Loriscosta's Weblog

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D’Alema e l’etica pubblica

Sostiene D’Alema (oggi, su Repubblica) a proposito di Fini “…Ciò che gli si imputa non ha alcuna rilevanza pubblica e non c’entra nulla con il modo con cui presiede la Camera dei deputati….”.

L’osservazione è bizzarra. Il fatto che il Presidente di An abbia venduto la casa, donata al partito di cui era allora amministratore ordinario e straordinario, ad un parente ha notevole rilevanza pubblica.

Noi rimaniamo fiduciosi che il Governo Berlusconi liberi al più presto il paese da diuturni profluvi di melma che promanano dal Capo. Ma se cadesse solo su una questione morale – che pure deve trovare una adeguata soluzione, pena l’incredibilità totale dell’esecutivo e dell’Italia – questo non farebbe di Fini un eroe, un salvatore della Patria e tanto meno una persona al di sopra di ogni rimprovero morale o moralistico. Possibile non rendersi conto che – e ripetiamo a scanso di qualsiasi equivoco che i fatti che vengono imputati a Berlusconi non sono per la oggettiva gravità paragonabili a quelli in cui è tirato in ballo Fini – anche il Signor Presidente della Camera in qualità di Presidente di An e quindi in qualità di soggetto che percepisce soldi pubblici deve (e va sottolineato DEVE) rendere conto non solo agli iscritti di An, non solo ai suoi elettori ma a tutti i cittadini italiani di come vengono impegnati i soldi; inoltre deve (e sottolineamo che non siamo di fronte ad una mera facoltà) garantire la massima trasparenza nel proprio operato e non può – come peraltro non può chiunque ha incarichi pubblici – mentire in modo disinvolto su come operi nel privato e nel pubblico. Perchè dire come ha detto Fini, quasi spergiurando, che Tulliani non era proprietario dell’immobile venduto, che insomma suo cognato non abbia avuto un vantaggio oggettivo nella vendita dell’immobile di Montecarlo appare sconveniente oltre che un abuso della supponenza pubblica per cui, chiunque rivesta cariche pubbliche o ha una riconosciuta notorietà come Fini, favorire in modo quasi nepotistico familiari, parentucoli o amici di dubbia frequentazione.

Sarebbe il caso di osservare, e qui lo facciamo osservare all’On. D’Alema, che Fini non è nuovo a violare norme pubbliche imperative. Certo, per quello che si chiama interesse personale. E per le quali norme pubbliche un cittadino comune, non il Presidente della Camera, non un uomo della casta, sarebbe inquisito e forse già in carcere.

30 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | , , , , , , , , , | 3 commenti

Si dimetta

E’ davvero ora di dire basta. Queste sono ore convulse, le notizie gocciolano in rete come pioggia acida che segna e marchia le coscienze del Paese. Anche durante le giornate di massima esposizione per i fatti in via di accertamento pare che il Presidente del Consiglio, il Cavalier Silvio Berlusconi, abbia continuato a tramare e imbastire fili di una difesa che ormai definire ridicola è superfluo.

Non sappiamo cosa sanno fino in fondo i magistrati e quanto la recrudescenza del loro lavoro stia scuotendo il Paese. Ma è difficile pensare che il pm di Milano siano orchi cattivi o persecutori indemoniati colti dallo spirito di liberazione per via giudiziaria del Capo del Governo.

I fatti che emergono sono di provante sfacelo: se un Presidente del Consiglio vuole vivere così può farlo come privato cittadino ma come rappresentante delle istituzioni repubblicane deve conoscere un limite. Non può divertirsi mentre l’Italia soffre e la crisi morde ma ha l’obbligo di lavorare (giorno e notte) per la gente comune, quella che magari non ha il suo numero di telefono ma deve sobbarcarsi traffico, inquinamento, file e far quadrare conti sempre più pesanti e umilianti.

Siamo davvero sfibrati dal clima generale che è riferito solo alla vita di un uomo che sta monopolizzando la vita quotidiana e sfregiando la moralità ma soprattutto pare davvero aver compiuto più atti che sono un’alterazione inaccettabile delle certezze su cui si fonda la convivenza civile.

Rischia di saltare un patto di coesistenza, sull’onda di scandali e indebite ingerenze che portano a dubitare del valore che attribuiamo a forze dell’ordine e a poteri costituiti che comunque hanno rilevanza sociale e incardinano la vita di milioni di persone.

Serve a poco prendersela con magistrati faziosi e politicizzati. Qui non è la politica l’unico movente che dovrebbe spingere a cambiare subito registro: se si impedisce di perseguire reati, se si tagliano le unghie a chi vuole proteggere minori e si alterano verità fattuali si è già in un mondo virtuale che necessità di essere fermato per riportarci tutti con i piedi per terra.

