Loriscosta's Weblog

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Obama, Scajola e il nucleare

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(IRIS) – ROMA, 16 FEB – “La decisione del Presidente Barack Obama di concedere  garanzie per il finanziamento di due nuove centrali nucleari, le prime che gli Stati Uniti costruiranno in trent’anni è l’ulteriore conferma che il nucleare è indispensabile per preservale l’ambiente, ridurre le emissioni di gas serra e combattere il cambiamento climatico”.

E’ questo il commento del Ministro Claudio Scajola alla decisione di Obama che avvia concretamente due nuove centrali nucleari negli Stati Uniti, nello Stato della Georgia,  che si aggiungeranno alle 104 già in funzione negli Usa.
“Già il 28 gennaio scorso, nel discorso sullo Stato dell’Unione”, ha proseguito Scajola in una nota, “il Presidente Obama aveva dichiarato che il nucleare è uno dei pilastri dell’economia verde perché è una fonte pulita per l’ambiente e sicura per i lavoratori e i cittadini”.

“Per l’Italia il nucleare è necessario anche per ridurre il costo dell’energia per le imprese e i cittadini e garantirci maggiore sicurezza energetica. Spero che l’esempio del Presidente Obama convinca i nostri ambientalisti che il nucleare non va demonizzato, ma affrontato con razionalità senza strumentalizzazioni ideologiche”, ha concluso

Autore: T.San

16 febbraio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , , | 2 commenti

Nuovo tasse in arrivo

(NewNotizie) – E’ in arrivo il deceto che cambia le regole in materia di raccolta e riciclaggio dei battistrada usati, attraverso un ecocontributo che verrà richiesto al momento del’acquisto di nuovi pneumatici.

Il nuovo sistema per la gestone  degli pneumatici fuori uso (pfu) punta alla raccolta ed alla consegna dell gomme a quei riciclamotori i cui impianti permettano la valorizzazione del materiale.

Un’attività la cui responsabilità ricadrà sui produttori e sugli importatori, i quali potranno sia operare in prima persona sia atraverso la costituzione  o la semplice associazione a società consortili senza fini di lucro.

I costi della racolta e del riciclaggio delle vecchie gomme non penseranno sulla collettività, perché, coperti dal contributo ambientale,  nuova voce che comparirà  a parte su fatture e scontrini fiscali rilasciati dai gommisti.

L’importo di questo contributo verrà valutato ogni anno dal ministero dell’Ambiente che analizzerà anche i irsultati raggiunti e fisserà nuovi obiettivi.

In sostanza il tutto è compreso nel decreto attuativo del testo unico ambietale attualmente  al vaglio della Conferenza Stato- regioni.

La pubblicazione sulla gazzetta ufficiale è revista per la fine del mese di marzo.

Si ipotizza che ad ottobre 2010 si inzierà il ritiro degli penumatici da aprte deiproduttori o dei consorzi.

Il contributo ambientale sarà invece parametrato sia in funzione del tipo di pneumatico che della revisone dei costi di racolta e di trattamento.

Dovranno finre nella rete dei raccoglitori le circa 350 mila tonnellate di gomme consumate in Italia ogni anno.

La raccolta dei pfu sarà affidata alle società consortili.

Wanda Cherubini

16 febbraio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , | 1 commento

Quanta gente muore per l’inquinamento?

Svipop:

Morti per inquinamento, la lotteria dei numeri di Riccardo Cascioli

“Ogni anno in Italia muoiono per smog xxxx persone”. Quante volte abbiamo letto e ascoltato questa notizia? Non a caso però abbiamo messo”xxxxx” al posto del numero, perché ogni volta i dati sono diversi e anche difficilmente conciliabili.

