Lancio di scarpe contro Bush
15 dicembre 2008:George Bush in visita a Bagdad. Durante la conferenza stampa un reporter gli tira contro le sue scarpe.
Iraq: via le truppe Usa entro il 2011
Il governo iracheno ha approvato l’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti che prevede il ritiro totale delle truppe
BAGDAD – Il governo iracheno ha approvato l’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti che prevede il ritiro totale delle truppe americane entro la fine del 2011. L’accordo è stato approvato con 28 voti favorevoli su 38. C’era bisogno di una maggioranza di due terzi perché si potesse procedere a presentare l’accordo al parlamento. In questa sede per l’approvazione basta la maggioranza semplice.
150MILA SOLDATI – L’accordo è il risultato di un negoziato durato un anno e che spesso è stato condotto con toni aspri. Prevede la partenza dei circa 150mila soldati americani, che attualmente sono distribuiti su oltre 500 basi. Dalle città i soldati se ne andranno entro il 2009 e da tutto il territorio iracheno entro la fine del 2011, vale a dire otto anni dopo il crollo del regime di Saddam Hussein. La riunione del consiglio dei ministri è durata circa due ore. Il premier Nuri al Maliki, che ha fortemente voluto l’accordo, era già praticamente certo di ottenerne l’approvazione perché poteva contare sul sì della coalizione sciita e dei partiti curdi, che insieme hanno 19 ministri. Aveva anche l’appoggio degli indipendenti e di una parte dei ministri sunniti.
LA DECISIONE DEL PARLAMENTO – Il parlamento deve ora procedere a una doppia lettura con un voto definitivo a distanza di almeno sei giorni. Seguirà la ratifica da parte del consiglio presidenziale e solo a questo punto si potrà procedere alla firma ufficiale dell’accordo, presumibilmente a Washington, da parte di Maliki e del presidente americano George W. Bush. La Casa Bianca ha definito il testo un buon accordo, soddisfacente per entrambe le parti. Anche il grande ayatollah Sistani, maggiore autorità religiosa sciita del paese, ha dato un suo informale consenso. L’accordo dà un quadro giuridico certo alla presenza militare americana in Iraq alla scadenza del mandato Onu, alla fine di quest’anno.
Quando i complimenti si sprecano…
Berlusconi da Bush: “Sempre con gli Usa”
Bush: “Mi piace il suo ottimismo senza limiti” “Ho con il presidente Berlusconi un rapporto eccellente, e un genuino rispetto. Ne ho apprezzato l’amicizia e la saggezza. È un uomo sincero, capace di parole chiare e leali, capace di mantenere la parola data e mi piace il suo ottimismo senza limiti”. Queste le parole di benvenuto rivolte dal presidente Usa George W. Bush a Silvio Berlusconi, accogliendolo alla casa Bianca. Concludendo, in italiano, Bush ha detto: “Benvenuto per questo Columbus Day”
Berlusconi: “Bush un grande presidente” “La storia dirà che George W. Bush è stato un grande, grandissimo presidente degli Stati Uniti”: lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella cerimonia di benvenuto organizzata alla Casa Bianca.
L’Italia serve la pace nel mondo “Continueremo a restare al vostro fianco finchè i nemici della libertà, che non hanno alla base delle loro decisioni l’amore, non saranno completamente sconfitti” ha precisato Berlusconi. L’Italia “serve la causa della pace e della stabilità in Libano, Kosovo e Bosnia” e ha mostrato il proprio impegno a sostegno della “crescita delle democrazie e della difesa degli innocenti” in Afghanistan e in Iraq: lo ha detto il presidente americano George W.Bush a Silvio Berlusconi, nella cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca. “L’America è orgogliosa – ha detto Bush a Berlusconi – di essere vostro alleato in missioni che porteranno un mondo migliore e più sicuro”.
