Immigrazione a tempo
(La Notizia) – In aumento i casi di ingresso clandestino in Svizzera. Più del 50% dei casi coinvolgono cittadini nigeriani.
CHIASSO – Sembrano le più pessimistiche previsioni di un’associazione populista e xenofoba, e invece sono i dati statistici ufficiali, pubblicati dalle autorità svizzere: ogni sei ore un immigrato cerca di entrare clandestinamente nella Svizzera italiana.
Lo afferma un comunicato ufficiale dell’amministrazione federale delle dogane: soltanto nell’ultimo mese di novembre la polizia di confine del Ticino ha scoperto ben 127 soggiorni illegali, di cui 65 di cittadini con nazionalità nigeriana.
Per le autorità li fenomeno ha «avuto un’impennata» nell’ultimo periodo, ma è stato «prontamente contrastato» grazie a «controlli mirati» soprattutto nel traffico ferroviario.
Stando alle indagini, i movimenti clandestini si sono concentrati nella zona di Chiasso e sulla prospicente linea ferroviaria. In più del 50% delle occasioni si trattava di cittadini nigeriani che tenvano l’accesso per inoltrare richiesta di asilo alle autorità elvetiche.
L’amministrazione ticinese ha reagito rinforzando il numero di guardie di confine, chiedendo aiuto anche ad altre zone della Svizzera, e garantisce «intensi controlli». Il fenomeno è comunque definito «in aumento».
Red. Int.
In Turchia hanno chiuso il Partito per una Società Democratica (Dtp)

Era il principale partito filo-curdo del Paese, accusato di collegamenti con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk, separatista e fuorilegge)
I Graviano conoscono Dell’Utri?
(da Sconfini):
E così sembrerebbe, grazie anche alla rapidità con cui i Tg nazionali hanno informato i cittadini delle ultime novità, che il senatore Marcello Dell’Utri non ha mai visto né conosciuto, direttamente o indirettamente, i fratelli Graviano o almeno Filippo, che quest’oggi in videoconferenza ha risposto alle domande dei giudici a proposito delle recentissime dichiarazioni di Spatuzza. Grazie a poche e sintetiche parole Filippo Graviano (il fratello si è avvalso della facoltà di non rispondere, per ora) ha sortito un bell’effetto mediatico: “Non ho mai detto a Spatuzza che era giunto il momento di parlare”, “Non ho mai conosciuto Dell’Utri” ecc. L’imputato e Silvio Berlusconi tirano un sospiro di sollievo, perché a onor del vero le dichiarazioni di Spatuzza valgono quanto quelle di Graviano e quindi (fermo restando che uno dei due dice il vero e l’altro mente) saranno solo i giudici a poter stabilire chi dei due ha detto la verità.
Curioso il modo con cui vengono identificati mediaticamente i due protagonisti (entrambi, lo ricordiamo, pericolosi ed efferati assassini e mafiosi): Spatuzza dopo anni di “silenzio d’onore” decide che è il momento di pentirsi e rivela una sua verità (che poi appunto i giudici dovranno giudicare); Filippo Graviano dopo anni di “silenzio d’onore” e di omertà continua sulla sua linea. E come vengono trattati dai media di regime i due casi? Spatuzza si dice sia manipolato, dica un sacco di scemenze, sia un assassino che ha sciolto i bambini nell’acido, non sia credibile e gli riversano addosso ogni sorta di epiteto e malignità. Graviano invece è “un vero pentito” (anche se si comporta e risponde come quando era un mafioso), una persona che ha dimostrato una grande dignità e una persona molto credibile.
Tanto per ricordarlo, quando fu arrestato, Filippo Graviano negò addirittura di conoscere le persone con cui era in compagnia (Salvatore Spataro e Giuseppe D’Agostino, che gli garantirono la latitanza a Milano) quando è stato arrestato nel 1994 nella trattoria “Da Gigi il cacciatore”. In questo senso, credere al pentimento dell’ex boss sembra un po’ esagerato.
Comunque, anche se oggi i telegiornali sono molto attenti a gonfiare il valore delle risposte date da Graviano, occorre ricordare che, la sentenza di primo grado che condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri stabilisce in modo inequivocabile il rapporto da Dell’Utri (trade d’union tra Fininvest e vari mandamenti mafiosi siciliani) e i Graviano. In essa si legge inequivocabilmente ”(I fratelli Graviano) avevano accertati rapporti e contatti, diretti o mediati da terze persone con Dell’Utri“ (fonte integrale: Il Fatto Quotidiano del 10 dicembre).
A fornire la prova dei rapporti tra Dell’Utri e i Graviano fu proprio Giuseppe D’Agostino, poi pentitosi: “In sintesi, dal complesso delle dichiarazioni rese dai due collaboranti emerge che il D’Agostino, intenzionato a far entrare il figlio Gaetano nel settore giovanile della squadra del Milan, aveva interessato Melo Barone, appassionato del gioco del calcio e presidente di una squadra dilettantistica locale, il quale si era rivolto a Marcello Dell’Utri ottenendo che il giovanissimo D’Agostino Gaetano, che contava 10 anni, effettuasse un provino per il Milan nell’anno 1992. Dopo il decesso del Barone, avvenuto alla fine di quell’anno, il D’Agostino non si era perso d’animo e, allo scopo di raggiungere l’obiettivo prefissosi, si era rivolto ai fratelli Graviano, i quali si erano detti disponibili a favorirlo e gli avevano fatto capire che non sarebbe stato un problema per loro contattare i responsabili del Milan e procuragli un posto di lavoro a Milano presso una catena di esercizi commerciali, che gli inquirenti hanno, poi, individuato nell’«Euromercato» facente parte del gruppo Fininvest”.