Partiamo ad esempio dal 2005: il 13 gennaio un dispaccio dell’Ansa ci avverte che ogni anno in Italia ci sono “diecimila morti per colpa dell’inquinamento”.  Si trattava di un’indagine (Mesa-2, “pubblicata come supplemento della rivista ‘Epidemiologia e& Prevenzione’”) compiuta in quindici città italiane, mettendo “in correlazione giorno per giorno per sei anni mortalità e ricoveri delle 15 città italiane più popolose con gli andamenti delle centraline che monitorano i principali inquinanti per tutto il periodo 1996-2002”. Il dato di 10mila morti è la proiezione sulla popolazione totale della mortalità riscontrata nelle città campione, tra cui  Napoli, Roma e Milano risultano le più a rischio.
Passano pochi mesi, siamo al 23 giugno, e il quotidiano Repubblica ci informa che secondo uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Italia muoiono 106 persone al giorno, circa 39mila l’anno, e in generale l’inquinamento atmosferico costa agli italiani in media 9 mesi di vita. Un dato che ricalca quello reso pubblico nel febbraio precedente dalla Commissione Europea, che calcola in 310mila le morti per inquinamento in Europa: peggio di tutti sta la Germania con 65 mila decessi all’anno. L’Italia è seconda, appunto con 39mila.
Passa poco più di un anno – è il 19 settembre 2006 -  e i morti per inquinamento in Italia scendono a 9mila l’anno: “8220 muoiono in media per effetti a lungo termine delle concentrazioni eccessive di materiale particolato (Pm10) e 516 per le eccessive concentrazioni di ozono”. Curiosamente la fonte delle nuove cifre – decisamente discordanti con quelle precedenti – è ancora l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che questa volta ha redatto un rapporto per l’Apat (l’agenzia nazionale per l’ambiente) basandosi sui dati relativi a 13 città italiane con oltre 200mila abitanti, raccolti tra il 2002 e il 2004. Ad ogni modo, se facciamo un raffronto con l’analoga ricerca del 2005, di cui abbiamo parlato in precedenza e riferita al 1996-2002, scopriamo che c’è un miglioramento di oltre mille morti l’anno.
Andiamo avanti ancora pochi mesi: 23 febbraio 2007, i morti per l’inquinamento atmosferico per l’Italia scendono a 3500. Lo dicono gli Amici della Terra, citando i dati dell’Apat e – guarda un po’ – del Centro Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma non è finita. Facciamo un salto più lungo e arriviamo ai nostri giorni: il 26 gennaio 2010 è il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, a presentare un dossier su “Le polveri assassine” e ci dice che in Italia muoiono 20 persone al giorno per inquinamento atmosferico, 7400 l’anno. E i dati, neanche a dirlo, provengono dal Centro Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Cosa dire davanti a queste cifre? Come minimo, che andrebbero prese con le molle. Come è possibile passare in pochi mesi da 10 a 39mila, per poi scendere a 3500 e quindi risalire a 7400? E oltretutto ogni volta si sparano numeri per lanciare allarmi, senza neanche prendere in considerazione quanto affermato pochi mesi prima. Come a dire che l’importante è creare la sensazione dell’emergenza, se poi i dati corrispondono alla realtà o meno, poco conta: il problema comunque c’è e giustifica l’allarme.

Noi crediamo invece  che i numeri contino, e vadano presi sul serio per capire la reale portata dei problemi.  E da questo punto di vista un certo giornalismo – scientifico o meno – non rende certo un servizio alla verità e al bene comune. Prendendo il caso dell’inquinamento atmosferico, nessuno dice che non ci sia o che l’aria delle grandi città sia salubre, ma non si possono nemmeno confondere fattori di rischio con la causa della morte, come si usa fare in questo caso. Dire che l’inquinamento è causa aggravante di certe patologie è diverso dal sostenere che c’è una relazione diretta – un rapporto causa-effetto – tra inquinamento e morte. Altrimenti, quando si sostiene che a Milano ogni giorno muoiono tre persone per inquinamento, bisognerebbe essere anche in grado di fare nomi e cognomi.

Inoltre bisogna prendere in esame tutti i fattori che contribuiscono a una situazione. Sempre rimanendo sull’inquinamento, se fossero veri certi allarmi riguardo alle grandi città, a cominciare da Milano,  dovremmo poterli verificare ad esempio con una diminuzione dell’aspettativa di vita. E invece cosa scopriamo? Che a Milano l’aspettativa di vita è più alta della media italiana: nel 2007, ultimo dato disponibile, l’aspettativa di vita delle femmine alla nascita era a Milano di 84,78 anni contro gli 84,04 nazionali; per i maschi di 79,54 contro i 78,67 (fonte Istat). Risultati analoghi si ottengono per le altre grandi città del nord Italia. E l’aspettativa di vita, oltretutto, è in costante crescita, in barba a chi sostiene che nelle città va sempre peggio. Dovessimo seguire il ragionamento di coloro che lanciano continuamente allarmi, isolando il fattore “aspettativa di vita” dovremmo sostenere che l’inquinamento fa bene alla salute.

