Loriscosta's Weblog

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Grecia: voto e cittadinanza a immigrati, ma tolleranza zero

Senza una nuova legge sull’immigrazione l’Italia rischia di rimanere indietro. Anche la Grecia, strangolata dalla crisi finanziaria, pensa di concedere il diritto di voto agli immigrati.

(Da Swissinfo.ch):

ATENE – Il governo greco ha varato una nuova legge che prevede il diritto alla cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione e il voto agli stranieri che vivono e lavorano legalmente nel paese, ma ha avvertito che ci sarà “tolleranza zero” contro l’illegalità e il crimine.
La nuova legge, che dovrà essere presentata in parlamento, prevede che i figli degli immigrati possano, se nati nel paese o se vi abbiano studiato per alcuni anni, richiedere la cittadinanza. I loro genitori d’altra parte, se risiedono e lavorano da almeno cinque anni legalmente in Grecia, potranno essere naturalizzati e avere il diritto di voto e di essere eletti.
Il ministro dell’ordine pubblico Michalis Chrysochoidis, parlando oggi in parlamento durante il dibattito sulla finanziaria, ha annunciato d’altra parte che “tutti gli immigrati nel paese, legali o illegali, saranno registrati e saranno loro prese le impronte digitali” nel quadro di un piano per combattere il traffico di esseri umani e la criminalità.
Il ministro ha avvertito che la Grecia cesserà di essere un facile obiettivo per l’immigrazione illegale che poi raggiunge l’Europa. E tutto ciò deve essere fatto, ha sottolineato Chrysochoidis, citato dall’agenzia Ana, rispettando i diritti umani e il diritto di asilo. “Cambieremo radicalmente la politica sull’asilo e ne faremo una nuova, la migliore in Europa” ha detto.

23 dicembre 2009 Pubblicato da | diritti umani, Grecia, human rights, sicurezza, società, Svizzera | , , , , , | Lascia un commento

Crisi alla greca

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(ANSA) – ATENE, 18 AGO – Gli introiti turistici in Grecia sono calati del 14,7% nei primi sei mesi dell’anno, secondo dati pubblicati oggi dalla Banca di Grecia. Secondo la Banca, oltre all’apporto economico dei turisti sono scese anche le spese dei turisti greci all’estero (-5,4%) con un declino complessivo in cifre pari a 463 milioni di euro. Sono invece scesi dell’8% gli arrivi di turisti in territorio ellenico, il che, analizzando entrambi i dati, suggerisce un calo soprattutto della spesa individuale.

18 agosto 2009 Pubblicato da | Economia, economy, Grecia, turismo | , , , , , | Lascia un commento

Erin Brockovich in Grecia per salvare il fiume Asopo

LAsopo nei pressi di Oinophita, a ovest di Atene

L'Asopo nei pressi di Oinophita, a ovest di Atene

 

Ricordate Erin Brockovich? Quella vera, non la sua interprete cinematografica Julia Roberts che, proprio per il ruolo dell’avvocatessa e attivista ambientalista americana, vinse un Oscar nel 2000.

Ebbene, la battagliera avvocatessa è arrivata in Grecia per salvare il fiume Asopo. Allertata dai Verdi e dalle organizzazioni ecologiste elleniche, Erin ha ritrovato qui il suo vecchio nemico: il cromo esavalente, lo stesso veleno chimico che combatté anni fa nella regione di Hinkley, in California, dove migliaia di persone si ammalarono di cancro e morirono per avere bevuto le acque contaminate dal cromo esavalente usato dall’azienda Pacific Gas and Electric Company.

La vicenda, che si concluse con un maxi risarcimento alle vittime in seguito alla battaglia legale della Brockovich, fece il giro del mondo dopo essere stata portata sul grande schermo da Julia Roberts.

Ora, il cromo esavalente e altri metalli pesanti, come il nickel e il bario, sono stati individuati in quantità fino a 100 volte superiori a quelle consentite dalla legge nel fiume Asopo, in Beozia, nella Grecia centrale. Un fiume dove un tempo si poteva nuotare e pescare; un fiume che ancora oggi disseta decine di migliaia di persone nella parte alta del suo corso ma, attraverso le falde acquifere sotterranee, anche milioni di ateniesi.

