Loriscosta's Weblog

not only news from all over the world

Per una Pesc democratica

http://www.forum.ferrara.it/multimedia/foto/perugia_assisi_03/images/12%20-%20Palestina_jpg.jpg

Piacerebbe che il prossimo Mr.Pesc dicesse qualcosa a questo riguardo

(ANSA) – TEL AVIV, 15 NOV – Il capo dello stato israeliano Peres si oppone al progetto dell’Anp di ottenere dall’Onu il riconoscimento di uno stato palestinese. Nei confini antecedenti il conflitto del 1967, con Gerusalemme est come capitale.”E’ impossibile costituire uno Stato senza un accordo di pace” ha osservato Peres. Il negoziatore palestinese Erekat ha affermato che l’Anp ha gia’ ottenuto il sostegno da parte dei paesi arabi e segnali positivi anche dalla Russia e dal segretario generale Onu,Ban Ki-moon

 

15 Novembre 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , | Ancora nessun commento.

Donne in armi – chi c’è sotto il velo

(Da Rainews24) – Una militante del Fronte democratico per la liberazione della Palestina

13 Novembre 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , | Ancora nessun commento.

Israele, il muro di Bil’in e l’uccisione del dimostrante palestinese (con video)

I Palestinesi piangono la morte del dimostrante Bassem, Al Jazeera, 18 Aprile 2009

Il villaggio di Bil’in, vicino Ramallah, piange la morte di Bassem Abu Rahme, ucciso venerdì mentre partecipava alla manifestazione settimanale contro il muro di separazione del West Bank di Israele. La stessa Corte Suprema Israeliana ha giudicato questa barriera illegale, ma evidentemente Israele non rispetta, come già accaduto, le sue stesse leggi. Il muro divide Bil’in in due, con i Palestinesi in entrambi i lati e gli Israeliani non molto lontani.

Gli amici chiamavano affettuosamente Bassem “Phil” (elefante) per la sua imponente figura, che però evidentemente  non è bastata a respingere la granata di gas lacrimogeni sparatagli al petto da una distanza ravvicinata e letale. Bassem è morto sul colpo, all’ospedale di Ramallah è arrivato già cadavere. Le Forze israeliane della Difesa stanno studiando le circostanze dell’accaduto che qualificano come sommossa, ma i manifestanti dicono che non vi era alcuna violenza o provocazione da parte loro. Sembra che lo stesso Bassem, poco prima di essere ucciso, stesse dicendo ai soldati israeliani di non sparare perchè si trattava di “una protesta non-violenta con bambini e internazionali”.

Coloro che partecipano alle dimostrazioni settimanali affermano che Israele ha intensificato l’uso della forza contro gli attivisti non armati. E queste potenti granate con gas lacrimogeni sono davvero da condannare. A marzo, l’esercito israeliano ne ha sparata una contro un attivista americano in visita. Gli ha colpito la fronte, e lui è ancora in stato di incoscienza.

La comunità internazionale invita i Palestinesi a usare la non-violenza per risolvere i contrasti con la forza di occupazione. Ma gli abitanti di Bil’in, gli amici di Bassem che lo hanno visto colpito a morte, quelli che sono andati al suo funerale, sanno che non funziona. Così come sanno che quando protestano contro la barriera di separazione che divide il loro villaggio, la risposta degli Israeliani è chiara: potreste morire. I soldati pensano che, uccidendo i dimostranti, possono mettere fine alle proteste. Ma, a  Bil’in, la gente non è intenzionata ad arrendersi finché non le verrà restituita la sua terra. 

Funerale Shaheed di Bassem

Manifestazione a Tel Aviv dopo l’uccisione di Bassem

26 Aprile 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Israele, civil rights, diritti umani, guerra, human rights, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Palestine Vivra, “Action Boycott Israel”

27 Marzo 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Israele, guerra, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics | , , , , | Ancora nessun commento.

Gaza, la difficile vita di un territorio sotto assedio

La vita a Gaza: era difficile prima, lo è ancora di più ora. 66 mila persone, calcola un’organizzatione non governativa, dopo l’offensiva israeliana piombo fuso, vivono disolcate a casa di parenti e amici o bivaccano sotto un tetto di fortuna, tra le macerie. 

Cibo, acqua, carburante, medicine. Ma anche strade, infrastrutture, scuole, macchinari. Manca tutto a Gaza. Ogni cosa che deve valicare la frontiera, è una procedura infinita. Con le autorità israeliane prima, con quelle palestinesi poi.

Il consiglio economico palestinese per lo sviluppo e la ricostruzione stima i danni a 1.54 miliardi di euro. Le case distrutte sono 5000, quelle danneggiate circa 20 mila e solo per la ricostruzione delle abitazioni si spenderanno 370 milioni di euro. Gli ostacoli più difficili da sormontare si pongono per i materiali da costruzione. Israele teme che possano servire ad Hamas per costruire rampe di lancio per missili, bunker, e armi.

Le forniture passano con il contagocce. Ogni tondino, ogni ponteggio,ogni tubo viene schedato e diretto a un sito preciso. I residenti sono costretti a fare provviste sul mercato nero.

