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Si dimetta

E’ davvero ora di dire basta. Queste sono ore convulse, le notizie gocciolano in rete come pioggia acida che segna e marchia le coscienze del Paese. Anche durante le giornate di massima esposizione per i fatti in via di accertamento pare che il Presidente del Consiglio, il Cavalier Silvio Berlusconi, abbia continuato a tramare e imbastire fili di una difesa che ormai definire ridicola è superfluo.

Non sappiamo cosa sanno fino in fondo i magistrati e quanto la recrudescenza del loro lavoro stia scuotendo il Paese. Ma è difficile pensare che il pm di Milano siano orchi cattivi o persecutori indemoniati colti dallo spirito di liberazione per via giudiziaria del Capo del Governo.

I fatti che emergono sono di provante sfacelo: se un Presidente del Consiglio vuole vivere così può farlo come privato cittadino ma come rappresentante delle istituzioni repubblicane deve conoscere un limite. Non può divertirsi mentre l’Italia soffre e la crisi morde ma ha l’obbligo di lavorare (giorno e notte) per la gente comune, quella che magari non ha il suo numero di telefono ma deve sobbarcarsi traffico, inquinamento, file e far quadrare conti sempre più pesanti e umilianti.

Siamo davvero sfibrati dal clima generale che è riferito solo alla vita di un uomo che sta monopolizzando la vita quotidiana e sfregiando la moralità ma soprattutto pare davvero aver compiuto più atti che sono un’alterazione inaccettabile delle certezze su cui si fonda la convivenza civile.

Rischia di saltare un patto di coesistenza, sull’onda di scandali e indebite ingerenze che portano a dubitare del valore che attribuiamo a forze dell’ordine e a poteri costituiti che comunque hanno rilevanza sociale e incardinano la vita di milioni di persone.

Serve a poco prendersela con magistrati faziosi e politicizzati. Qui non è la politica l’unico movente che dovrebbe spingere a cambiare subito registro: se si impedisce di perseguire reati, se si tagliano le unghie a chi vuole proteggere minori e si alterano verità fattuali si è già in un mondo virtuale che necessità di essere fermato per riportarci tutti con i piedi per terra.

Sappiamo tutti che la corruzione non è tramontata dal 1992 quando scoppiò tangentopoli; sappiamo che casta politica fatica a interpretare sogni e bisogni collettivi e a risolvere problemi dell’uomo qualunque. Di fronte a questa sensazione la reazione è la sfiducia, la voglia di rintanarsi nel proprio guscio o di lasciare l’Italia non appena possibile.

Ma un punto deve essere chiaro: se siamo di fronte a tutto questo, qualcuno ne deve rispondere. Certo, Berlusconi rivendica, in assenza di un’opposizione credibile, il diritto di governare. Ma gli è davvero consentito tutto? Può davvero, in nome della supposta stabilità, credere di poter fare qualsiasi cosa?

Sembra ovvio: se la risposta è sì allora siamo davanti alla legittimazione per via popolare di tutto questo, di sviamenti, pressioni, orge, minacce e ricatti che vengono dal Governo, dal suo Capo. Se questo è parlare di dittatura non è fuori luogo ma la logica conseguenza di questo circo barnum che è la politica, la distanza siderale tra cittadino e istituzioni (e guarda caso si continua a parlare di probabile forte astensionismo in caso di elezioni).

Che dire? Diciamo che siamo davvero al capolinea. Se davvero non siamo oltre. Nel baratro.

Per senso di responsabilità dovrebbe per primo dire che ha fallito. Sappiamo che non può farlo, braccato da aule di tribunale che lo reclamano come ospite d’onore e un parterre politico pronto a divorarne le spoglie. Ma questo non dovrebbe impedirgli di capire che per le soluzioni legali è ormai fuori tempo massimo. La storia lo sta già processando e a nulla può servire allungare l’agonia. La sua, che ci auguriamo davvero non sia la nostra. Per favore, Presidente Berlusconi, si dimetta.