Sappiamo tutti che la corruzione non è tramontata dal 1992 quando scoppiò tangentopoli; sappiamo che casta politica fatica a interpretare sogni e bisogni collettivi e a risolvere problemi dell’uomo qualunque. Di fronte a questa sensazione la reazione è la sfiducia, la voglia di rintanarsi nel proprio guscio o di lasciare l’Italia non appena possibile.

Ma un punto deve essere chiaro: se siamo di fronte a tutto questo, qualcuno ne deve rispondere. Certo, Berlusconi rivendica, in assenza di un’opposizione credibile, il diritto di governare. Ma gli è davvero consentito tutto? Può davvero, in nome della supposta stabilità, credere di poter fare qualsiasi cosa?

Sembra ovvio: se la risposta è sì allora siamo davanti alla legittimazione per via popolare di tutto questo, di sviamenti, pressioni, orge, minacce e ricatti che vengono dal Governo, dal suo Capo. Se questo è parlare di dittatura non è fuori luogo ma la logica conseguenza di questo circo barnum che è la politica, la distanza siderale tra cittadino e istituzioni (e guarda caso si continua a parlare di probabile forte astensionismo in caso di elezioni).

Che dire? Diciamo che siamo davvero al capolinea. Se davvero non siamo oltre. Nel baratro.

Per senso di responsabilità dovrebbe per primo dire che ha fallito. Sappiamo che non può farlo, braccato da aule di tribunale che lo reclamano come ospite d’onore e un parterre politico pronto a divorarne le spoglie. Ma questo non dovrebbe impedirgli di capire che per le soluzioni legali è ormai fuori tempo massimo. La storia lo sta già processando e a nulla può servire allungare l’agonia. La sua, che ci auguriamo davvero non sia la nostra. Per favore, Presidente Berlusconi, si dimetta.

26 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | , , | Lascia un commento

Il Time stila la top-10 dei super “padrini” della mafia

Sfondo di Il Padrino per iPhone

 

Dopo la retata di 110 mafiosi da parte dell’FBI la settimana scorsa, la rivista “Time” ha compilato la classifica dei 10 più grandi boss della storia. Incredibile ma vero, al primo posto non c’è un Italiano, neanche un Italo-Americano, bensì un Ucraino. E Totò Riina è “soltanto” ottavo!

Ecco la top-10:

1) Semion Mogilevich, ucraino, detto “brainy don”, perché è estremamente intelligente e ha una laurea in economia. E’ il “padrino”  global per antonomasia, i suoi affari coprono il mondo intero, dalla Russia all’America, e spaziano in ogni settore: dalla droga alla prostituzione, dal petrolio alle armi. Sembra sia “intoccabile”: arrestato a Mosca nel 2008 per evasione fiscale, è stato rilasciato un anno dopo. E’ probabile che goda di qualche immunità perché in grado di ricattare i potenti della terra.

2) Al Capone, resta il prototipo del gangster. Morì nel 1947 dopo 7 anni di carcere per evasione fiscale ma, in realtà, aveva sulla coscienza parecchi omicidi, nonché il massacro di San Valentino a Chicago.

3) Lucky Luciano, personaggio mitico negli USA. Organizzatore di Cosa Nostra a New York, dal carcere aiutò le forze armate americane a sbarcare in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale. Per ricompensa, fu rilasciato nel 1946 ed estradato in Italia, dove morì nel 1962.

4) Pablo Escobar, fondatore del cartello della droga di Medellin in Colombia. Il più sanguinario dei padrini: assassinò 3 candidati alla Presidenza della Colombia, 2 ministri, più di 200 giudici, 1 migliaio di poliziotti, soldati, cittadini. Fu ucciso nel 1993 a 44 anni.

5) John Gatti, detto “dapper don” (l’elegantone). Spietato capo della “famiglia” newyorkese Gambino. Arrestato nel 1992, morì 10 anni dopo.

6) Hisayuki Machii, coreano. Formò la gang di Tosei Kai e dominò la mafia giapponese per circa 50 anni. Morì nel 2002 senza essere mai stato toccato dalla legge.

7) Tony Accardo, italo-americano, erede di Al Capone a Chicago. Era detto “Big Tuna”, perché una volta pescò un tonno di 180 Kg, ma anche noto, più spietatamente, come “Joe Batters”, per la particolare usanza di aggredire i nemici con una mazza da baseball. Anche lui era un “intoccabile”: morì nel 1992 a 86 anni senza essere mai stato in carcere.

