I POVERI SONO TROPPI TGR VENETO 21/O3/2010 – YouReporter.it
Quando la Rai è davvero servizio pubblico emerge questa realtà triste nel profondo Nord. Mi auguro che ci sia ancora un po’ tempo di pensare a tutto questo in questo crepuscolo di campagna elettorale. Sono i tempi d’oggi: piazze piene e piatti vuoti. Per le urne ne riparliamo il 29 marzo.
Gore tende la mano a Santoro: in onda su Current
Al Gore: “Current racconta le storie che altri non raccontano. Ecco perché siamo orgogliosi di diffondere un importante programma d’informazione come ‘Annozero’, specie nel momento in cui altri canali non lo fanno”.
Oltre ogni Busi
Cnr:
Quando l’abominio non conosce limiti. Ecco “Libera moralità” (Liberal Morality) una portale online con più di n.1.000 (mille) foto rappresentanti nel 90% tutti bambini neonati. Si parla di circa 900 piccoli coinvolti e violati in tutte le maniere possibili e immaginabili. Un orrore senza fine.
Questo è il drammatico contenuto di una dettagliata denuncia inoltrata dall’Associazione Meter onlus fondata dal sacerdote e pioniere nella lotta alla pedofilia don Fortunato Di Noto alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania e al Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia online (CNCPO) di Roma.
Le segnalazioni (n. 183 e 185) sono due “BBS (Bulletin Board System)” – una sorta di bacheca – dove i pedofili di tutto il mondo si scambiano materiale di foto e video, con specifica preferenza neonati. “Una cosa sconvolgente, a cui non ci si abitua mai – dichiara don Fortunato Di Noto e l’èquipe di esperti di Meter – Il portale e il contenuto osceno sono stati con urgenza segnalati alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania e al Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia online (CNCPO) di Roma”. Le due BBS si appoggiano una negli USA e l’altra in Giappone, ma viene utilizzata da migliaia di pedofili da tutto il mondo.
Impressionante la mole dei documenti trasmessi e delle foto e dei video che vengono scambiate, ma ancora più sconvolgente l’età dei bambini coinvolti, raccolti tutti in queste due bacheche elettroniche a dimostrazione di come l’età dei bambini violati è sempre più bassa: anche di bambini di pochissimi mesi.
“Il 70% delle persone che commette queste mostruosità sono persone sposate” dice Di Noto a Cnr. “Non single, non preti. La Camera ha approvato la Convenzione di Lanzarote che prevede pene più severe, un fondo per le vittime, tempi più lunghi per la prescrizione dei reati di pedofilia. Da un mese queste norme sono ferme al Senato. I nostri politici devono capire che è ora di affrontare con urgenza questo problema che riguarda tutta la società e non certe solo la Chiesa.”









21 Marzo 1960: 50 anni fa il massacro di Sharpeville
Sharpeville, Sud Africa, 21 Marzo 2010
Un uomo cammina davanti a un murale di Sharpeville, in Sudafrica. L’immagine ricorda il massacro di Sharpeville di 50 anni fa.
In violenti scontri con la polizia, rimasero uccise 69 persone, tra cui 8 donne e 10 bambini, che manifestavano contro le leggi dell’apartheid.
Il 21 marzo 1960 una folla di dimostranti si riunì di fronte alla stazione di polizia di Sharpeville per protestare contro la legge chiamata Urban Areas Act, che obbligava i cittadini neri ad esibire un lasciapassare quando si allontanavano dalla loro zona di residenza e si ritrovavano in un’area riservata ai bianchi. La polizia aprì il fuoco sulla folla, dando luogo al primo massacro della storia del Sudafrica segregazionista.
Sharpeville è una township nel Gauteng meridionale, in Sudafrica, situata fra le città di Vanderbijlpark e Vereeniging. Fu fondata nel 1942 dal governo sudafricano nel contesto della politica dell‘apartheid, allo scopo di creare abitazioni per la popolazione nera che veniva progressivamente allontanata dalle aree abitate dai bianchi. Nel Sudafrica dell’apartheid, infatti, la township era specificamente un’area urbana limitrofa a quella metropolitana nella quale abitavano esclusivamente cittadini non-bianchi. Oltre a Sharpeville, altro esempio famoso di township è il sobborgo nero di Johannesburg, Soweto, il cui nome nasce proprio dall’espressione “Township di sud-ovest” (SOuth WEst TOwnship). Oggi il termine township ha assunto un significato più ampio come “parte di territorio” e viene usato anche per definire i distretti industriali (“Industrial Township”).
21 marzo 2010 Pubblicato da susannacotugno | Africa, civil rights, Commenti, comunicazione, diritti civili, diritti umani, human rights, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, racism, razzismo, repressione | apartheid, diritti umani, Johannesburg, massacro di Sharpville, razzismo, Sharpville, Soweto, Sudafrica, township, Urban Areas Act | 1 commento