Tutti contro Google

(Mian Mian)
Sembra proprio un momento no per Google. Dopo la Svizzera e l’Italia anche Mian Mian se la prende con la società di Larry Page e Sergey Brin per una presunta violazione del copyright. La colpa sarebbe di Google Libri.
Foto che cambiano il mondo. Ma non sono vere
Nell’epoca del digitale il mondo potrebbe cambiare piega. Stamattina TMZ aveva terrorizzato tutti con una foto inedita di Kennedy, sì, JFK, il Presidente Usa ucciso. Corredata da un bel servizio che avvalorava il tutto.

Stasera la smentita. Si tratterebbe di un ritocco. Ma non è finita qui.
Boingboing ha pubblicato da poco un altro fotomontaggio. Riguarda Demi Moore.
Ma a smentire stavolta sono gli avvocati della Moore, che minacciano anche il blog. Da non perdere.
(P.s. non so se queste foto sono coperte da copyright. Ma se lo sono dovrebbero almeno essere autentiche, o no?)
Anche in Svizzera problemi per Google
(La Notizia) – MOUNTAIN VIEW – «Google si sottopone alla decisione finale e vincolante del tribunale svizzero, accettando anche di metterla in pratica per le immagini già trasmesse». Lo afferma in una nota ufficiale Haspeter Thuer, l’incaricato federale per la protezione dei dati.
Il colosso di Mountain View ha quindi deciso di cedere al diktat ricevuto alcune settimane addietro dalla giustizia svizzera, secondo la quale la privacy dei cittadini elvetici era messa fortemente a rischio dal servizio di visualizzazione delle strade noto come “Google Street View”. Google si atterrà perciò alla decisione del tribunale svizzero, in particolare per quanto concerne la visibilità dei volti e delle targhe automobilistiche.
Un altro punto conteso era l’altezza della fotocamera, che finiva per riprendere luoghi al di là delle finestre o dei recinti rendoli poi pubblici, in palese violazione della riservatezza. Secondo Google, abbassare il livello di ripresa avrebbe posto altri problemi poiché avvicinava le fotocamere alla faccia delle persone.
Stando all’accordo, Google potrà continuare a fare fotografie delle strade svizzere ma dovrà avvertire con una settimana di anticipo la popolazione e non potrà in ogni modo caricare immagini online fino alla fine del processo in corso. E’ tuttavia improbabile che il tribunale arrivi a una decisione finale entro l’anno.
Dal canto suo, i responsabili legali di Google si sono detti “onorati di essere arrivati a questo accordo”, aggiungendo di aver continuamente migliorato il software per oscurare automaticamente volti e targhe.
Il responsabile delle privacy Hanspeter Thuer aveva sollecitato la Corte Amministrativa Federale lo scorso novembre, affermando che Google non aveva messo in pratica le raccomandazioni ricevute per proteggere la riservatezza delle persone.
Google, inizialmente, aveva risposto di non avere alcuna intenzione di cedere alle richieste elvetiche, ma dopo una trattativa ha infine raggiunto un accordo con le autorità.
Red. Tec.
Noemi canta Mariah
Tutto vero. Ma preferiamo l’originale.
Se l’informazione fallisce: consiglio di rete
Perfetto! Per chi vuole “regolare” la rete. In Italia come all’estero.
CNNFail
Just read the twitter feed on CNN’s pathetic coverage of the most significant event in world history now happening in front of our eyes. Another reader writes:
I only flipped over to CNN occasionally this morning and didn’t see ANY of this, let a lone a mention of it!! (the coverage this morning was mostly about the latest terrorist attack amid bits of ‘past year’ previously taped stuff…once again CNN is on holiday…)
If you want actual news, don’t switch cable on. Go to the blogs.
Emergenza post neve
Ritardi, costi e incazzature. Tutto durante le nevicate dei giorni scorsi. Ora si tirano le somme. Per esempio a Varese e Como.
Sì ma…se la situazione è questa che vedete sotto, cosa accadrà alla prossima? Dite che non nevica più?
Como problema delle buche sulle strade dopo la nevicata, viale Giulio Cesare (Foto by Pozzoni Carlo)
Mucchetti e Google
Sinceramente fatico a comprendere perchè Mucchetti, oggi sul Corsera, si scagli con grande veemenza contro Google.
Siccome voglio cercare di capire mi riferisco solo all’ultima parte del suo articolo in cui si dice: “quando si hanno in casa 25 miliardi di dollari e se ne guadagnano 6 l’anno, si hanno mezzi per pagare le forniture(…), per evitare i danni ai più deboli(…) e per onorare i debiti fiscali(…)”.
Per dirla tutta Mucchetti oggi riprende in buona sostanza l’articolo da lui cofirmato il 23 dicembre sempre sul Corriere.
Quel che capisco è che contro Google si sta scatenando di tutto. Ma trovo, sebbene non abbia competenza specifica, alquanto discutibili argomentazioni che imputino a Google uno strapotere sulla rete e un suo dovere pratico (oltre che morale) di rispondere della condotta che adotta.
