Loriscosta's Weblog

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Capire Clegg

Riporto sotto la lettera diffusa da Clegg nei momenti immediatamente successivi al voto inglese. Credo che ci sia tutto il suo dispiacere per un risultato di molto inferiore alle attese. Però quel che mi importa ora è capire la mossa di Nick per il Governo. Un Esecutivo a guida Cameron con il quale non sembra che i liberaldemocratici potranno esprimere un’alleanza organica.

A Brown Clegg poteva chiedere troppo, visto che i laburisti conoscono le stanze del potere e sono adusi a poltrone e posti. Essendo il labuor sconfitto nelle elezioni, ogni posto in meno avrebbe significato un ulteriore indebolimento dell’apparato di partito. Inaccettabile.

A Cameron Clegg poteva chiedere troppo poco perchè con un governo conservatore gli obiettivi liberaldemocratici sono differenti. Ora non si tratta semplicemente di entrare nella stanza dei bottoni ma di garantire la formazione di un governo che non sovverta completamente l’esisto elettorale (ed è indubitabile che Cameron ha vinto). Inoltre Clegg mira ad ottenere una patente di credibilità per il suo parito, cosa che appunto sarebbe mancata al momento di concretizzare un’intenzione di voto in un voto reale e certificabile. Ma soprattutto Clegg baderà ai collegi elettorali: quei collegi che più volte hanno marcato la sconfitta lib-dem, facendo perdere sul collegio un consenso proporzionalmente rilevante ma sottorappresentato.

Penso che questi siano i dubbi…del giovane Clegg.

Dear friend,

Last night was a disappointment for the Liberal Democrats. Even though more people voted for us than ever before, even though we had a higher proportion of the vote than ever before, it is of course a source of great regret to me that we have lost some really valued friends and colleagues and we have returned to Parliament with fewer MPs than before.

It’s clear that many people were excited by the prospect of doing something different. But when it came to the vote, they decided to stay with what they knew. In a time of great economic uncertainty I can understand that.

But that’s not going to stop me from redoubling my efforts and the Liberal Democrats efforts to show that real change is the best reassurance that things can get better for people and their families.

Now we are in a very fluid situation with no party holding an absolute majority. It’s vital that all political parties and all political leaders act in the national interest and not for narrow political party advantage.

During the election campaign I said that whichever party gets most votes and the most seats, if not an absolutely majority, has the first right to seek to govern either on its own or by reaching out to other parties. And I stick to that view. It seems this morning that it is the Conservative Party that has more votes and more seats though not an absolute majority.

I think it is now for the Conservative Party to prove that it is capable of seeking to govern in the national interest. At the same time this election campaign has made it abundantly clear that our electoral system is broken, it simply doesn’t reflect the hopes and aspirations of the British people.

So I repeat again my reassurance that whatever happens in the coming hours, days and weeks I will continue to argue not only for the greater fairness in British society not only the greater responsibility in economic policy making but also for the extensive real reforms we need to fix our broken political system.

Thank you for all your wonderful support and work through the campaign. It has been a privilege to lead such a magnificent team and we will carry on the campaign for a fairer Britain.

Best wishes,

Nick Clegg
Leader of the Liberal Democrats

11 maggio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , | 3 commenti

Clegg, gli inglesi non vanno a destra

Ma non era Cameron l’astro nascente britannico? Non era Cameron che avrebbe dovuto riportare il paese ai fasti thatcheriani? A quanto pare dopo 13 anni di labour la Gran Bretagna di Blair prima e di Brown ora non se la sente di cambiare, crisi o non crisi. Clegg, l’astro nascente liberaldemocratico sarà il terzo incomodo decisivo alle elezioni del 6 maggio. Dopo anni di ombra, a discapito dei buon risultati elettorali, il partito che fu di Ashdown si avvia ad un risultato elettorale determinante per il futuro governo di Sua Maestà. E mentre anche l’Ungheria vira “violentemente” a destra  si può proprio dire che i sudditi della Regina Elisabetta non se la sentono proprio di essere conservatori. O, in altre parole, di andare a destra.

(Articolo di Barbara Spinelli su La Stampa di oggi) - Quel che sta accadendo nel Regno Unito è una storia importante perché in essa ci siamo anche noi, e l’Europa, e l’America. È la storia di una grande illusione che s’infrange, e del fascino che hanno esercitato, specie in Italia, persone come Margaret Thatcher e Tony Blair. È la storia di un terzo uomo, che in queste ore sta infiammando il suo Paese e ha deciso di far scoppiare la bolla inglese.