Sono stati infatti dimostrati in diverse riprese dai giudici i rapporti esistenti tra i Graviano e Melo Barone. Dell’Utri disse di non conoscere Barone, ma si scoprì che sulla sua agenda erano spesso ricorrenti appuntamenti con “Melo”. Dopo la morte di “Melo” il suo ruolo fu coperto, proprio secondo i giudici, dai Graviano.
Il Tribunale conclude: “È lecito affermare che, negli anni 1993-94, c’è stato un interessamento nei riguardi del figlio di D’Agostino Giuseppe da parte di Marcello Dell’Utri e che, essendo già deceduto Melo Barone, tale interessamento non poteva che essere stato caldeggiato al prevenuto, direttamente o in via mediata, dai fratelli Graviano di Brancaccio. La conclusione alla quale perviene il Collegio poggia sulla constatazione che il giovane D’Agostino ha effettuato un altro «provino» ad inizio del 1994 (ne ha dato conferma il teste Buriani Ruben) e cioè nel periodo in cui D’Agostino Giuseppe era vicino ai fratelli Graviano, favorendone la latitanza, ed aveva ottenuto, per il figlio Gaetano, il loro intervento diretto presso la dirigenza del Milan e, in particolare, presso Marcello Dell’Utri, il quale in effetti aveva «segnalato» il promettente calciatore al tecnico che doveva visionarlo, come candidamente e spontaneamente affermato dal teste Zagatti Francesco”.
Gaetano D’Agostino è davvero un giocatore di indubbio talento, al punto che oggi gioca in serie A con l’Udinese. Ma questa è un’altra storia. Sul fatto che oggi Graviano ha mentito (non si scoprirà forse mai il perché), invece, non ci sono dubbi: lo dice la sentenza di primo grado che ha condannato Dell’Utri a 9 anni.
(da LiveSicilia):
Gaetano D’Agostino, il calciatore palermitano stella dell’Udinese, era destinato a vestire la maglia del Milan. Il padre, Giuseppe, era anche riuscito a fargli ottenere un provino ufficiale nella squadra rossanera. Ma le stesse amicizie che lo avevano portato a raggiungere questo traguardo, alla fine, gliel’hanno fatto perdere. Il giorno stesso del provino, dopo aver visto il figlio brillare nei campi di Linate, Giuseppe D’Agostino è stato arrestato: era in compagnia di Giuseppe e Filippo Graviano, boss stragisti a capo del mandamento di Brancaccio, a Palermo. E il Milan, per “motivi d’opportunità”, decise di non prenderlo.
Il retroscena sulla carriera di Gaetano D’Agostino – che è riuscito comunque a diventare un calciatore professionista di successo tanto da interessare anche il Real Madrid e la Juventus – è venuto fuori stamane in un’aula della corte d’Appello di Palermo, durante la requisitoria del pg Nino Gatto al processo a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la ricostruzione dell’accusa a far giungere il giovanissimo Gaetano D’Agostino a Milano erano stati i fratelli Graviano che avevano interessato Marcello Dell’Utri, ai tempi consigliere della società rossonera.
I tecnici delle giovanili del Milan, chiamati a deporre nell’arco del processo, ricordavano il giovane talento palermitano. Lo seguivano fin dal 1992, quando aveva appena dieci anni. E due anni dopo, nel gennaio del 1994, viene ufficialmente invitato a fare un provino nella società milanese. I tecnici hanno confermato che a caldeggiare la prova del giocatore era stato Dell’Utri, “lui lo conosceva meglio”. Nell’agenda del senatore del Pdl sono stati trovati riferimenti all’interesse per il giovane calciatore.
Sul valore del giocatore erano tutti d’accordo ma il regolamento federale impone che per contrattualizzare giocatori così piccoli, la famiglia deve risiedere nello stesso comune o, in ogni caso, doveva aver già conseguito la licenza media. Per questa ragione – sempre secondo l’accusa – Giuseppe D’Agostino si dava da fare anche per trovarsi un lavoro e lo domandava ai fratelli Graviano, approfittando del fatto di aver dato ospitalità per un periodo ai latitanti. Loro lo avrebbero assicurato che tramite “la Standa” avrebbero gli trovato un lavoro.
Tutto, però, si è interrotto la stessa sera del provino. Giuseppe D’Agostino viene arrestato con i fratelli Graviano e il giovane Gaetano, aveva 12 anni, ha ricominciato la sua scalata alla serie A dal fondo.
(Tg1):
Processo:
Calcio e carriere
C’è chi dice che se militi in una serie minore (mettiamo la C) e hai un contratto di 70.000 euro, può capitarti di avere fortuna. Un agente ti dice che un club in serie A ti vuole per 700.000 euro. Tu accetti, ma…l’agente vuole 300.000 euro.
Poi l’agente darà parte di quei 300.000 euro alla società che ti ha ingaggiato. Perchè dire no e rimanere in C?