8  ) Totò Riina, unico Italiano della classifica, condannato all’ergastolo nel 1993.

9) Dawood Ibrahim, indiano. Secondo quanto afferma il Time, è coinvolto nelle stragi di Mumbai del 1993 e del 2008, ed è il padrino più ricco, con un patrimonio di svariati miliardi di dollari. L’India sospetta che si nasconda in Pakistan (a Karachi), ma il Paese smentisce.

10) Xie Caiping, cinese. Non è un padrino, bensì una “madrina”, regina del gioco d’azzardo e di altri traffici illeciti in Cina. E’ in carcere dal 2009 e uscirà nel 2020. Ha 46 anni e si dice che abbia avuto 16 amanti.

26 gennaio 2011 Pubblicato da | America, camorra, Commenti, crimine, informazione, mafia, news from all over the world, USA | , , , , , , | Lascia un commento

Ora Londra ci vede così

All’estero la pensano così. E per ora va davvero bene così. Perchè prima o poi, durante un summit o un colloquio, la verità emergerà e non vorrei davvero che il mio Presidente del Congilio (mutuo da Lerner e Mentana) sia sbeffeggiato, irriso e peggio ancora ignorato.

Ora Londra ci vede così – micromega-online – mi…, posted with vodpod

26 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | Lascia un commento

La lampada di Lilla Torg

A man walks past a giant lamp placed on Lilla Torg square in Malmo

Malmö, Svezia

Piazza Lilla Torg a Malmö, in Svezia, è illuminata da una lampada da tavolo di dimensioni gigantesche in stile arredamento svedese. La lampada è ancora un retaggio del periodo natalizio.

 

25 gennaio 2011 Pubblicato da | arte, Commenti, Europa, Europe, informazione, news from all over the world | , , , , | Lascia un commento

Precisazione del Consigliere Pier Paolo Zaccai

In merito al post POLITICA E SESSO pubblicato su questo blog il 20 gennaio 2011 ricevo e volentieri pubblico, in nome e per conto del Consigliere Provinciale di Roma Pier Paolo Zaccai, da parte dell’Avvocato Domenico Stamato (qualificatosi come legale dello stesso Zaccai) quanto segue:

in qualità di legale del Consigliere Pier Paolo Zaccai sono a richierle
una immediata reittifica di quanto da Lei scritto accostando il nome
del mio assistito a quello di Orsi.
Si tratta di fatti completamente
diversi, e se avesse letto il giornale Italia-News ed avesse visto le
fotografie si sarebbe reso conto.
Pertanto la diffido a voler integrare
quanto da Lei scritto concordando il tenore della rettifica.
Avv. Domenico Stamato

Ritengo opportuna questa precisazione che arricchisce il dibattito e aggiunge informazioni alla discussione. Segnalo unicamente all’Avvocato, senza intento polemico alcuno, che è impossibile (per chiunque, sebbene intenzionato a diffondere notizie vere e con ampio contraddittorio) seguire ogni singola fonte di informazione. Peraltro questa precisazione è a disposizione di lettori e dello stesso Zaccai che può liberamente intervenire e fare ogni più ampio riferimento a fonti e dati in suo possesso per chiarire (ed eventualmente correggere) la propria posizione impropriamente riportata.

(P.s. ricevo, ulteriormente, dal Consigliere Zaccai:

Caso Zaccai: il consigliere Zaccai, promotore del movimento nazionale

per l’Italia garantista, continua a difendersi e, passando al

contrattacco, chiede:

Dov’è la giustizia? Nessuno mi vuole
processare
o teme le mie dichiarazioni? Perché nel mio caso il Partito
non ha
richiamato, come fa in questi giorni, i principi del garantismo,
anzi
il coordinatore laziale On. Piso mi ha sospeso (a tutt’oggi) prima

ancora di aver effettuato qualsiasi accertamento sulla verità storica

dei fatti concorrendo la sospensione a gettare fango si di me?

