Loriscosta’s Weblog

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Torture dei soldati USA, spuntano on-line le nuove foto

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Barack Obama aveva dichiarato di non voler divulgare le immagini che dimostrano, ancora una volta, le torture che i soldati statunitensi hanno inflitto a detenuti in Iraq e Afghanistan, ma le foto sono spuntate, poco dopo le dichiarazioni del Presidente, su un sito austrialiano (www.smh.com.au/), e in breve hanno fatto il giro del mondo.

Lo scandalo che, al tempo, provocarono gli scatti delle violenze compiute nel carcere di Abu Ghraib, è rinfocolato da queste nuove foto.

Le immagini risalgono al 2006, e Obama avrebbe tentato di tenerle lontane dai media per non accentuare l’odio contro gli americani da parte del mondo musulmano e non mettere in pericolo le truppe ancora presenti nei territori iracheni ed afgani. Non ci è riuscito perché la rete si è dimostrata una cassa di risonanza senza precedenti.

Le foto, particolarmente cruente e shockanti, sono pubblicate nella gallery del Corriere della Sera (Torture dei soldati USA).

Maggio 18, 2009 Pubblicato da susannacotugno | Afghanistan, America, Commenti, Iraq, Tortura, USA, civil rights, diritti umani, human rights, informazione, news from all over the world | , , , , | Ancora nessun commento.

Sul waterboarding la CIA mentì al Congresso

Il vaso di Pandora delle torture della CIA è ormai definitivamente scoperchiato, e aumenta lo scontro fra repubblicani e democratici negli Stati Uniti.

La polemica si sposta sul ruolo del Presidente della Camera, Nancy Pelosi, accusata dai repubblicani di sapere da anni, ma di puntare il dito contro il waterboarding e altre forme di tortura solo ora per convenienza politica.

Ma lei gira l’accusa all’intelligence, affermando che la CIA, nel 2002, mise il Congresso al corrente delle tecniche d’interrogatorio che usava, tecniche previste dal quadro, ma disse di non praticare il waterboarding. E ora sappiano che invece lo usava.

Dal canto suo, la CIA risponde picche all’ex Vice presidente Dick Cheney: chiedeva di pubblicare i documenti che dimostrano come quelle tecniche d’interrogatorio abbiano evitato alcuni attentati.

Fra l’incudine e il martello c‘è Obama. Che con la scelta di non rendere pubbliche le nuove foto sulle torture delle carceri americane, si è attirato le critiche di chi difende la libertà d’informazione.

Maggio 15, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, Commenti, Democratic Party, Republican Party, Tortura, USA, civil rights, comunicazione, diritti umani, human rights, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, servizi segreti, terrorismo | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Difference between Bush and Obama

by Carlos Latuff, Brazilian cartoonist

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Maggio 14, 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Democracy, Democratic Party, US imperialism, USA, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics | , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

I pantaloncini da golf di Obama. E parte il sondaggio

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Il Presidente Obama è noto per i suoi modi impeccabili. Eppure, ieri, durante un gita sui campi da glof della Andrews Air Force Base, ha violato l’imperativo di stile secondo cui gli uomini adulti non dovrebbero mai portare i calzoncini. In effetti, tutti coloro che accompagnavano Obama indossavano pantaloni lunghi.
The Huffington Post ha addirittura avviato un sondaggio:

Should grown men wear shorts?

  • Yes! Whatever’s comfortable.
  • No! It’s tacky. He should wear lightweight pants.

vote

Aprile 27, 2009 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, informazione, moda, news from all over the world, sport | , , | Ancora nessun commento.

Tiana, la principessa afro-americana della Disney

La principessa e il ranocchio“: questo il titolo del prossimo film di Natale della Disney. Il cartone rappresenta una sorta di piccola grande rivoluzione nel mondo Disney, perché per la prima volta la principessa, quindi la protagonista, è una afro-americana, che risponde al nome di Tiana. E’ evidente che l’elezione di Obama continua ad avere i suoi effetti, e anche un colosso come la Disney ha pensato bene di evidenziare il passaggio storico e politico degli USA con la creazione di una eroina nera che viene da New Orleans. Il ranocchio/principe, invece, è un affascinante giovane bianco.

