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Referendum 2009, i tre quesiti del 21-22 giugno

Si torna alle urne: le operazioni di voto si svolgeranno dalle 8 alle 22 di domenica 21 giugno e dalle 7 alle 15 di lunedì 22.

Oltre ai ballottaggi delle amministrative, che coinvolgono solo una parte dei votanti, gli Italiani sono chiamati a prendere una decisione anche in merito alla legge elettorale attraverso il Referendum abrogativo.

Al cittadino vengono consegnate tre schede, una per ogni quesito.

  • Scheda verde: è relativa al quesito sul premio di maggioranza nazionale per la Camera dei deputati.

Esso intende abolire le “coalizioni”: vince il premio di maggioranza -che garantisce 340 seggi- il partito (ovvero la “lista”) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le “liste” che ottengono almeno il 4% dei voti su base nazionale.

  • Scheda bianca: è relativa al quesito sul premio di maggioranza regionale per il Senato.

 Anche tale quesito intende abolire le coalizioni: vince il premio regionale -che garantisce il 55% dei seggi della Regione- il partito (ovvero la “lista”) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono almeno l’8% dei voti su base regionale.

  • Scheda rossa: è relativa al quesito sulla disciplina delle candidature.

Esso intende abolire le cosiddette “candidature multiple”, ossia la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni in liste aventi il medesimo contrassegno, con successiva eventuale opzione nel caso di elezione in più di una circoscrizione.

Giugno 13, 2009 - Pubblicato da susannacotugno | Italia, elezioni, informazione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politica italiana, politics, referendum, votazioni | , , , | 1 Commento

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  1. Da “POPOLI NUOVI”

    Un decalogo per modificare la concezione della politica in Italia

    Le ultime elezioni amministrative – che solo i tergiversatori non vogliono considerare anche politiche – ci hanno indicato un elettorato che pur dimostrando la sua voglia di votare non sa più come muoversi e soprattutto non ha più fiducia negli idoli nuovi e vecchi. Vota quasi per forza d’inerzia, vota senza saper scegliere, in buona parte vota senza una qualche cultura politica, vota senza credere ormai in alcuna alternativa poiché nessuno sa offrirgliela.
    Allora vorremmo poterla offrire noi un’alternativa, in tutta modestia ma guidati solo dal buon senso, sforzandoci di preparare per il momento in cui gli italiani saranno nuovamente chiamati al voto politico una bozza di riforma elettorale, un decalogo con il quale gettare le basi di una nuova politica. Per intanto ne anticipiamo due. Vorremmo naturalmente che da tutti i nostri lettori giungessero delle proposte valide ed efficaci. Cerchiamo solo idee. Non importa la veste letteraria. A questa penseremo noi.
    Un decalogo con cui modificare il modo di fare politica e per instaurare un nuovo concetto di partito politico è ormai una esigenza improcrastinabile. Ma non è detto che debba essere composto di dieci comandamenti. Completiamo il quadro e poi si vedrà quale nome gli daremo.
    L’idea nacque qualche anno fa quando gli italiani messi di fronte ad un sondaggio di opinione lanciato sia pure in modo umoristico dalla popolare trasmissione della RAI “Domenica in”, risposero ad un quesito sui partiti politici dal quale emerse in modo inconfutabile l’incapacità dei teleutenti di sopportare oltre il sistema politico italiano. Quell’atteggiamento non è mutato. Semmai è diventato più negativo e la constatazione ci conforta nel lavoro che abbiamo deciso di intraprendere.
    Strada facendo ci ha sostenuto anche la tenacia (e la nascosta finalità) con cui l’ex Vice Presidente del Consiglio, on. Gianfranco Fini, intendeva portare alle urne (amministrative, per intanto) quegli immigrati che ne avessero diritto. Egli affermava che una legge del genere avrebbe avuto i voti per passare in Parlamento, voti trasversali provenienti cioè da qualunque schieramento politico. L’affermazione fu apertamente accolta da vivaci reazioni della sinistra la quale oggi esprime analoghi concetti.
    Se ciò avverrà – se cioè si giungerà al trasversalismo” (temine brutto e cacofonico, ma indicativo) dovremmo cominciare a modificare il modo di concepire il ruolo dei partiti, come ci è stato inculcato sinora dalle regole della politica, ed adottare la nuova concezione come un inizio storico di una evoluzione nel modo di fare politica, così tanto auspicata dagli italiani.
    FURIO PORZIA

    Commento di Furio Porzia direttore di POPOLI NUOVI | Giugno 21, 2009


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