Per una Pesc democratica

Piacerebbe che il prossimo Mr.Pesc dicesse qualcosa a questo riguardo
(ANSA) – TEL AVIV, 15 NOV – Il capo dello stato israeliano Peres si oppone al progetto dell’Anp di ottenere dall’Onu il riconoscimento di uno stato palestinese. Nei confini antecedenti il conflitto del 1967, con Gerusalemme est come capitale.”E’ impossibile costituire uno Stato senza un accordo di pace” ha osservato Peres. Il negoziatore palestinese Erekat ha affermato che l’Anp ha gia’ ottenuto il sostegno da parte dei paesi arabi e segnali positivi anche dalla Russia e dal segretario generale Onu,Ban Ki-moon
Donne in armi – chi c’è sotto il velo
(Da Rainews24) – Una militante del Fronte democratico per la liberazione della Palestina
Gaza, la difficile vita di un territorio sotto assedio
La vita a Gaza: era difficile prima, lo è ancora di più ora. 66 mila persone, calcola un’organizzatione non governativa, dopo l’offensiva israeliana piombo fuso, vivono disolcate a casa di parenti e amici o bivaccano sotto un tetto di fortuna, tra le macerie.
Cibo, acqua, carburante, medicine. Ma anche strade, infrastrutture, scuole, macchinari. Manca tutto a Gaza. Ogni cosa che deve valicare la frontiera, è una procedura infinita. Con le autorità israeliane prima, con quelle palestinesi poi.
Il consiglio economico palestinese per lo sviluppo e la ricostruzione stima i danni a 1.54 miliardi di euro. Le case distrutte sono 5000, quelle danneggiate circa 20 mila e solo per la ricostruzione delle abitazioni si spenderanno 370 milioni di euro. Gli ostacoli più difficili da sormontare si pongono per i materiali da costruzione. Israele teme che possano servire ad Hamas per costruire rampe di lancio per missili, bunker, e armi.
Le forniture passano con il contagocce. Ogni tondino, ogni ponteggio,ogni tubo viene schedato e diretto a un sito preciso. I residenti sono costretti a fare provviste sul mercato nero.
Il ferro che viene usato è tutto riciclato perchè non entra niente, non c’è un solo valico di frontiera che lasci passsare il materiale. Ma anche gli aiuti più urgenti, come il cibo, si ammassano alla frontiera e non riescono ad arrivare là dove c’è estremo bisogno.
L’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi si scontra con un muro di gomma. Dice un responsabile dell’UNWA: “Oggi è più urgente che mai trovare una soluzione e far aprire i check points per far entrare i materiali. Ma devo dire chiaro e tondo che oggi come oggi non riusciamo a far passare neppure il cibo e le medicine che sono stati donati”.
Se Israele tiene la striscia sotto assedio, non aiuta il fatto che per ora i pochi aiuti che arrivano debbano passare, perché è l’unica autorità nella striscia, nelle mani di Hamas.
Gaza,il valico di Rafah aperto per tre giorni

euronews, 22 febbraio 2009
Per tre giorni studenti e malati potranno lasciare la Striscia di Gaza ed entrare in Egitto. Il valico di Rafah, chiuso da quando Israele ha imposto il blocco di Gaza, nel 2007, sarà aperto oggi per 500 studenti e altre 500 persone con permessi di soggiorno validi all’estero.
Domani toccherà a 800 persone che necessitano di cure mediche. “Una mia figlia ha un tumore – spiega un palestinese -. Voglio portarla in Egitto per farla curare. Sono otto mesi che cerco di attraversare il valico, ma finora non ho potuto. Spero con l’aiuto di Dio di entrare in Egitto, stavolta”.
Un espatriato che vive negli Emirati Arabi Uniti racconta di essere rimasto bloccato a Gaza per cinque mesi, a causa del blocco. “Non c‘è vita e non c‘è lavoro quando il valico è chiuso”, dice.
Il valico è stato riaperto a tre giorni dalla conferenza di riconciliazione che prenderà il via il 25 febbraio al Cairo, e che punta a mettere fine alle divisioni tra i movimenti palestinesi di Fatah e Hamas. La conferenza fa parte del piano che l’Egitto aveva proposto durante l’offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza controllata da Hamas.
Remembering Egypt
by Dennis Brutus

