Vorremmo essere lì
Daniele Sensi stavolta mi sorprende. Riporta, da Eric Valmir, l’indignazione straniera per l’indignazione nostrana. Però quello che secondo me non emerge è proprio la natura della protesta diffusa in Italia. Tante proteste non sono altro che il senso d’esclusione di chi, valletta, letterina, velina o tronista non ce l’ha fatta. Insomma: vorremmo essere lì. Vorremmo essere Berlusconi o alla sua corte. Ci fa schifo? Mah…
(Dimenticavo: menomale che c’è Carla Bruni…)
Prostitute che pagano
Il “Patto per Roma sicura” ha raggiunto il suo scopo: saranno 62 prostitue a pagare perchè stanno in strada. Certo, stare in strada è diverso da esercitare il mestiere in casa, in luogo sicuro e riscaldato. Per strada fai aumentare il senso di insicurezza generale e del cliente e quindi vai punita. Una logica ferrea. Già perchè chi sta per strada chissà mai quanti soldi guadagna, scende in piazza proprio per manifestare che è soddisfatta della sua condizione, potenzialmente è comunista e quindi mazzate. Visto il numero, ben 62, probabilmente il sit in per strada è stato orchestrato al grido di “Prostitute di tutto il mondo unitevi”. E pagate, ovviamente. Adesso Roma è davvero sicura. Via questo sconcio dalle nostre strade! No?
Il bello della censura. Viva la censura
Secondo me c’è chi aggira le notizie raccontando verità di comodo.
C’è chi deve rifare in corsa i palinsesti.
Infine ci siamo noi che dobbiamo solo dire: “Viva la censura!”. Pensateci bene: con la censura si cercano nuove strade, perchè ormai realtà e tecnologia superano qualsiasi limete. Basti pensare ai casi Mentana e Annozero. Sicuri che non era meglio liberare la Rai? Aridatece la censura!









