Loriscosta’s Weblog

news from all over the world

Fondi sovrani in rotta sugli emergenti

http://www.queensland.it/tour/images/burj_al_arab_01.jpg

(Da Morningstar) – Il problema della trasparenza resta irrisolto, nonostante la firma dei Principi di Santiago. I mercati emergenti sono entrati nel mirino dei fondi sovrani. Almeno questa sembra la tendenza generale. I fondi sovrani, come molti altri strumenti d’investimento, hanno dovuto subire i duri colpi della crisi finanziaria. Ora che la tempesta sembra essere passata, hanno innescato un processo di rinnovamento delle proprie strategie e dei propri obiettivi.

Molto è cambiato. Se prima l’obiettivo prediletto erano le grandi società occidentali, ora sono i mercati in via di sviluppo. Se prima l’orizzonte era di breve termine, ora è di lungo. Lo tsunami finanziario appena passato è stato una vera e propria rivoluzione, che ha spazzato via alcune convinzioni prima radicate. Alcuni investimenti in società prima considerate infallibili sono letteralemte crollati. I vecchi assiomi del tipo too big to fail non sembrano valere più. E anche dal punto di vista geografico sono venute meno molte sicurezze.

Temasek, uno dei due grandi fondi sovrani di Singapore, ha deciso pochi mesi fa di incrementare la sua esposizione ai mercati emergenti fino all’80%, e di conseguenza ridurre la quota destinata ai Paesi Ocse. Cic, che sta per China investment corporation, ovvero il fondo sovrano cinese, sta puntando molto sull’Asia, in particolare sul sud-est asiatico. Anche i fondi localizzati in Medio Oriente stanno seguendo la scia.

Fino a un paio di anni fa, i Sovereign Wealth Funds erano al centro di un importante dibattito internazionale, sfociato poi nella firma (nel settembre 2008) dei “Principi di Santiago”, ovvero un accordo su 24 principi guida nell’utilizzo di questo tipo di strumenti. In particolare, in passato i Paesi occidentali mostravano preoccupazione per l’afflusso di ingenti capitali di provenienza asiatica o medio-orientale nelle proprie imprese. Questi capitali, controllati direttamente dai governi, apparivano sempre meno come semplici creditori e sempre più come proprietari delle società oggetto degli investimenti.

“Ad essere onesti”, commenta Stefano Gatti, direttore del corso di laurea in Economia e finanza presso l’università Bocconi di Milano, “Questo è un pericolo più potenziale che reale. Almeno fino ad oggi”. Infatti, continua Gatti, “l’evidenza dimostra come l’ingresso nel capitale azionario non sia mai stato finora invasivo”. In altre parole, “le scelte manageriali sono sempre rimaste indipendenti”.

Tutto bene dunque? Non proprio. Il problema vero sta nel bassissimo grado di trasparenza della maggior parte dei fondi sovrani. “Se questo tipo di fondi entra in investimenti strategici per il Paese”, afferma il professore, “pezzi di capitalismo storico passano in mano ai governi esteri”. Il problema nasce quando l’investitore estero non è trasparente nelle proprie strategie e finalità.

“In realtà”, prosegue Gatti, “allo stato attuale anche i Principi di Santiago sono una dichiarazione puramente formale. Sono ad adesione volontaria. Inoltre, anche per chi aderisce non c’è un vero e proprio controllo che ne assicuri il rispetto”.

Con lo scoppio della crisi, i fondi sovrani sono stati in parte dimenticati. Anche perché, come molti investimenti finanziari, hanno subito il pesante contraccolpo della caduta dei mercati e il loro impatto sulle economie si è piuttosto affievolito. Ora, con la risalita dei listini, sembrano aver trovato nuova linfa vitale.

