Global Crisis Fuels Protests
Partial transcript of the program broadcast by the Real News Network on 6 February 2009:
As economists in the US warn against the potential for double-digit unemployment, much of the world is already experiencing that reality. In Spain, 200,000 workers lost their jobs in January alone, the most for a single month on record, pushing that country’s unemployment rate to over 14%. Over 9% of workers in the Republic of Ireland are now jobless, representing more unemployed people than any time since the Irish began keeping record in 1967. Over 2 million workers in Colombia now find themselves without jobs, representing over 10% of the workforce. Meanwhile in China, the New York Times reports that 20 million rural migrant workers have lost their jobs.
Migrant workers make up a major part of the globalized economy, and they will be impacted severely, says Joseph Chamie of Pakistan’s The Daily Times. “The global economic crisis, which is hitting the developed countries hard, might generate a tsunami-like wave of migrants returning home.” He explains that the drop in remittances from employees sending their earnings home to their families would cause living conditions in many countries to worsen. In Russia, even those who still have their jobs are finding their salaries less and less valuable, as the ruble fell to an 11-year low. Russia, which depends on energy for 80% of its export revenue, was counting on $95 a barrel of oil for its 2009 budget. It will have to adjust to the $40 reality we see today.
In what was labeled as the first political casualty of the crisis, Iceland’s entire ruling administration resigned, under the pressure of massive anti-government protests. The demonstrations were sparked when Prime Minister Geir Haarde accepted a $10 billion rescue package from the International Monetary Fund.
The protests in Iceland are part of an anti-government response to the financial crisis that is observed in streets all around the world. In France last week, an estimated 2.5 million people hit the streets to protest President Sarkozy’s $33 billion stimulus plan. Many there are demanding the government nationalize the banking system. A similar protest took place in Italy in October when hundreds of thousands protested Prime Minister Berlusconi’s cuts to the education budget. In December, Greece was overcome with an anti-government uprising, and just last week, thousands blockaded the streets of Mexico City in anger at President Felipe Calderón’s neoliberal economic policies. Meanwhile, back at the World Economic Forum, the annual demonstration that has accompanied the meeting since its inception was cracked down on heavily by Swiss authorities this year. An article on Infoshop News said 130 protesters had been arrested. Reuters reported that the protesters were demonstrating against the World Economic Forum, saying “the elite gathered for its annual meeting are not qualified to fix the world’s problems.”
Libri on-line, Google trova l’accordo con editori e autori

Il Sole 24 Ore
Google si rivolge ad autori, editori e dententori di copyright di libri o altre opere scritte proponendo, di fatto, un accordo commerciale per mettere online le loro opere. E per risolvere una vicenda legale che si trascina da tre anni per l’utilizzo delle opere digitalizzate e messe online con il servizio «Google Books». Il tentativo è di far nascere un modello di business per l’editoria digitale allontanandosi, allo stesso tempo, dalle aule dei Tribunali. L’azienda parla di «accordo senza precedenti»; non c’è dubbio che si tratti di una svolta importante. Le Associazioni degli autori ed editori americani nel 2005 avevano intentato una class action contro Mountain View per l’utilizzo di materiale protetto da copyright. L’accordo, al vaglio del Tribunale che deciderà a maggio di quest’anno, consentirà di rendere accessibili online – per il momento solo negli Stati Uniti – milioni di libri e altri testi scritti appartenenti alle raccolte di diverse tra le principali biblioteche americane che aderiscono al servizio.
Come funziona? Fino ad oggi Google Books, lanciato nel 2004 sotto il nome di «Google Print», permette di avere un accesso digitale ai libri scansiti dal motore di ricerca. Esistono diverse modalità di accesso. Per i libri coperti da diritto d’autore ancora in commercio, e dunque stampati, sono disponibili solo alcune pagine e informazioni. Chi avesse un dubbio su una citazione di un’opera, per fare un esempio, va sul sito e inserisce il titolo nella ricerca. Se la pagina è tra quelle disponibili, può evitare di andare in biblioteca o di acquistarlo; basta scorrere il file fino al punto prescelto. Le pagine disponibili non possono essere stampate o salvate come copia. I link laterali indicano i negozi online che permettono invece l’acquisto. Diverso il discorso per i libri non protetti da copyright: già oggi possono essere letti, scaricati e stampati.
Come cambierà? Il servizio è stato contestato sin dalla sua nascita per le presunte violazioni del copyright. Tre anni fa, l’associazione degli autori americani «Authors Guild», l’associazione degli editori americani Aap e un altro gruppo di autori ed editori intentarono una class action contro «Google Books». Google ha rimandato l’accusa al mittente e posto le basi per un accordo, risalente a fine ottobre, soggetto ora all’approvazione della U.S. District Court per il Southern District di New York, che deciderà a maggio di quest’anno. Se darà il via libera le novità riguarderanno i libri fuori stampa, e, se permesso dai detentori del diritto d’autore, anche quelli ancora in stampa pubblicati entro e non oltre il 5 gennaio 2009. Google potrà vendere l’accesso ai libri e registrarsi al proprio database digitale, inserire la pubblicità nelle pagine e fare altri usi commerciali dei libri. I detentori dei diritti potranno comunque in seguito cambiare i termini dell’accesso agli utenti. Il motore di ricerca garantirà il 63% dei ricavi agli utenti. Avverrà mediante la creazione di un «Book Rights Registry» no-profit appositamente creato, che terrà traccia dei titolari dei diritti, raccogliendo e gestendo informazioni sugli stessi e consentendo loro di richiedere l’inclusione o l’esclusione dal progetto. Secondo i termini dell’accordo, Google effettuerà uno stanziamento di 125 milioni di dollari e saranno utilizzati per la costituzione del Book Rights Registry, per la risoluzione delle vertenze esistenti e la copertura delle spese legali.
