Loriscosta's Weblog

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Come va l’economia di Barack Obama

11 febbraio 2009 Pubblicato da | economy, USA | , , | Lascia un commento

Gluten Free Roads, viaggiare senza glutine

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Gluten Free Roads è un interessante sito Internet dedicato a tutte quelle persone intolleranti al glutine che vogliono organizzare un viaggio, una vacanza, un week end fuori città e, quindi, conoscere quali locali e quali strutture sono in grado di garantire prodotti senza glutine: ristoranti, autogrill, alberghi, snack bar e via dicendo. Utilizzare il sito è abbastanza semplice, basta inserire il luogo di partenza, quello di arrivo e il sistema indica tutti gli esercizi gluten free presenti nell’area attraversata durante il viaggio. Di ogni struttura segnalata si può avere una scheda dettagliata cliccando sulla singola icona presente sulla mappa.

I Link :
Gluten Free Roads
Associazione Italiana Celiachia

Alimentazione fuori casa
Come far parte del progetto 
Altre Associazioni Celiaci nel Mondo

9 febbraio 2009 Pubblicato da | civil rights, Commenti, cucina, diritti umani, informatica, informazione, Internet, news from all over the world, Online media, salute e benessere, technology, tecnologia | , , , | 7 commenti

Israele, destra favorita alle elezioni

Euronews

Si profila un testa a testa tra il partito di destra Likud di Benyamin Netanyahu e quello di centro Kadima di Tzipi Livni alle elezioni politiche israeliane di martedì prossimo, 10 febbraio. Gli ultimi sondaggi autorizzati prima della consultazione danno l’ex premier Netanyahu con un sottile margine di vantaggio, che gli permetterebbe di avere l’incarico per un nuovo governo.
Tzipi Livni, ministro degli esteri uscente, spera in una rimonta delle ultime ore, per poter trovare quella maggioranza parlamentare che non è riuscita a mettere insieme nell’ottobre scorso, dando così il via alla convocazione di elezioni anticipate.
Ma la sorpresa potrebbe venire dall’estrema destra, dal partito Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman, per il quale i sondaggi prevedono quasi il raddoppio dell’attuale rappresentanza parlamentare. Lieberman propone una politica più rigida nei confronti degli arabi israeliani che ammontano al 20 per cento della popolazione del Paese.
Il suo partito sorpasserebbe, sempre secondo i sondaggi, quello laburista di Ehud Barak, ministro della difesa uscente. Sarebbe un duro colpo per il partito storico che ha partecipato alla fondazione di Israele; e un’ulteriore minaccia alle speranze di concludere un accordo di pace che si basi sulla convivenza di due Stati sovrani in Palestina.

7 febbraio 2009 Pubblicato da | civil rights, Commenti, Elections, elezioni, elezioni in Israele, Israele, news from all over the world, opinioni politiche, Oriente, palestina, politica, politics, religion, religione, votazioni | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Global Crisis Fuels Protests

Partial transcript of the program broadcast by the Real News Network on 6 February 2009:

As economists in the US warn against the potential for double-digit unemployment, much of the world is already experiencing that reality.  In Spain, 200,000 workers lost their jobs in January alone, the most for a single month on record, pushing that country’s unemployment rate to over 14%.  Over 9% of workers in the Republic of Ireland are now jobless, representing more unemployed people than any time since the Irish began keeping record in 1967.  Over 2 million workers in Colombia now find themselves without jobs, representing over 10% of the workforce.  Meanwhile in China, the New York Times reports that 20 million rural migrant workers have lost their jobs. 

Migrant workers make up a major part of the globalized economy, and they will be impacted severely, says Joseph Chamie of Pakistan’s The Daily Times.  “The global economic crisis, which is hitting the developed countries hard, might generate a tsunami-like wave of migrants returning home.”  He explains that the drop in remittances from employees sending their earnings home to their families would cause living conditions in many countries to worsen.  In Russia, even those who still have their jobs are finding their salaries less and less valuable, as the ruble fell to an 11-year low.  Russia, which depends on energy for 80% of its export revenue, was counting on $95 a barrel of oil for its 2009 budget.  It will have to adjust to the $40 reality we see today.

In what was labeled as the first political casualty of the crisis, Iceland’s entire ruling administration resigned, under the pressure of massive anti-government protests.  The demonstrations were sparked when Prime Minister Geir Haarde accepted a $10 billion rescue package from the International Monetary Fund.

The protests in Iceland are part of an anti-government response to the financial crisis that is observed in streets all around the world.  In France last week, an estimated 2.5 million people hit the streets to protest President Sarkozy’s $33 billion stimulus plan.  Many there are demanding the government nationalize the banking system.  A similar protest took place in Italy in October when hundreds of thousands protested Prime Minister Berlusconi’s cuts to the education budget.  In December, Greece was overcome with an anti-government uprising, and just last week, thousands blockaded the streets of Mexico City in anger at President Felipe Calderón’s neoliberal economic policies.  Meanwhile, back at the World Economic Forum, the annual demonstration that has accompanied the meeting since its inception was cracked down on heavily by Swiss authorities this year.  An article on Infoshop News said 130 protesters had been arrested.  Reuters reported that the protesters were demonstrating against the World Economic Forum, saying “the elite gathered for its annual meeting are not qualified to fix the world’s problems.”

