Loriscosta's Weblog

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E’ l’ora di lanci dolci ai politici

A provare il piacere del dolce il Ministro della Pesca e degli Oceani Canadese, Gail Shea.  Non ha fatto abbastanza per la caccia alle foche. Ma in mente abbiamo ancora tutti Bush.

27 gennaio 2010 Pubblicato da | Ambiente, animali | , , , | Lascia un commento

Il futuro della biblioteca europea di informazione e cultura

(Arcipelago Milano):

Ricordando a distanza di anni, eravamo nel 2001 ma pare un secolo fa, le tre “I” di Berlusconi – Inglese, Informatica, Impresa – come linee guida per la modernizzazione del Paese e pensando a cosa è successo dopo di allora, dall’11 settembre allo scoppio della bolla finanziaria, per arrivare a oggi, ci rendiamo conto che il percorso della modernizzazione non passa tanto dalle tre “I” quanto dalla cultura generale dei suoi cittadini e quest’ultima passa necessariamente anche attraverso il sistema delle biblioteche pubbliche. C’è una particolarità in più: tra le tante “modernizzazioni” quella delle biblioteche sembra essere una delle più necessarie in un sistema d’istruzione-formazione-ricerca che forse più di ogni altro ha visto l’ingresso di tecnologie innovative e di cambiamento quantitativo e qualitativo della domanda. A Milano è dal 1996 che si parla di una grande biblioteca che metta la nostra città al passo con le altre città europee. Sono cambiate le Giunte, sono cambiati i governi, c’è la grande opportunità dell’Expo e forse dopo ventun anni vedremo la nuova BEIC, la Biblioteca europea di informazione e cultura.

Abbiamo chiesto al professor Antonio Padoa Schioppa, presidente della fondazione BEIC, di rilasciarci un’intervista per questo numero di Arcipelagomilano. Ma non è solo di BEIC che si deve parlare e mi sono fatto guidare dal Dottor Massimo Belotti, direttore della rivista Biblioteche oggi e grande esperto del settore, per capire a che punto è la nostra città. «Milano non è messa poi così male dal punto di vista delle sue biblioteche, a partire dalla principale, la Biblioteca Sormani ma va subito detta una cosa: il nostro sistema, in particolare quello delle biblioteche rionali, è figlio del ‘900 , è insomma il modello della biblioteca popolare del glorioso riformismo turatiano come strumento sì di cultura ma soprattutto di emancipazione sociale. Oggi – dice Belotti- l’orientamento è di andare verso le Public Library di modello anglosassone, non più l’austero tempio del sapere ma anche un accogliente luogo di socializzazione e d’informazione e persino di supporto informativo per le necessità della vita quotidiana di lavoro e di svago.

Le biblioteche del terzo millennio hanno lasciato alle spalle il ‘900. » . In questa direzione quelle di più recente realizzazione, fatta eccezione per la Valvassori Peroni da poco inaugurata, sono tutte nell’hinterland e sembra quasi stringano d’assedio la vecchia struttura milanese forte delle sue 24 biblioteche rionali e dei suoi 500 mila volumi. Come sempre nel nostro Paese sono le strutture periferiche e territoriali quelle nelle quali si nasconde l’impegno culturale e civile e così anche i bibliotecari e i direttori si affannano a tener dietro ai tempi pur con strutture inadeguate: la migliore declinazione italiana dell’arte di arrangiarsi.

Ma per finire, quale potrebbe essere il destino della Sormani, dopo l’arrivo della BEIC? «Potrebbe diventare – dice Belotti – la biblioteca del ‘900 e soprattutto quella della cultura milanese, giocata in parte sulla sua grande raccolta di periodici – 20 mila di cui 8 mila testate consultabili – e comunque forte di 800 mila volumi e di migliaia di documenti audiovisivi.». Ci sono tuttavia molte nuvole all’orizzonte di un Paese come il nostro che pensa di essere uscito dalla crisi perché gli indicatori della politica economica – ripresa degli ordini e miglioramento della domanda – sono positivi. Il gettito fiscale è in decrescita e la disoccupazione fa diminuire dunque le risorse finanziarie: sopravvivrà la BEIC alla stretta? Milano non può comunque rinunciare ad avere una biblioteca adeguata ai suoi bisogni anche senza forse pensare a una struttura tanto impegnativa, soprattutto sul versante della gestione, quanto la BEIC.

