Da oggi Volvo è cinese

L’acquisizione era già prevista da mesi, ma è stata siglata oggi a Stoccolma, per un valore di 1,8 miliardi di dollari. Questa la cifra pagata dal produttore privato di automobili cinese Zhejiang Geely.
Per le fabbriche di Volvo in Svezia e Belgio non cambia molto: Geely ha promesso di non delocalizzare e di mantenere inalterata la produzione.
Ma per la Cina questo passaggio rappresenta un grande salto di qualità, anche culturale: l’irruzione in un mercato importante, come quello dell’auto, con prodotti dalla sicura tradizione europea.
Ora Legale, lancette avanti di un’ora

L’ora legale entra in vigore alle 02.00 dell’ultima domenica di marzo, per cui bisogna spostare le lancette degli orologi avanti di un’ora, come stabilito da un decreto della Presidenza del Consiglio. L’entrata in vigore dell’ora legale riguarda tutti i Paesi dell’Unione Europea e durerà fino all’ultima domenica del prossimo ottobre, giorno in cui si tornerà all’ora solare. Le principali ragioni che determinano il ritorno all’ora legale sono due: da un lato questa misura consentirebbe risparmi energetici, poiché centrando una parte rilevante delle attività durante le ore di luce solare, si ridurrebbe il ricorso all’illuminazione artificiale; dall’altro i cittadini ne trarrebbero beneficio potendo godere di un maggior numero di ore di luce naturale.
Alcuni link:
Zimbabwe: il controllo della aziende passarà ai cittadini “indigeni”

Il governo dello Zimbabwe ha annunciato l’applicazione di una legge sull’ “indigenizzazione” che prevede la cessione del controllo (almeno il 51% del pacchetto azionario) di tutte le imprese di capitale sociale maggiore di 500.000 dollari a cittadini di etnia africana. La legge, approvata nel 2008, quando il Parlamento era sotto il controllo del presidente Robert Mugabe, si applica ai residenti “indigeni” e ai loro figli nati dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna, raggiunta nel 1980, ed esclude di fatto la minoranza bianca del Paese.
Le aziende avranno 45 giorni per mettersi in regola e, in caso di inadempienza, le pene previste arrivano a 5 anni di carcere. Anche gli investitori esteri dovranno rispettare una “quota di potere indigeno”.
Le pensioni di oggi e domani: chi paga?