Il problema è che prima che Tiana trovi il coraggio di baciare il ranocchio e, quindi, di trasformarlo in principe, ci vorrà un po’!

Aprile 22, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, Commenti, Culture, USA, arte, cinema, comunicazione, cultura, film, informazione, news from all over the world, technology, tecnologia | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Il libro regalato da Chàvez a Obama slitta in vetta alle classifiche, e in poche ore è un best seller

 

La versione inglese di Las venas abiertas de América Latina (Le vene aperte dell’America Latina) dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano è salita al primo posto nella classifica delle vendite su Amazon.com nel giro di poche ore. La scalata è cominciata dopo che il  presidente venezuelano Hugo Chávez ne ha regalata una copia al suo collega statunitense Barack Obama.

Las venas abiertas de América Latina, scritto da Eduardo Galeano nel 1971, contiene numerose cronache e narrazioni riguardanti la storia Latino-Americana. Il saggio ricostruisce alcune tappe del costante sfruttamento economico e umano subito dal Sudamerica a favore dei centri di potere mondiali nel corso della sua storia, dal XV secolo fino alla fine del XX. E’ e resta un testo di riferimento per chiunque sia interessato all’America Latina, e viene spesso citato da Chávez.

La versione inglese, dal titolo Open Veins of Latin America: Five Centuries of the Pillage of a Continent, fino all’altroieri, venerdì 17 aprile, era al numero 54.295 nella classifica di vendite di Amazon.com, uno dei più popolari bookstore online esistenti.

Ieri, invece, intorno a mezzogiorno (ora venezuelana), circa quattro ore dopo il dono ufficiale di Chávez a Obama, il libro era salito al 288esimo posto, e in serata era diventato il No. 1.

Su Barnes & Noble, considerato il più importante bookstore online dopo Amazon, il saggio di Galeano è al 183esimo posto, ma fino a una settimana fa, secondo Google cache, arrancava all’ 84.483esimo.

Una situazione simile avvenne già nel 2006, quando il presidente Chávez, durante il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mostrò il testo di Noam Chomsky Hegemony or Survival: America’s Quest for Global Dominance, che schizzò al No. 7 nelle vendite, dopo essere stato 160.000esimo.

Aprile 19, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, America Latina, Commenti, USA, informazione, libri, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Cuba, pro e contro della fine dell’embargo

 

Secondo il Dizionario di Diritto Internazionale dell’ONU, si intende per embargo:
“l’atto di potere di uno stato che restringe, interrompe o dà per terminate le sue relazioni economiche e finanziarie con un altro paese. L’embargo totale o parziale sulle importazioni e/o esportazioni di tutte o alcune merci, armi o valute, il trasferimento di informazione tecnico-scientifiche, diritti d’autore o di altra indole, determinati tipi di attività commerciali ed economiche; si applica nelle relazioni internazionali contemporanee come strumento di pressione economica o finanziaria, di coercizione e rappresaglia”.
L’annuncio di Obama di allentare l’embargo contro Cuba , noto come “el bloqueo”, non è  un gesto improvviso né tantomeno isolato.

Da tempo, ormai, è opinione diffusa negli Stati Uniti di mettere fine al blocco. Almeno il 68% degli americani desidera relazioni normali con Cuba. 

All’inizio di aprile, una delegazione di parlamentari americani ha visitato l’isola e incontrato Raul e Fidel Castro, ricavando l’impressione che il regime voglia davvero mettersi alle spalle l’eterna lotta con Washington.