Ma cosa sono esattamente i fondi sovrani? Secondo la definizione del Fondo monetario internazionale sono “speciali fondi d’investimento creati o posseduti da Stati sovrani al fine di detenere attività in valuta estera”. Quindi sono fondi a controllo statale, creati da quei Paesi che presentano un surplus fiscale o grandi riserve di valuta; storicamente, Paesi esportatori di petrolio e altre materie prime. Ad oggi i fondi sovrani esistenti sono circa una quarantina e gestiscono 3 mila miliardi di dollari.

L’interesse che questi capitali stanno mostrando per i mercati emergenti e il conseguente e progressivo allontanamento dalle economie occidentali dovrebbe farci riflettere. Anche se, come suggerisce il professor Gatti, potrebbe essere una scelta dettata dalle disastrose performance degli ultimi 18 mesi. Inoltre, l’afflusso di questo denaro non porterà benefici solo ai Paesi prescelti, ma anche alle società occiendentali che hanno interessi economici in quelle aree.

(Vedi anche La crisi economica è arrivata anche a Dubai)

Novembre 24, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Finchè c’era la crisi (2) …

http://www.salvatoremenale.it/wp-content/uploads/2009/03/sconfiggere-la-crisi-economica.jpg

Si spera che dalle parti del Governo leggano le agenzie di stampa…

 

ROMA, 23 novembre (Reuters) – Le piccole e medie imprese italiane, che rappresentano più del 95% del totale delle aziende della penisola, temono l’appuntamento con la Pasqua del prossimo anno perchè coinciderà con la pubblicazione di bilanci devastati dalla crisi che potrebbero escluderle, in base ai criteri di Basilea, dall’erogazione del credito bancario.

Ma l’Abi assicura che i risultati di quest’anno saranno valutati ’storicamente’, ossia come frutto di una crisi senza precedenti.

“Abbiamo due grandi problemi davanti: chiudere i bilanci 2009, presentare questi tristi bilanci alle banche e vedere come saranno valutati in rapporto ai criteri di Basilea 2″, ha detto nel weekend Giuseppe Morandini, vice presidente di Confindustria e presidente del consiglio centrale piccola industria con delega per il credito e la finanza.

“Diamoci appuntamento per la Pasqua del 2010. Se i criteri di Basilea 2 saranno applicati rigidamente quante aziende potranno avere ancora credito?”, ha aggiunto l’imprenditore in un seminario organizzato dall’Associazione bancaria italiana (Abi).

Nella stessa occasione il presidente dell’Abi Corrado Faissola ha cercato di rassicurare il mondo imprenditoriale promettendo una lettura ’storica’ dei dati.

“Già oggi si vede che le aziende hanno difficoltà e che ne deriveranno classificazioni in categorie di rischio più elevato ma l’interpretazione di questi dati saranno fatte tenendo conto che sono stati realizzati in un anno di crisi così incisiva che era impossibile che le aziende non ne risentissero”.

OSSESSIONE CRESCITA
Prima della crisi il Pil italiano era previsto in crescita del 3,6% nel biennio 2008-2009, mentre dopo la crisi le stime sono state riviste a un complessivo -6,1% con un delta pari a quasi 10 punti percentuali.

Dopo cinque trimestri consecutivi di calo, il terzo trimestre ha messo in evidenza una crescita del Pil dello 0,6% sul trimestre precedente. La maggior parte degli economisti ha mostrato un certo scetticismo sulla sostenibilità di tale crescita.

Per Morandini sicuramente l’Italia non è fuori dalla crisi: “A me non interessa capire se il fondo sia stato o meno toccato ma quando torniamo ai valori di inizio crisi. Se rimarremo per 5 anni a -30% di fatturato siamo fuori tutti”.

Il vice presidente di Confindustria invita a guardare ai consumi di acciaio come indice di riferimento sullo stato di salute dei mercati.

“L’attuale consumo di acciaio degli Stati Uniti è pari a quello del 1983 in Francia, Germania e Italia siamo sui livelli del 1992-1994: ci siamo mangiati 20 anni di consumi. Quindi non è possibile eccitarsi davanti a un primo, timido segno più”.