La Brockovich è ormai impegnata con la sua nota determinazione nella vicenda. Dopo aver scritto all’ambasciatore americano ad Atene

Erin Brockovich
Erin Brockovich

Daniel Speckhard, lo scorso 15 aprile è intervenuta a un convegno tenuto dagli europarlamentari Verdi a Bruxelles.

“La morte scorre nell’Asopo” dichiarava Erin sul proprio sito web già nell’agosto 2007. “L’acqua è rossa, a causa dell’alto contenuto di cromo esavalente scaricato da circa 85 fabbriche della regione nel fiume insieme ai propri rifiuti industriali. Nella cittadina di Oinophita, 30mila abitanti, i casi di cancro sono aumentati dal 1989 ad oggi dal 6% al 32%. E, nonostante il sindaco abbia dichiarato l’acqua potabile ‘non sicura’, i suoi concittadini non hanno altre risorse. Le autorità greche stanno a guardare: solo 4 fabbriche sono state multate, ma nulla è stato fatto per impiantare depuratori affidabili e, soprattutto, per pulire le acque mortifere”.

Le analisi chimiche svolte dall’Università di Atene parlano chiaro: il contenuto di cromo esavalente è di 62 ppb (parti su un miliardo) nelle acque all’altezza del comune montano di Oropo, dove si è formata un’organizzazione di cittadini che di recente ha inscenato una curiosa protesta “offrendo” bicchieri d’acqua contaminata ai passanti e ai deputati davanti al Parlamento ateniese. A Chrisopygì, che, per ironia della sorte, in greco significa “sorgente dorata”, il livello di veleno arriva a 76 ppb, mentre nel comune di Aulide addirittura a 100 ppb. Il livello ammissibile per la salute è 0 ppb.

Finora nessuna ricerca scientifica locale ha dimostrato che le morti per cancro avvenute in queste regioni sono da collegare direttamente al cromo esavalente, ma studiosi internazionali sanno da tempo che questa sostanza è cancerogena.

A sporcare le acque dell’Asopo si cominciò nel 1969, quando l’allora dittatura dei colonnelli proclamò la zona “parco industriale” e concesse a molte aziende il permesso di scaricare i detriti nel fiume senza controllare che ci fossero depuratori. I risultati si vedono oggi.

Il primo grande allarme arrivò con le analisi fatte dalla facoltà ateniese di Agraria, nel settembre del 2007, sulle falde acquifere che dalla Beozia arrivano in Attica, ossia nella regione di Atene. 

Anche il quotidiano conservatore Kathimerini ha denunciato la presenza di cromo e di altre sostanze tossiche non solo nelle falde acquifere e nell’acqua potabile, ma anche nelle carote, nei fagiolini e nelle cipolle vendute ogni giorno nei supermarket ateniesi, provenienti dai campi irrigati con le acque dell’Asopo. Il giornale riporta gli ultimi test fatti, a febbraio, dai chimici dell’Università di Atene. Le carote coltivate dagli agricoltori di Tebe, capoluogo della Beozia, rivelano concentrazioni altissime di cromo (95 microgrammi per chilo, più di 10 volte il livello massimo consentito negli alimenti).

Nello stesso periodo, il canale tv Sky, uno dei più seguiti in Grecia, ha attivato l’iniziativa “SOS ASOPOS” per mostrare video, analisi chimiche e raccogliere firme, già 30mila.

Stavolta insieme ai Greci, la battaglia di Erin Brockovich continua.

19 maggio 2009 Pubblicato da | Ambiente, civil rights, Commenti, diritti umani, Environment, Europa, Europe, Grecia, human rights, informazione, Inquinamento, news from all over the world, Pollution, salute e benessere | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Grecia: scontri razziali

(ANSA) – ATENE, 10 MAG – Cinque immigrati sono rimasti feriti ad Atene nell’assalto da parte di un gruppo di estrema destra ad un edificio occupato da clandestini. Circa 300 giovani appartenenti al gruppo ‘Chryssi Avghi’ si sono diretti verso l’ex sede della Corte d’appello occupata dagli immigrati clandestini a rischio espulsione, lanciando sassi, petardi e altri oggetti contro l’edificio, da dove per tutta risposta e’ partita una fitta sassaiola. A quel punto gli agenti anti-sommossa hanno usato i lacrimogeni.