Molte ragioni spiegano l’ascesa di Nick Clegg, il candidato liberal-democratico che scompiglia l’Inghilterra alla vigilia delle elezioni del 6 maggio. Lo scompiglio è dovuto in parte alla crisi del 2007-2009: ovunque, essa sovverte pronostici, calcoli, abitudini. In Gran Bretagna, demolisce certezze decennali: un laburismo chiamato «nuovo», che per 13 anni è vissuto del modello Thatcher; un partito conservatore che è figlio dello stesso modello, pur esibendo la maschera modernista di David Cameron.

Ma ci sono motivi più antichi, profondi. Quel che scricchiola, per la prima volta, è l’identità postbellica dell’Inghilterra, è il suo rapporto con l’Europa e l’America. Su questi e altri temi, il linguaggio di Clegg è come un vento forte e insolito: ha toni eretici, e per i connazionali più che blasfemi. Per certi versi, la sua ascesa somiglia a quella di Obama.

Nell’immobile firmamento delle certezze britanniche è apparso un guastafeste, che dice verità scomode: come Al Gore sul clima, come Obama sulla razza. Clegg non ha la straordinaria scaltrezza di Obama né la sua eloquenza, ma anch’egli è un outsider. È un europeista: il che vuol dire, per gli inglesi, un alieno. Quando sulla Manica scende la nebbia, non è convinto che il continente sia «tagliato fuori», come titolò un giornale nel 1940. È convinto che sia Londra a tagliarsi fuori con le proprie mani. Tanti inglesi sembrano aver sete di verità, sconveniente o no. Migliaia di giovani potenzialmente astensionisti stanno correndo a registrarsi per il voto. I giornali parlano di cleggmania.

Le verità di Clegg è altamente sgradita da laburisti e conservatori, perché non solo spezza un duopolio ma svela le menzogne di cui esso si nutre. Svela la bolla della potenza inglese, innanzitutto, con disinvoltura iconoclastica. In sostanza dice questo, agli elettori e a noi europei: le potenze vincitrici dalla seconda guerra mondiale sono in declino, perché la vittoria stessa le ha ossificate, ingabbiandole nell’illusione. Sia America che Inghilterra hanno dormito su quegli allori, persuase che la loro supremazia mondiale fosse imperitura e che ancora esistesse la sovranità assoluta dello Stato-nazione. Ambedue hanno una storia imperiale alle spalle, che complica il congedo dal nazionalismo occultandone le insidie.
La megalomania inglese ha assunto proporzioni grottesche, secondo Clegg. In un articolo scritto sul Guardian il 19 novembre 2002, la profanazione del tempio è stata radicale. Il Regno Unito è accusato di arroganza nazionalista, il suo disprezzo per l’Europa e soprattutto per i tedeschi è ridicolizzato. L’articolo conclude: «Tutte le nazioni hanno una croce da portare, e nessun Paese più della Germania, con le sue memorie del nazismo. Ma la croce inglese è ancora più insidiosa. Un mal riposto senso di superiorità, sostenuto da illusioni di grandeur e da una tenace ossessione dell’ultima guerra, è qualcosa di cui ci si libera molto più difficilmente. Abbiamo bisogno di essere rimessi al nostro posto». I giornali vicini alla destra, imbestialiti, ritirano fuori l’articolo e accusano Clegg di tradimento.

Eppure la storia lo conferma: ricostruirsi e ripartire è spesso più arduo per i vittoriosi che per i vinti. I secondi hanno di fronte a sé una montagna, devono riesaminare se stessi, agguerrirsi per uscire dalla prova vivi e liberi. I primi non hanno davanti a sé che pianure verdi, apparentemente eterne, ignare di baratri. L’Inghilterra è in caduta libera da decenni, ma infinita è la fatica di aprire gli occhi. L’operazione di Clegg è quella di Buñuel nel Chien Andalou: nel cielo una nube solca la bianca luna, ed ecco la camera si sposta su una pupilla femminile tagliata dal rasoio, perché l’occhio infine veda (il film esce nel 1929, anno della grande crisi).