Non esistono in ogni caso strumenti alternativi alle biblioteche sulla strada della modernizzazione, soprattutto quelle pubbliche e generaliste, aperte a tutti dai bambini di 1 anno – leggere prima di leggere – agli anziani. L’hinterland è andato avanti e forse anticipa con le sue biblioteche la grande Milano dei servizi ai cittadini.

26 gennaio 2010 Pubblicato da | cultura, Culture | , , , , , , , | 1 commento

I topi del Belgio salvano vite umane

(Youreporter) – In Mozambico i topi salvano vite umane: individuano, grazie all’olfatto, gli ordigni e, grazie al loro peso, non causano l’esplosione della mina. Gli esemplari al lavoro nel video sono stati addestrati per tre anni da un’organizzazione belga non governativa l’Apopo, che li ha preparati ad affrontare il test eccezionale trovando 20 mine antiuomo in Mozambico: tutte quelle nascoste nei 500 metri quadrati dell’area perlustrata durante l’esperimento. Oltre al Mozambico, i ratti potrebbero presto essere impiegati in Angola per riconoscere tra vari filtri impregnati di polveri quelli che contengono esplosivo.

26 gennaio 2010 Pubblicato da | news from all over the world | , , | Lascia un commento

Il Pd contro facebook

(L‘Espresso):

Il Pd censura Facebook

l tesoriere del partito, Antonio Misiani, aveva bloccato l’accesso al social network dalla sede del partito, mettendo un filtro al server interno. Il motivo? «Fa perdere tempo e non è uno strumento politico»

E’ durato solo poche ore l’oscuramento di Facebook nella sede del Partito Democratico, al largo del Nazareno. Stamane era stata disposta la chiusura del social network perché troppi dipendenti lo usavano invece di lavorare. Per decisione del nuovo tesoriere, il bersaniano Antonio Misiani, era stato negato l’accesso: con un filtro al server – un po’ come in Cina – nessun pc della sede poteva più collegarsi  a Facebook.

All’ora di pranzo c’è stato però un ripensamento, come si è appreso attraverso l’ufficio stampa: “la chiusura è stata una scelta fatta dal Partito in senso troppo aziendale perché non si è tenuto conto che Facebook è anche uno strumento di lavoro per i politici e per tutta la struttura”.

“E’ paleolitica l’idea che Facebook non venga considerato di utilità alle attività del partito”, ha commentato il consigliere regionale lombardo del Pd, Giuseppe Civati. “Non ci si rende conto – continua – che gli ultimi grandi movimenti spontanei di questi mesi, come il NoBday o lo sciopero degli immigrati, siano nati proprio su Facebook”.

Il consigliere regionale sottolinea inoltre come impedire l’accesso al social network “equivale a perdere il contatto con tantissimi militanti attivi del partito”, ma anche “con quei circoli del Pd che hanno creato un proprio profilo per generare interesse e sinergie intorno alle attività del partito.

(15 gennaio 2010)

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26 gennaio 2010 Pubblicato da | censura, Internet, politica, politica italiana | , , | 1 commento

Bandiera calpestata

Miss Belgio calpesta la bandiera nazionale. E ora, Cilou Annys, rischia il titolo appena conquiestato. Nell’immagine appare insieme a Bart De Wever, criticato leader indipendentista del partito Nva.

http://www.viefemme.com/images/janvier/Miss%20Belgique%202010.jpg

Mi viene in mente un parallelo con la Lega Nord (bruciare il tricolore, metterlo al cesso, inserire la croce). Ma non va: la Lega ha una sua bandiera e una sua miss. Parla d’altro.

