La Cina del bergamasco
Magari pensavano di venire in Italia…invece si sono trovati come a casa. L’avventura di alcuni immigrati cinesi in questo articolo di NewNotizie:
Lavoro nero, condizioni di lavoro pessime e sfruttamento non sono novità per la maggior parte dei lavoratori che provengono dalla Cina.
Nel Bergamasco, alcuni immigrati cinesi mangiavano e dormivano in cubicoli piccolissimi e gelati, in sconcertanti condizioni igienico-sanitarie e privi persino di riscaldamento. I loculi in stile alveare erano ricavati da un’unica stanza attigua a quella in cui erano costretti a lavorare come schiavi giorno e notte.
Complice di questa barbaria è una 35enne cinese, titolare di un laboratorio clandestino nella Bergamasca, denunciata insieme ad altri due connazionali. Arrestato anche un operaio cinese di 37 anni, già espulso dall’Italia.
La situazione è stata rilevata dai carabinieri nel momento in cui hanno notato una giovane donna asiatica che entrava in un capannone in cui non era segnalata alcun tipo di attività industriale o commerciale intuendo così quello che poteva accadere in quel luogo. Dopo aver organizzato un controllo con personale dell’Asl e dell’Ispettorato del Lavoro, i militari hanno sorpreso sei operai cinesi, tre dei quali clandestini, mentre confezionavano camicie da immettere sulle bancarelle dei mercatini ambulanti.
L’attività, completamente in nero, si svolgeva praticamente a ciclo continuo, con gli operai che mangiavano e dormivano in piccolissimi loculi. La 35enne cinese, titolare del laboratorio, è stata denunciata a piede libero per il reato di occupazione di manodopera clandestina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I carabinieri l’hanno inoltre multata anche per 20mila euro a causa di numerose violazioni della norme che regolano la materia del lavoro, imponendole la cessazione dell’attività, mentre l’Asl ha proibito l’uso dei locali. Due dei clandestini erano giunti in Italia solo qualche giorno fa.
PB
Una notte sul tetto
Se lo fai la tua vita è un inferno. Per tornare a lavorare in fabbrica, alla Fiat.