Il ferro che viene usato è tutto riciclato perchè non entra niente, non c’è un solo valico di frontiera che lasci passsare il materiale. Ma anche gli aiuti più urgenti, come il cibo, si ammassano alla frontiera e non riescono ad arrivare là dove c’è estremo bisogno.

L’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi si scontra con un muro di gomma. Dice un responsabile dell’UNWA: “Oggi è più urgente che mai trovare una soluzione e far aprire i check points per far entrare i materiali. Ma devo dire chiaro e tondo che oggi come oggi non riusciamo a far passare neppure il cibo e le medicine che sono stati donati”.

Se Israele tiene la striscia sotto assedio, non aiuta il fatto che per ora i pochi aiuti che arrivano debbano passare, perché è l’unica autorità nella striscia, nelle mani di Hamas.

2 Marzo 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Intifada, Israele, Oriente, civil rights, diritti umani, guerra, human rights, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics | , , , , , | Ancora nessun commento.

Gaza,il valico di Rafah aperto per tre giorni

euronews, 22 febbraio 2009

Per tre giorni studenti e malati potranno lasciare la Striscia di Gaza ed entrare in Egitto. Il valico di Rafah, chiuso da quando Israele ha imposto il blocco di Gaza, nel 2007, sarà aperto oggi per 500 studenti e altre 500 persone con permessi di soggiorno validi all’estero.

Domani toccherà a 800 persone che necessitano di cure mediche. “Una mia figlia ha un tumore – spiega un palestinese -. Voglio portarla in Egitto per farla curare. Sono otto mesi che cerco di attraversare il valico, ma finora non ho potuto. Spero con l’aiuto di Dio di entrare in Egitto, stavolta”.

Un espatriato che vive negli Emirati Arabi Uniti racconta di essere rimasto bloccato a Gaza per cinque mesi, a causa del blocco. “Non c‘è vita e non c‘è lavoro quando il valico è chiuso”, dice.

Il valico è stato riaperto a tre giorni dalla conferenza di riconciliazione che prenderà il via il 25 febbraio al Cairo, e che punta a mettere fine alle divisioni tra i movimenti palestinesi di Fatah e Hamas. La conferenza fa parte del piano che l’Egitto aveva proposto durante l’offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza controllata da Hamas.

23 Febbraio 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Intifada, Israele, Oriente, civil rights, diritti umani, guerra, human rights, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Israele, destra favorita alle elezioni

Euronews

Si profila un testa a testa tra il partito di destra Likud di Benyamin Netanyahu e quello di centro Kadima di Tzipi Livni alle elezioni politiche israeliane di martedì prossimo, 10 febbraio. Gli ultimi sondaggi autorizzati prima della consultazione danno l’ex premier Netanyahu con un sottile margine di vantaggio, che gli permetterebbe di avere l’incarico per un nuovo governo.
Tzipi Livni, ministro degli esteri uscente, spera in una rimonta delle ultime ore, per poter trovare quella maggioranza parlamentare che non è riuscita a mettere insieme nell’ottobre scorso, dando così il via alla convocazione di elezioni anticipate.
Ma la sorpresa potrebbe venire dall’estrema destra, dal partito Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman, per il quale i sondaggi prevedono quasi il raddoppio dell’attuale rappresentanza parlamentare. Lieberman propone una politica più rigida nei confronti degli arabi israeliani che ammontano al 20 per cento della popolazione del Paese.
Il suo partito sorpasserebbe, sempre secondo i sondaggi, quello laburista di Ehud Barak, ministro della difesa uscente. Sarebbe un duro colpo per il partito storico che ha partecipato alla fondazione di Israele; e un’ulteriore minaccia alle speranze di concludere un accordo di pace che si basi sulla convivenza di due Stati sovrani in Palestina.

7 Febbraio 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Elections, Israele, Oriente, civil rights, elezioni, elezioni in Israele, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics, religion, religione, votazioni | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Intervista con Ahmed Yousef: “Arabi sempre divisi”

- Pubblicata in inglese il 29/1/2009 su bitterlemons-international.org 

 

Bitterlemons-International: La Guerra a Gaza, e il summit di Doha, hanno messo in mostra le profonde divisioni del mondo arabo?

Ahmed Yousef*: Gli Arabi sono sempre stati divisi. Queste divisioni sono residui dell’era coloniale di frammentazione e conquista. Non ho mai visto gli Arabi uniti su qualche questione. Ci sono sempre due o tre fazioni. Inoltre, la maggior parte dei regimi arabi è dittatoriale. Nessuno di essi vincerebbe delle reali elezioni o sopravvivrebbe in una vera democrazia.

Molti di essi sono regimi fantocci di capitali occidentali e ognuno cerca di soddisfare Washington mostrando qualche forma di amicizia o di comprensione nei confronti di Israele, in altre parole, soddisfano gli Israeliani per soddisfare Washington. Perciò qualche volta mettono Hamas nella fazione dell’Iran. Prima di ciò eravamo nella fazione dell’Arabia Saudita. Ma questo è solo quel che si dice.

B-I: E’ stato un Paese non-arabo, la Turchia, il primo a cercare una mediazione per un cessate il fuoco. Come avete accolto il ruolo di Ankara?