Uniti nella lotta al terrorismo “Lavoreremo insieme per sconfiggere i nemici della libertà e le persone che non hanno l’amore alla base delle proprie azioni”. Il presidente Berlusconi ha garantito che il sostegno dell’Italia non verrà mai meno. Sulla stessa linea anche Bush, che ha ribadito la determinazione a combattere “i nemici finchè non saranno sconfitti. Faremo scudo contro la brutalità”. Bush ha lodato l’impegno dell’Italia per aver schierato truppe in Afghanistan e in altre missioni Nato. “Sono orgoglioso della vostra alleanza”, ha detto il presidente americano.
Crisi: Usa ed Europa agiscano insieme Silvio Berlusconi si dice fiducioso che ci siano mezzi e modalità per riuscire ad impedire che la crisi finanziaria colpisca l’economia reale e che la cosa più importante è il coordinamento messo in campo da Stati Uniti ed Europa per affrontare la situazione. “La cosa più importante è che l’America e l’Unione Europea possano agire di concerto ed in modo coordinato”, ha ribadito Berlusconi alla Casa Bianca. Il premier italiano ha detto, dopo l’incontro di ieri a Parigi con i Paesi della Zona Euro, che sono stati fatti passi per prevenire che la tempesta finanziaria colpisca l’economia reale: “Sono al 100% sicuro e fiducioso che noi abbiamo i mezzi e le armi per prevenire che ciò accada e che il benessere di cui godono i nostri cittadini possa essere colpito da ciò”.
I governi del G7 mettono in gioco 2000 miliardi di dollari
di Mario PlateroIl Sole24Ore, 12 ottobre 2008 WASHINGTON – Dopo un comunicato del G7 che gli analisti hanno giudicato in prima battuta “blando” e non sufficientemente aggressivo di fronte alla crisi finanziaria sistemica con cui si confronta il Pianeta, i singoli paesi del G7 cercheranno di passare dalle parole ai fatti. A Washington in ambienti vicini al Gruppo dei Sette, si da certo che Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania metteranno in pratica a breve misure straordinarie che potrebbero mobilitare, una volta erogati i fondi, una disponibilità di danaro complessiva superiore ai 2000 miliardi di dollari. C’e’ intanto il pacchetto americano da 700 miliardi di dollari che potrebbe essere già in parte mobilitato per rafforzare il capitale di Morgan Stanley, la prestigiosa banca d’affari che versa in gravi difficolta’ e ha disperato bisogno di un aumento di capitali o di un accesso a importanti quantitativi di liquidita’. Fonti autorevoli raccolta a Washington inoltre danno per certo che oggi a Parigi, alle riunioni dei 14 leader europei, il Cancelliere tedesco Angela Merkel presenterà un pacchetto da circa 400 miliardi di euro (circa 536 miliardi di dollari). Il pacchetto includerà garanzie dello stato e l’opzione per la partecipazione diretta nel capitale delle istituzioni in difficoltà. L’erogazione sarà condizionata a certi impegni che dovranno essere sottoscritti dalle banche e il pacchetto potrebbe essere discusso e approvato già domani mattina a Berlino. La Gran Bretagna metterà sul tavolo il suo piano da 400 miliardi di sterline, circa 682 miliardi di dollari già annunciato la settimana scorsa, con l’autorizzazione all’acquisto di titoli fino a 50 miliardi di sterline e garanzie a breve e medio termine per altri circa 100 miliardi di sterline. Ma il fatto nuovo e’ che alcune delle banche inglesi hanno annunciato che entro le sette del mattino di lunedi’ presenteranno i dettagli della loro partecipazione al piano di salvataggio messo a punto dal governo inglese. Il piano prevede l’annuncio delle dimissioni di alcuni dei manager delle banche in difficoltà ad esempio Fred Goodwin, l’amministratore delegato di Royal Bank of Scotland. Ma secondo le indiscrezioni che circolano a Washington le autorità potrebbero anche richiedere la chiusura temporanea di alcune attività di Borsa per consentire agli investitori di analizzare nel dettaglio il progetto, che dovrebbe portare liquidità al sistema e consentire ai mercati del credito di riprendere a funzionare. Questi dettagli sono certamente più concreti di quelli che avevamo appreso venerdì sera. Danno corpo al comunicato in cinque punti del G7 che diventa una sorta di ombrello guida al di sotto del quale i paesi cercano lo stesso di coordinare, pur con diverse politiche fiscali, gli interventi per poter rispondere alle sfide del mercato globale.