Se alle banche si chiede lungimiranza nelle decisioni sul credito, al governo si chiede il rilancio dei consumi.

“La crescita deve essere l’ossessione della politica insieme all’ossessione dei tempi. Senza interventi puntuali per il rilancio della crescita il problema del debito italiano non potrà essere risolto”.

Ben venga dunque il Fondo di garanzia per la capitalizzazione delle piccole e medie imprese ma con più soldi, quelli per esempio non utilizzati per i Tremonti bond e dalla Cassa depositi e prestiti. Via il tetto al 50% per le garanzie, sì agli accorpamenti di aziende per agevolare le ricapitalizzazioni e la riscossione dei crediti vantati nei confronti dello Stato.

Le aziende denunciano mancati pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti dei privati per 60 miliardi di euro e dicono che parte delle difficoltà nascono dal problema di ottenere la certificazione di crediti che andrebbero immediatamente a gonfiare il già enorme debito pubblico italiano.

Infine, per le piccole e medie imprese non c’è solo un crunch del credito ma anche un crunch delle assicurazioni.

“Non si assicurano più interi Paesi e interi settori e si è deciso tutto a priori senza nessuna valutazione selettiva”, ha detto Morandini.

(vedi anche 1)

Novembre 23, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Escort al Nord: Erba un caso isolato?

http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/C/consolicarmenquattro_us--400x300.jpg

Sembra che per sbarcare il lunario si debba ricorrere ancora al mestiere più antico del mondo. Ora si chiama “fare la escort” ma sempre di prostituzione si tratta. Insomma cambiano i tempi ma dare il proprio corpo in cambio di soldi (e qui si tratta di pochi soldi) è ancora una sicurezza per pagare l’affitto e per qualche piccolo extra.

Ma sarà vero? Nel profondo Nord, con una laurea in tasca, conseguita in tempi regolari, non si trova lavoro. E allora si tenta una scorciatoia per tirare avanti.

Possibile rimanere soli a tal punto? Possibile non avere alternative? Possibile che la gioventù sia davvero bruciata?

Eppure succede a Erba, in provincia di Como…

Da La Provincia di Como:

ERBA «Ho cercato lavoro dappertutto, ma per vivere sono costretta a prostituirmi». Questa è la storia di Francesca (così dice di chiamarsi), una ragazza erbese di ventisei anni laureata in giurisprudenza all’università degli studi di Milano. La giovane, dopo un anno di lavoro come impiegata in un’azienda alla periferia di Bergamo, ha dovuto subire sulla sua pelle gli effetti della crisi economica: ha perso il posto perché la ditta è fallita, e si è trovata con l’affitto di casa e il finanziamento della macchina da pagare. «Ho visto il mondo crollarmi addosso. Come facevo ad andare avanti? Credevo che grazie alla mia laurea non avrei fatto troppa fatica a trovare un nuovo impiego; eppure nulla: passavano le settimane, i mesi e mi ritrovavo sempre più in difficoltà». «Francamente mai avrei voluto finire a vendere il mio corpo per vivere; ma non ho avuto alternative. Un giorno ho conosciuto un’altra ragazza che lo faceva da diversi anni e mi ha consigliato di provarci. All’inizio è stato traumatico, orribile: ricordo bene quando si presentò il primo cliente; mi fece una pessima impressione, al termine della prestazione mi diede 50 euro, ma fu un’esperienza difficile da raccontare».

Novembre 23, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Quanto si guadagna in Svizzera?

http://www.solofinanza.it/wp-content/uploads/2009/07/svizzera_soldi1.jpg

(Da La Notizia):

Un’indagine dell’ufficio federale di statistica fa i conti nelle tasche degli svizzeri. Metà della popolazione guadagna più di 5′832 franchi al mese.