L’embargo è una realtà per Cuba dal febbraio 1962, quando fu imposto da John Fitzgerald Kennedy, ma in 47 anni ha conosciuto diverse fasi. In generale si può dire che è stato alleggerito durante le amministrazioni democratiche, irrigidito con quelle repubblicane. E’, comunque, fuori discussione che l’apertura di Obama sia la piú significativa.

Difficile stabilire a cosa l’embargo sia effettivamente servito. Cuba ha calcolato in circa 100 miliardi di dollari il prezzo pagato a causa della chiusura delle frontiere. Di certo non ha fatto cadere il regime castrista e non ha facilitato la democratizzazione del Paese; anzi ha probabilmente rafforzato la dittatura fornendole l’alibi alla povertà.

I dissidenti cubani in esilio all’estero non sono convinti che con l’eliminazione dell’embargo si avranno benefici per la popolazione. A loro dire, aiuterà certamente il governo, darà dei soldi alla dittatura che li userà, come ha fatto fino ad oggi, per rafforzare il suo apparato repressivo.

Obama ha fatto altri calcoli. L’apertura verso Cuba serve anche a blandire i capi di stato e di governo sudamericani che nell’ultimo summit latino-americano hanno chiesto unanimamente la fine dell’embargo. 

Da notare che la decisione del presidente degli Stati Uniti giunge a poche ore dall’apertura a Trinidad e Tobago del vertice delle Americhe, cui Cuba non è invitata.

Nessuno potrà accusare Obama di non ascoltare i suggerimenti dei suoi vicini di casa.

Aprile 14, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, America Latina, Commenti, Economia, Postcolonialism, US imperialism, USA, civil rights, comunismo, diritti umani, economy, freedom, human rights, informazione, news from all over the world, open market, opinioni politiche, politica, politics | , , , , , | 1 Commento

Seconda conferenza stampa di Obama: “segnali di progresso”