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Georgia between Russia and the US
The Return of Russia
by Serge Halimi
mrzine monthlyreview , 28/08/2008
Since 1992, two reports of the Pentagon have explored the question of how to prevent a possible resurgence of the then crumbling Russian power. These reports indicated that, to perpetuate the American hegemony born of the victory of the United States in the Gulf War and the breakup of the Soviet bloc, it was important to “[convince] potential competitors that they need not aspire to a greater role.” And, failing to convince them, Washington must “discourage” them. The main target of these considerations? Russia, “the only power in the world with the capability of destroying the United States.”2
Can we then blame the Russian leadership for having experienced Western assistance to the “color revolutions” in Ukraine and Georgia, former Warsaw Pact allies’ membership in the NATO, and the installation of American missiles on Polish soil as elements of the old strategy aimed to weaken their country, whatever its regime? Besides, Mr. Bernard Kouchner, French Foreign Minister, admitted as much: “Russia has become a great power, which is worrisome.”3
The architect in 1980 of the very dangerous Afghan strategy of Washington (giving military support to Islamists to defeat communists. . .), Mr. Zbigniew Brzezinski has spelled out another aspect of the American design: “Georgia is of strategic importance because we have access through Georgia, through a pipeline that runs from Baku, the capital of Azerbaijan, through Tbilisi, the capital of Georgia, down to Turkey, and to the Mediterranean Ocean, a pipeline which gives us access to the oil, and soon also the gas, that lies not only in Azerbaijan, but beyond it in the Caspian Sea, and beyond it in Central Asia. So, in that sense, it’s a major and very important strategic asset to us.”4 Mr. Brzezinski cannot be accused of inconstancy: even when Russia was at its nadir in the era of Boris Yeltsin, he was trying to chase it out the Caucasus and Central Asia to secure energy supply for the West.5 Since then, Russia has fared better, the United States worse, and oil is now more expensive. A victim of its own president’s provocations, Georgia is being buffeted by the clash of these three dynamics.
2 Cf. Paul-Marie de La Gorce, “Washington et la maîtrise du monde,” Le Monde diplomatique, April 1992.
3 Interview, Journal du dimanche, Paris, 17 August 2008.
4 Bloomberg Television, 12 August 2008.
5 Zbigniew Brzezinski, Le Grand Echiquier, Paris: Bayard, 1997.
Serge Halimi is a French journalist of Tunisian origin. He has written for Le Monde diplomatique since 1992 and served as the magazine’s editorial director since March 2008. The original article “Retour russe” appears in the September 2008 issue of Le Monde diplomatique. English translation by Yoshie Furuhashi.








Lanciare scarpe costa 3 anni
Ricordate il giornalista che aveva lanciato le scarpe a Bush?
Ecco come è andata a finire…
Baghdad 12 mar. – (Adnkronos/Aki) – Il giornalista iracheno Montazer al-Zaid e’ stato condannato a 3 anni di carcere dal tribunale di Baghdad per il lancio delle sue scarpe contro l’ex presidente americano, George W. Bush, in occasione della sua ultima visita in Iraq. Lo ha annunciato la tv araba ‘al-Arabiya’. In precedenza il giovane si era dichiarato non colpevole.
12 Marzo 2009 Pubblicato da loriscosta | Commenti, Iraq, TV, US imperialism, USA, opinioni politiche | George W. Bush, guerra in Iraq, Iraq war, stampa | Ancora nessun commento.