BERNA – Quando guadagna un cittadino svizzero? Lo rivela un’indagine del Ufficio federale di statistica presentata ieri a Berna e riguardante il biennio 2007/2008. Il 50% degli svizzeri percepisce mensilmente più di 5′823 franchi (pari a 3′850 euro; al netto delle imposte circa 4′500 franchi / 3′000 euro), mentre il 50% riceve uno stipendio inferirore.

Il 10% di chi ha un salario più basso ritrova ogni mese in busta paga meno di 3′848 franchi, mentre il 10% di quelli meglio remunerati ottiene addirittura una paga superiore a 10′538 franchi.

5′823 franchi rappresenta dunque lo stipendio “mediano”, ovvero quella soglia che divide in due: il 50% delle persone guadagna di più, il 50% guadagna meno.

E i costi della vita? I dati dell’ufficio statistico confermano le recenti statistiche internazionali sul benessere, secondo le quali in Svizzera si guadagna in media il doppio o il triplio dei paesi confinanti.

Il costo della vita, anche se in diminuzione, è mediamente maggiore rispetto agli altri paesi europei, ma in nessun caso né doppio né triplo. Per fare un raffronto affidabile basti pensare che i costi tra assicurazioni e imposte varie rappresentano in media circa il 30% del budget totale di una persona.

Nonostante la crisi i salari tengono. Rispetto all’indagine precedente effettuata nel 2006, i salari sono cresciuti del 2,6%. Lo 0,6% in meno rispetto all’inflazione, che si è attestata al 3,2%. La contrazione negli spendi avvertita dalla popolazione quindi c’è, ma non è ancora preoccupante.

Chi se la passa meglio restano i dipendenti delle banche (con un salario mediano di 9′127 franchi), quelli impegnati nei settori della ricerca e sviluppo (8′061 franchi) e quelli del settore chimico-farmaceutico (7′774). Sul lato opposto della scala salariale troviamo invece l’industria tessile (5′026 franchi), quella delle calzature (4259) e i servizi personali (per esempio i parrucchieri, 3′683 al mese).

Secende il numero dei “working poor”. Tra il 2006 e il 2008 il numero di dipendenti con uno stipendio inferiore ai 3500 franchi lordi al mese per un impiego a tempo pieno è diminuito dello 0,8%, passando dal 6,2 al 5,4% (circa 138′900 persone totali).

Se si considerano anche gli impieghi a tempo parziale la cifra sale a 400′000 persone, che vivono nello stato definito di “working poor” – ossia in “povertà” pur essendo lavoratori.

Proprio i 3′500 franchi (circa 2′300 euro)  sono la cifra che i principali sindacati e alcuni partiti hanno recentemente proposto di inserire nella costituzione svizzera come stipendio minimo obbligatorio.

Vita da top manager. Particolarmente felice invece è la situazione dei top manager, la cui busta paga è cresciuta «notevolmente». In generale, nel settore economico, i top manager (ovvero il 10% dei superiori meglio pagati) guadagnano più di 23′492 franchi lordi al mese.

Gli stipendi migliori finiscono ai dirigenti delle banche (58′333, +38,8% rispetto al 2006), a quelli dei servizi finanziari e assicurativi (47′469) e a quelli del settore chimico-farmaceutico (38′073). I dirigenti pagati meno si trovano nei settori alberghiero e della ristorazione (9965) e nell’edilizia (13′585).

Il numero dei dipendenti che beneficiano di bonus è in costante crescita, nel 2008 ha raggiunto il 27,6%. Il valore medio di questi versamenti supplettivi è di circa 1100 franchi mensili, contro i 580 che si ottenevano alla fine degli anni novanta. Anche i bonus più sostanziosi sono versati nel settore finanziario: quasi i tre quarti dei salariati hanno ricevuto in media 45′300 franchi.

L’entrata nell’area Shengen non ha influito negativamente. Secondo Serge Gaillard, capo della Direzione del lavoro alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), i dipendenti stranieri che occupano gli impieghi più qualificati guadagnano circa 1000 franchi in più dei loro colleghi svizzeri.