25 gennaio 2010 Pubblicato da | politica, società | , , , , , | Lascia un commento

D’Alema non vada ai servizi

Mi auguro che D’Alema ci ripensi: domani non si faccia eleggere Presidente del Copasir.

Non sarebbe un esilio dorato, ma semplicemente l’ennesima beffa di uno sconfitto, per interposta persona, che ottiene una sedia. La poltrona, quasi un premio per l’ottimo lavoro fatto. In Puglia. Al cospetto di un Vendola che ormai ha uno spessore nazionale. Un vincente, vincente davvero, a suon di voti, di consenso.

E’ facile la retorica. E’ difficile mettere la testa nel letamaio che si è prodotto all’ombra del Pd. Come se non bastasse, dopo la Puglia, ecco la tegola di Bologna. Ed ecco l’altro grande protagonista, Prodi, colui che aveva sponsorizzato il sindaco della città felsinea, sconfitto. D’Alema e Prodi. Quasi una caduta simultanea, rovinosa, non tanto per i destini personali (ecchisenefrega!) ma per l’opposizione, per quel che rimane di centrosinistro. E ora solo sconforto, la peggiore tristezza. Quasi come perdere Roma, la città dopo le elezioni nazionali. Una stracciata.

Con il berlusconismo ringalluzzito non tanto da vittore proprie (ché c’è ben poco di che vantarsi) ma da sonore batoste dei migliori, gli artefici di strategie elettorali e disastri di governo. Persone che ora rischiano in proprio: su di loro c’è la sindrome della sconfitta, la sconfitta vera che porta alla diaspora il Pd.

Non si capisce certo chi comanda: Bersani? Oppure la Bindi che chiede a squarciagola le primarie ma urla nel deserto e viene accontentata solo quando le manovre di palazzo sono inutili e anzi prefigurano sventure anche peggiori? Sempre con la sindrome di D’Alema, mai smentita, mai efficacemente messa in discussione, portata allo scoperto.

Possibile che un presunto leader (ora leader minino, sia chiaro) non capisca che dopo aver osato sfidare l’Europa e aver perso la Puglia un ciclo è finito? E’ finito proprio dove è cominciato: in Puglia. Lì nessuno firma cambiali in bianco, ognuno pensa che esistano strategie e ricette, tutti cercano quel protagonismo che solo con Vendola ha potuto trovare sintesi. Non l’ha trovata in Emiliano e non l’ha ottenuta con Blasi. Solo Vendola. Che si sentiva solo, ma che ce l’ha fatta. Contro gli apparati, contro chi voleva imporre una logica romana, centralista e disfattista. Contro chi è da tempo assente e distante dagli umori più profondi.

E poi vai tu a dire: la sanità, gli scandali e un partito in sofferenza. No, nulla di tutto questo. Solo un modo diverso di sentire e concepire il rapporto tra istituzioni e partiti. In questo caso Vendola ha fatto bene, benissimo. Di questo lo hanno tributato gli elettori di ieri alle primarie. Un valido amministratore.

Ora Roma rifletta: perchè lasciare che gli umori più profondi si scarichino contro un partito già in agonia? Perchè negare che proprio quel partito non è uno strumento perfetto e compiuto, è oggi il frutto di una sintesi sbagliata e perniciosa che sta condannando tutta l’opposizione all’isignifanza. Perchè quel partito è il partito del destino di D’Alema e dei “compagni di scuola” che hanno ormai esaurito la loro presa e la loro capacità di capire la società e di guidarla. Di questo bisogna subito prendere atto. Valeva ieri per Veltroni e vale oggi per D’Alema che è stato elettore di Bersani e adesso è lo sconfitto sicuro di strategie occulte quanto incomprensibili (bocciate sonoramente).