10 maggio 2009 Pubblicato da | Grecia | , , , , , , | Lascia un commento

Oggi si celebra la Pasqua ortodossa

Per i cristiani ortodossi oggi è Pasqua. Essi celebrano, infatti, questa festività una settimana dopo i cattolici e i protestanti, perchè seguono il calendario giuliano anziché quello gregoriano.

A Gerusalemme migliaia di fedeli hanno gremito la Basilica del Sacro Sepolcro, che sorge sul luogo esatto dove i cristiani credono che Gesù sia resuscitato. La messa è stata celebrata dal Patriarca greco ortodosso Teofilo III. 

A Mosca, alla Messa della Vigilia, nella Cattedrale di Cristo Salvatore, hanno partecipato anche il presidente russo Dmitri Medvedev e il primo ministro Vladimir Putin. La liturgia è stata officiata per la prima volta dalla sua elezione, lo scorso febbraio, dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill.

19 aprile 2009 Pubblicato da | Commenti, cultura, Culture, festività, Grecia, informazione, news from all over the world, religion, religione, Russia | , , , , , | Lascia un commento

L’Olympic come l’Alitalia

OsservatorioBalcani

Era la creatura prediletta di Onassis: l’Olympic airways, compagnia di stato greca. Coperta dai debiti non si è ripresa neppure dopo ingenti iniezioni di danaro pubblico. Ora l’ultimatum di Bruxelles: o la vendita ai privati o la chiusura.

Onassis si starà rivoltando nella tomba. Il fantasma dell’armatore greco, mattatore del jet set morto nel 1975 dopo avere costruito dal nulla un impero miliardario ed essere stato l’amante di Maria Callas e il secondo marito di Jackie Kennedy, si aggira nei cieli ellenici più che mai. Che fine farà l’Olympic airways, la sua creatura prediletta, ora ridotta a un carrozzone in crisi che si fatica a vendere? Era stato proprio lui a fondarla nel 1957, per poi cederla nel 1974 per 68 milioni di dollari allo Stato che ne fece la compagnia di bandiera ellenica, quando ormai per il vecchio Arì la parola “aeroplano” si era trasformata in incubo senza fine: la morte in un incidente aereo dell’unico figlio maschio Alexandros il 23 gennaio 1973.

Da allora, l’Olympic statalizzata non ha cessato di accumulare perdite e conseguenti iniezioni di danaro pubblico, per un totale di 2,7 miliardi di euro. Anche per l’abitudine di tutti i governi, conservatori o socialisti succedutisi in 34 anni, di gonfiare l’organico a scopi clientelari. Un posto all’Olympic non si negava a nessuno: fino ad arrivare agli 8100 dipendenti attuali. Già nel 1998, nel 2000 e nel 2003, sotto la pressione della Commissione europea, erano stati stilati piani di “salvataggio” dai risultati insoddisfacenti. Tanto per dire, nelle casse della compagnia dai bilanci in caduta libera i contribuenti greci hanno versato, solo nel periodo fra il 2005 e il 2007, 850 milioni di euro. Ma adesso, dopo l’ultimatum di Bruxelles, è scoccata l’ora x: o si vende ai privati o si chiude. E almeno quegli 850 milioni di euro vanno restituiti allo Stato.”L’Olympic è la compagnia aerea pubblica con i conti più in rosso di tutta Europa, in relazione alle sue dimensioni” ha dichiarato il ministro dei Trasporti ellenico Costis Hatzidakis “La sua privatizzazione significherà per i contribuenti, e soprattutto per gli strati più poveri, smettere di pagare per un barile senza fondo”. Un barile che, insieme alle altrettanto deficitarie ferrovie nazionali, inghiotte 2,7 milioni di euro al giorno, secondo il primo ministro conservatore Kostantinos Karamanlis.