Per Gaillard questo significa che la Confederazione importa soprattutto specialisti, che occupano posti per cui sul mercato del lavoro interno non ci sono persone disponibili. A riprova di ciò, per posti poco qualificati, le paghe degli svizzeri sono sistematicamente più elevate di quelle degli stranieri.

Con una punta di sarcasmo, il capo direzione ha anche affermato di attendere con curiosità la prossima statistica prevista per il 2010, in modo da verificare se la crisi si ripercuoterà proporzionalmente sui salari dei top manager.

Tutti al nord. Un interessante fattore di disuguaglianza è costituito infine dalla zona in cui si lavora. Per guadagnare di più conviene lavorare nella regione di Zurigo, nei due cantoni di Basilea, o in Argovia.

Il fanalino di coda per gli stipendi è invece il Ticino, dove i salari sono i più bassi: 8′667 franchi per i posti altamente qualificati e 3′901 per i posti meno qualificati.

Red. Int.

 

Novembre 19, 2009 Pubblicato da loriscosta | Svizzera, lavoro | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Crisi alla greca

http://www.passport-tv.it/europa/grecia_img/grecia_1.jpg

(ANSA) – ATENE, 18 AGO – Gli introiti turistici in Grecia sono calati del 14,7% nei primi sei mesi dell’anno, secondo dati pubblicati oggi dalla Banca di Grecia. Secondo la Banca, oltre all’apporto economico dei turisti sono scese anche le spese dei turisti greci all’estero (-5,4%) con un declino complessivo in cifre pari a 463 milioni di euro. Sono invece scesi dell’8% gli arrivi di turisti in territorio ellenico, il che, analizzando entrambi i dati, suggerisce un calo soprattutto della spesa individuale.

Agosto 18, 2009 Pubblicato da loriscosta | Economia, Grecia, economy, turismo | , , , , , | Ancora nessun commento.

Allarme FAO: più di un miliardo di affamati nel mondo

La FAO ha lanciato l’allarme: la fame nel mondo aumenta e, per la prima volta nella storia, il numero di esseri umani sottonutriti supera il miliardo di unità.

L’aumento della sottonutrizione, che riguarda ora 100 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso, è conseguenza della crisi economica mondiale.

Secondo Kostas Stamoulis, rappresentante della Fao, la fame nel mondo potrebbe essere eliminata, perchè le risorse necessarie esistono. Quello che manca non è il cibo, ma l’accesso al cibo da parte dei più poveri.

Il problema non riguarda solo i Paesi del Terzo mondo, ma anche quelli sviluppati, dove vivono 15 milioni di persone sottonutrite.

Alla crisi economica e all’indifferenza delle popolazioni ricche, si aggiunge la questione dei prezzi dei generi alimentari, aumentati di oltre il 30% in soli 4 anni.

Giugno 19, 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, civil rights, diritti umani, human rights, informazione, news from all over the world | , , , , | Ancora nessun commento.

Smettete di aiutarmi

Aprile 29, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , | Ancora nessun commento.

C’è crisi, tutti in vacanza

ROMA – Previsioni positive per gli albergatori in vista del prossimo ponte del primo maggio. Secondo le stime di Federalberghi-Confturismo andranno in vacanza circa 6,5 milioni, il 33% in piu’ rispetto al 2008. Piu’ che soddisfacente anche il giro d’affari, che dovrebbe sfiorare quota 1,4 miliardi di euro. Tra coloro che andranno in vacanza, il 91,5% (5,9 milioni di persone) restera’ in Italia, mentre un restante 6,9% (447mila persone) andra’ all’estero. Mare e montagne le mete privilegiate nel nostro Paese, mentre le citta’ d’arte si attesteranno sul 14% della domanda. La presenza di dati col segno piu’, informa l’organizzazione, e’ dovuto essenzialmente al mancato ponte del 25 aprile, caduto quest’anno di sabato. In controtendenza la spesa media pro-capite – comprensiva di trasporti, cibo, alloggio e divertimenti -, che si attestera’ sui 215 euro, in calo del 14% rispetto ai 250 euro spesi nel 2008. (Agr)

Aprile 28, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , | Ancora nessun commento.