Gli immigrati ci stanno già pagando la pensione di Giuliano Cazzola
Integrazione con il lavoro. Gli extracomunitari contribuenti sono 1,5 milioni: 1 milione i dipendenti, poi collaboratori domestici, operai agricoli e pure autonomi.
Osservando i dati riguardanti la previdenza obbligatoria si vede che il processo di integrazione dei lavoratori stranieri non è un obiettivo da realizzare, ma un processo in atto da tempo. Basta considerare il fenomeno dal lato delle entrate e da quello delle uscite osservando, cioè, quanti sono i lavoratori extra comunitari che versano i loro contributi all’Inps e quanti, invece, percepiscono un trattamento pensionistico a vario titolo. Gli stranieri contribuenti sono più di 1,5 milioni. In maggioranza (1,1 milioni) sono lavoratori dipendenti (il loro numero è in costante crescita dal 2003), a cui vanno aggiunti i collaboratori domestici (quasi 260mila) e gli operai agricoli, ma non mancano i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti, persino coltivatori diretti), gli operai agricoli e i cosiddetti parasubordinati (titolari di un contratto di collaborazione). È questa complessità di profili professionali la prova più vera dell’integrazione.
I contributi versati ammontano – su base annua – a poco meno di 6 miliardi di euro, un ammontare rilevante che si aggiunge a quanto proviene dalle ritenute fiscali (per la sola imposta sul reddito sono stimate 1,5 miliardi di entrate). Va da sé che sono tanti di più i lavoratori stranieri contribuenti rispetto a quelli che percepiscono le prestazioni. La questione è facilmente comprensibile. Vengono da noi persone sostanzialmente giovani allo scopo di trovare lavoro e, con il lavoro, una migliore condizione di vita. Essi percepiranno la pensione dopo aver maturato i requisiti anagrafici e contributivi richiesti dalla legge. Eppure, non sono pochi i trattamenti erogati a persone di nazionalità extra Ue. Le pensioni vigenti al primo gennaio 2010 sono più di 190 mila per un importo medio mensile di 630 euro circa. Come si vede, attraverso una semplice moltiplicazione (630 x 13 mensilità x 190 mila prestazioni) emerge una spesa complessiva (1,5 miliardi) allineata con l’entrata; ma questo è un conteggio che – pur essendo significativo – non porta da nessuna parte, perché anche per i lavoratori stranieri verrà il momento in cui i pensionati saranno in aumento e comunque in un numero equivalente a quello delle persone attive.
Oggi gli stranieri attivi fanno fronte con i loro versamenti all’onere dei pensionati extracomunitari. È evidente, però, che neanche gli immigrati potranno risolvere gli squilibri del nostro sistema pensionistico. Assai più interessante – ecco che ritorna il discorso dell’integrazione – è notare che la maggioranza dei trattamenti viene erogata a stranieri che risiedono in Italia; a prova del fatto che essi preferiscono rimanere da noi anche dopo aver cessato l’attività lavorativa. Ben 152 mila assegni sono riscossi in Italia, contro 37 mila che l’Inps invia in Paesi stranieri. Le pensioni pagate in Italia sono anche d’importo più elevato: mediamente 707 euro al mese contro i 311 euro delle prestazioni all’estero. La cosa si spiega, in generale, così: gli stranieri in pensione che hanno scelto di abitare in Italia, si sono integrati prima, hanno maturato una maggiore anzianità contributiva; mentre chi è rientrato ha compiuto un percorso diverso e più breve. Quanto alla tipologia delle prestazioni sono in netta maggioranza quelle previdenziali per eccellenza, come le pensioni di vecchiaia (quasi 65 mila, di cui circa 10mila pagate all’estero). In numero quasi pari sono i trattamenti ai superstiti che, anche nel caso degli immigrati, vengono erogati quasi interamente a donne rimaste vedove. Sono oltre 61 mila, 34 mila erogate in Italia e 27 mila all’estero, a prova che molte donne – ormai sole – tendono a tornare in patria.
Meritano attenzione le prestazioni assistenziali riservate ai lavoratori stranieri. Vi sono 21,5 mila pensioni e assegni sociali tutti goduti in Italia. Lo stesso discorso vale per le oltre 28 mila pensioni di invalidità civile. Nel 2008, l’attuale Governo ha inasprito i criteri e i requisiti per il conseguimento dell’assegno sociale (la prestazione riconosciuta agli anziani che non hanno contributi sufficienti per ottenere la pensione) portando a dieci anni non continuativi il requisito della residenza. Non è mai simpatico fare la «faccia feroce» con i poveri: ma i dati dimostrano che non sono infondate le considerazioni di quanti sostengono che molti ricongiungimenti familiari servono ad assicurare una prestazione assistenziale a familiari anziani che, nel loro Paese, non possono contare su di alcuna misura di sostegno.