Privatizzare sì, ma chi compra? Onassis non è più in circolazione, e dall’asta indetta lo scorso autunno con scadenza il 30 gennaio 2009 si sono ritirati uno dopo l’altro i big dell’aviazione mondiale che avevano mostrato interesse prima della grande crisi globale: Qatar airlines e Iberia in prima linea. L’unico rimasto in lizza, la Chrysler Aviation del greco-americano Stelios Rapis, ha avanzato un’offerta talmente bassa da essere respinta. Il governo greco ha allora lanciato un appello agli epigoni di Arì Onassis, gli imprenditori greci, per salvare l’orgoglio nazionale.
L’Olympic è un simbolo, e per settori come il turismo ellenico in crisi è cruciale. Per non parlare dei posti di lavoro a rischio: sia fra i dipendenti della compagnia che nell’indotto.

All’sos del Comitato interministeriale per la privatizzazione ha risposto il 5 febbraio il Marfin Investment Group (MIG), che a dispetto del nome inglese è guidata dal finanziere greco Andreas Vghenopulos e si definisce, nel proprio website, “il più grande gruppo business ellenico di tutta l’Europa sudorientale, con 50mila impiegati e una presenza in 40 Paesi. Il nostro quartiere generale è in Grecia, siamo quotati alla Borsa di Atene”. Da notare che, se il 58 per cento del suo capitale è nazionale, il 24 per cento è detenuto da investitori esteri, con il Dubai Group al 18 per cento. “Alla luce della crisi economica che colpisce particolarmente il nostro Paese” – recita il patriottico comunicato del MIG – ”abbiamo deciso di rispondere favorevolmente all’invito del governo. Siamo pronti a diretti negoziati con lo Stato in modo che l’Olympic continui a operare in mano a imprenditori greci. Se le trattative arriveranno a buon fine, intendiamo offrire al governo l’opzione di ri-nazionalizzare Olympic in qualsiasi momento fino ai tre mesi successivi alle prossime elezioni politiche”.

Sì, perché nella terra degli dei si andrà al voto anticipato probabilmente in giugno, dopo le ultime elezioni del settembre 2007. L’esecutivo del premier conservatore Kostantino Karamanlis – nella bufera dopo una serie di scandali sfociati nella rivolta di piazza dello scorso dicembre, in seguito l’uccisione del 15enne Alexandros Grigoropulos da parte di un poliziotto – traballa con una maggioranza di soli 151 deputati su 300. E il Paese è nella lista nera fra quelli messi sotto stretta sorveglianza dalla Unione europea per il deficit economico.

L’operazione MIG, insomma, ha tutta l’aria di un salvataggio elettorale, simile alla vicenda dell’Alitalia acquistata dalla cordata “italiana doc” CAI in coincidenza con le ultime elezioni politiche italiane. Con l’aggiunta che per l’Olympic in cerca di un compratore il “salvataggio” non solo non è ancora decollato, ma l’esito è ancora tutto da vedere. Intanto, per scongiurare che un eventuale cambio della guardia politica in caso di vittoria dei socialisti del Pasok, ora all’opposizione, vanifichi tutto, giovedì 12 febbraio MIG Group ha posto due condizioni per sedersi al tavolo delle trattative.

La prima: il contratto dovrà avere un ok bipartisan del Parlamento, tanto è vero che Vghenopulos è andato a illustrare al leader socialista George Papandreu i propri progetti su Olympic.

La seconda: dovrà esserci anche il consenso dei dipendenti della compagnia aerea.
Infine Vghenopulos ha messo sul piatto un’offerta concreta: 62,4 milioni di euro.

Secondo l’ultimo piano già approvato a metà settembre dall’Ue l’Olympic è stata divisa in tre rami: una compagnia aerea che, pur mantenendo il logo e il marchio di Olympic Airways, non potrà superare il 65% di quanto è oggi Olympic (è a questa parte “aerea” che MIG è interessata), e due altre società che si occuperanno rispettivamente dell’assistenza agli scali e della manutenzione. Limitatamente alle società “terrestri” è arrivata in extremis, dopo Mig, un’altra offerta: 44,8 milioni di euro da parte della compagnia Swissport. “La Grecia può diventare il più grande hub dell’Europa sudorientale, una piattaforma proiettata anche verso il Medio Oriente” ha ribadito il ministro per lo Sviluppo Kostas Hatsidakis.