Ma così non è: la questione vera è considerare tutti i fattori della realtà. In altre parole: l’inquinamento è anche l’effetto di un modo di vivere che permette di avere attività economiche che ci consentono di vivere bene e a lungo: mangiare, vestirci, vivere in appartamenti riscaldati così da non morire di freddo, curarci, spostarci in sicurezza e così via. Questo spiega perché, malgrado l’inquinamento, la vita media è più alta della media nazionale, e anche perché la gente continua a vivere e spostarsi in realtà urbane piuttosto che fuggire in aree rurali.  Oltretutto si dovrebbe riconoscere che l’inquinamento atmosferico già da decenni è in costante e significativo calo e che, mantenendo questo livello di sviluppo, lo sarà ancora nei prossimi anni.

Quindi, continuiamo pure a lavorare per abbattere il più possibile l’inquinamento, ma senza isterismi e allarmi infondati che servono solo a ritagliarsi spazi politici e a finanziare associazioni e partiti che pretendono di essere i salvatori del pianeta.

(P.s. Massimo Morelli segnala la presunta inaccuratezza del rapporto IPCC: una chicca)

16 febbraio 2010 Pubblicato da | Ambiente, informazione, Inquinamento | , , , , | 1 commento

Bob Kennedy III: la sua Milano

16 febbraio 2010 Pubblicato da | politica, politica italiana, politics | , , | 1 commento

Seppelita viva a 16 anni perchè frequenta ragazzi

(IRIS) – ROMA, 16 FEB – E’ successo vicino ad Adiyaman, nel sud-est della Turchia, in una regione a maggioranza curda. Il corpo della giovane Medina è stato ritrovato in posizione seduta, con le mani legate sul dorso, all’interno di una fossa scavata nel pollaio di casa. L’autopsia ha rilevato la presenza di terra nei polmoni, a significare che la vittima è stata sotterrata ancora in vita. Subito arrestati padre e nonno, che dovranno ora rispondere dell’accusa di omicidio volontario. Sembra infatti che la ragazza frequentasse dei coetanei di sesso maschile, motivo sufficiente per giustificare una follia del genere. Non si tratta nondimeno di un episodio isolato: la cronaca nera di quelle parti racconta quasi quotidianamente di crimini commessi per l’infrazione di codici medievali o per l’aver rifiutato un matrimonio combinato.
Istanbul è sensibilmente preoccupata, e già nel 2006 istituì presso il Parlamento una commissione d’inchiesta. Tanto più che, sebbene la riforma del codice penale degli ultimi anni abbia stabilito il carcere a vita per gli autori di atrocità simili, gli omicidi perpetrati in nome dell’onore sono ancora considerato da alcuni giudici come una circostanza attenuante. A gennaio un padre che aveva ammazzato la figlia ha visto la pena da scontare ridursi in appello a venti anni di prigione.
Si aggiunga a tutto ciò che lo Stato si mostra spesso incapace di proteggere le vittime: Medina aveva sporto denuncia alla polizia contro il padre che la picchiava. Per ben tre volte.
Da un punto di vista di politica internazionale d’altronde sarà necessario per il governo di Erdogan trovare quanto prima una soluzione efficace al problema, quanto meno da un punto di vista numerico. Sino a quando non vi sarà un tangibile decremento di tali pratiche tribali, infatti, i contrari alla Turchia in Europa avranno un’argomentazione in più a loro favore.

Autore: Alessandro Fonti

16 febbraio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , | Lascia un commento

Etiopia: già ferma per frana la centrale idroelettrica finanziata dal Governo italiano

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Unimondo.org:

E’ già bloccato per un crollo a sole due settimane dall’inaugurazione il mega-impianto della centrale idroelettrica etiope Gibe II finanziato dal Governo italiano con 220 milioni di euro di “prestito agevolato”. Ne ha dato notizia ieri sera l’inviato del TG3il reportage), Riccardo Chartroux, che è andato sul posto a documentare una notizia imbarazzante per il Governo italiano e che nessun organo di stampa nazionale ha riportato: medesimo black-out di notizie anche sulla stampa etiope che aveva dato amplissimo risalto alla notizia dell’inaugurazione della centrale idroelettrica. (qui

Il 25 gennaio scorso – riporta l’inviato del TG3 – 6mila metricubi di terra e sassi sono crollati sulla galleria della diga bloccandola e causando un inevitabile black-out. Solo due settimane prima il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, si era recato sul posto per l’inaugurazione del progetto fortemente contestato dalla campagna CRBM e dalla coalizione europea ‘Counter Balance’.

