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ACCORDO UBS-USA, VACILLA SEGRETO BANCARIO DELLA SVIZZERA

swisscom, 19 febbraio 2009

UBS ha raggiunto un accordo per regolare la vertenza fiscale che la oppone alle autorità americane. La banca ha ammesso di aver aiutato cittadini americani a nascondere denaro al fisco. Per evitare l’apertura di un procedimento penale dalle conseguenze drammatiche, l’istituto ha fornito i dati di suoi clienti e pagherà 780 milioni di dollari (913 milioni di franchi). L’intesa è stata annunciata nella notte (in Svizzera) dal Dipartimento della giustizia americano e poco dopo confermato dall’Autorità federale dei mercati finanziari (FINMA) e da UBS. L’UBS ha offerto la chiave giusta all’UE? La FINMA ha ordinato a UBS di fornirle immediatamente i dati di un “numero limitato” di clienti – 250-300 secondo il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz – e le ha trasmesse alle autorità americane, si legge in una nota diffusa nella notte. Questi dati sono anche al centro della richiesta di assistenza amministrativa pendente presso l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) e che le autorità ritireranno in seguito all’accordo raggiunto dalla banca con il Dipartimento della giustizia americano (a cui andranno 400 milioni di dollari di imposte, multe e interessi) e l’autorità statunitense di sorveglianza delle Borse SEC (380 milioni come restituzione di profitti legati alle attività offshore). La misura adottata dalla FINMA si basa sugli articoli 25 e 26 della legge sulle banche e serve a garantire gli interessi dei creditori e degli investitori di UBS nonché della stabilità del sistema finanziario svizzero, afferma la FINMA. Subentrata alla CFB il 1. gennaio, quest’ultima vieta a UBS di continuare a fare affari transfrontalieri con clienti privati residenti negli Stati Uniti. L’istituto aveva già annunciato la scorsa estate di voler abbandonare le attività offshore. La FINMA impone inoltre alla banca di rafforzare i sistemi di controllo dei rischi giuridici e di reputazione a livello globale. In un’inchiesta condotta tra maggio e dicembre 2008 dalla Commissione federale delle banche (CFB), i cui risultati sono stati resi noti la scorsa notte dalla FINMA, sono state constatate “gravi violazioni di disposizioni della legge svizzera sulle banche da parte di singoli collaboratori” di UBS che hanno aiutato cittadini americani a ingannare il fisco. I vertici operativi di UBS non erano tuttavia a conoscenza delle “attività fraudolente a danno delle autorità fiscali americane”, si afferma nel rapporto della CFB. Quest’ultima punta pure il dito contro le “gravi lacune riguardanti la gestione dei rischi giuridici nelle relazioni d’affari con clienti americani”. UBS promette di introdurre un sistema di controllo interno. “È evidente che abbiamo commesso degli errori”, afferma il CEO Marcel Rohner citato in una nota della banca. “Rafforzeremo il settore della compliance (…) e ci impegneremo a rispettare tutte le leggi e disposizioni in ogni paese in cui siamo attivi”. Da parte sua il presidente del consiglio d’amministrazione Peter Kurer esprime il suo “sincero rammarico” per le mancanze nella gestione delle attività transfrontaliere con gli USA. La banca vuole applicare al più presto l’intesa raggiunta. I costi dell’accordo extragiudiziale saranno inseriti interamente nei conti 2008, le cui cifre saranno adeguate. Nell’ambito dell’accordo le autorità americane si sono impegnate a non perseguire UBS per almeno 18 mesi. Tuttavia ciò non vale per la causa civile contro la banca intentata la scorsa estate dalle autorità fiscali americane (IRS). Queste avrebbero invitato l’istituto a rivelare i nomi di 19’000 clienti che secondo loro avrebbero fatto ricorso ai servizi di UBS per eludere il fisco.

19 febbraio 2009 - Pubblicato da | America, Capitalism, Commenti, Economia, economy, news from all over the world, Occidente, USA | , , , , , , ,

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