
Willis Carrier accanto al suo primo condizionatore d’aria, il cui progetto originale risale al 1902
Il lungo inverno è finito! Le piogge e le basse temperature hanno, ahimé, pienamente soppiantato il tempo primaverile quesr’anno. Addirittura fino a soli pochi giorni fa. Ma sono passate, finalmente, ora il sole splende alto e il cielo è limpido. Eppure… tra poco ci lamenteremo anche del caldo; quando l’estate comincerà ad incalzare, inevitabilmente la calura prenderà il sopravvento e resistervi sarà complicato. E, allora, accanto ai telecomandi per TV e decoder vari, nelle case spunteranno quelli per i condizionatori d’aria. E coloro che non avranno l’impianto a casa, andranno nei negozi e nei centri commerciali non solo e non necessariamente a far la spesa, ma alla ricerca di aria refrigerata.
Inutile dirlo, quindi: quella dell’aria condizionata è stata davvero una bella invenzione! Da parte del signor Willis Carrier, per la precisione, ingegnere statunitense che, nel 1914, installò il primo impianto domestico in un’abitazione privata di Minneapolis. Carrier sfruttò la trasformazione dei gas per ottenere una differenza di condizione termica in un ambiente chiuso, in modo da innalzarne o abbassarne la temperatura. In altre parole, realizzò una macchina capace di produrre sia il caldo sia il freddo.
Un anno dopo, nel 1915, Carrier si vide affidato il compito di risolvere il problema del controllo dell’umidità nell’aria in una tipografia di Brooklyn, dove la carta risultava spesso inutilizzabile, proprio a causa dell’eccesivo tasso di umidità presente nell’ambiente.
A buon motivo, perciò, Willis Carrier si è conquistato l’epiteto di “inventore dell’aria condizionata”, sebbene l’espressione “aria condizionata” non risalga a lui, bensì a Stuart W. Cramer, anch’egli dedito allo studio dell’umidità e delle tecniche di climatizzazione.
In Italia, i condizionatori arrivarono solo trent’anni dopo la loro invenzione, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. I primi modelli, però, non erano affatto comodi: grossi, ingombranti, pesanti, estremamente rumorosi e molto costosi.
Una vera rivoluzione nel mondo dei climatizzatori avvenne circa vent’anni fa con l’introduzione, ad opera dei giapponesi, del cosiddetto ‘sistema split’, ovvero un sistema composto da due elementi staccati tra loro, di cui uno interno, destinato a sottrarre il calore dall’ambiente da climatizzare, l’altro, esterno, con la funzione di disperdere tale calore all’esterno.
I vantaggi della nuova tecnologia furono subito evidenti: riduzione notevole dell’aria trattata, nonché delle dimensioni e della rumorosità degli impianti, semplificazione della regolazione della temperatura.
Attualmente esistono due tipologie di climatizzatori: quelli solo freddo che, come dice il nome stesso, producono solo aria fredda, e quelli a pompa di calore, in grado di riscaldare in inverno, oltre che rinfrescare in estate. Fondamentale, inoltre, che tali impianti sono, oggi, regolamentati da norme europee circa il risparmio energetico, e sono classificati in sette categorie, dalla A alla F.
L’idea giapponese dello split si rivelò vincente, man mano si diffuse sempre più, restando ancor adesso alla base della costruzione e del costante perfezionamento dei condizionatori d’aria.
25 maggio 2010
Pubblicato da susannacotugno |
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Allora: all’asilo o alle elementari le maestre li picchiano (e scaricano su di loro ogni tensione personale: sono acide zitelle o mature incarognite con tante frustrazioni alle spalle); i preti non sono esempi (e non è il loro momento); le suore…eh, le suore! Forse i bambini vanno mandati solo dalle suore. Salve eccezioni per loro i bambini sono qui figli mancati che possono allevare e curare con tutto l’amore di una madre. O no?