Trascrizione integrale della conferenza di Obama

La Stampa, 25 marzo 2009

Barack Obama ha detto stanotte di vedere dei segnali di miglioramento dell’economia, ma ha avvertito che occorre pazienza per uscire dalla recessione. Il presidente statunitense ha parlato nell’annunciata conferenza stampa, data in un momento delicato per la sua giovane amministrazione. «Cominciamo a vedere dei segnali di progresso», ha detto Obama dopo aver ricordato la strategia adottata dal suo governo per «attaccare la crisi su tutti i fronti». «Noi ci riprenderemo da questa recessione. Ma ciò richiederà tempo, richiederà pazienza, e richiederà che ci rendiamo conto che è quando lavoriamo insieme noi riusciamo» ha detto Obama nella seconda conferenza stampa del suo mandato. Nel sessantaquattresimo giorno della sua presidenza, l’appuntamento si inserisce nel quadro di una campagna destinata a far intendere il messaggio dell’amministrazione, coperto dal primo grande scandalo dell’era Obama e a ispirare fiducia negli americani di fronte alla recessione. La settimana scorsa è stata la più dura dell’amministrazione, dopo la rivelazione che il gigante dell’assicurazione Aig ha versato almeno 165 milioni di bonus a alcuni dei suoi dipendenti, mentre doveva la sua sopravvivenza agli stanziamenti dello Stato. Se Obama resta popolare, con circa il 60 per cento di opinioni favorevoli, la faccenda ha suscitato una indignazione suscettibile di complicare i piani del presidente per uscire dalla crisi. Le misure di ritorsione che il congresso prevede dopo il caso Aig rischiano di intimorire tutti quelli che sarebbero tentati di chiedere soccorso allo Stato. Mentre l’amministrazione esamina le eventuali ulteriori necessità delle banche, ogni un nuovo salvataggio rischia di urtare sull’opposizione del congresso. Obama deve anche difendere il suo primo bilancio, che non trova contrari soltanto i suoi avversari repubblicani a causa del deficit record che prevede, ma fa storcere il naso anche ai suoi amici democratici. «Questo bilancio è inseparabile dal ristabilimento economico» ha detto Obama nella conferenza stampa. Il presidente si è detto fiducioso nel «forte sostegno» degli americani e del congresso verso una nuova autorità richiesta dalla sua mministrazione, incaricata in particolare di liquidare le società finanziarie non bancarie. «Io penso che ci sarà un forte sostegno degli americani e del congresso a una tale autorità» ha detto Obama. Il segretario al tesoro Timothy Geithner e il presidente della Fed ben Bernanke si sono schierati a favore della creazione di una tale autorità. «Dobbiamo creare una nuova autorità dotata di un potere di liquidazione, in modo che il governo federale disponga degli strumenti di cui ha bisogno per disfare una istituzione della misura e della complessità di Aig», l’assicuratrice salvata dal fallimento da parte dello Stato con lo stanziamento di oltre 170 miliardi di dollari, ha dichiarato Geithner davanti alla commissione dei servizi finanziari della camera dei rappresentanti. Il presidente durante la conferenza stampa ha chiesto la fiducia internazionale nel dollaro e nell’economia americana, poichè il biglietto verde è «straordinariamente forte» in questo momento perchè gli investitori considerano l’economia statunitense «la più forte al mondo». Obama ha respinto la proposta per una nuova moneta internazionale, per la quale si è pronunciata la banca centrale cinese, per sostituire il dollaro. «Non credo alla necessità di una moneta mondiale» ha detto il presidente statunitense. «Per quel che riguarda la fiducia nell’economia statunitense o nel dollaro, faccio osservare che il dollaro in questo momento è straordinariamente forte» ha detto Obama. «E la ragione per la quale il dollaro in questo momento è forte, è perche gli investitori considerano che gli Stati Uniti hanno l’economia più forte al mondo, con il sistema politico più stabile al mondo» ha detto Obama. Sul fronte internazionale, Obama parteciperà a un vertice che il 2 aprile a Londra riunirà i leader dei paesi industrializzati e emergenti per trovare una risposta concertata alla crisi. Subito dopo prenderà parte al suo primo vertice della Nato.

Marzo 25, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, Commenti, Democratic Party, Democratici, Economia, USA, crisi finanziaria, economy, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics | , , , , | Ancora nessun commento.

Ex prigioniero di Guantanamo denuncia: I servizi segreti britannici collaborano con la CIA

I servizi segreti britannici hanno collaborato con la CIA negli interrogatori dei prigionieri di Guantanamo. E’ una delle denunce di Binyam Mohammed, trentenne cittadino etiope arrestato nel 2002, e rientrato a Londra dopo essere stato rimesso in libertà.

In una intervista al Mail on Sunday l’uomo si dice “emozionalmente distrutto” dalle torture subite durante la detenzione. Una delle pratiche più diffuse, ha raccontato, era quella di lasciare i detenuti al buio per diversi giorni, costretti ad ascoltare in continuo uno stesso disco di Eminem.

Nella prigione militare sull’isola di Cuba, dopo l’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, le condizioni sono ancora peggiorate. Come se, ha detto l’ex prigioniero, le guardie avessero colto l’ultima occasione di vendicarsi, prima che la base venga chiusa.

Alle accuse di Mohammed ha replicato con un secco comunicato il Foreign Office, affermando che Londra non ha mai esercitata la tortura, né l’ha mai ordinata o tollerata.

Marzo 8, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, Commenti, USA, civil rights, diritti umani, freedom, human rights, news from all over the world, politica, politics, servizi segreti | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

“Iranians For Peace” Letter to President Barack Obama

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President Barack H. Obama
The White House

Dear Mr. President,

Your election as the President of the United States of America has opened a new and promising chapter in the history of the USA and created a strong wave of enthusiasm and hope across the world.