7 febbraio 2009 Pubblicato da | Capitalism, civil rights, Commenti, crisi finanziaria, Economia, economy, Europa, Europe, Francia, globalisation, Grecia, human rights, Islanda, Italia, neoliberalism, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politica italiana, politics, USA | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Libri on-line, Google trova l’accordo con editori e autori

Il Sole 24 Ore

Google si rivolge ad autori, editori e dententori di copyright di libri o altre opere scritte proponendo, di fatto, un accordo commerciale per mettere online le loro opere. E per risolvere una vicenda legale che si trascina da tre anni per l’utilizzo delle opere digitalizzate e messe online con il servizio «Google Books». Il tentativo è di far nascere un modello di business per l’editoria digitale allontanandosi, allo stesso tempo, dalle aule dei Tribunali. L’azienda parla di «accordo senza precedenti»; non c’è dubbio che si tratti di una svolta importante. Le Associazioni degli autori ed editori americani nel 2005 avevano intentato una class action contro Mountain View per l’utilizzo di materiale protetto da copyright. L’accordo, al vaglio del Tribunale che deciderà a maggio di quest’anno, consentirà di rendere accessibili online – per il momento solo negli Stati Uniti – milioni di libri e altri testi scritti appartenenti alle raccolte di diverse tra le principali biblioteche americane che aderiscono al servizio.

Come funziona? Fino ad oggi Google Books, lanciato nel 2004 sotto il nome di «Google Print», permette di avere un accesso digitale ai libri scansiti dal motore di ricerca. Esistono diverse modalità di accesso. Per i libri coperti da diritto d’autore ancora in commercio, e dunque stampati, sono disponibili solo alcune pagine e informazioni. Chi avesse un dubbio su una citazione di un’opera, per fare un esempio, va sul sito e inserisce il titolo nella ricerca. Se la pagina è tra quelle disponibili, può evitare di andare in biblioteca o di acquistarlo; basta scorrere il file fino al punto prescelto. Le pagine disponibili non possono essere stampate o salvate come copia. I link laterali indicano i negozi online che permettono invece l’acquisto. Diverso il discorso per i libri non protetti da copyright: già oggi possono essere letti, scaricati e stampati.

Come cambierà? Il servizio è stato contestato sin dalla sua nascita per le presunte violazioni del copyright. Tre anni fa, l’associazione degli autori americani «Authors Guild», l’associazione degli editori americani Aap e un altro gruppo di autori ed editori intentarono una class action contro «Google Books». Google ha rimandato l’accusa al mittente e posto le basi per un accordo, risalente a fine ottobre, soggetto ora all’approvazione della U.S. District Court per il Southern District di New York, che deciderà a maggio di quest’anno. Se darà il via libera le novità riguarderanno i libri fuori stampa, e, se permesso dai detentori del diritto d’autore, anche quelli ancora in stampa pubblicati entro e non oltre il 5 gennaio 2009. Google potrà vendere l’accesso ai libri e registrarsi al proprio database digitale, inserire la pubblicità nelle pagine e fare altri usi commerciali dei libri. I detentori dei diritti potranno comunque in seguito cambiare i termini dell’accesso agli utenti. Il motore di ricerca garantirà il 63% dei ricavi agli utenti. Avverrà mediante la creazione di un «Book Rights Registry» no-profit appositamente creato, che terrà traccia dei titolari dei diritti, raccogliendo e gestendo informazioni sugli stessi e consentendo loro di richiedere l’inclusione o l’esclusione dal progetto. Secondo i termini dell’accordo, Google effettuerà uno stanziamento di 125 milioni di dollari e saranno utilizzati per la costituzione del Book Rights Registry, per la risoluzione delle vertenze esistenti e la copertura delle spese legali.

E in Italia? Le novità riguardano solo il servizio negli Usa e non la declinazione italiana. Anche i cittadini non residenti negli Stati Uniti, però, possono avere interesse nell’accordo. Google spiega che sussiste quando «il libro è stato pubblicato negli Stati Uniti», oppure non è stato pubblicato negli Stati Uniti ma il Paese dell’interessato «ha relazioni di copyright con gli Stati Uniti perché è un membro della Convenzione di Berna», oppure «il Paese aveva relazioni di copyright con gli Stati Uniti al tempo della pubblicazione del Libro». «Mi sembra un accordo molto intessante – spiega Laura Turini, avvocato esperta di internet e proprietà intellettuale – sia per gli autori che per i privati. I primi vengono pagati da Google, mentre i secondi beneficiano di un incentivo alla diffusione del sapere». Non stupisce che l’accordo nasca negli Stati Uniti «dove c’è un forte senso del diritto d’autore, molto più che in Italia». Il punto è che sarebbe una soluzione «che allenta la morsa del diritto d’autore aprendo la strada ad una modalità di diffusione delle informazioni online che comunque garantisce ai detentori delle opere una remunerazione».