“La superficialità con la quale vengono messe in piedi queste opere – commenta Caterina Amicucci della CRBM – senza reali studi, è molto pericolosa. Oggi si tratta del crollo di un tunnel ma la Salini sta costruendo, 150 chilometri più a valle, la diga di Gilgel Gibe III. Un progetto dagli impatti ambientali e sociali enormi: la diga sarà alta 240 metri ed avrà un invaso di 11 miliardi di metri cubi, un cedimento di una struttura del genere potrebbe causare un disastro di proporzioni apocalittiche”.

Proprio la costruzione della nuova diga Gibe III sta diventando terreno di una nuova guerra per l’acqua e per la pesca: nei giorni scorsi sei kenyani sono stati uccisi ed oltre 2000 abitanti del villaggio di Todonyang sono strati costretti ad abbandonare le loro case in seguito all’attacco della milizia etiopica Merrile. In quattro città del Kenya ci sono state manifestazioni contro la controversa costruzione della diga Gibe III che minaccia la sopravvivenza di centinaia di migliaia di indigeni nella bassa Valle dell’Omo, in Etiopia, e attorno al Lago Turkana in Kenya – riporta Survival International: l’associazione Amici del Lago Turkana ha promosso manifestazioni simultanee, ma a Nairobi ha dovuto organizzare una semplice conferenza stampa a causa del divieto di tenere manifestazioni pubbliche nella capitale.

La campagna CRBM aveva denunciato già da tempo le “irregolarità che hanno caratterizzato l’assegnazione dei fondi, il ritardo di due anni dovuto a studi preliminari inadeguati o assenti e un’inchiesta della magistratura prematuramente archiviata” riguardo all’impianto idroelettrico Gibe II. “Solite storie all’italiana – commentava Caterina Amicucci della CRBM – nelle quali i soldi pubblici sono utilizzati per sostenere gli affari delle nostre imprese all’estero, mascherati da progetti di aiuto allo sviluppo”.

L’attivista della campagna CRBM richiamava l’accordo tra l’esecutivo etiope e l’impresa di costruzione italiana Salini firmato tramite trattativa diretta, in assenza di gara d’appalto internazionale, come invece prevedevano le procedure del ministero delle Finanze e dello Sviluppo Economico locale. “I lavori di costruzione dell’impianto sono iniziati in assenza di uno studio di fattibilità, di adeguate indagini geologiche e del permesso ambientale dell’Environmental Protection Authority, necessario, in Etiopia, per l’avvio dei lavori di qualsiasi opera infrastrutturale. Il permesso è arrivato solo successivamente e in maniera funzionale all’ottenimento di un prestito di 50 milioni di euro dalla Banca Europea per gli Investimenti” – denunciava la campagna.

Denunce che alla stampa filo-governativa italiana apparivano fuori luogo tanto da dar la parola per il “giudizio finale” sulla faccenda alla ditta Salini la quale rispondeva con tono profetico: “Abbiamo previsto rilasci d’acqua controllati a beneficio dell’agricoltura e progettato l’invaso in modo che si riempia a una velocità compatibile con la quantità delle piogge”. Secondo un comunicato della ditta “dal 2004 ad oggi, Salini Costruttori ha contribuito concretamente allo sviluppo sociale del territorio, donando ai villaggi limitrofi infrastrutture e opere di prima necessità”.

Nessuna notizia sul sito della ditta Salini della frana che ha già messo fuori uso la centrale. Una “grossa grana” di cui – ovviamente – non si ha interesse a parlare nè in Etiopia nè in Italia.

Giorgio Beretta

PS: a dieci giorni dal crollo e dopo il reportage del TG3, oggi la ditta Salini spiega con un comunicato sul sito che si sarebbe trattato di “un problema tecnico in fase di prova” dovuto ad “un imprevisto geologico” in quanto l’opera è realizzata nella Rift Valley, “una della faglie del Continente africano“.

16 febbraio 2010 Pubblicato da | Ambiente | , , , | 1 commento

   

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