Quanto alla nazionalità dei pensionati stranieri, il maggior numero dei trattamenti di vecchiaia pagati in Italia riguarda cittadini dell’Africa (28 mila), seguono quelli dell’Europa extra Ue con 15 mila. In complesso, i tre grandi gruppi che vantano una certa consistenza riguardano l’Africa, l’Europa e l’America latina (sia pure quest’ultima abbastanza distanziata). A cittadini africani vanno 63 mila assegni, a europei extracomunitari quasi 65 mila, a latino-americani poco meno di 34 mila. È curioso notare che le donne sud-americane sono in testa per quanto riguarda le pensioni ai superstiti.
Per concludere, dai dati sinteticamente esposti (e dalla tabelle) emergono alcune considerazioni: l’immigrazione è ormai carne della nostra carne. Chi scrive si augura che il «fermo» di tutti gli stranieri residenti in Italia, programmato per il primo marzo, sia confermato ed abbia successo; e serva a dimostrare che di loro non è possibile fare a meno. È doveroso, tuttavia, ammettere, nello stesso tempo, che non saranno gli stranieri a salvare l’Inps e il sistema pensionistico, se non interverranno ulteriori riforme.
lunedì, 1 febbraio 2010
Cinesi in crisi a Prato
(ANSA) – PRATO 31 GEN – La crisi pesa anche sulle imprese cinesi del distretto pratese. Negli ultimi 6 mesi e’ negativo (-218) il saldo fra ditte avviate e cessate. Gran parte dei 10.800 cinesi residenti in citta’, per la maggior parte operai nelle ditte d’abbigliamento, sono stati licenziati e riassunti con forme alternative di contratto. Un quinto degli occupati nell’abbigliamento – per il 96% nati in Cina – in un anno ha cambiato piu’ di un lavoro.Il tempo determinato fra i cinesi e’ cresciuto del 1.700% in 12 mesi.
Il capitalismo italiano tra imprese e famiglia
Convegno organizzato
dal Club per l’economia di mercato e da Radicali italiani,
con la collaborazione di Adam Smith Society
“IL CAPITALISMO ITALIANO TRA IMPRESE E FAMIGLIA”
Milano, Spazio Analysis, Via Caradosso 14
26 gennaio 2009, ore 9:30
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Prima sessione (inizio ore 9:30): L’impresa tra famiglia e mercato: riforma della governance e apertura al mercato dei capitali
Introduce:
Emma Bonino, Vicepresidente del Senato
Coordina:
Alberto Pera, Club per l’Economia di Mercato
Relazioni:
Alessandro Penati, Università Cattolica di Milano: “Il Capitalismo italiano: cosa ostacola l’apertura al mercato”;
Giovanna Dossena, Università di Bergamo: “La transizione organizzativa nell’impresa familiare”;
Anna Gervasoni, Direttore Generale AIFI : “Ricapitalizzazione, ristrutturazione finanziaria e performance di impresa”;
Franco Debenedetti, Club per l’Economia di Mercato: “Governance di impresa e assetti finanziari”;
Salvatore Bragantini, Presidente Pro MAC: “Perché le medie imprese hanno difficoltà a quotarsi?”
Conclude:
Alessandro De Nicola, Adam Smith Society
La conclusione della prima sessione è prevista per le ore 13.
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Seconda sessione (inizio ore 14:00): L’Italia fatta in casa: come andare oltre il familismo, liberando energie
Introduce:
Emma Bonino, Vicepresidente del Senato
Coordina:
Valeria Manieri, componente della Direzione di Radicali Italiani
Relazioni:
Alberto Alesina, Università di Harvard: “Sulla ricchezza delle famiglie e i tesori sommersi”;
Andrea Ichino, Università di Bologna: “Pregi e difetti dell’Italia fatta in casa”;
Paola Profeta, Università Luigi Bocconi: “Donne, pil, partecipazione nel mercato del lavoro”;
Alessandra Casarico, Università Luigi Bocconi: “Ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro”
Roberto Cicciomessere, Radicali Italiani: “Proposte: il modello dei CESU francesi”
Anna Puccio, Amministratore Indipendente Buongiorno S.p.a.: “Donne ai vertici, merito e crescita”
Conclusioni:
Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni
I lavori si concluderanno alle ore 17:30









Compilazione 730: programma gratuito per la dichiarazione
Milioni di italiani sono, come ogni anno, alle prese con la dichiarazione dei redditi. Internet può facilitare il compito con la possibilità di scaricare gratuitamente il software per la compilazione guidata del modello 730. Inoltre, dal sito dell’Agenzia delle Entrate, i modelli 730 e le istruzioni necessarie per la compilazione.
Link:
software gratuito 730 (Microsoft)
10 aprile 2010 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, comunicazione, denaro, Economia, economy, informazione, Internet, Italia, news from all over the world, tasse e contributi, web | Agenzia delle Entrate, compilazione 730, dichiarazione dei redditi, Modello 730, software gratuito, tasse | 1 commento