Facciamo chiarezza sui punti contestati da Mucchetti.
1. si hanno mezzi per pagare le forniture: qui si sostiene che Google, riprendendo gli articoli dei quotidiani on line, si avvale del lavoro altrui. Una tesi in parte discutibile ma che ancora una volta non distingue tra mezzo (la rete) e contenuto fornito (notizie). Faccio un ipotesi per chiarire: supponiamo che Google abbia un software (come ha) che capta le notizie e le fornisce infarcendole nei rimandi di sua pubblicità. Quindi gli editori non guadagnano sulla loro pubblicità ma guadagna Google che incassa il prodotto finale rivendendolo con la sua etichetta. Ora che una notizia abbia il copyright è opinabile, come l’idea che quella notizia sia di esclusiva proprietà dell’editore che ne diffonde il contenuto primario. Google se ne serve senza pagarla. Di questo si è già detto molto, su questo si fonda la guerra di Murdoch a Google. Ma supponiamo ora che Google offra il suo servizio (quello con cui capta le notizie) a pagamento a utenti disposti a vedere le notizie proprio a pagamento oppure semplicemente tramite una registrazione. Le notizie mi arrivano via mail in forma riservata, quasi come mi arrivasse un sms. E siamo al punto: se con un sms mi mandano la divina commedia chi può dire che io debba pagare per il testo che mi è stato mandato? E chi dice che debba pagare Google visto che la cominicazione tra me e il Signor Google è privata e non pubblica? In altre parole: siamo sicuri che mi manda qualcosa debba rispettare un protocollo che abbia preventivamente impedito di accedere a supporti protetti da diritti d’autore? D’altra parte Google capta notizie in rete, è chi non le capta? Gli editori vogliono tenersele con sè? Ma soprattutto: quando si hanno informazioni che hanno rilievo pubblico e queste vengono diffuse sono pubbliche perchè rilevanti oppure sono solo di chi le ha immesse in rete? Prendete il caso dell’attentatore nigeriano: se io ho registrato il filmato dell’innesco di una bomba su un aereo, a parte il rilievo penale dell’azione compiuta dal nigeriano, ho diritto a farne ciò che voglio o no? E se il filmato è mio qualcuno può riprenderlo? Io ho il filmato, lo diffondo. Sfido qualunque testata giornalista a riprenderlo. E’ mio. Se lo toccano voglio i diritti d’autore. Se la rete è libera prima o poi tutti saremo editori. Forse poi. Ma tutti avremo notizie. Notizie nostre. Solo nostre. E’ questo che vogliamo? Ha senso?;
2. si hanno mezzi per evitare i danni ai più deboli: questa affermazione è suggestiva. Vera in parte. Ma ci sono controindicazioni specifiche. Si possono mettere molti filtri, più o meno selettivi. Suggerisco più. Ma questo cozza con l’immediatezza di una notizia. E’ vero che una notizia può provocare allarme o distorcere eventi, con conseguenze gravi. Ma talvolta non darla in tempo equivale a censurarla e lasciare che altri filtri sopravvengano in modo da togliere importanza e quindi attualità ad un fatto. Non credo sia questo che intendesse Mucchetti. Ma tant’è: o la notizia può essere diffusa oppure rimane una non notizia, un non evento. E siccome rete e realtà finiscono per coincidere all’infinito mi domando una cosa: si può preventivamente censurare la realtà perchè non ci piace, è pericolosa o può destare allarme? E’ vero che la rete è un medium: media appunto dalla realtà la realtà stessa. Ma perchè censurarla? Perchè ritardare e soprattutto come ritardare? Ma soprattutto: possibile anche qui non comprendere che la realtà quando soffocata finisce per travolgere? Io credo che se un sito è osceno, improbabile o inattendibile finisce per essere abbandonato. E’ questo che si può fare. Lasciare la scelta e portarci su un altro segmento di analisi: ci sono siti che abitualmente (e non potenzialmente!) diffondono contenuti pericolosi? Se c’è abitudine allora sorge il problema. Non se si reprime preventivamente;
3. si hanno i mezzi per onorare i debiti fiscali: questo è l’aspetto più interessante dell’analisi di Mucchetti e toccherà ritornarci. Qui è insito il tema del guadagno attraverso la divulgazione di contenuti e la tassazione del guadagno (che avviene tramite pubblicità). Io modestamente propongo di applicare una tassazione che tenga conto della tipologia di spot immesso in rete. Per esempio se il prodotto è italiano (e la pubblicità lo reclamizza) la tassa può gravare alternativamente su chi diffonde lo spot o si chi ne beneficia (chi fa il prodotto). La tassazione diviene certa. Se la Perugina vuol reclamizzare i baci pagherà lei la tassa (alla fonte) e poi si accorderà con Google. Chiaro no?
Chiudo qui questa carrellata di osservazioni. Però ci ritorno….
Canti di libertà in Iran
La notte per cantare e per sognare la libertà