“Sono
passati ormai sei mesi dal fatidico 1° luglio 2010, giorno in cui sono

stato coinvolto in una triste vicenda, definita impropriamente come

“festino a base di coca e trans”. Pur avendo subito una brutale

aggressione fisica -le foto del mio pestaggio sono chiaramente visibili
anche sul sito Italia-News-
sono stato accusato da due trans
brasiliane clandestine di aver ceduto
loro sostanza stupefacente,senza
che la droga sia stata rinvenuta in
alcun luogo malgrado tre accurate
perquisizioni effettuate dalla Forze
di polizia. Sono stato messo alla
gogna dagli organi di informazione
che mi hanno sommariamente
processato e condannato. Il Partito mi ha
sospeso senza nemmeno
approfondire i fatti! Nel contempo, la Procura
della Repubblica di
Roma ha ritenuto di non dover svolgere altre
indagini basandosi
esclusivamente sulle dichiarazioni dei trans
clandestini! Non è stata
acquisita alcuna testimonianza in ordine ai
fatti accaduti: tutti i
giornali hanno scritto che avrei effettuato in
piena notte un
“comizio” dalla finestra di una abitazione della zona
Appia,che in
realtà era una una richiesta di aiuto, al quale avrebbero
assistito
molte persone ma non vi è agli atti processuali alcuna
testimonianza
di vicini o passanti. Ho appreso dalla stampa (il
Messaggero del 16
novembre 2010) che il P.M. dott. Maiorano avrebbe
depositato, nei miei
confronti, la richiesta di rinvio a giudizio, come
”pusher” dei
transessuali. Né io né il mio avvocato Domenico Stamato
abbiamo però
ricevuto comunicazioni al riguardo da parte dell’A.G.
Infatti, qualora
si dovesse celebrare, in tempi auspicabilmente rapidi,
un processo a
porte aperte nei miei confronti, avrei l’opportunità di
rendere noto
tutti i particolari più agghiaccianti di quella maledetta
sera; quella
notte sono stato selvaggiamente picchiato e ridotto in fin
di vita da
tanto da rendere necessario il ricovero, con codice rosso,
presso il
nosocomio G.B. Grassi, ove pervenivo, dopo oltre due ore di
tragitto,
in ambulanza con versamenti di sangue dalla bocca ed
ecchimosi e
contusioni a livello di tutto il corpo. Un pestaggio a
regola d’arte
che poteva avere un tragico epilogo! Quello che dico
trova piena
rispondenza nella consulenza di tre illustri medici legali
depositata,
già dal mese di settembre, presso la Procura di Roma.
Dopo oltre sei
mesi dai fatti, chiedo di essere sottoposto ad un processo
pubblico,
come qualunque cittadino, perché ho massima fiducia nella
Giustizia e
sono sicuro che le mie ragioni troveranno accoglimento.
Finora sono
stato vittima di un processo mediatico-politico, ora
pretendo che la
giustizia faccia il suo corso! La mia vicenda personale
mi accomuna a
quella di tante persone che hanno subito soprusi ed hanno
visto
calpestati i propri diritti, per questo, sono promotore di un

movimento nazionale riformista e garantista per dare voce e sostenere

le istanze di giustizia di ognuno”.

Cons. Prov. Pier Paolo Zaccai, Pres. movimento nazionale riformista e garantista)


25 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | , , , , , | Lascia un commento

Volere è potere

Zohre Etezadolsaltaneh works on a painting using her foot at her home in Tehran

Teheran, Iran, 24 gennaio 2011

Zohre Etezadolsaltaneh è una donna di Teheran, ha 49 anni, è un’insegnante in pensione, ma soprattutto è l’incarnazione del motto in cui crede fermamente: volere è potere. E’ nata senza braccia, eppure è totalmente indipendente: cucina, dipinge, tesse, si prende cura di sua madre ammalata di cancro… Nelle foto la possiamo vedere mentre, con l’utilizzo dei piedi, dipinge uno dei suoi quadri, cucina, tesse un Klim, ed accanto ad un suo quadro, durante la mostra tenutasi ieri, 23 gennaio, a Teheran.

Zohre Etezadolsaltaneh cooks a meal using her ...

Zohre Etezadolsaltaneh,49, poses for a picture beside her painting at an exhibition in Tehran January 23, 2011. Etezadolsaltaneh, a retired special education teacher, was born with no arms but lives the life of an independent woman who has been doing cooking, painting, weaving kilims and taking care for her mother who is a cancer patient. She gets $600 per month as pension from the government and lives by the mantra "To want is to succeed". Picture taken January 23, 2011.

25 gennaio 2011 Pubblicato da | news from all over the world | Lascia un commento

La “Vroom Vroom” di Lorenzo Quinn “parcheggiata” a Londra

Lorenzo Quinn's Vroom Vroom Sculpture Is Installed On Park Lane

Lorenzo Quinn ha trovato un nuovo “parcheggio” per la sua “Vroom Vroom”! Dopo Valencia e Abu Dhabi, è stata, infatti, installata a Park Lane, Londra. La scultura, alta 4 metri, consiste di una vecchia Fiat 500 nera, la prima auto che l’artista si è comprato, che viene afferrata da una gigantesca mano di bambino, modellata su quella di suo figlio.

23 gennaio 2011 Pubblicato da | arte, Commenti, comunicazione, cultura, Culture, informazione, news from all over the world | , , , , , , | 1 commento

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