Resta il nodo più difficile da sciogliere: che fine faranno gli 8100 dipendenti, che da mesi organizzano, periodicamente, sit in di protesta davanti al Parlamento o bloccano il viale d’accesso all’aeroporto internazionale di Atene? “Saranno tutelati” ha assicurato il governo. Nella prima bozza, quando l’asta sembrava andare a gonfie vele per l’interesse di grosse compagnie internazionali, è stato offerto loro il trasferimento in un altro settore dell’impiego pubblico o, a ben 4593 fra piloti, assistenti di volo o impiegati a terra, il pensionamento anticipato. Da notare che di questi 4593 solo 2745 hanno già maturato l’età e i contributi per il prepensionamento volontario. Gli altri avrebbero dovuto essere incentivati con una buonuscita che riguardava anche chi ha solo 40-45 anni. Per esempio: secondo i conteggi riportati dal quotidiano “To Vima”, un autista di autobus aeroportuale assunto nel 1985, potrà andarsene con una pensione di 2250 euro. Non solo. Tutti i dipendenti assunti prima del 1993, sia che accettino un’altra collocazione sia che se ne vadano, avranno diritto a una generosa liquidazione: una hostess assunta nel 1985 con l’attuale stipendio di 4594 euro, incasserà 101.800 euro. Lo stato, insomma, si preparava a sganciare 1 miliardo e 200 milioni di euro per chiudere l’Olympic e avere la pace sociale. Ora i conti potrebbero essere tutti da rifare. “Ci vorrebbe un altro Onassis” si sente dire ad Atene. L’epigono Vghenopulos sarà all’altezza?

23 febbraio 2009 Pubblicato da | Commenti, crisi finanziaria, Economia, economy, Europa, Europe, Grecia, news from all over the world | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Global Crisis Fuels Protests

Partial transcript of the program broadcast by the Real News Network on 6 February 2009:

As economists in the US warn against the potential for double-digit unemployment, much of the world is already experiencing that reality.  In Spain, 200,000 workers lost their jobs in January alone, the most for a single month on record, pushing that country’s unemployment rate to over 14%.  Over 9% of workers in the Republic of Ireland are now jobless, representing more unemployed people than any time since the Irish began keeping record in 1967.  Over 2 million workers in Colombia now find themselves without jobs, representing over 10% of the workforce.  Meanwhile in China, the New York Times reports that 20 million rural migrant workers have lost their jobs. 

Migrant workers make up a major part of the globalized economy, and they will be impacted severely, says Joseph Chamie of Pakistan’s The Daily Times.  “The global economic crisis, which is hitting the developed countries hard, might generate a tsunami-like wave of migrants returning home.”  He explains that the drop in remittances from employees sending their earnings home to their families would cause living conditions in many countries to worsen.  In Russia, even those who still have their jobs are finding their salaries less and less valuable, as the ruble fell to an 11-year low.  Russia, which depends on energy for 80% of its export revenue, was counting on $95 a barrel of oil for its 2009 budget.  It will have to adjust to the $40 reality we see today.

In what was labeled as the first political casualty of the crisis, Iceland’s entire ruling administration resigned, under the pressure of massive anti-government protests.  The demonstrations were sparked when Prime Minister Geir Haarde accepted a $10 billion rescue package from the International Monetary Fund.

The protests in Iceland are part of an anti-government response to the financial crisis that is observed in streets all around the world.  In France last week, an estimated 2.5 million people hit the streets to protest President Sarkozy’s $33 billion stimulus plan.  Many there are demanding the government nationalize the banking system.  A similar protest took place in Italy in October when hundreds of thousands protested Prime Minister Berlusconi’s cuts to the education budget.  In December, Greece was overcome with an anti-government uprising, and just last week, thousands blockaded the streets of Mexico City in anger at President Felipe Calderón’s neoliberal economic policies.  Meanwhile, back at the World Economic Forum, the annual demonstration that has accompanied the meeting since its inception was cracked down on heavily by Swiss authorities this year.  An article on Infoshop News said 130 protesters had been arrested.  Reuters reported that the protesters were demonstrating against the World Economic Forum, saying “the elite gathered for its annual meeting are not qualified to fix the world’s problems.”