Anche il rasoio di Clegg è affilato: smaschera la chimera inglese, la stoffa di cui è fatta, le condotte drogate che secerne. Hanno questo fondamento chimerico le relazioni privilegiate con l’America, il desiderio di ostacolare l’unità in Europa come se ancora fossimo agli inizi del ’900. Margaret Thatcher e Blair sono stati i due campioni della grande illusione, e le elezioni del 6 maggio sono in realtà un giudizio su di loro, sui falsi miti che hanno fabbricato in trent’anni. Ambedue hanno creduto nella sovranità inviolata della nazione, coltivando con l’America quella relazione speciale che era la linfa vitale del mito. Clegg sconcerta perché annuncia che l’imperatore, nudo, non è più prediletto ma «asservito alla potenza Usa» (Daily Telegraph, 29-1-2010). Negli anni di Blair, «l’Inghilterra ha agito come un passivo Stato satellite»: ha partecipato all’illegale guerra in Iraq, ha «vergognosamente taciuto» sulle torture a Guantanamo, sulla deportazione dei sospetti di terrorismo nelle prigioni segrete all’estero (l’eufemismo usato è extraordinary rendition, consegna straordinaria), sulla guerra israeliana a Gaza, sull’obsoleta atomica inglese. Non si è accorta che Obama punta su Londra solo se essa rafforza l’unione nel vecchio continente, «in modo che l’America possa parlare all’Europa come a un unico soggetto». La preminenza globale americana ha ceduto il passo a un mondo in cui contano Cina e India, nuove superpotenze dell’Oriente, e ciò rende Britannia ancora più piccola. Nel secondo dibattito televisivo, giovedì scorso, Clegg ha difeso l’Unione europea perché «size does matter», la dimensione geografica non è irrilevante in una terra che cambia.

Il vincitore inglese che riposa sugli allori non vede neppure le difficoltà crescenti della propria democrazia. Non solo la sua atomica è obsoleta ma anche il suo bipartitismo, che ha finito col perpetuare status quo e chimere, nascondendo le mutazioni avvenute dentro casa oltre che fuori. Sono anni che gli inglesi hanno smesso di concentrarsi sul duopolio, scegliendo una moltitudine di partiti d’altro colore o l’astensione. È quello che rende non solo ingiusta ma inefficace la loro legge elettorale, rigidamente maggioritaria. Secondo il presente sistema (lo stesso che vorrebbe introdurre Berlusconi in Italia, per l’elezione del Presidente della Repubblica) il partito che prende più voti si conquista una smisurata maggioranza, senza dover negoziare alcunché con altre forze rappresentative.

Tutto va bene se altre forze non esistono, come nell’Inghilterra degli Anni 50. Allora, solo il 2 per cento degli elettori sceglieva partiti estranei a conservatori e laburisti. La snodata società odierna non si esprime più così. Nelle elezioni locali del 2009 il 40 per cento degli elettori ha votato partiti diversi, fuori dal duopolio, e nelle ultime politiche 6 milioni hanno preferito i liberali. Tanto più assurde diventano le vecchie regole: il Labour ha ottenuto un’enorme maggioranza parlamentare con poco più del 22 per cento dei voti. I liberali, con un quarto di elettori, hanno meritato solo 10 deputati. È il motivo per cui Clegg ha poche possibilità. Ma può disturbare parecchio: Gordon Brown ha già assicurato una mini-riforma del sistema elettorale, e le urne potrebbero incoronare un premier che senza liberali non sarà in grado di governare.

La maledizione che grava sui vincitori delle guerre è questa, sempre. Arriva il giorno in cui il piedistallo sul quale troneggiano vacilla, e il trono stesso si rivela finto. Il modello economico della Thatcher è fallito. Quello del Nuovo Labour pure, a meno che Brown non lo resusciti, magari non stavolta ma la prossima. Blair ha creato questo marasma (la pace in Irlanda è probabilmente l’unico suo successo politico). Ha distrutto la socialdemocrazia e i suoi principi, per consegnare l’una e gli altri ai liberali e al loro terzo uomo.

25 aprile 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , | Lascia un commento

“Brown è un politico disperato”

Nick Clegg, leader liberaldemocrato britannico con il vento in poppa, assesta un colpo mortale al premier Brown.