25 maggio 2010
Pubblicato da loriscosta |
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Breve storia dell’aria condizionata e del suo inventore, Willis Carrier
Willis Carrier accanto al suo primo condizionatore d’aria, il cui progetto originale risale al 1902
Il lungo inverno è finito! Le piogge e le basse temperature hanno, ahimé, pienamente soppiantato il tempo primaverile quesr’anno. Addirittura fino a soli pochi giorni fa. Ma sono passate, finalmente, ora il sole splende alto e il cielo è limpido. Eppure… tra poco ci lamenteremo anche del caldo; quando l’estate comincerà ad incalzare, inevitabilmente la calura prenderà il sopravvento e resistervi sarà complicato. E, allora, accanto ai telecomandi per TV e decoder vari, nelle case spunteranno quelli per i condizionatori d’aria. E coloro che non avranno l’impianto a casa, andranno nei negozi e nei centri commerciali non solo e non necessariamente a far la spesa, ma alla ricerca di aria refrigerata.
Inutile dirlo, quindi: quella dell’aria condizionata è stata davvero una bella invenzione! Da parte del signor Willis Carrier, per la precisione, ingegnere statunitense che, nel 1914, installò il primo impianto domestico in un’abitazione privata di Minneapolis. Carrier sfruttò la trasformazione dei gas per ottenere una differenza di condizione termica in un ambiente chiuso, in modo da innalzarne o abbassarne la temperatura. In altre parole, realizzò una macchina capace di produrre sia il caldo sia il freddo.
Un anno dopo, nel 1915, Carrier si vide affidato il compito di risolvere il problema del controllo dell’umidità nell’aria in una tipografia di Brooklyn, dove la carta risultava spesso inutilizzabile, proprio a causa dell’eccesivo tasso di umidità presente nell’ambiente.
A buon motivo, perciò, Willis Carrier si è conquistato l’epiteto di “inventore dell’aria condizionata”, sebbene l’espressione “aria condizionata” non risalga a lui, bensì a Stuart W. Cramer, anch’egli dedito allo studio dell’umidità e delle tecniche di climatizzazione.
In Italia, i condizionatori arrivarono solo trent’anni dopo la loro invenzione, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. I primi modelli, però, non erano affatto comodi: grossi, ingombranti, pesanti, estremamente rumorosi e molto costosi.
Una vera rivoluzione nel mondo dei climatizzatori avvenne circa vent’anni fa con l’introduzione, ad opera dei giapponesi, del cosiddetto ‘sistema split’, ovvero un sistema composto da due elementi staccati tra loro, di cui uno interno, destinato a sottrarre il calore dall’ambiente da climatizzare, l’altro, esterno, con la funzione di disperdere tale calore all’esterno.
I vantaggi della nuova tecnologia furono subito evidenti: riduzione notevole dell’aria trattata, nonché delle dimensioni e della rumorosità degli impianti, semplificazione della regolazione della temperatura.
Attualmente esistono due tipologie di climatizzatori: quelli solo freddo che, come dice il nome stesso, producono solo aria fredda, e quelli a pompa di calore, in grado di riscaldare in inverno, oltre che rinfrescare in estate. Fondamentale, inoltre, che tali impianti sono, oggi, regolamentati da norme europee circa il risparmio energetico, e sono classificati in sette categorie, dalla A alla F.
L’idea giapponese dello split si rivelò vincente, man mano si diffuse sempre più, restando ancor adesso alla base della costruzione e del costante perfezionamento dei condizionatori d’aria.
25 maggio 2010 Pubblicato da susannacotugno | clima, Commenti, comunicazione, Giappone, informazione, meteo, news from all over the world, ricerca, scienza, technology, tecnologia | afa, aria condizionata, caldo, calore, categorie elettrodomestici, climatizzatori, condizionatori d'aria, deumidificatori, elettrodomestici, estate, freddo, ingegneria, invenzioni, inverno, ricerca, risparmio energetico, sistema split, Stuart W. Cramer, tecnologia, temperatura, umidità, Willis Carrier | Lascia un commento