7 febbraio 2009 Pubblicato da | Capitalism, civil rights, Commenti, crisi finanziaria, Economia, economy, Europa, Europe, Francia, globalisation, Grecia, human rights, Islanda, Italia, neoliberalism, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politica italiana, politics, USA | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Grecia:La bomba sociale

 

Osservatorio sui Balcani, 12.12.2008

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(Lo scrittore Nikos Themelis )
 
“La gente è esasperata. Se non fosse stata la morte di un adolescente, la miccia sarebbe stata un’altra. Ma la bomba sociale sarebbe comunque scoppiata.”. Così sintetizza gli attuali disordini che sconvolgono la Grecia lo scrittore intervistato Nikos Themelis.
 
Dopo l’uccisione del 15enne Alexis Grigoropulos, sabato 6 dicembre, da parte di un poliziotto, la Grecia si è incendiata. Migliaia di studenti, insegnanti e lavoratori sono scesi nelle strade a più riprese. Il Politecnico di Atene, simbolo di ogni protesta contro le autorità, perché da lì il 17 novembre 1973 scoppiò la rivolta che portò alla caduta della dittatura dei colonnelli, è occupato, come quasi tutti gli altri atenei e molti licei da Salonicco a Creta.

Il premier conservatore Karamanlis ha ordinato alla polizia di starsene sulla difensiva, per evitare che ci scappasse un altro morto. Tuttavia, negli scontri che ormai durano da sei giorni, più di 300 negozi e banche ad Atene, oltre 80 a Salonicco, sono stati presi d’assalto con le bottiglie molotov da parte di una frangia “anarchica” dei manifestanti. La capitale sembra una città bombardata.

Il governo vacilla, anche per le accuse di “immobilismo e debolezza” arrivate dagli stessi ministri di Karamnalis, che già prima della crisi si reggeva su una maggioranza di soli 154 deputati su un totale di 300. L’opposizione chiede elezioni subito.

In questo scenario di rabbia e macerie, abbiamo chiesto una riflessione a Nikos Themelis, uno dei più famosi scrittori greci: la sua trilogia “La Ricerca – La Svolta – L’Illuminazione” ha venduto in patria oltre un milione di copie, in un Paese di dieci milioni di abitanti. Perché Themelis, nato ad Atene nel 1947, è stato anche il braccio destro e portavoce dell’ex primo ministro socialista Kostas Simitis fino alla vittoria dei conservatori nel 2004. Ed è stato lui, dietro le quinte, il maggior fautore della politica dello scongelamento fra Atene ad Ankara. Un protagonista a tutto campo della vita politica e culturale ellenica. Un intellettuale con antenne finissime per i cambiamenti della società.

Si poteva prevedere un’esplosione di simili dimensioni?

Non era mai successa una rivolta di questa portata, dal dopoguerra prima e dalla caduta dei colonnelli a oggi. Le cosiddette frange “anarchiche” finora erano considerate gruppetti isolati di 150-200 persone in tutto. Ora si parla di 3000 individui. A scagliare pietre, ormai, accanto a loro sono gli stessi liceali, coetanei di Alexis, il ragazzo ucciso. Siamo davanti a una nuova realtà. A una delusione generalizzata, che si sfoga nell’ira.

Eppure Alexis non è stato il primo studente ucciso dalla polizia negli ultimi anni: per rimanere nel quartiere “difficile” di Exarchia un altro quindicenne, nel 1985, epoca del governo Pasok (Movimento socialista panellenico), aveva fatto la stessa fine.