Roma, 21 apr. (Apcom) – Il primo ministro britannico Gordon Brown è “un politico disperato”. Ne è convinto Nick Clegg, leader dei liberaldemocratici, che nella prima intervista alla stampa estera attacca senza mezzi termini la strategia politica dei laburisti e del premier, a poco più di due settimane dalle elezioni politiche, in programma il 6 maggio prossimo. “Brown ha sistematicamente e personalmente bloccato le riforme”, ha detto Clegg, citato dal britannico Telegraph. “Credo che sia un politico disperato e non posso proprio credere in lui”. Da giovedì scorso, giorno del primo dibattito televisivo assieme a Brown e David Cameron, leader dei Tories, la popolarità di Clegg è esplosa al punto da essere paragonato a Churchill e a Obama. E anche alcuni sondaggi sulle intenzioni dei voti hanno il Lib-Dem in testa con il 33% delle preferenze davanti ai conservatori con il 32% e ai laburisti con il 26% (ma le cifre cambiano ogni giorno, e già oggi i tory sono di nuovo in testa, con nove punti sui due rivali). Clegg non sembra stupirsi. “Alle ultime elezioni, nel 2005, gli astenuti sono stati più di coloro che hanno votato per il Labour e i Tory messi insieme. Cinquant’anni fa, il 2% dell’elettorato votò per un partito diverso da laburisti e conservatori, 5 anni or sono il 40% ha votato per un partito diverso dai loro. E il mio partito nel 2005 ha preso 6 milioni di voti, uno su quattro”, ha detto a Repubblica. Sulle possibili alleanze post elettorali Clegg non ha dubbi. “Conteremo voti e seggi, poi vedremo chi ha l’effettivo mandato popolare. E se la differenza sarà minima o il mandato incerto, bisognerà che i nostri partiti si parlino per scoprire tra quali è possibile un accordo. In un momento di scelte difficili e dolorose per risanare l’economia, più ampie sono le intese, meglio per il paese. Un governo di coalizione non sarebbe un male, bensì un bene”. Secondo il leader dei liberaldemocratici, citato da Repubblica “è finito il mondo in cui si poteva scegliere solo destra o sinistra, gli unici che ancora non lo capiscono sono Gordon Brown e David Cameron. La gente vuole cambiare, vuole una scelta più ampia su tutto, sui telefonini, su dove andare in vacanza, su come nutrirsi e vestirsi. Ebbene, ora la vuole anche in politica e io ho fiducia che l’avrà, che non torneremo più al passato”.

21 aprile 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , | 1 commento

Sono finite le rendite

Il voto di questi ballottaggi ci consegna un’Italia cambiata nelle sue viscere. Non solo i supplementari non premiano il centrosinistra ma rompono la regola quasi consolidata di un riequilibrio a favore della parte che perde la tornata principale. E’ proprio cambiata l’ossatura del paese, segno evidente che gli antichi legami, le ataviche paure e le confortanti certezze di un ceto locale più attento al sociale, formato da politici di lungo corso e da interessi consolidati quanto geograficamente riconoscibili non sono più gli ingredienti di un alternanza tra locale e nazionale. Ormai esiste un pieno raccordo tra realtà del posto, le vecchie borgate paesane e il sentire generale che esprime la classe governante nazionale.

Qualcuno si era forse illuso che i Castelli e i Brunetta non fosse casi isolati; qualcuno aveva pensato e creduto che un sistema di contrappesi intrecciato nei diversi livelli di amministrazione avrebbe mantenuto inalterata la struttura del potere. Invece no. L’Italia è diversa: il centrosinistra viene espugnato e sradicato senza appello.

Oggi abbiamo la riprova che le rendite di posizione sono saltate, che un ciclo è chiuso e che la prova del Governo spetta ad altri. Adesso conta molto meno il professionismo della politica e quel che ne rimane si è forse riposizionato al servizio del nuovo imperatore. O forse è saltato ogni meccanismo di sudditanza storica e ci avviamo ad un nuovo pragmatismo, molto volatile e percettivo, poco disposto a mediazioni infinite e sterili, disposto a proposte spot, dirompenti, demagogiche ma comunicative ed efficaci ad appagare il senso di smarrimento diffuso e confuso con una nuova alba di cui non ha splendori ma l’energia della persuasione icastica.

C’è un mondo che viene spazzato via, che non reagisce a tatticismi e formule ma cerca direttamente risposte che non hanno domande ma sono i nuovi dogmi di un popolo che si cerca perchè frastornato da scandali, crisi e misteri buffi. Insomma servono nuove certezze, quelle che sono venute meno affidandosi ai “professori” che pure hanno colpe eguali ai pulpiti da cui hanno preconizzato quella società che si ribella, drogata da nuove e molteplici illusioni che sono il solo baluardo di rivolgimenti continui e dissacranti ma linfa essenziale di quella confusione che porta ad isolamento e paura.

La destra, le destre si nutrono di questi umori; ingrassano e prosperano con il loro popolo, che è maggioranza e segue come setta il volere di un capo capace di guidare nel branco. Le parole del capo sono le lame che tagliano, sfoltiscono le mille boscaglie dell’io moderno, si tratti leggi, di regole o di odiosi precetti che suonano come moralismi fastidiosi sempre provenienti da una parte “comunista”. Il centrosinistra è come una sorta di anima critica, l’angelo nero che macchia il cammino trionfale di cavaliere capace al limite dell’onnipotenza e in quanto tale abile nell’addormentare le volontà e sostituirgli la sua forza che trova solo nel vecchio quella resistenza ormai inaccettabile alla nuova proiezione del paese e di un’immagine nel mondo di cui è testimonial assiduo quanto scellerato.

