“Le istituzioni democratiche sono da rispettare a prescindere dal colore politico”
25 aprile. Tante polemiche. Una memoria che scema? Ossia: sta cambiando il significato storico di questa festa nazionale? Ieri sono andate in scena diverse contestazioni, molte dirette alle istituzioni e ai loro rappresentanti. Un clima pesante che prende a prestesto un momento imporante della storia italiana per rinfocolare polemiche del passato o per tentare improbabili revisionismi. Colpisce però che bersaglio di queste polemiche possano essere esponenti del Pd, accusati di essere ignoranti e di non badare alla difesa delle istituzioni democratiche.
(Indymedia):
Appello all’Anpi: non diamo
il testimone a chi genera odio
maurizio tropeano
torino
Io non sono preoccupato per la contestazione contro di me, ma per il futuro dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Perché in questa fase di transizione e di passaggio del testimone tra i vecchi partigiani e le generazioni più giovani è necessario essere molto attenti e vigilanti per evitare che il ricordo della memoria e della Resistenza sia lasciato in mano a chi predica odio e intolleranza».
Sono le 17 in piazza Castello. Gian Maria Testa ha appena finito di cantare Bella Ciao e lascia il palco. Roberto Placido, con la t-shirt celebrativa del concertone del 25 aprile, lo ringrazia. E poi si ferma un attimo per commentare le urla e i fischi che ieri mattina hanno accompagnato il suo discorso di chiusura della cerimonia per ricordare i caduti partigiani di Nizza/Millefonti.
Placido è il presidente del Comitato per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione del Consiglio regionale ed è riuscito a tingere di rosso – con polemiche – le bandiere del Pd ma agli occhi di quel manipolo di contestatori è uno che se la intende con il «nemico» e con i «fascisti».
Presidente Placido di che cosa l’accusano?
«Di aver difeso la partecipazione e il discorso dell’assessore regionale alla cultura, Michele Coppola del Pdl, a conclusione della fiaccolata di sabato sera. La mia condanna della contestazione è stata giudicata come una legittimazione della destra. All’inizio sono stato colto di sorpresa e poi ho reagito: è folle dare del fascista a chi, rappresentando un’istituzione, partecipa alla Festa e dunque anche se non è uno di sinistra si riconosce nei valori democratici nati dalla Resistenza».
Chi l’ha contestata?
«Una decina di persone tra cui un consigliere di quartiere uscito da Prc e alcuni con una bandiera rossa, forse appartenenti ad un gruppo che si chiama CCP. Pochi, pochissimi ma con una carica di intolleranza preoccupante e che contrasta con gli ideali per cui hanno combattuto i partigiani».
Loro si definiscono i nuovi partigiani…
«Sono solo degli imbecilli».
Scusi?
«Si, imbecilli. I partigiani ci hanno insegnato che le istituzioni democratiche sono da rispettare a prescindere dal colore politico di chi in quel momento le guida. Sono istituzioni nate dalla Resistenza cioè da chi ha preso le armi per combattere i fascisti e i nazisti. I partigiani hanno vinto e da allora il 25 aprile è diventato un momento di unione e di unità. Si celebra una festa che è la festa di tutti non di una parte o di un partito».
Secondo lei la vittoria del leghista Roberto Cota e del centrodestra alle regionali cambierà l’attività del Comitato Resistenza e Costituzione?
«In tutti questi anni, al di là del colore politico della maggioranza regionale, il Comitato ha continuato ad operare per diffondere i valori della Resistenza e della Costituzione in tutto il Piemonte, soprattutto tra i più giovani. Credo che si continuerà a lavorare così anche questa volta».
25 Aprile di sfoghi
La notizia del giorno mi sembra la voglia della gente di sfogarsi. La festa è un momento per ribellarsi, pubblicamente, non sempre civilmente. E’ un sintomo che sommerei all’astensione delle recenti elezioni regionali. Forse c’è davvero voglia di liberarsi di quello che non ci piace: queste istituzioni, questa politica, questa crisi (a proposito: per Tremonti è iniziata la ripresa).
Ma anche una gita della domenica è un modo per sfogarsi, per non pensare troppo e troppo seriamente al momento che stiamo vivendo. Speriamo davvero che questi sfoghi siano passeggeri, legati magari al cambio di stagione. Come per Fini dall’Annunziata: ci ha assicurato che il suo sfogo è finito, quindi niente elezioni, niente rotture, niente Vietnam. Appunto: tra poco è lunedì e tutto sarà come prima.