25 gennaio 2010 Pubblicato da | politica, politica italiana | , , , | Lascia un commento

Le mappe di Auschwitz al museo di Gerusalemme

Nell’ambito delle manifestazioni legate alla Giornata della Memoria del 27 gennaio, a partire da oggi, lunedì 25 gennaio, nello Yad Vashem, il museo e memoriale della Shoah a Gerusalemme, sarà esposta per la prima volta al pubblico una collezione di ben 29 mappe originali dei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Acquisite dal quotidiano Bild, dopo essere state ritrovate in un appartamento abbandonato di Berlino nel 2008, le mappe sono state donate al museo. Le mappe sono una prova materiale della lucidità con cui i Nazisti stavano attuando la cosiddetta “Soluzione finale”. Tra il 1941 e il 1945, più di un milione di persone morì nelle camere a gas o per gli stenti dei lavori forzati nel campo di sterminio. Proprio ad Auschwitz verrà inaugurata, alla presenza del premier israeliano Netanyahu, una mostra voluta dalla Russia, a 65 anni dalla chiusura del lager da parte dell’Armata Rossa.

25 gennaio 2010 Pubblicato da | Commenti, comunicazione, diritti umani, genocide, genocidio, guerra, History, human rights, informazione, memoria, nazismo, news from all over the world, Olocausto, religion, religione, repressione, Shoah, Storia | , , , , , , , , , , , | 1 commento

Mediaset impedisce di ricevere la tv Svizzera?

http://www.cinetivu.com/wp-content/uploads/2009/02/tv-svizzera.jpg

Da quel che capisco è proprio così. Gli abitanti di confine (parlo soprattutto delle province di Como e Varese) con la Confederazione Elvetica ormai dal luglio 2006 non ricevono più “tranquillamente” il segnale della Rsi, la televisione Svizzera.

Perchè? Digitale a parte, discorso sul quale poi ritorno, sembra che la diffusione dei programmi in Svizzera sia cosa diversa. Prendiamo gli eventi sportivi: lì vengono acquistati in blocco e si possono vedere in chiaro sulle frequenze dei canali nazionali. Semplice no? No, non stanno solo così le cose. Sì, la tv acquista i diritti e questo consente a tutti di vedere lo sport, di non pagare altri abbonamenti (Sky per capirci). Quindi chi sta sul confine con la Svizzera, se il segnale fosse semplicemente intercettabile, potrebbe vedere la tv (che piace a tanti) in cui sono compresi i programmi che qui vanno a pagamento.

Ma la cosa è ancora più complicata di così. Un’altra parte della vicenda vede implicata Mediaset e Sportitalia (sì, avete capito bene Sportitalia). Se vi dico Tarak Ben Ammar vi viene in mente niente? Beh, Tarak Ben Ammar ha venduto a suo tempo le frequenze di Sportitalia proprio a Mediaset. Il canale 39 è quello su cui trasmette Sportitalia.

Ecco qui sta il punto: Mediaset e Tsi, la televisione svizzera, trasmettono sullo stesso canale.

Adesso leggiamo cosa scrive Altomilaneseinrete.it (anche se l’articolo è datato è illuminante):