Si sono rotti definitivamente i meccanismi di costruzione lineare del consenso, mai più fatto in orizzontale ma ora pieno di discese in campo e di ascese per volere del capo stesso. Ormai è tutto terreno di conquista dove la rendita ideologica ingrassa solo i falsari dell’alternativa che è sempre e solo incentrata sulla presunzione di battere il capo sul suo terreno, con i suoi mezzi; c’è l’assurda pretesa di detronizzarlo e sostituirsi a lui, con i suoi mezzi e con gli effetti della sua politica (Grillo, Di Pietro, Veltroni: leaders mediatici e catodici, smaniosi di affermare il loro io; egocentrici e incostanti; televisivi e iterativi nei loro comportamenti).

Ma tutti leaders consumati, con altre storie alle spalle, mai vero nuovo, mai vero elemento di innovazione.

Così è ora. Così sarà per anni. Gli anni più bui, non per luce del vincitore ma per stanchezza dello sconfitto.

12 aprile 2010 Pubblicato da | news from all over the world | | 1 commento

Tagli inglesi per malati di cancro

A chi si lamenta della politica italiana: c’è proprio chi sta peggio di noi.

(ANSA) – LONDRA, 11 APR – Spediti dai laburisti 250mila volantini elettorali in cui paventano tagli a trattamenti a malati di cancro in caso di vittoria dei Tory.

Per questo il partito laburista e’ finito nella bufera. Molti dei destinatari, ai quali l’opuscolo era indirizzato con nome e cognome, sono in effetti malati di tumore o si sono sottoposti a esami negli ultimi cinque anni. E hanno reagito con ”rabbia” e ”disgusto” alla campagna messa in campo dal partito di governo.

11 aprile 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , | 2 commenti

Un vero problema democratico

I risultati delle elezioni in Calabria si conosceranno solo all’inizio della settimana prossima. E’ questa la scandolosa realtà di una regione che possiamo ormai definire al di fuori di ogni legalità. A Roma qualcuno intende occuparsene, riforme a parte?

1 aprile 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , | 1 commento

Elezioni interpretative

Si moltiplica l’ironia in rete su decreto salvaliste, Pdl e elezioni regionali. Forse non abbiamo visto ancora tutto. Per esempio stasera ho seguito un po’ Cruciani a “La Zanzara” su Radio24. Ebbene il povero Milioni ne esce martirizzato (“pioggia di fango su me…”, “pioggia di fango sul panino”).

Però io non capisco proprio come si possa andare a votare così. Adesso anche gli spot Rai si sono adeguati con le dovute istruzioni…

(video tratto da Piovono Rane)

10 marzo 2010 Pubblicato da | satira politica | , | 2 commenti

Dustin Hoffmann o Prosperini?

Penati parla di promozione turistica:

3 febbraio 2010. Prosperini ha buttato dalla finestra, col beneplacito di Formigoni, oltre sette milioni di euro del contribuente lombardo per fare alcuni spot sulle reti lombarde. Il turismo lombardo ai lombardi: pubblicità che nessuno si ricorda. Mentre ricordano tutti benissimo il faccione di Prosperini su tutte le tv locali. Altro che eccellenza lombarda, questo è vero sperpero di denaro. In questi giorni sulle reti Rai e Mediaset gira lo spot in cui Dustin Hoffmann promuove il turismo e le bellezze delle Marche. Una pubblicità che ha avuto un costo complessivo di circa un milione e 800mila euro. E, per di più, è un spot finanziato con risorse comunitarie relative ai progetti europei per la valorizzazione dei territori.  La somma comprende la realizzazione dello spot, l’ingaggio di Dustin Hoffmann e un migliaio di passaggi televisivi in prima serata sulle reti Rai e Mediaset. Dustin Hoffmann ha accettato di fare il testimonial nelle Marche memore di Alfredo Alfredo, il film che ha girato anni fa con la Sandrelli ad Ascoli Piceno. Noi potremmo chiedere a George Clooney, che vive sul lago di Como per gran parte dell’anno, di fare il testimonial per la Lombardia. Prosperini dichiara che, fosse per lui, si ricandiderebbe subito. E Formigoni non fa una piega. Altro che orgoglio lombardo, questa è una politica da vecchi notabili.

(Di Prosperini si occupa anche L’Espresso)

4 febbraio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , | 1 commento

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