6 febbraio 2009 Pubblicato da | Commenti, comunicazione, cultura, Culture, informatica, Internet, istruzione, libri, Literature, news from all over the world, Online media, press, ricerca, stampa, technology, tecnologia | , , | Lascia un commento

Marte in 3D

Ecco una curiosa ed interessante novità presente in Google Earth 5.0, ossia la possibilità di esplorare il pianeta Marte in 3D. Dopo aver caricato Google Earth 5.0, occorre cliccare su una piccola icona a forma di pianeta posizionata nella parte alta e centrale della pagina. In questo modo si apre un piccolo menu che consente di scegliere tra “Terra”, “Cielo” e “Marte”. Selezionando “Marte”, il programma avvia una spettacolare simulazione tridimensionale del Pianeta Rosso. Per il resto, il sistema funziona esattamente come Google Earth, quindi c’è la possibilità di muoversi, zoomare, navigare e via dicendo.

Link :
Google Earth 5.0

6 febbraio 2009 Pubblicato da | Commenti, comunicazione, cultura, Culture, informatica, news from all over the world, scuola, technology, tecnologia | , , | Lascia un commento

Neppure la Berlinale si sottrae alla crisi…

Ad aprire la 59esima edizione del Festival del Cinema di Berlino un film di denuncia dello strapotere delle banche, The International. Nel consueto freddo polare, sul tappeto rosso ha sfilato la presidente della giuria, l’attrice britannica Tilda Swinton, oltre alla cantante tedesca Nina Hagen, e alle star della serata Clive Owen e Naomi Watts. I due sono i protagonisti di The International, pellicola prodotta con una major (la Sony), in cui un fascinoso agente dell’Interpol (Clive Owen) sacrifica tutto per attaccare una grande banca multinazionale, implicata nel traffico d’armi. Si tratta di un thriller politico che nel mettere sotto accusa il sistema bancario, ne sottolinea le distorsioni e le collusioni con la criminalità, nonché le tragiche ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini comuni. Nel cast anche l’italiano Luca Barbareschi nei panni di un imprenditore che si dà alla politica (e i riferimenti alla realtà non sono casuali, dice il regista Tom Twyker).

6 febbraio 2009 Pubblicato da | arte, Capitalism, cinema, civil rights, Commenti, comunicazione, cultura, Culture, diritti umani, Economia, economy, film, human rights, news from all over the world | , , , , , , , | 1 commento

DIREC TV Censors Gaza Strip TV Ad

The US Campaign to End the Israeli Occupation announced February 3 that satellite television provider DIRECTV is refusing to accept a paid advertisement from the organization about the U.S. role in Israel’s war on and siege of Palestinians in the Gaza Strip.

This is the 30-second commercial:

Josh Ruebner, National Advocacy Director of the US Campaign to End the Israeli Occupation, stated that “DIRECTV is blatantly censoring important information that deserves to reach U.S. television viewers.  During Israel’s war on the Gaza Strip, the mainstream media failed to tell people that the weapons used by Israel to kill Palestinian civilians and destroy civilian infrastructure were provided by the U.S. government at taxpayer expense.  Our commercial is designed to inform people about this crucial policy issue, but DIRECTV’s censorship is preventing this from happening.”

The US Campaign to End the Israeli Occupation has documented the types of U.S. weapons Israel used in its war on Gaza and the extent of taxpayer contributions to each of these weapons systems in a fact sheet entitled “Palestinians in Gaza: Besieged and Attacked with U.S. Weapons.”  The information can be downloaded at endtheoccupation.org/downloads/gaza_us_weapons.pdf.

The US Campaign also published an open letter, full-page ad to President Obama in Congressional Quarterly the day before his inauguration.   The open letter, signed by nearly 500 organizations around the country, is entitled “We Need a Change in Israel/Palestine Policy” and calls for a lifting of Israel’s siege on Gaza, among other policy recommendations.  The open letter and list of signatories can be viewed at endtheoccupation.org/form.php?modin=137.

Click here to contact DIRECTV to protest its act of censorship and demand that they accept the US Campaign’s ad.


The US Campaign to End the Israeli Occupation is a national coalition of more than 250 organizations working to change U.S. policy toward Israel/Palestine to support human rights, international law, and equality.   For additional information, go to <endtheoccupation.org>.


6 febbraio 2009 Pubblicato da | civil rights, Commenti, diritti umani, genocide, genocidio, guerra, human rights, Intifada, Israele, news from all over the world, Occidente, opinioni politiche, Oriente, palestina, politica, politics, religion, religione, TV, USA | , , , , , | Lascia un commento

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