Alto Milanese (24 Mag 2006) Tempo fa avevamo parlato della possibilità di ricevere la Televisione della Svizzera Italiana con il digitale terrestre, ma da alcuni giorni molti ci inviano mail segnalando che sul canale 39 in DVB-T la TSI è oscurata.
Dal 24 luglio 2006 la TSI si potrà vedere solo in digitale. In previsione dello spegnimento dei canali analogici elvetici 10 (H) e 36, molti avevano installato un’apposita antenna per vedere la TV svizzera in digitale sul canale 39.
Il motivo dell’oscuramento è molto semplice: lo scorso 15 maggio Sportitalia ha cessato le trasmissioni analogiche sul canale 39; due giorni dopo Mediaset ha iniziato a trasmettere sul canale 39 in DVB-T rendendo impossibile la ricezione dei segnali elvetici.
Mediaset utilizza legittimamente il canale 39. In molti però si chiedono per quale motivo sia così difficile avere il diritto di seguire i programmi televisivi svizzeri. Perchè nessun network in Italia ritrasmette in un suo bouquet la TV svizzera? Non è assurdo poter ricevere le TV di tutto il mondo ma non quella prodotta in lingua italiana a pochi chilometri da Milano? E’ poi piuttosto curioso che ci sia sempre qualcuno che trasmette sulle stesse frequenze usate dalla TV svizzera.
Da alcuni mesi Daxmedia ha lanciato una campagna di sensibilizzazione, affinchè almeno il canale 36 della TSI 1, ora trasmesso in analogico, venga convertito al digitale, consentendo così a molti lombardi di poter ancora seguire la TV svizzera.
Il problema della ricezione della TSI in Lombardia è diventato oggetto anche di interrogazioni e discussioni all’interno del Consiglio di Stato del Canton Ticino. Ci auguriamo che il nuovo Ministro italiano delle Comunicazioni Paolo Gentiloni voglia prendere in considerazione la problematica, visto che durante il precedente Governo nessuno ha voluto intervenire affinchè la TV svizzera fosse visibile in Italia alla stregua delle TV italiane in Svizzera.
Ma la TSI si può ancora ricevere, anche se con molte difficoltà, in molti comuni dell’Alto Milanese: bisogna sintonizzare il decoder sul canale 57, in modo da captare il segnale irradiato dal Monte San Salvatore (Lugano). Ma fino a quando ci consentiranno di vederla?
La TSI parla spesso della politica italiana dicendo ciò che da noi sarebbe impossibile divulgare. Citiamo solo uno degli ultimi casi trattati dalla trasmissione “Falò”: “vi è il sospetto che la suocera di Silvio Berlusconi si sia impossessata di una vecchia casa engadinese, aggirando così la legge Koller, che limita l’acquisto di immobili da parte di stranieri”.  Per non parlare dello speciale “Citizen Berlusconi”.
Non dimentichiamo poi che nel maggio 2004, in occasione del “Viaggio della Memoria” della città di Legnano nei campi di concentramento nazisti, una troupe della TSI ha seguito i legnanesi realizzando poi il documentario “Un viaggio nella memoria” a cura di Fabio Calvi, trasmesso nell’ambito della trasmissione “Storie”.
Nessuna TV italiana si è mai sognata di prestare così tanta attenzione a un’iniziativa del genere.

Ed ecco che ora ci sembra chiaro che in Italia, nella zona di confine con la Svizzera ci sono frequenze Mediaset che impediscono l’accesso della Rsi.

Magari tutto questo è ben noto. Magari tutto questo ha una spiegazione logica. Però è bene dire all’opinione pubblica una cosa seria: con il digitale terrestre non si è voluto trovare spazio per la televisione svizzera; le frequenze sono occupate da Mediaset e l’accesso a quella televisione ha precisi interessi commerciali che sono in contrasto.

Per anni ho sentito dire a Berlusconi LIBERTA’, ma libertà vorrebbe anche dire possibilità di accesso. Ma di quale libertà di accesso parliamo se qualcuno può dirmi cosa posso o non posso vedere? E perchè dopo anni in cui ho visto la tv Svizzera, che spesso mi ha detto cose che in Italia non venivano dette, ora non posso più tranquillamente vederla?

(N.b. Questo posto non ha alcuna pretesa di completezza ma se qualcuno ha qualcosa da aggiungere non dispiacerebbe visto che ancora una volta gli interessi di uno sembrano non coincidere con gli interessi di molti).

25 gennaio 2010 Pubblicato da | informazione, Svizzera, TV | , , , , | 21 commenti

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