“Egypt is playing a tawdry role in the current agony of the Palestinians; but it is not new, sadly.”
Remembering Egypt
Solitary I walked the sands
beside the Pyramids
hot soil beneath my feet:
ageless the cloudless skies
aeons above invisible stars:
men laboured in dusty rags
parched reeds wilted in shallows
children with dark hungry eyes
gazed, curious, at alien intruders
while power games unwound
dynastic narratives unscrolled;
sorrowing, we braced for tawdry tales14 January 2009
Dennis Brutus is a South African poet. Active against Apartheid, he was arrested in 1963 and imprisoned for 18 months on Robben Island. After his release, he became a political refugee in the United States. Today he is based at the University of KwaZulu-Natal, engaged in poetry and activism against all forms of oppression and exploitation. The Centre for Civil Society circulates a Dennis Brutus poem every day.




Israele, il muro di Bil’in e l’uccisione del dimostrante palestinese (con video)
I Palestinesi piangono la morte del dimostrante Bassem, Al Jazeera, 18 Aprile 2009
Il villaggio di Bil’in, vicino Ramallah, piange la morte di Bassem Abu Rahme, ucciso venerdì mentre partecipava alla manifestazione settimanale contro il muro di separazione del West Bank di Israele. La stessa Corte Suprema Israeliana ha giudicato questa barriera illegale, ma evidentemente Israele non rispetta, come già accaduto, le sue stesse leggi. Il muro divide Bil’in in due, con i Palestinesi in entrambi i lati e gli Israeliani non molto lontani.
Gli amici chiamavano affettuosamente Bassem “Phil” (elefante) per la sua imponente figura, che però evidentemente non è bastata a respingere la granata di gas lacrimogeni sparatagli al petto da una distanza ravvicinata e letale. Bassem è morto sul colpo, all’ospedale di Ramallah è arrivato già cadavere. Le Forze israeliane della Difesa stanno studiando le circostanze dell’accaduto che qualificano come sommossa, ma i manifestanti dicono che non vi era alcuna violenza o provocazione da parte loro. Sembra che lo stesso Bassem, poco prima di essere ucciso, stesse dicendo ai soldati israeliani di non sparare perchè si trattava di “una protesta non-violenta con bambini e internazionali”.
Coloro che partecipano alle dimostrazioni settimanali affermano che Israele ha intensificato l’uso della forza contro gli attivisti non armati. E queste potenti granate con gas lacrimogeni sono davvero da condannare. A marzo, l’esercito israeliano ne ha sparata una contro un attivista americano in visita. Gli ha colpito la fronte, e lui è ancora in stato di incoscienza.
La comunità internazionale invita i Palestinesi a usare la non-violenza per risolvere i contrasti con la forza di occupazione. Ma gli abitanti di Bil’in, gli amici di Bassem che lo hanno visto colpito a morte, quelli che sono andati al suo funerale, sanno che non funziona. Così come sanno che quando protestano contro la barriera di separazione che divide il loro villaggio, la risposta degli Israeliani è chiara: potreste morire. I soldati pensano che, uccidendo i dimostranti, possono mettere fine alle proteste. Ma, a Bil’in, la gente non è intenzionata ad arrendersi finché non le verrà restituita la sua terra.
Funerale Shaheed di Bassem
Manifestazione a Tel Aviv dopo l’uccisione di Bassem
26 Aprile 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Israele, civil rights, diritti umani, guerra, human rights, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, palestina, politica, politics | Bassem Abu Rahme, fainotizia, granate con gas lacrimogeni, Israele, muro di Bil'in, palestina, proteste contro il muro di Bil'in | Ancora nessun commento.