Sì, ma ora anni di scandali accumulati hanno raggiunto il colmo. E riguardano ogni aspetto della vita pubblica: l’Istruzione, con una nuova riforma che premia le università private (e chi se le può permettere) a scapito di quelle pubbliche, che diventeranno di serie B. La corruzione: dal 2004 a oggi siamo precipitati dal 47esimo al 56esimo posto nella graduatoria di Transparency International, l’osservatorio internazionale e super partes. E ricordate l’impotenza del governo Karamanlis a gestire, nell’estate 2007, gli incendi dei piromani che hanno ridotto in cenere mezzo Paese, addirittura sfiorando lo stadio di Olimpia?A ciò aggiungiamo la crisi economica, che in Grecia ha preceduto lo scoppio dell’attuale “bolla” finanziaria. La gente è esasperata. Se non fosse stata la morte di un adolescente, la miccia sarebbe stata un’altra. Ma la bomba sociale sarebbe comunque scoppiata.

Lei ha parlato di scandali favoriti non solo dall’attuale governo conservatore di Nuova democrazia, ma anche a quelli del passato. Come le malversazioni di cui si era macchiata l’amministrazione del Pasok, al potere in 23 sui 30 anni di rinata democrazia in Grecia?

Certo. Gli scandali c’erano anche nell’era di Andreas Papandreu, padre di George Papandreu, attuale leader dell’opposizione. Basta ricordare l’incredibile scalata del finanziere Koskotas, che si era mangiato i risparmi di tanti cittadini. O la gestione clientelare delle assunzioni nel pubblico impiego che c’erano allora come oggi. Senza contare che la Grecia, negli anni Novanta, nel mondo si faceva ridere dietro per le imprese di Mimì, la seconda moglie di Andreas Papandreu. Ma durante il governo di Kostas Simitis il Paese aveva ritrovato la propria dignità: siamo entrati nell’euroclub nel 2001, dopo una “cura” economica di lacrime e sangue la cui necessità abbiamo spiegato ai greci, abbiamo organizzato per l’estate 2004 le migliori Olimpiadi della storia dei giochi, migliaia di tecnici e operai hanno lavorato nelle grandi opere come la nuova metropolitana, il ponte di Rio che collega il Peloponneso all’Ellade continentale, per finire la ripresa economica è ripartita anche grazie a nuovi accordi commerciali con i Balcani e la Turchia.

E adesso dove va la Grecia? Pensa che il governo Karamnalis sia arrivato al capolinea?

La fiducia dei greci verso lo Stato è arrivata a un punto di scollamento. Qualsiasi cosa faccia Karamanlis, le ferite sono troppo profonde. Certo, nemmeno l’opposizione è compatta: all’interno dello stesso Pasok ci sono diverse correnti, mentre i comunisti del KKE accusano la Coalizione della Sinistra Radicale “Syriza” di “accarezzare le orecchie” ai vandali in passamontagna nero.

Se dovesse descrivere in un suo romanzo l’attuale dramma greco, che trama sceglierebbe?

Sicuramente non parlerei delle saghe politiche familiari che occupano da decenni la storia ellenica: a sinistra la dinastia Papandreu, a destra quella dei Karamanlis (l’attuale premier è nipote dell’omonimo zio Kostas Karamanlis, il primo ministro che avviò la stagione della rinata democrazia dopo la caduta dei colonnelli ndr.) e dei Mitsotakis (l’attuale potente ministra degli Esteri Dora Bakojannis, di cui si parla per un eventuale cambio della guardia con Karamanlis, è figlia dell’ex premier di centro destra Kostas Mitsotakis, al potere dal 1990 al 1993 ma parlamentare fin dagli anni Sessanta). Queste cose non interessano ai greci: a loro, più che un cognome, importano i risultati di una gestione governativa. Se dovessi scrivere un romanzo, mi soffermerei su una famiglia qualsiasi, di quelle che in questi giorni assistono attonite agli scontri e alle devastazioni, e magari fanno fatica a pagare il mutuo e a mettere insieme il pranzo con la cena. Forse una famiglia discendente da immigrati greci dall’Anatolia, arrivati per cercare una vita migliore dopo il crollo dell’impero ottomano, come quelle di cui parlo nella mia trilogia. Riflettere sui drammi del passato, fa capire meglio le origini del presente.

12 dicembre 2008 Pubblicato da | civil rights, Commenti, Democracy, diritti umani, Grecia, human rights, istruzione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, Storia | , , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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