Mi sa che anche il Nyt ha qualche dubbio

Magari sono dubbi di altra natura, ma l’impressione non è cambiata in questi giorni.

Roma, 26 apr. (Apcom) – L’edizione online del New York Times si apre oggi con un reportage che analizza in termini critici il possibile l’accordo Fiat-Chrysler. L’articolo prende le mosse ricordando l’incidente dell’anno scorso, quando l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne distrusse la sua Ferrari da 265.000 dollari e choisa non senza malizia: “mentre gli analisti valutano i meriti delle operazioni gestite da Marchionne, resta aperta una questione più ampia: se Marchionne riuscirà nel suo progetto, la combinazione tra le due società non rischierà di somigliare molto presto alla sua sfortunata Ferrari?”. É una boutade che racchiude in sintesi tutte le esitazioni e i mal di pancia di diversi analisti americani sull’operazione. “In termini di management – dice Max Warburton, analista di Sanford C. Bermstein – è un azzardo enorme, sarà terribilmente difficile renderlo funzionale…”. E Warburton aggiunge che Marchionne sembra aver l’ambizione di voler creare un nuovo impero romano dell’industria dell’auto. Un impero che, osserva il New York Times, potrebbe essere costruito sulla sabbia. Almeno in termini finanziari. “In un momento straordinario come il presente, in cui una crisi finanziaria globale sembra aver messo al posto di guida i governi in prima persona piuttosto che i responsabili delle aziende automibilistiche, Marchionne potrebbe aver trovato il mondo di costruire un impero senza quasi denari”.

Aprile 26, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Il mondo alla fame

Roma, 25 apr. (Apcom) – Crolla la raccolta mondiale di grano con un riduzione stimata pari al 4,9% rispetto allo scorso anno con inevitabili effetti sulla disponibilità di alimenti per sfamare la popolazione dei paesi più poveri. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base delle prime stime per il 2009 della Fao che prevede un contenimento complessivo nella produzione di tutti i cereali del 3,1% “per effetto delle minori semine dovute ai basi prezzi riconosciuti agli agricoltori rispetto ai costi.” Le previsioni – sottolinea la Coldiretti – sono per una produzione di grano mondiale di 655 milioni di tonnellate (- 4,9 per cento) per effetto di una riduzione del 7 per cento delle semine invernali in Nord America e cali in Canada ed in molti Paesi europei come l’Italia dove i terreni seminati a grano duro sono inferiori di almeno il 20 per cento rispetto allo scorso anno. Migliori – precisa la Coldiretti – sono le stime in Australia, Nord Africa ed in Asia dove l’arrivo delle pioggia ha scongiurato il rischio siccità mentre in Sud America le previsioni sono per un calo del 5 per cento. Nonostante il forte del calo dei prezzi alla produzione agricola, secondo la Fao “rimangono alti i prezzi al consumo che rendono ancora piu’ difficile la sopravvivenza di milioni di persone che soffrono la fame e salgono a 32 i Paesi dove si riscontra una vera emergenza alimentare. L’analisi della Fao sull’andamento dei prezzi al consumo in 58 Paesi in via di sviluppo ha evidenziato che nell’80 per cento dei casi i prezzi sono piu’ alti dello scorso anno”. Si stima che “per la prima volta – conclude la Coldiretti – il numero di affamati supererà il miliardo, con un abitante del pianeta su sei che si addormenta senza avere consumato sufficiente cibo durante la giornata”.

Aprile 26, 2009 Pubblicato da loriscosta | news from all over the world | , , , , , | Ancora nessun commento.