Yousef: Credo che la Turchia abbia giocato un ruolo molto positivo. Ankara ha contattato Hamas e l’Egitto. [Il Primo Ministro Recep Tayyip] Erdogan ha visitato la regione e incontrato molti leader arabi. Ha anche capito quanto gli Arabi fossero divisi, persino su questa questione. Ha cercato di aiutare gli Egiziani e di cooperare con la Francia riguardo cosa sia meglio per i Palestinesi e gli Israeliani, ma – e questa è la parte della sporca politica della regione – ognuno vuole dimostrare di essere lui ad avere il controllo. L’Egitto, per esempio, ha bisogno di far vedere di essere il Paese che gestisce l’immediato cessate il fuoco e fa di tutto per estenderlo.

Perciò, in definitiva, nonostante tutti questi sforzi, poiché gli Arabi sono divisi e qualche volta lavorano uno contro l’altro, abbiamo fallito nell’ottenere l’unità araba dietro la causa.

B-I: Che si può dire del ruolo degli USA nelle divisioni arabe?

Yousef: Beh, l’amministrazione americana ha giocato la sua parte, o meglio, la precedente amministrazione americana, con [il Presidente George W.] Bush che richiamava tutti a intimorire con minacce il Qatar, l’Egitto e l’Arabia Saudita. Gli USA sono responsabili della terribile situazione nella regione in generale. L’amministrazione Bush non è mai stata di aiuto alla regione, non ha assunto una forte posizione riguardo l’iniziativa araba e, con la pressione americana, i Paesi arabi sono in totale scompiglio. La pressione esercitata dagli USA ha spinto i Paesi arabi a non fare nulla e per questo i Paesi arabi non sanno cosa fare.

Perciò il disordine nella regione è causata dal fatto che Washington cerca soltanto di soddisfare gli Israeliani e non presta attenzione ad alcun Paese arabo né alle masse arabe, che hanno manifestato nelle strade con ogni sorta di sentimento anti-americano.

B-I: E per quanto riguarda la gente comune araba? C’è una divisione anche fra la gente e i loro governi?

Yousef: Sono rimasto sconcertato quando ho visto che persino con tutti quei milioni di persone che facevano dimostrazioni in Marocco, in Algeria, in Mauritania, in Egitto, nessuno dei governi sembrava spaventato. Paesi che non hanno neanche pensato di ritirare i loro ambasciatori o addetti d’ambasciata e non hanno mostrato alcuna inclinazione ad ascoltare le richieste delle loro stesse popolazioni.

Sono rimasto di sasso. Milioni di persone che si riversavano nelle strade e i governi non avevano paura? Sbalorditivo. Sono sicuro che qualcosa monterà; si è accumulato qualcosa. Un giorno o l’altro queste masse si solleveranno contro qualcuno di questi regimi.

B-I: La nuova amministrazione USA  eserciterà lo stesso tipo di pressione di quella precedente?

Yousef: Non credo che [Barack] Obama cercherà di intimorire con minacce alcun Paese. Penso che userà morbida diplomazia. Lavorerà con il dialogo, la discussione e la diplomazia.

B-I: Ciò porterà all’unità araba?

Yousef: No. Per questo ci vorranno ancora degli anni. Quando ci sarà la democrazia nel mondo arabo allora potremo parlare di unità, solidarietà, persino confederazione. Ma ci vorrà molto tempo.

Ahmed Yousef* è Viceministro degli Esteri di Hamas

 

 

2 Febbraio 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, Commenti, Democracy, Intifada, Iran, Israele, Occidente, Oriente, Postcolonialism, US imperialism, USA, civil rights, diritti umani, guerra, human rights, islam, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics, religion, religione, terrorismo | , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Remembering Egypt

by Dennis Brutus

mdf568059

“Egypt is playing a tawdry role in the current agony of the Palestinians; but it is not new, sadly.”       

Remembering Egypt 

Solitary I walked the sands
beside the Pyramids
hot soil beneath my feet:
ageless the cloudless skies
aeons above invisible stars:
men laboured in dusty rags
parched reeds wilted in shallows
children with dark hungry eyes
gazed, curious, at alien intruders
while power games unwound
dynastic narratives unscrolled;
sorrowing, we braced for tawdry tales

14 January 2009

Dennis Brutus is a South African poet.  Active against Apartheid, he was arrested in 1963 and imprisoned for 18 months on Robben Island.  After his release, he became a political refugee in the United States.  Today he is based at the University of KwaZulu-Natal, engaged in poetry and activism against all forms of oppression and exploitation.  The Centre for Civil Society circulates a Dennis Brutus poem every day.

16 Gennaio 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Culture, Intifada, Israele, Literature, Oriente, civil rights, cultura, diritti umani, freedom, genocide, genocidio, guerra, human rights, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, poesia, poetry, politica, politics, religion, religione | , , , , , | Ancora nessun commento.

Macerie,urla e pianti: per ottenere la pace

13 Gennaio 2009 Pubblicato da loriscosta | guerra, news from all over the world | , , | Ancora nessun commento.