E in Italia? Le novità riguardano solo il servizio negli Usa e non la declinazione italiana. Anche i cittadini non residenti negli Stati Uniti, però, possono avere interesse nell’accordo. Google spiega che sussiste quando «il libro è stato pubblicato negli Stati Uniti», oppure non è stato pubblicato negli Stati Uniti ma il Paese dell’interessato «ha relazioni di copyright con gli Stati Uniti perché è un membro della Convenzione di Berna», oppure «il Paese aveva relazioni di copyright con gli Stati Uniti al tempo della pubblicazione del Libro». «Mi sembra un accordo molto intessante – spiega Laura Turini, avvocato esperta di internet e proprietà intellettuale – sia per gli autori che per i privati. I primi vengono pagati da Google, mentre i secondi beneficiano di un incentivo alla diffusione del sapere». Non stupisce che l’accordo nasca negli Stati Uniti «dove c’è un forte senso del diritto d’autore, molto più che in Italia». Il punto è che sarebbe una soluzione «che allenta la morsa del diritto d’autore aprendo la strada ad una modalità di diffusione delle informazioni online che comunque garantisce ai detentori delle opere una remunerazione».
Marte in 3D
Ecco una curiosa ed interessante novità presente in Google Earth 5.0, ossia la possibilità di esplorare il pianeta Marte in 3D. Dopo aver caricato Google Earth 5.0, occorre cliccare su una piccola icona a forma di pianeta posizionata nella parte alta e centrale della pagina. In questo modo si apre un piccolo menu che consente di scegliere tra “Terra”, “Cielo” e “Marte”. Selezionando “Marte”, il programma avvia una spettacolare simulazione tridimensionale del Pianeta Rosso. Per il resto, il sistema funziona esattamente come Google Earth, quindi c’è la possibilità di muoversi, zoomare, navigare e via dicendo.
Link :
Google Earth 5.0
DIREC TV Censors Gaza Strip TV Ad
The US Campaign to End the Israeli Occupation announced February 3 that satellite television provider DIRECTV is refusing to accept a paid advertisement from the organization about the U.S. role in Israel’s war on and siege of Palestinians in the Gaza Strip.
This is the 30-second commercial:
Josh Ruebner, National Advocacy Director of the US Campaign to End the Israeli Occupation, stated that “DIRECTV is blatantly censoring important information that deserves to reach U.S. television viewers. During Israel’s war on the Gaza Strip, the mainstream media failed to tell people that the weapons used by Israel to kill Palestinian civilians and destroy civilian infrastructure were provided by the U.S. government at taxpayer expense. Our commercial is designed to inform people about this crucial policy issue, but DIRECTV’s censorship is preventing this from happening.”
The US Campaign to End the Israeli Occupation has documented the types of U.S. weapons Israel used in its war on Gaza and the extent of taxpayer contributions to each of these weapons systems in a fact sheet entitled “Palestinians in Gaza: Besieged and Attacked with U.S. Weapons.” The information can be downloaded at endtheoccupation.org/downloads/gaza_us_weapons.pdf.
The US Campaign also published an open letter, full-page ad to President Obama in Congressional Quarterly the day before his inauguration. The open letter, signed by nearly 500 organizations around the country, is entitled “We Need a Change in Israel/Palestine Policy” and calls for a lifting of Israel’s siege on Gaza, among other policy recommendations. The open letter and list of signatories can be viewed at endtheoccupation.org/form.php?modin=137.
Click here to contact DIRECTV to protest its act of censorship and demand that they accept the US Campaign’s ad.
The US Campaign to End the Israeli Occupation is a national coalition of more than 250 organizations working to change U.S. policy toward Israel/Palestine to support human rights, international law, and equality. For additional information, go to <endtheoccupation.org>.










Gluten Free Roads, viaggiare senza glutine
Gluten Free Roads è un interessante sito Internet dedicato a tutte quelle persone intolleranti al glutine che vogliono organizzare un viaggio, una vacanza, un week end fuori città e, quindi, conoscere quali locali e quali strutture sono in grado di garantire prodotti senza glutine: ristoranti, autogrill, alberghi, snack bar e via dicendo. Utilizzare il sito è abbastanza semplice, basta inserire il luogo di partenza, quello di arrivo e il sistema indica tutti gli esercizi gluten free presenti nell’area attraversata durante il viaggio. Di ogni struttura segnalata si può avere una scheda dettagliata cliccando sulla singola icona presente sulla mappa.
I Link :
Gluten Free Roads
Associazione Italiana Celiachia
Alimentazione fuori casa
Come far parte del progetto
Altre Associazioni Celiaci nel Mondo
9 febbraio 2009 Pubblicato da susannacotugno | civil rights, Commenti, cucina, diritti umani, informatica, informazione, Internet, news from all over the world, Online media, salute e benessere, technology, tecnologia | Associazione Italiana Celiachia, Celiachia, Gluten Free Roads, prodotti senza glutine | 7 commenti