Tiziano Motti (Udc), Alfredo Pallone (Pdl), Pierantonio Panzeri (Pd), Aldo Patriciello (Pdl), Mario Pirillo (Pd), Giovanni Saverio Furio Pittella (Pd), Vittorio Prodi (Pd), Fiorello Provera (Lega Nord), Enzo Rivellini (Pdl), Francesco Saverio Romano (Udc), Licia Ronzulli (Pdl), Potito Salatto (Pdl), Matteo Salvini (Lega Nord), Amalia Sartori (Pdl), David Sassoli (Pd), Giancarlo Scottà (Lega Nord), Marco Scurria (Pdl), Debora Serracchiani (Pd), Sergio Silvestris (Pdl), Francesco Speroni (Lega Nord), Gianluca Susta (Pd), Patrizia Toia (Pd).
I Link :
Risultati definitivi:
Europee
Provinciali
Comunali
10 Giugno 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Elections, Europa, Europe, Italia, U.E., elezioni, elezioni euripee, informazione, news from all over the world, parlamento europeo, politica, politica italiana, politics, votazioni | elezioni comunali, elezioni europee, elezioni provinciali, fainotizia, parlamento europeo, risultati voto 2009, U.E. | 1 Commento