26 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | , , | Lascia un commento

Il Time stila la top-10 dei super “padrini” della mafia

Sfondo di Il Padrino per iPhone

 

Dopo la retata di 110 mafiosi da parte dell’FBI la settimana scorsa, la rivista “Time” ha compilato la classifica dei 10 più grandi boss della storia. Incredibile ma vero, al primo posto non c’è un Italiano, neanche un Italo-Americano, bensì un Ucraino. E Totò Riina è “soltanto” ottavo!

Ecco la top-10:

1) Semion Mogilevich, ucraino, detto “brainy don”, perché è estremamente intelligente e ha una laurea in economia. E’ il “padrino”  global per antonomasia, i suoi affari coprono il mondo intero, dalla Russia all’America, e spaziano in ogni settore: dalla droga alla prostituzione, dal petrolio alle armi. Sembra sia “intoccabile”: arrestato a Mosca nel 2008 per evasione fiscale, è stato rilasciato un anno dopo. E’ probabile che goda di qualche immunità perché in grado di ricattare i potenti della terra.

2) Al Capone, resta il prototipo del gangster. Morì nel 1947 dopo 7 anni di carcere per evasione fiscale ma, in realtà, aveva sulla coscienza parecchi omicidi, nonché il massacro di San Valentino a Chicago.

3) Lucky Luciano, personaggio mitico negli USA. Organizzatore di Cosa Nostra a New York, dal carcere aiutò le forze armate americane a sbarcare in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale. Per ricompensa, fu rilasciato nel 1946 ed estradato in Italia, dove morì nel 1962.

4) Pablo Escobar, fondatore del cartello della droga di Medellin in Colombia. Il più sanguinario dei padrini: assassinò 3 candidati alla Presidenza della Colombia, 2 ministri, più di 200 giudici, 1 migliaio di poliziotti, soldati, cittadini. Fu ucciso nel 1993 a 44 anni.

5) John Gatti, detto “dapper don” (l’elegantone). Spietato capo della “famiglia” newyorkese Gambino. Arrestato nel 1992, morì 10 anni dopo.

6) Hisayuki Machii, coreano. Formò la gang di Tosei Kai e dominò la mafia giapponese per circa 50 anni. Morì nel 2002 senza essere mai stato toccato dalla legge.

7) Tony Accardo, italo-americano, erede di Al Capone a Chicago. Era detto “Big Tuna”, perché una volta pescò un tonno di 180 Kg, ma anche noto, più spietatamente, come “Joe Batters”, per la particolare usanza di aggredire i nemici con una mazza da baseball. Anche lui era un “intoccabile”: morì nel 1992 a 86 anni senza essere mai stato in carcere.

8  ) Totò Riina, unico Italiano della classifica, condannato all’ergastolo nel 1993.

9) Dawood Ibrahim, indiano. Secondo quanto afferma il Time, è coinvolto nelle stragi di Mumbai del 1993 e del 2008, ed è il padrino più ricco, con un patrimonio di svariati miliardi di dollari. L’India sospetta che si nasconda in Pakistan (a Karachi), ma il Paese smentisce.

10) Xie Caiping, cinese. Non è un padrino, bensì una “madrina”, regina del gioco d’azzardo e di altri traffici illeciti in Cina. E’ in carcere dal 2009 e uscirà nel 2020. Ha 46 anni e si dice che abbia avuto 16 amanti.

26 gennaio 2011 Pubblicato da | America, camorra, Commenti, crimine, informazione, mafia, news from all over the world, USA | , , , , , , | Lascia un commento

Ora Londra ci vede così

All’estero la pensano così. E per ora va davvero bene così. Perchè prima o poi, durante un summit o un colloquio, la verità emergerà e non vorrei davvero che il mio Presidente del Congilio (mutuo da Lerner e Mentana) sia sbeffeggiato, irriso e peggio ancora ignorato.

Ora Londra ci vede così – micromega-online – mi…, posted with vodpod

26 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | Lascia un commento

   

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