We, members of the “Iranians for Peace” (IFP), a network of individuals and associations inside and outside Iran, are dedicated to promoting a better understanding of Iranian culture and society. Exploring the current nuclear crisis, with the objective of enabling both sides to envision a solution, has been one of our goals. We are advocating for a solution that is not imposed by force, by sanctions or by military intervention leading to frustration, humiliation and hatred but one that pays due regard to the dignity, pride and aspirations of the Iranian people. Such a solution must respect the sovereignty, the security and the national interests of Iran so that it can last, be productive in the complicated political situation of the Middle East and contribute to the cause of peace and prosperity in the region. Last but not the least, this must be a solution based on actual facts and not mere suspicion, and based on the spirit and the letter of the international treaties ensuring fairness of treatment in comparison to cases of other countries.

A solution of this kind may seem too hard and cumbersome to achieve, but it is commensurate with the expectations that your election has created. Yes, you can do it.

Iran’s nuclear program is currently under the “Safeguards Agreement” and inspections of the International Atomic Energy Agency (IAEA) within the framework of the  Nuclear Non-proliferation Treaty(NPT). But, because of the one-dimensional policies of the US and some of its European allies, Iran has been denied the cooperation mandated by the NPT. Left to their own devices, Iranians have to work in isolation, paving the way for misunderstanding and suspicion.

We think a proper solution can be reached only by initiating a direct dialogue with the Iranian authorities. If carried out in good faith from both sides, this dialogue can lead to political settlement of various issues inhibiting US-Iran relations. We therefore welcome your statement about Iran on January 27 in which you said: “It is important for us to be willing to talk to Iran, to express very clearly where our differences are, but (also) where there are potential avenues for progress.”
We believe that a definitive and lasting solution of the crisis should, of necessity, include the establishment of a nuclear-weapon-free zone for ALL the countries in the Middle East, as voted for by the General Conference of the International Atomic Energy Agency. The recent turmoil in Gaza and the tragic death of large numbers of innocent civilians, indiscriminate devastation and sufferings of the Palestinian people has illustrated once more, how volatile the situation is in the Middle East. The existence of nuclear weapons in that region may lead to a catastrophic scenario.

Furthermore, steps should be taken to bring the countries that have not joined the NPT to adhere to this treaty and submit all their nuclear activities to the safeguard system of the IAEA, in order to remove the de facto discrimination that has resulted regarding the non-proliferation objectives. Short of achieving this, the NPT would lose its purpose and, as a consequence, would be less and less respected by those countries that have joined the treaty.

Finally, we must concede that the possession of nuclear weapons by a number of countries is a potential threat to the humanity as a whole. If the NPT is to be respected by all nations in good faith, the nuclear weapon countries should engage, with determination, in the process of implementing their commitments under the article VI of the NPT. This would lead to total nuclear disarmament to the benefit of future generations bound to live on this planet.

The way the Iranian nuclear issue is being handled at present is unfair, inefficient and counter-productive. Your administration will be in a propitious position to change the course of action and formulate a solution worthy of the values you are representing.

Hoping that this letter will receive your special attention, we remain,
Respectfully yours,

Akbar Etemad          Fatemeh Keshavarz
Co-chair                   Co-chair

Akbar Etemad was the founder and first President of the Atomic Energy Organization of Iran from 1974 to 1978.  During this period, he also held senior (elected) positions at the International Atomic Energy Agency’s two main policy-making organs: the Board of Governors and the General Conference.  He was on the IAEA’s 35-member Board of Governors for two years and was elected as the President of the General Conference in 1977Fatemeh Keshavarz chairs the Department of Asian and Near Eastern Languages and Literature at Washington University.  She is the author of Jasmine and Stars: Reading More than Lolita in Tehran.

Febbraio 2, 2009 Pubblicato da susannacotugno | America, Commenti, Democracy, Democratic Party, Democratici, Economia, Iran, Occidente, Oriente, Presidenziali Usa, USA, civil rights, comunicazione, diritti umani, economy, guerra, human rights, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics | , , , , , | Ancora nessun commento.